Gastroprotettore e Disbiosi. Certezze attuali e aspetti da chiarire

Gli IPP o Inibitori della Pompa Protonica (i Gastroprotettori cari ai maghi del marketing) sono farmaci comuni nella “Gastroenterologia”.

Agiscono attraverso INIBIZIONE IRREVERSIBILE della pompa H+/K+ nelle cellule parietali Gastriche, e vengono utilizzati nel trattamento di numerosi disturbi correlati all’acido.

Agiscono anche INIBENDO IRREVERSIBILMENTE le stesse “pompe” presenti nel Duodeno, nel Pancreas, nell’Intestino Tenue, nel Colon e sono capaci di passare DIRETTAMENTE attraverso la barriera che il Cervello dovrebbe protegge, agendo anche lì sopra …

Sono generalmente ben tollerati ma, attraverso la riduzione a lungo termine della secrezione di acido gastrico, AUMENTANO IL RISCHIO di squilibrio del microbiota intestinale (Disbiosi).

Cos’è il Microbiota Intestinale?

E’ un organo diffuso, un ecosistema complesso in cui i micro-organismi coesistono e interagiscono con noi.
E sono necessari per molteplici funzioni vitali, come

➡ il metabolismo dei nutrienti e dei farmaci,

➡ la produzione di energia,

➡ la difesa contro i patogeni,

➡ la modulazione del sistema immunitario e

➡ l’integrità della barriera mucosa intestinale.

Quindi favorire il loro squilibrio A CAUSA DI PRESCRIZIONI superficiali, protocollari o INAPPROPRIATE (malattie iatrogene ti suona familiare?) non è proprio il miglior consiglio che ti aspetti da un medico …
… perché ogni cambiamento nell’ecosistema intestinale è stato collegato a una maggiore suscettibilità o peggioramento di vari disturbi gastrointestinali.

A partire dallo stomaco che dovrebbero proteggere….

Gli IPP hanno effetti sfavorevoli sulle funzioni gastriche e sui meccanismi difensivi dell’ospite, CAUSANDO UNO SVUOTAMENTO GASTRICO RITARDATO, una ridotta viscosità del muco gastrico, UN AUMENTO DELLA CARICA BATTERICA e un aumento della traslocazione batterica .

È importante tenere presente che l’ipocloridria (lo spegnimento della produzione di acido) promuove una riduzione della diversità microbica e aumenta la crescita di microbi che hanno un potenziale Genotossico, – cioè con aumento delle funzioni batteriche Nitrato/Nitrito Reduttasi coinvolte nello sviluppo del cancro.

Inoltre, alti valori di PH gastrico possono dare origine a un diverso equilibrio batterico caratterizzato da un significativo aumento dei batteri orali.
Attraverso l’induzione di diverse vie metaboliche, tali batteri potrebbero avere un ruolo nella progressione del cancro gastrico …

Il ruolo degli IPP nello sviluppo di cancro gastrico è al momento al centro di una discussione internazionale – con studi e meta-analisi che riportano un aumento del rischio fino a 2,4 volte maggiore di svilupparlo in coloro che fanno terapia con IPP a lungo termine.
Il rischio sembra essere comunque aumentato anche se ti hanno fatto fuori l’Helicobacter Pylori con 2, 3 o 4 antibiotici…

Si potrebbero scrivere lunghe pagine su questo argomento perché è davvero lungo il lavoro scientifico (Giugno 2019!) da cui tiro fuori quest’articolo.
Ma penso di avere toccato il punto.

E’ l’ora di farti tre domande:

1) Sei consapevole che questo farmaco che stai assumendo in maniera indefinita sta solo zittendo un sintomo legato a QUALCOSA che mangi, a qualche ABITUDINE sbagliata o alla presenza di relazioni intossicanti nella tua vita?

2) Sei consapevole che non basta far fuori l’Helicobacter per avere la certezza di evitare una brutta brutta malattia?

