Come l’Helicobacter Pilory sopravvive agli antibiotici

Amoxicillina, Claritromicina e Pilera
eradicano l’Helicobacter
da mane a sera,
ma è davvero cosi’?

Sembra che il 50% della popolazione mondiale sia “infettata” da Helicobacter Pylori (HP), solo una delle principali cause di ulcere duodenali e gastriche e causa di cancro gastrico e non l’unica…
Ed è dalla scoperta di questo batterio Gram negativo (nobel agli scopritori) che grande enfasi è stata posta sul fatto che l’unico Helycobacter buono è quello morto. E che tolto il batterio, si guarisce la gastrite…

Peccato che i dati scientifici non siano unanimi nel concordare con queste vecchie affermazioni.

Infatti:

  • solo il 10-20% degli HP sono considerati potenzialmente cancerogeni,
  • la terapia antibiotica non è risolutiva nel 100% dei casi,
  • dopo la sua eradicazione non puoi essere sicuro di avere “guarito” il problema, in quanto sembra che la sua assenza causi l’aumento del 60% del reflusso gastroesofageo e del 40% dell’asma (vedi le pubblicazioni dr. M. Blaser).

Ma andiamo per gradi.
Perché nonostante decenni di sforzi, le infezioni da Helicobacter Pylori rimangono difficili da trattare?

Perché l’HP si localizza dentro lo strato mucoso gastrico, in profondità, nelle “ghiandole” e, nonostante il duro ambiente acido, può persistere per tutta la vita dell’ospite (magari senza mai dare fastidio).

Questa capacità di adattarsi all’ambiente acido, è frutto delle migliaia di anni di co-evoluzione dentro di noi.

Grandi sforzi ha fatto la comunità scientifica internazionale per trovare la migliore strategia per “farlo fuori”, e siccome spessissimo un antibiotico da solo non basta, ecco che si arrivano a prescrivere cicli contemporanei di 2 o 3 antibiotici insieme. Per sicurezza, dicono…

Adesso, sinceramente, quale medico può affermare in piena onestà intellettuale che 2 o 3 antibiotici sono acqua fresca e non hanno alcun effetto collaterale?
Chi può onestamente affermare che quegli antibiotici hanno qualità superselettive e “fanno fuori” solamente l’HP?
E chi in piena onestà intellettuale si è mai domandato chi altro, quale altra comunità viene “fatta fuori” da quei 2-3 antibiotici?

I batteri più utili (Simbionti o Probiotici) che ci ha donato nostra mamma sono estremofili e estremamente sensibili ad ogni antibiotico.
E qualunque sia la comunità batterica “fatta fuori”, la loro scomparsa lascia spazio libero ad altri batteri – magari alle Candide – perché nell’intestino conquistare spazio significa sopravvivere.

E qualunque sia la composizione del nostro Microbiota Intestinale, “loro” sono qui da almeno 3,5 miliardi di anni, hanno imparato a sopravvivere a ben altro, e in 6 mesi realizzano 300 generazioni.
Quello che noi umani facciamo in 10.000 anni.

Quindi, se sono resistenti agli antibiotici e ne hai, diciamo, “fatto fuori” il 99,9%, quelli che restano, in 6 mes,i al massimo, sono di nuovo lì. Più resistenti. più cattivi di prima. Ed il ciclo di antibiotici viene spesso ripetuto.

Ricapitolando:
ti accolli gli effetti collaterali, ti becchi una Disbiosi o una Candida, e dopo tutto il risultato (l’eradicazione) potrebbe non essere stato nemmeno raggiunto…
Bel risultato del cavolo! Dalle mie parti si direbbe “cornuto e mazziato”…

Al di là della “necessità” clinica di “farlo fuori”, spessissimo le cure contro l’HP falliscono perché:

  1. è difficile raggiungerlo,
  2. perchè sono emersi ceppi multiresistenti,
  3. perchè l’hp non è fesso e ha le sue strategie di sopravvivenza.

L’HP non è fesso, né testardo, né presuntuoso (come alcuni…), vuole solo sopravvivere.
Così ha sviluppato la capacità di passare dallo stato di Batterio “singolo” a quello di “comunità” – come in un condominio – fatto da più “famiglie batteriche”. Dove, al posto delle mura, ci sono cellule morte, proteine e DNA (chiamato Biofilm dalla comunità internazionale).

Questo Biofilm è la strategia vincente dell’HP per colonizzare l’apparato gastroenterico evitando di venire colpito dagli antibiotici o dalle cellule del nostro sistema immunitario.

