Ansia, depressione e disturbi dell’umore: la causa è nel colon?

E’ finita l’era in cui i pazienti affetti da colon irritabile (IBS) erano bollati come “ansiosi”, “nevrotici”, “auto-assorbiti” o semplicemente “bisognosi di una buona chiacchierata”. Non vengonoOK(o non dovrebbero) essere più bollati come malati “psicosomatici o ansiosi”.

La “sindrome del colon irritabile” (IBS) – che ha ricevuto riconoscimento e dignità clinica a livello mondiale – non è una nuova malattia ma una sindrome che si presenta sopratutto nelle donne con una varietà di sintomi. Mancando uno specifico “marcatore” umorale o fecale, l’IBS è definita dai suoi sintomi dominanti e l’impatto clinico è variabile: per alcuni è una seccatura, per altri distrugge ogni aspetto della loro vita quotidiana: lavoro, scuola, relazioni personali e sociali. Perché è un disordine “reale” e invalidante – con un impatto personale e sociale – che merita un serio studio clinico.

E’ un reperto di comune in questi pazienti trovare una alta frequenza di depressione e ansia, disturbi che possono anche avere un impatto sulla funzione intestinale. Ma la domanda vera è: ansia e depressione sono causati dalla malattia del colon – e sono quindi sintomi – o sono essi stessi la causa principale degli squilibri intestinali?

Il concetto di asse intestino-cervello (gut-brain axis) – canale bidirezionale di comunicazione tra il “grande cervello” (SNC) e il “piccolo cervello” (ENS o sistema nervoso enterico) nella pancia – era stato già introdotto negli anni ’80 (lavori scientifici in inglese qui e qui).  Ma la capacità del “cervello stressato” di disturbare la funzione del colon era già stata elegantemente descritta da Almy e i suoi colleghi 70 anni fa (lavoro scientifico in inglese qui).  

Da allora, praticamente tutti gli organi gastrointestinali e ogni funzione intestinale hanno dimostrato di essere vulnerabili agli effetti dello stress. Giacché la “morfologia e la funzione” dell’ENS sono state completamente descritte, è chiaro come ENS e SNC condividono molte caratteristiche. Più di recente, le connessioni tra l’intestino (ENS) e cervello (SNC) sono state estese per includere il microbiota, che porta al concetto dell’asse microbiota-intestino-cervello.

Prove sono emerse da modelli animali per suggerire che i batteri dell’intestino potrebbero avere un impatto sul “grande cervello” e persino contribuire alla malattia neurologica e neuropsichiatrica.  Di conseguenza i batteri dell’intestino sono potenziali bersagli terapeutici anche nel morbo di Parkinson e nella depressione, mentre molti altri disturbi neuropsichiatrici, (Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica, autismo) sono stati collegati, in un modo o nell’altro, a squilibri del microbiota.

La descrizione dell’asse intestino-cervello e la sua adozione per comprendere le varie manifestazioni dell’IBS è servito come modello prezioso, non solo per l’investigatore clinico ma anche per il malato, a cui fornisce una spiegazione accessibile e personalmente significativa dei suoi sintomi. Studi clinici hanno continuato a dimostrare la particolare sensibilità dei soggetti con IBS agli effetti gastrointestinali motori, sensoriali e secretori di fonti di stress acute e croniche.

Quindi agire separatamente soltanto sui sintomi gastrointestinali, o soltanto sui sintomi ansiogeni o psicogeni con goccine e pilloline per l’ansia e l’insonnia senza guardare alla connessione e allo squilibrio dei batteri intestinali è la premessa di un’alta probabilità di fallimento di qualunque processo di cura.

Il tuo medico curante, lo specialista o il tuo dietologo/nutrizionista vedono o no i tuoi problemi connessi con il cibo e con la salute intestinale? Ti prescrivono esami inutili oppure farmaci per la psiche o il cervello? Rivalutano mai la tua terapia sulla base sei sintomi o guardano solo agli esami del sangue?

Scegli di affidarti a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire; una consulenza è un investimento. Perché la tua salute vale!