3) Sei convinto che l’attuale sistema sanitario o il professionista che ti consiglia ti abbia detto TUTTA LA VERITA’ sugli effetti collaterali PREVEDIBILI E PREVENIBILI conosciuti a livello internazionale, e collegati alla terapia a lungo termine?

Poniti la domanda e datti una risposta….
… sai dove trovarmi quando comprenderai che la tua salute vale…

Microbiota e dialogo tra intestino, Vagina e Vescica.

Dovremmo riconsiderare il significato delle infezioni?

Quando un muratore entra a casa tua per ristrutturare, la prima cosa che fa è abbattere le mura.
Modifica lo spazio su cui poi dovrà fare le modifiche richieste.
Prima destruttura, poi ristruttura.

Così, il corpo in un processo di guarigione prima distrugge per poi ricostruire.

In medicina C’è stato insegnato a vedere alcuni processi come sbagliati, come patologici.
Prendiamo la CANDIDOSI VAGINALE, per fare un “esempio provocatorio”…
Se invece si rivelasse che la Candida vaginale crea uno strato protettivo per riparare una mucosa vaginale in Disbiosi?

Se fosse parte di un “sistema riparatore” A NOI SCONOSCIUTO O INCOMPRESO, (piuttosto che una malattia sessualmente trasmessa) che esiste da millenni… cosa cambierebbe nel nostro modo di fare terapia?

In questo caso… una terapia antimicotica – la migliore del mondo, la più efficace – non starebbe interferendo con un processo autoriparativo FISIOLOGICO (incompreso) che coinvolge il micro-MICO-biota vaginale ?

Se la si vede così, intervenire su un processo sconosciuto significa avere effetti collaterali a breve e lungo termine (locali e sistemici) anch’essi sconosciuti…

Se estendiamo il concetto dalla Vagina alla Vescica e ai Reni, e lì vedessimo come un MACROSISTEMA in comunicazione con l’intestino …
… E facessimo riferimento alla prescrizione di QUINTALATE DI ANTIBIOTICI oggi RITENUTI DANNOSI …

… Questo spiegherebbe LE FREQUENTI RECIDIVE sia delle Vaginosi, che delle Candidosi che delle infezioni urinarie da ESCHERICHIA COLI?

Certo, con gli antibiotici abbiamo cambiato la medicina e le patologie.

Ma con la scoperta del:

🦠 Microbiota Orale🦠Microbiota Vaginale🦠Microbiota Vescicale
🦠 Microbiota Intestinale🦠 Microbiota  Gastrico
🦠 Microbiota Dermico🦠Microbiota Polmonare🦠 Microbiota Nasale,

stiamo scoprendo che L’UOMO è un ecosistema complesso che comprende più batteri (virus, Miceti, archeae, eccetera) che cellule nel corpo.

E che le patologie non sono locali o settoriali, ma sistemiche, nell’ottica della inter-comunicazione tra organi, tra sistemi, ed anche tra microorganismi.

Quando ho iniziato lo studio del Microbiota le specie erano circa 500… oggi sono parecchie migliaia, della metà dei quali non sappiamo né funzione né nome.
Fanno parte di noi da milioni di anni.
Si sono integrati col sistema immunitario.
Sviluppano il cervello del neonato nei 9 mesi dopo il parto.
Ma fanno anche tanto altro.

Farli fuori con una bomba atomica non è proprio la mossa più intelligente, no?

Forse è il momento di ABBANDONARE LA VISIONE RIDUZIONISTICA della medicina e cominciare a parlare di MEDICINA DEI SISTEMI COMPLESSI E DEGLI ORGANI DIFFUSI.

BENVENUTA/O NELLA RIVOLUZIONE MICROBIOTA! 

Siamo un piccolo esercito di professionisti sanitari che sta reimpostando la propria visione della medicina e dell’ecosistema umano alla luce delle scoperte scientifiche degli ultimi anni. 