Questa “comunità” contribuisce alle infezioni croniche, soprattutto quelle ricorrenti, perché aiuta i batteri a tollerare i trattamenti antibiotici convenzionali. Che diventano quindi inutili e che magari ti vengono prescritti più e più volte.
Sempre con lo stesso antibiotico in tutta Italia, come se non ne esistessero altri centinaia, curioso, non ti pare?

Così, ti chiederai il perché io mi scaglio contro i trattamenti inutili? E perché sono in disaccordo con i protocolli uguali per tutti?

Perché – piuttosto che fare le cose a pappagallo – mi vado a studiare la letteratura più recente, approfondisco, mi faccio una mia idea, e valuto come grandi medici nazionali e internazionali stanno affrontando l’antibiotico-resistenza.

Infatti, è stato statisticamente dimostrato che l’HP protegge dal Reflusso Gastroesofageo e dal tumore all’Esofago, e a parte pochi ben identificati membri di questa famiglia, sembra che non sia l’HP la causa del tumore, ma che anzi segnali la presenza di “Disbiosi gastrica” e batteri cancerogeni “diversi” dall’HP, magari risaliti dal duodeno o dall’intestino tenue (l’HP 40 anni fa si chiama Campylobacter Digiunii) o magari entrati con l’alimentazione mentre sei in terapia con il gastroprotettore (che spegne la capacità dello stomaco di disinfettare il cibo). .
O peggio, sono la causa diretta della disbiosi (tipo Sibo o Sifo) che la comunità internazionale riconosce essere tra i più precoci effetti collaterali del gastroprotettore.

Quindi … Avere come unico obiettivo “far fuori” l’HP senza guardare al resto, porta a tre problemi:

  1. farlo fuori è spegnere un segnale d’allarme, senza rimuovere la causa,
  2. la causa che porta l’hp ad arrivare nello stomaco va avanti e si cronicizza,
  3. ti becchi gli effetti collaterali degli antibiotici (inutili) e del gastroprotettore, e sono tanti…

Non è proprio la migliore della strategie terapeutiche, no?
Ancora di più se dopo il trattamento stai peggio di prima.

Tre miei consigli utili per voi:

  1. prima di prendere 2, 3 o 4 antibiotici chiediti se la tua “gastrite” o il tuo “reflusso” non siano causati dalle schifezze che mangi, dalla vita stressata che fai o dai farmaci (gastroprotettore…) che prendi. Fatti assistere da validi professionisti (si chiama “Second Opinion”) perché in italia il dissenso sta crescendo e oggi siamo in tanti.
  2. se è opportuno “farlo fuori” aggiungi sempre a qualunque terapia per l’HP la molecola N-Acetil-Cisteina 600 mg (quella che si usa per sciogliere il muco nei bronchi) a partire da una settimana prima gli antibiotici. E aggiungi sempre a qualunque terapia antibiotica dosi generose di Probiotici con dentro il Saccaromyces Boulardi (altri probiotici vengono “fatti fuori” dagli antibiotici, sono soldi spesi inutilmente) fino ad almeno 5-7 giorni dopo l’antibiotico. E valuta di ripopolarti di Bifidi subito dopo.
  3. per il reflusso gastroesofageo – sia acido che biliare – il gastroprotettore ha solo effetti sui sintomi, ma “fotte” le tue funzioni metaboliche e digestive, fondamentali per vivere in salute. Quindi, fossi in te, troverei una cura meno aggressiva, ad esempio la riabilitazione del Cardias o dell’Ernia Iatale fatta dalla dott.ssa Imma Trabucco (metodo Trabucco).

Si, lo so che scrivo cose strane, mai sentite e che nessun gastroenterologo ti ha mai detto, ma io sono un Chirurgo Addominale ed Il colon e lo stomaco li ho toccati, sezionati, ricuciti.

So che disturbo “alcuni” che vogliono vivere in pace nella loro “tossicodipendenza” da gastroprotettori, ed a loro va il mio rispetto, anche se preferiscono zittire i sintomi e mangiare ciò che vogliono senza che la loro coscienza venga risvegliata, ma per quelli che entrano in questa pagina di gratuita divulgazione medica e scientifica, perché cercano risposte e soluzioni ai loro problemi, sappiano che sono i benvenuti e che c’è un esercito di figure sanitarie – Medici, Psicologi, Fisioterapisti, Nutrizionisti, Osteopati, Farmacisti – che in Italia la pensa come me e porta avanti la Rivoluzione Microbiota.

