Una donna su tre è allergica a queste cose

Ci sono ancora tantissimi medici che – quando gli parli di “allergie o intolleranze alimentari” – sorridono come se stessero parlando con un ritardato. Altre volte dissentono o ti sgridano: poco  importa che tu sia un paziente o un collega. Io ne conosco tanti. Tu ne conosci almeno uno?

Magari è il tuo gastroenterologo – quello che per il “colon spastico” o per la “gastrite nervosa” prescrive un calmante o una benzodiazepina – oppure il tuo medico di famiglia. Esploravo – ad una platea di colleghi – la storia della medicina, fino ad approdare al funzionamento dello stomaco e ai rischi (scientificamente provati!) della terapia prolungata con i gastroprotettori. Ne parlavo già 6 anni fa.

 Integravo già queste informazioni “scomode” alle “intolleranze alimentari”, spiegando come i medici possono curare ANCHE da educatori, e non solo da “prescrittori” ciechi che ubbidiscono alle case farmaceutiche e ai loro “protocolli terapeutici”.

Quello che dicevo 6 anni fa sui gastroprotettori – sui rischi cardiovascolari oppure sui rischi di osteoporosi, anemia e infezioni – oggi sono una conferma globale e sono davvero pochi i medici che prescrivono a cuor leggero un gastroprotettore.

 Le patologie allergiche in Italia sono  in continua e costante crescita, con una  stima complessiva di circa 12 milioni di persone solo in Italia. È fondamentale fare chiarezza e fornire informazioni corrette e comprensibili per tutti!

 Le allergie alimentari – più frequenti in Italia di quanto si pensi – sono un reazione all’esposizione a un determinato alimento che attiva la risposta del sistema immunitario contro una proteina o una classe di proteine (fattore allergogeno).

Oppure, a volte contro singoli componenti presenti nei cibi. Come il nichel, che (la diagnosi si fa con il patch-test) è la principale causa di DAC (dermatite allergica da contatto) da allergia ai metalli. E’ responsabile di un numero di casi maggiore rispetto a quelli causati da tutti gli altri metalli considerati globalmente. 

Secondo dati pubblicati dal sistema europeo di vigilanza sulle allergie da contatto (ESSCA) nel 2004, la prevalenza della patch positività nella popolazione generale, in Europa, è di circa il 20%; in l’Italia (primo Paese in Europa) il 32,1% (cioè un italiano su 3). Ma il nichel è un’allergia da contatto? Direbbe Totò: ma che c’azzecca con le allergie alimentari? Ebbene, gli alimenti rappresentano la principale fonte di nichel.

I prodotti vegetali hanno un contenuto di nichel decisamente superiore rispetto ai prodotti alimentari di derivazione animale e tra gli alimenti di derivazione animale l’uovo è quello a più alto contenuto.  

Quali sono i sintomi?

Pancia gonfia, digestione difficile, gastrite con reflusso, flatulenza e stitichezza, diuresi contratta e cistiti, dermatiti, ritenzione idrica e aumento di peso.  E, ovviamente, la “intolleranza cutanea” alla bigiotteria. Sono sintomi familiari?

Perchè tra i tanti “sintomi” di allergie alimentari ricadono quelli connessi alle patologie gastriche (digestione lenta, pancia gonfia, gastrite, reflusso gastroesofageo, diarrea, stitichezza, ragadi anali ed emorroidi, eccetera) come anche le cefalee (qui spiego quali sono i cibi che la causano, invece qui spiego come autogestire le crisi di cefalea).

Io, su questo blog, seguo l’argomento e metto a disposizione dei lettori i consigli più utili e pratici. Per fortuna una cura c’è.  E non mi riferisco alla cura dei “sintomi” (la classica crema al cortisone) scriverò presto su sintomi e cura nei prossimi giorni.

Puoi trovare altre informazioni sul sito della AAITO (Associazione Allergologi Immunologi Territoriale e Ospedalieri), una società scientifica di specialisti medici che promuove “Allergicamente: piano d’azione per una allergologia sociale”.
Perchè ci sono ancora persone (peggio, MEDICI E SPECIALISTI) che vanno dicendo in giro che le allergie alimentari non esistono: incredibile che la realtà scientifica venga negata dalle “convinzioni” di alcuni, no?

E mi domando se il tuo medico curante, lo specialista o il tuo dietologo/nutrizionista credono o no alle allergie alimentari? Ti trattano come un ritardato (capita anche a me)? Ti informano? E rivalutano mai la tua terapia sulla base sei sintomi o guardano solo agli esami del sangue? Si? No?

In questo caso, scegli di affidarti a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire; una consulenza è un investimento. Perché la tua salute vale!

Celiachia o allergia alle graminacee?

Troppi soffrono di problemi gastro-intestinali dopo pasta, pane, pizza o prodotti da forno. Molti sospettano Celiachia (malattia auto-immune!) o pseudoceliachia, spendono soldi in esami del sangue e consulenze mediche, o in prodotti senza glutine.

E spesso la diagnosi è incerta, o dubbia o peggio: NON CORRETTA!

Sempre più frequentemente si rivolgono al medico pazienti che lamentano disturbi addominali post-prandiali come la tensione addominale, gonfiore e meteorismo, stanchezza e malessere generale associati ad alvo irregolare. Si tratta di sintomi anche di forte intensità, che pesano in maniera significativa sulla qualità di vita.

In questi casi, il primo sospetto è la Celiachia, malattia infiammatoria cronica dell’intestino  su base autoimmune, provocata dal glutine in soggetti “geneticamente predisposti”. Anche se, è vero che  nessuno può digerire il glutine!
La Celiachia è la più frequente intolleranza alimentare e colpisce circa l’1% della popolazione mondiale. 
In Italia nel 2015 siamo a quota 182.858 pazienti diagnosticati! Si fa diagnosi ricercando anticorpi specifici nel sangue (anti-endomisio, anti-transglutaminasi) e lesioni della mucosa duodenale (celiachia potenziale in assenza di queste lesioni).

Esclusa la Celiachia, bisogna sospettare una intolleranza al lattosio o una sindrome glutine-correlata non celiaca (pseudo-celiachia o “gluten sensitivity”), dovuta ad un’intolleranza al glutine  ma con caratteristiche diverse (nessun danno ai villi intestinali).

I sintomi insorgono in seguito all’assunzione di glutine,  con disturbi gastrointestinali (meteorismo, dolori addominali, diarrea o stipsi o alvo alterno) ed extraintestinali (sonnolenza, difficoltà di concentrazione, annebbiamento mentale, cefalea, artromialgie, parestesie degli arti, rash cutanei tipo eczema, depressione, anemia, stanchezza cronica).

I sintomi sono molto simili a quelli dell’intolleranza al lattosio, ma nel caso della gluten sensitivity la diagnosi può avvenire solo per esclusione: si sottopone il paziente ad una dieta con l’eliminazione del glutine per 2 –3 settimane, e i sintomi regrediscono completamente nel giro di pochi giorni.

Ma cosa sospettare se anche con una dieta “gluten free” i sintomi persistono? 

L’allergia ai pollini delle graminacee. La famiglia delle Graminacee è in assoluto la più diffusa nel mondo. Essa comprende più di 8000 specie diverse di piante; tra le forme coltivate (i cereali…) molte rivestono un ruolo di primo piano nell’alimentazione umana ed animale (vedi tabella: fonte wikipedia).