Ci stiamo svezzando da una medicina miope e RIDUZIONISTICA che vede il particolare, sposando invece l’approccio BIO-PSICO-SOCIALE raccomandato DALL’OMS.
Siamo… Selezionati per sostituire i dinosauri…

Felice di avere ascoltato – quasi un anno fa – la relazione dei Prof. Ettore Palma 🙂 : Se avessi bisogno di un ginecologo EVOLUTO su Roma, mi rivolgerei a lui. Qui puoi ascoltarlo in una intervista radiofonica:

www.facebook.com/2057684810946381/videos/542617096276633/ 

Buon giorno da Torino a te che segui questa pagina
(anche ai leoni da tastiera) 🙂
Perché la tua salute vale! 

AMIE-Associazione Medici Italiani Evoluzionisti, Medicina di Segnale, Metodo Cecchetti, Metodo Trabucco, Liberi dal Reflusso, METABOLICAmENTE, Gabriele Prinzi

Lo stomaco è sterile?

Assolutamente no !

Ecco ciò che alcuni “diagnosti” nascondono, e la scienza dimostra da anni che lo stomaco non è un ambiente sterile, ma abitato da batteri.

C’è in giro in Italia una ignoranza talmente spessa che si potrebbe tagliare con il coltello. Come la nebbia che ieri mattina incorniciava Urbino.

L’ignoranza potrebbe essere accettabile se non si trattasse di “professionisti” che l’ignoranza non se la possono permettere.

Per questo il ministero della sanità e la FNOMCeO obbligano alla educazione continua in medicina (Ecm).
E’ infatti, è giunto il momento, per chi ancora crede che ci siano nicchie anatomiche sterili nel corpo umano, di fare un aggiornamento del “sistema operativo” del proprio cervello, che potrebbe essere fermo alla vecchia versione (aggiornata al pleistocene).

Peccato che negli Ecm non si contempli l’obbligo all’aggiornamento del “sistema operativo” proprio.

Lo dico indignato per ciò che mi ha riferito una utente di questa pagina (venuta a sentirmi parlare di gastrite e reflusso). Infatti, per il suo “curante” (gastroenterologo) non esiste un Microbiota Gastrico né una Disbiosi Gastrica.
Secondo questo “tizio” lo stomaco è sterile!

Purtroppo per lui, quello che noi chirurghi conosciamo benissimo, la scienza lo ha definitivamente dimostrato: nessuna zona del nostro corpo e’ sterile (tranne forse il cervello di quelli che hanno smesso di studiare).

Che lo stomaco non fosse un ambiente sterile lo avevamo già capito 36 anni fà (nel 1983) con la scoperta dell’Helicobcter Pylori (HP).
In anni recenti è stata poi identificata una comunita’ microbica gastrica che costituisce il cosiddetto Microbiota Gastrico.

È il Microbiota Intestinale che colonizza tutto il tratto gastrointestinale (da bocca ad ano), Stomaco compreso.
E anche se l’ambiente gastrico è particolarmente difficile da colonizzare (l’acido serve a qualcosa, no?) e la quantità di microbi è ridotta rispetto al resto dell’intestino, le specie batteriche maggiormente presenti – in condizioni di perfetta salute sono:

  • Clostridium sp,
  • Lactobacillus sp
  • Veillonella sp

Ma se c’è un Microbiota Gastrico in Eubiosi, quando questo equilibrio viene disturbato o squilibrato da farmaci ed alimenti, allora abbiamo una Disbiosi Gastrica.
E come direbbe il buon Lino Banfi, sono “volatili per diabetici”.
Perchè?
Tre sono i motivi:

  1. Da anni è in atto una campagna mediatica e medica a favore dei “gastroprotettori”, nome coccoloso creato dai “maghi del marketing” per farti digerire il nome vero: “inibitori di pompa protonica” (IPP).
    Pompa protonica che oltre ad essere nello Stomaco si trova anche nel Duodeno, nel Pancreas, nell’Intestino Tenue, nel Colon e nel Cervello (il bugiardino di questi farmaci riporta chiaramente gli effetti collaterali a livello cerebrale).
  2. Questa campagna pubblicitaria ha creato la falsa idea che il Gastroprotettore cura tutto, che non crea alcun danno a lungo termine, e che se questo farmacon (in greco = “veleno”) non funziona su di te, allora la colpa è tua oppure sei stressato/a.
  3. L’uso del Gastroprotettore crea una Disbiosi Gastrica e Duodenale se lo prendi anche solo per pochi mesi.
    E se ti hanno trovato positivo all’HP e ti hanno prescritto 2, 3 o 4 antibiotici non puoi onestamente credere che la Disbiosi Gastroduodenale non peggiori.
    E più gastroprotettore prendi, maggiore sarà il livello di “disbiosi”.

La Disbiosi si muove dal basso verso l’alto.

Come in un vaso che si va riempiendo, essa parte dal colon e raggiunge l’intestino tenue.
Da qui, raggiunge il duodeno e dal duodeno risale allo stomaco.
E dallo Stomaco all’Esofago e alla cavità orale il passo è breve (hai presente le afte e il sapore di bile?).

So che queste informazioni possono suonare stonate, strane o rivoluzionarie e che nessuno te l’ha mai detto così chiaramente come me, ma purtroppo, essendo chirurgo, vengo criticato da un “gruppo fb” di farmaco-dipendenti da Gastroprotettore (so che siete li a leggermi, vi “compatisco” ma vi voglio anche bene!) perché per loro non essendo un Gastroenterologo non avrei diritto di parlare.
A favore di costoro (e a confermare che vi voglio bene e vi “compatisco”), alla fine di questo post troverete link a due lavori originali del prof. Gasbarrini, gastroenterologo italiano, docente universitario e primario a Roma, nonché rinomato e rispettato conferenziere nel mondo.
Lascio alle sue parole e ai suoi lavori scientifici la validazione di ciò che ho appena scritto.

Lo sentirete parlare in video qui:
Quando blocchiamo l’acidità gastrica… .

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Perché la tua salute vale!

Fonti :

RIVOLUZIONE MICROBIOTA: Dott. Giulio Maria Ranalli – Biologo Nutrizionista – Dott.ssa Greta Venturini – Biologa Nutrizionista – Scuola Microbioma – Studio Medico Orlandini – Nutrizionista Dott.ssa Novella Gerini – Riccardo Cecchetti Osteopata e Fisioterapista – Centro Trabucco Fisioterapia e Benessere – AMIE-Associazione Medici Italiani Evoluzionisti – Medicina di Segnale – Luca Speciani – DietaGIFT

La dieta fa regredire la Tiroidite di Hashimoto in appena 3 settimane? E quali altre malattie autoimmuni?

La Tiroidite è un processo infiammatorio dove il sistema immunitario – malamente stuzzicato da antigeni alimentari – combatte contro una parte di noi, naturalmente presente nelle cellule della tiroide, che il sistema immunitario dovrebbe invece riconoscere e “tollerare”.

Quando questa “tolleranza” manca, il nostro sistema immunitario attacca i nostri organi.
Quindi basterebbe togliere quegli alimenti dalla dieta per togliere la causa della produzione di anticorpi anti-tiroidei?

Leggiamo quanto scoperto dai colleghi dell’università di Napoli.

Hanno selezionato 180 pazienti con alto BMI (obesi o francamente sovrappeso) che presentavano Tiroidite e alti livelli di anticorpi diretti contro la tiroide: anti-tireoglobulina (anti-tg), anti-microsomiali e antiperossidasi (anti-tpo).

Li hanno quindi divisi in due gruppi.