Non me ne vogliate se pubblico i link ai lavori originali (sono solo alcuni, tra quelli letti), dalle mie parti si dice che è sempre meglio mettersi un ferro dietro la porta.

Condividi liberamente ciò che pubblico perché è di pubblica utilità e perché la tua salute vale! 

Fonti:

Antibiotico resistenza? Battaglia su tre fronti!

“Per contenere l’antibiotico-resistenza dobbiamo combattere contemporaneamente su tre fronti: l’uomo, l’animale e l’ambiente”. Questo è quanto affermato da Vytenis Andriukaitis, Commissario Europeo per la salute e la sicurezza alimentare, commentando il rapporto della Joint Interagency Antimicrobial Consumption and Resistance Analysis (JIACRA) del Luglio di quest’anno (qui il report in inglese).

“Questo rapporto conferma il legame tra consumo di antibiotici e resistenza agli antibiotici negli esseri umani e negli animali destinati alla produzione alimentare”.

Infatti, l’uso degli antibiotici è più frequente negli animali da produzione alimentare che nell’uomo, benché la situazione vari a seconda dei Paesi e del tipo di antibiotico.  Per esempio, rileva che la resistenza dei batteri ai quinoloni (antibiotici contro la salmonellosi e la campilobatteriosi nell’uomo) è direttamente connessa all’uso di antibiotici negli animali da allevamento.

Dal 2005 l’OMS produce un elenco regolarmente aggiornato di tutti gli antimicrobici (e antibiotici) utilizzati nell’uomo (e in veterinaria) consigliando che tutti gli antibiotici/antimicrobici vengano utilizzati il più prudentemente possibile sia nella medicina umana che veterinaria (vedi tabella qui).

Il rapporto – frutto dell’intensa collaborazione tra tre agenzie dell’UE – consiglia di sensibilizzare cittadini e pazienti all’uso razionale degli antibiotici, da usare solo quando c’è una diagnosi precisa ovvero quando serve veramente. Perché viviamo in un mondo in cui i farmaci sono venduti liberamente; ed essendo “iperconnessi” alla rete è facile che con una ricerca su google farsi da soli una diagnosi (SBAGLIATA) e darsi da soli una prescrizione terapeutica (DANNOSA).

Infatti, quanti cittadini e pazienti prendono un antibiotico nel sospetto di una influenza (causata da un virus) o di un banale raffreddore (causato da un virus)? E quanti sanno che gli antibiotici sono efficaci solo sui batteri ma sono INUTILI contro i virus? Ma abbiamo miliardi di miliardi di “batteri buoni” nell’intestino, necessari alla nostra salute: digeriscono per noi, ci proteggono dalle infezioni.

Ci troviamo già parecchi antibiotici nella carne e nel pollo (anche nei pesci di allevamento); se aggiungiamo l’uso indiscriminato degli antibiotici, facciamo un danno doppio. Se consideri anche l‘uso indiscriminato e sbagliato dei “farmaci per la gastrite” (inibitori di pompa protonica e altri…) hai la ricetta perfetta per rovinare la salute dell’intestino in una cronica e lenta progressione verso le malattie della digestione (gastrite, colite) e quelle infettive.

Ricorda: l’acido dello stomaco serve a sterilizzare il cibo e ad assorbire certe sostanze fondamentali (sali minerali e vitamine), quindi l’uso indiscriminato dei “farmaci della gastrite” non risolve il problema (anzi, lo cronicizza) ma in compenso facilita il passaggio dei batteri cattivi nell’intestino; l’eccesso o l’abuso di antibiotici fanno fuori i batteri buoni e lasciano vivi quelli cattivi, o peggio quelli resistenti agli antibiotici.

Il tuo medico curante o lo specialista non ti avvisano dei pericoli? Non to informano? Non fanno diagnosi di infezione oppure non rivalutano se la terapia è giusta oppure no? Male, molto male.

Affidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. Perché la tua salute vale!

Quello che si trova sulle mani di un bambino

Il problema della resistenza di alcuni batteri patogeni rappresenta una emergenza sanitaria a livello mondiale. A causarlo sono la scarsa conoscenza degli effetti collaterali, l’errata somministrazione di questi medicinali e la scarsa attenzione all’igiene.

 Il 12 aprile 2014, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un allarmante report globale sullo stato attuale della resistenza batterica agli antibiotici (qui in inglese), divenuto un problema di sanità pubblica a livello mondiale. Ciò che è parso sconcertante è come l’abuso di antibiotici abbia creato ceppi di batteri resistenti al trattamento, portando così infezioni comuni, curate efficacemente da decenni, a essere nuovamente letali.

Questi batteri antibiotico-resistenti possono velocemente diffondersi in contesti sociali ravvicinati (tra membri della famiglia, compagni di scuola, colleghi di lavoro), minacciando la comunità con vecchie o nuove malattie infettive difficili da curare, e costose per la sanità pubblica! Oltre all’uso consapevole di questi antibiotici (post di prossima pubblicazione), cosa è importante sapere e cos’altro possiamo fare noi, nel nostro piccolo, per evitare o diminuire le infezioni ?

Suona banale, ma si inizia con il lavare le mani, sempre, prima di mangiare e quando si prende in mano il cellulare. Prima di fargli lavare le mani, Tasha Sturm, questo il nome della mamma (microbiologa) ha chiesto al figlio di otto anni di appoggiarle su uno strato di gel, che ha raccolto tutti i microbi presenti. Il gel è stato poi messo su un vetrino e passato al microscopio. E a quel punto si è scoperto che sulla mano c’era un intero mondo (leggi articolo qui)La mamma scienziata ritiene che le colonie bianche siano una forma di stafilococco, che vive in modo innocuo sul 30% delle persone e può causare malattie serie, quando si sviluppano resistenze agli antibiotici.

Intanto, da più di un anno, l’Ospedale d Avezzano, per evitare che diventi veicolo di infezione ospedaliera, ha dichiarato guerra al cellulare. Perché sugli smartphone che usiamo ogni giorno, ci sono “microrganismi che, per quantità e tipologia, sono analoghi a quelli attivi sulla tavoletta del water di un bagno pubblico”. In un anno, è stato creato uno specifico servizio contro le infezioni ospedaliere, che in Italia colpiscono circa 500mila pazienti su 9 milioni e mezzo di ricoverati perchè “ tra il 5 e il 17% dei pazienti ospedalizzati si ammala ogni anno di un’infezione e il 3% ne muore, soprattutto di polmoniti, setticemie e infezioni da catetere.” Un fenomeno che provoca 500 milioni di euro di costi sanitari l’anno” (leggi larticolo qui)

Non è solo l’Ospedale di Avezzano a combattere infezioni e “resistenze al cambiamento” da parte di medici ed infermieri. Nella civilissima Detroit (USA) un ospedale ha trovato un modo per invertire la tendenza: mostrando al personale ospedaliero le immagini dei milioni di batteri che si trovano sulle attrezzature ospedaliere o sulle loro stesse mani: dalle muffe sui mouse, ai batteri sulle attrezzature medicali o le maniglie delle porte. Allo staff medico dell’Henry Ford Hospital sono state mostrate le immagini dei batteri isolati sulle diverse superfici, osservando con disgusto ed immaginando le conseguenze sui pazienti, il lavaggio delle mani è diventata pratica diffusa e consapevole»  ha detto Ashley Gregory, specialista della prevenzione e co-autore del progetto. (articolo qui)

Ecco che un primo modo per combattere la antibiotico-resistenza consiste nell’uso consapevole del lavaggio delle mani. I germi che si annidano sulla nostra pelle possono essere responsabili di molte malattie, dalle più frequenti e meno gravi, come l’influenza e il raffreddore, a quelle più severe come le infezioni correlate all’assistenza (ICA). L’igiene delle mani è un elemento fondamentale per prevenire le infezioni. Secondo il Center for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta rappresenta la misura più importante per prevenire la diffusione delle infezioni, tanto a casa quanto soprattutto negli ambienti ospedalieri e di cura (trovate qui le informazioni del Ministero della Salute)

Quando avete il sospetto di un’infezione, c’è un medico o uno specialista che vi ha prescritto degli esami? O vi ha fatto la diagnosi? Il tuo medico curante o lo specialista ti propongono esclusivamente sempre lo stesso antibiotico? Perchè tanto è prescrivibileo lo puoi comprare in farmacia senza ricetta? 

E rivaluta mai la persistenza dei sintomi o la tua terapia? Lo sai che a lungo andare gli antibiotici che prendi inutilMente fanno dei danni considerevoli al tuo intestino e creano antibiotico-resistenza?? No? Non lo sai? Male, molto male.

Affidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. Perché la tua salute vale!

 

P.S.: queste informazioni sono tutt’altro che sostitutive di una visita medica o specialistica: Ogni paziente è un esempio unico, e la terapia va realizzata come un abito sartoriale, su misura! Mai consiglierei ad un paziente di sospendere la sua terapia o di autoprescriversi una modificazione della terapia, se non dietro visita specialistica approfondita, e con tutto messo per iscritto da un medico o specialista.