  1. 108 di loro hanno iniziato un programma di dieta basato sulle seguenti proporzioni:
    Carboidrati 12% – 15%, Proteine 50% -60% e Lipidi 25% -30%.
    I pazienti sono stati istruiti a mangiare verdure a foglie grandi e altre verdure – escludendo il cibo gozzigeno! – e solo parti magre di carne rossa e bianca.
    Sono stati esclusi dalla dieta anche i seguenti prodotti: uova , legumi , latticini , pane , pasta , frutta e riso. 
  2. I rimanenti 72 pazienti (gruppo di controllo) hanno seguito una dieta ipocalorica senza restrizioni per quanto riguarda i tipi di alimenti da consumare.

Dopo 3 settimane sono stati eseguiti test di Bioimpedenza, misurazioni del peso corporeo e analisi del sangue (anti-tpo, anti-microsomiale, anti-tg, ormoni tiroidei).

Questi i risultati dello studio

I pazienti del gruppo di controllo che seguivano la dieta ipocalorica hanno mostrato un aumento significativo dei livelli di tutti e tre gli auto-anticorpi: anti-tg ab (+9 %), anti-microsomiale ab (+ 30%) e anti-tpo (+ 16%).

Al contrario, i pazienti che hanno seguito una dieta specifica priva di carboidrati , latticini , uova e verdure gozzigeni, hanno mostrato tutti una significativa diminuzione dei livelli di anticorpi anti-tg (-40%), anti-microsomiale (-57%) e anti-tpo (-44%).
In sole tre settimane!

Se consideri che la maggioranza dei medici afferma che la Tiroidite é una malattia cronica senza ritorno né possibilità di cura, e ti impongono regimi di farmaci a vita, ridurre gli anticorpi anti-tiroide in sole tre settimane è una alternativa eccellente perché :

  1. fa regredire (come per magia) una malattia autoimmune cronica;
  2. ti toglie dalla schiavitù dei farmaci e dei nefasti effetti collaterali;
  3. ti fa dimagrire!

Infatti, nel gruppo sperimentale l’analisi della bioimpedenza ha mostrato una diminuzione non solo del peso corporeo e del BMI (indice di massa corporea) ma anche una riduzione della massa grassa e questo dopo appena tre settimane .

E cosa sarebbe successo se questa dieta fosse stata fatta per due mesi? Forse la tiroidite sarebbe guarita?

I colleghi napoletani hanno forse deciso di limitarne la durata per la paura infondata che hanno i pazienti degli effetti collaterali di una dieta con tante proteine.
I pazienti che ho seguito io personalmente, quelle paure le hanno superate da tempo, avendo esami del sangue e salute ottime.

Da anni ho smesso di credere alle chilocalorie.
Sono un modo “rozzo” di calcolare quello che ti serve per vivere e non sono rispettose del sistema immunitario endocrino e del Microbiota.
E troppo spesso – per non rinunciare alla droga preferita dagli italiani – viene sacrificato il grasso buono sull’altare degli zuccheri vuoti come i prodotti a base di farina bianca (o la finta farina integrale), i succhi di frutta e l’immancabile fruttosio (che oltre a farti il fegato grasso crea una sindrome da dipendenza).

Inoltre, il concetto di caloria, non prende in considerazione la qualità degli alimenti né le tue intolleranze, perché in questo caso non ha alcun senso diminuire le quantità.
Non è curioso che l’83% di questi pazienti risulta – al Breath test – intollerante al lattosio?
Proprio le intolleranze che dovrebbero far sospettare una Sibo, la Disbiosi del piccolo intestino?

A te, amica o amico di questa pagina di informazioni mediche gratuite, che è apertamente contro lo zucchero e le chilocalorie, ti dico che ho smesso di crederci 10 anni fa.
Ti invito a fare lo stesso. Smetti anche tu.

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Per chi vuole approfondire, ecco il link al lavoro originale:

“Effetti della terapia dietetica a basso contenuto di carboidrati in soggetti in sovrappeso con Tiroidite Autoimmune: possibile sinergismo con ChREBP” .

(se lo apri con chrome, te lo traduce automaticamente in italiano)

Ogni farmaco modifica i batteri intestinali. E i batteri intestinali modificano l’efficacia del farmaco

Il corpo umano ospita centinaia trilioni di microrganismi tanto che ci si domanda chi è ospite di chi, se consideri il loro numero di molto maggiore rispetto a quello delle cellule umane.

Nell’intestino i batteri formano il Microbiota Intestinale – i cui geni (oltre 4.000.000) hanno una notevole capacità metabolica (nota come Microbioma).

Negli ultimi 25 anni, migliaia di studi hanno dimostrato che la comunità Microbiota Intestinale ha profondi effetti sulla salute generale:

  • la sintesi di vitamine B e K
  • lo sviluppo e la modulazione del sistema immunitario ovvero la difesa rispetto ai “batteri cattivi”
  • il metabolismo del cibo (lo digeriscono loro)

E tanto altro…

Un cambiamento nel loro numero o nel numero di specie (inteso come biodiversità) o la loro concentrazione in “luoghi innaturali” di residenza (una Disbiosi) sono associati ad una vasta gamma di stati patologici:

  • malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici)
  • malattie metaboliche (Obesità e Diabete)
  • malattie Cardiovascolari (Ipertensione e Aterosclerosi)
  • malattie Autoimmuni

La lista è lunga ed è connessa con le malattie peggiori a cui riesci a pensare. Quindi è prioritario preservarli in salute per preservare la nostra salute.

Il Microbioma intestinale è relativamente stabile nel tempo finché “qualcosa” (la finta dieta mediterranea o i farmaci) o qualcuno (Dinosauri, ignoranti, sapientoni, vicini, familiari e chiunque ti da consigli errati) non influenza la sua composizione e funzione, direttamente o indirettamente.

Studiandoli bene, si è scoperto come tra il sistema digerente, che assorbe i farmaci, e il fegato, che li modifica e lì trasforma in forma attiva, i microrganismi intestinali partecipano alla biodisponibilità, all’efficacia e agli effetti collaterali di molti dei farmaci che assumi per via orale.

Cioè determinano se quel farmaco su di te avrà un effetto maggiore o minore rispetto ad altri.

Lo stesso lavoro lo fanno sugli integratori alimentari, sui Fitocomposti e sugli Xenobiotici (sostanze che entrano in noi ma che noi non produciamo, come antibiotici, etanolo, pesticidi e additivi alimentari).

Ciò vuol dire che in tutti quei casi in cui sospetti una Disbiosi (e i segni sono tanti, se sai dove guardare) avvengono due fatti:

  1. I farmaci che assumi hanno il potere di promuovere, mantenere o peggiorare la Disbiosi;
  2. La Disbiosi è capace di modificare la biodisponibilità del farmaco che stai prendendo, disattivandolo o rinforzandone l’effetto. Questo spiega perché lo stesso farmaco ha effetti diversi su persone diverse.

In uno studio pubblicato su Nature l’anno scorso (vedi sotto) su poco più di 1000 farmaci analizzati, il 24% crea uno squilibrio della flora intestinale. Lo avremmo immaginato degli antibiotici, ma stupisce che lo facciano tutti i gastroprotettori, i farmaci per il diabete, quelli per la depressione e i calcio antagonisti (largamente prescritti dai cardiologi).

Quindi, ecco una proposta per te, una proposta in due tempi

Noi medici (chi ci sta) ci dobbiamo impegnare a sviluppare un approccio personalizzato ed ippocratico per definire l’impatto complessivo di una terapia sul paziente e sul suo Microbiota.

Il paziente dovrebbe:

  1. limitare al minimo indispensabile i farmaci che prende (soprattutto gastroprotettori, antibiotici e pilloline o goccine per l’ansia).
    Perché gli effetti collaterali sul Microbiota sono tanti e sono terribili.
    E quel professionista che non lo sa o non te lo dice sta violando il 13° articolo del codice deontologico medico.
  2. fare caso se le patologie o i sintomi sono connessi a ciò che si mangia (latticini e farina raffinata sono le prime a cui fare attenzione) .
  3. se incontri un medico che è facile alle prescrizioni di farmaci, che sottovaluta i sintomi, che ti nega gli esami di vitamina D o altro e che dice che il Microbiota o la Sibo non esistono, che non prescrive né consiglia una dieta in qualsivoglia malattia del metabolismo o dell’apparato digerente, in quel caso cercatene subito un’altro.

In conclusione, ogni terapia inutile è anche dannosa perché altera i batteri intestinali che riducono l’efficacia del farmaco.

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Perché la tua salute vale!

Fonti (in inglese)

 

La scienza si domanda se la depressione causa disbiosi

È la depressione a causare disbiosi intestinale o l’alterazione del microbioma a favorire lo sviluppo e/o l’aggravamento di patologie legate ad alterazioni dell’umore e del comportamento? Entrambe le alternative risultano valide.

La depressione colpisce circa 300 milioni di persone al mondo! E comporta non solo disagi – a volte gravi – a livello individuale, ma anche a livello lavorativo a causa delle frequenti assenze che la persona è portata a compiere. E ha un peso sul sistema sanitario nazionale per il costo delle terapie necessarie e nel mondo del lavoro!

La connessione tra cervello e intestino (chiamato “secondo cervello”) è bi-direzionale: da un lato infatti il cervello comunica con il resto del corpo, intestino incluso, attraverso fibre efferenti (nervo vago in primis) dall’altro raccoglie informazioni dalle molecole (metaboliti e neurotrasmettitori) che transitano dal tubo digerente e quelle prodotte in loco.

Il gruppo di ricercatori australiani ha perciò collezionato la letteratura disponibile dal 2014 ad aprile 2017 che supporti una delle due ipotesi di causalità precedentemente descritte.

Ipotesi 1: lo stato depressivo modula il microbiota intestinale

Lo stato depressivo è stato indotto su alcuni modelli murini; complessivamente dimostrano come a un cambiamento della condizione psicologica ed emotiva indotta da, stress corrisponda un’alterazione in termini di composizione batterica.

È comunque importante considerare come in nessun caso si sia verificata l’introduzione ex novo o la deplezione completa di una specie in presenza di patologia depressiva, ma di come sia solamente variato il loro grado di espressione.

Ipotesi 2:  il microbiota intestinale influisce sullo stato di depressione

Zheng et al. (2016) e Kelly et al. (2016) hanno infatti dimostrato come, in seguito a “trapianto fecale” da donatore depresso, ratti inizialmente sani e germ-free abbiano mostrato comportamenti tipici dello stato depressivo-ansioso oltre che un incremento metaboliti sovrapponibili ai donatori malati; una quota di questi metaboliti, attraverso adatti trasportatori, possono raggiungere il sistema nervoso centrale dando effetti simil-depressivi.

Entrambe le ipotesi sembrerebbero perciò valide e verificate; rimane ancora molto da scoprire sui meccanismi che stanno alla base del dialogo tra intestino e cervello nonostante è confermato il fatto che dialogano costantemente. Per fortuna una cura c’è. 

E non mi riferisco alla cura dei “sintomi” (la classica crema al cortisone), scriverò presto su sintomi e cura nei prossimi giorni.

E mi domando se il tuo medico curante, lo specialista o il tuo dietologo/nutrizionista ti ascoltano e comprendono che i tuoi problemi sono legati alla salute dell’intestino? E rivalutano mai la tua terapia sulla base sei sintomi o guardano solo agli esami del sangue? Si? No? In questo caso, scegli di affidarti a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire; una consulenza è un investimento. Perché la tua salute vale!