Credi alla stampa, al governo o al SSN? Allora dormi sonni (eterni) tranquilli…

Siamo stati educati dalla nascita (o sarebbe meglio dire rincoglioniti e drogati?) che dobbiamo credere all’autorità, che c’è un’entità superiore che si prende cura di noi.

Questa entità prende decisioni per noi sollevandoci dall’annoso sacrificio delle scelte consapevoli. In pratica ci dice:
“non preoccuparti di nulla, a te ci penso io”…

E ci impartisce costantemente quelle direttive che ci fa credere servono solo al nostro bene.
E quando ci sentiamo ripetere una certa cosa abbastanza a lungo, finiamo per credere che essa sia vera, anche se, obiettivamente non lo è.
Questo è particolarmente vero per la nostra salute, che sembra essere cara a moltissimi soggetti. Per primi, i “maghi del marketing”.

Un esempio?
Nel 1964 usci l’ennesimo rapporto sugli effetti deleteri del fumo di tabacco, portando restrizioni severe sulla pubblicità e obbligando le case produttrici a mettere “avvertimenti” sugli imballaggi. . Oggi non ce ne stupiamo perché il fumo è un cancerogeno certo, ma a quei tempi la contro-risposta non fu né medica né istituzionale, ma mediatica. E fu aggressiva.

Slogan come «invece di esagerare con il cibo, fuma una Lucky», oppure «proteggo la mia voce con le Lucky», oppure «in qualità di dentista consiglio le Viceroy» campeggiavano con insistenza sui maggiori media.

Ma anche sulle riviste mediche americane, che hanno ricevuto finanziamenti per anni dai produttori di tabacco.
Così come ancora oggi dalle aziende alimentari e farmaceutiche.

Ma come sono riusciti a far affermare ad un medico che il fumo di sigaretta e’ salutare?

La società dietro il marchio Camel faceva “indagini statistiche” direttamente dentro i convegni medici. . Al fine di “distorcere i risultati”, i medici ricevevano pacchetti di Camel omaggio, poi venivano interrogati sia sul tipo di sigarette che avevano in tasca, che sulla marca che preferivano.
E loro rispondevano: Camel… Geniale no?

Si potrebbe dire lo stesso di tanti altri medicamenti o medicinali ritenuti benefici, come il vecchio Formitrol, pubblicizzato come antibiotico per i bambini, con il suo merdaviglioso contenuto di 10 mg di formaldeide, altro noto cancerogeno…

Potrei anche ricordare quanta pubblicità è stata fatta al Talidomide… E quanti bambini focomelici ha generato.

E con i tempi inumani che passano dai primi allarmi dei medici, alla valutazione della dannosità di un prodotto, al suo ritiro dal commercio, i danni e i danneggiati aumentano.

Perché ad essere onesti, a volte è più economico accordarsi in tribunale coi danneggiati per milioni di dollari che non perdere miliardi di dollari di incassi.
Si chiama capitalismo.

Molte delle cose che crediamo vere (sulla salute, sui cibi, sui farmaci) in effetti sono entrate nella nostra cultura, nella nostra lingua, nelle nostre abitudini perché credute normali e sane attraverso campagne mediatiche insistenti che durano da decenni, come i concetti (errati) di dieta mediterranea e chilocalorie.

Ecco come agiscono i “maghi del marketing”.

Quelli che ci hanno rincoglionito e sobillato con il coccoloso termine di “gastroprotettore” (il termine “inibitore della pompa protonica” suonava male) o con le statine.
Farmaci entrambi abusati (e dannosi) ma con grossi risvolti di fatturato.
Anche grazie al fatto che chi fa le linee guida europee o mondiali è spesso a libro paga delle case farmaceutiche. Ed abbassare ogni tot di anni i valori massimi, amplia di conseguenza la platea dei clienti…

Sono forse a libro paga anche europarlamentari, alti funzionari, e/o ministri dei singoli stati (Grecia docet…)?
Quindi domandati perché qualcuno da anni ci rompe gli zebedei sulla vitamina D?

Perché c’è una controffensiva dello Stato, del SSN, di AIFA e della FIMMG contro la vitamina D?

Perché costa tanto, o perché una vitamina non è brevettabile?
Perché invece nessuno rompe gli zebedei sui costi economici e sociali dell’eccesso di antibiotici, dell’eccesso e abuso dei gastroprotettori, o sulla prescrizione inappropriata di statine?

Perché se uno dovesse davvero avere a cuore la salute degli italiani, e dovesse valutare le spese maggiori che ha lo Stato e il SSN, dovrebbe guardare al fatturato dei “castroprotettori” nel 2017:
hanno fatturato 1.1 miliardi di euro.

Con un livello di inappropriatezza variabile tra il 20 e il 71%, si sarebbero potuti risparmiare 700 milioni di euro.

E l’antibiotico-resistenza, che in Italia fa 10.000 morti l’anno (numero per difetto)?

Quando costano 10.000 morti l’anno?

Quanto risparmierebbe lo stato se non ci fossero dinosauri prescrittori di antibioticoterapia per i motivi più banali?

E sui costi dovuti al danno da fluorochinolonici vogliamo parlarne?

E nuovamente gastroprotettori e statine che rendono instabili gli anziani e poi generano fratture dell’anca o del femore. E qui i costi sociali ed economici chi li prende in considerazione?

Sono troppo indignato, ma ho intenzione di aprirti gli occhi sull’inganno tutto italiano contro la vitamina D.

Inganni e menzogne a vanno a favorire la medicina sintomatica, come a voler favorire la persistenza e la cronicizzazione dei tuoi malanni.

Perché un paziente guarito, per “qualcuno”, è un cliente perso.

Ecco perché ti ricordo sempre che la tua salute vale! .

Fonti:

La Repubblica contro la vitamina D:

https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2019/11/09/news/l_ordine_ai_medici_troppa_vitamina_d_meglio_stare_al_sole_-240725469/

La federazione italiana medici pediatri (FIMP) però rivela che la metà degli adolescenti sono carenti:

www.corriere.it/salute/pediatria/19_ottobre_18/meta-adolescenti-italiani-ha-carenza-vitamina-d-65909f48-f19a-11e9-a5eb-7a36b7439a12.Shtml .

Il post originale sulle Camel:

www.facebook.com/dottgabrieleprinzi/photos/a.1596379613942608/2366665510247344/

Colon, Cervello, Disbiosi… ma la Sindrome dell’Intestino Irritabile esiste?

La Sindrome dell’Intestino Irritabile è uno dei DISTURBI DIGESTIVI FUNZIONALI più diffusi, con una prevalenza globale dell’11%.

I sintomi sono frequenti e cronici – e un ampio sondaggio dimostra che il 50% delle persone con IBS (sindrome dell’intestino irritabile) ha sintomi da più di dieci anni e il 57% li ha ogni giorno.

Le limitazioni dei metodi diagnostici e le scarse opzioni terapeutiche rappresentano le sfide nella gestione dell’IBS.
Le attuali raccomandazioni degli esperti per la diagnosi di IBS incoraggiano la diagnosi basandosi sui sintomi clinici RICONOSCIUTI dai “criteri di Roma IV” (Quarta conferenza internazionale dei Gastroenterologi, che si svolge ogni 4 anni a Roma).

Tuttavia, nella pratica clinica, LE LINEE GUIDA DIAGNOSTICHE SPESSO NON VENGONO ADOTTATE.
Perchè?
Perché i medici ritengono che la diagnosi di IBS vada fatta per esclusione, e spesso prescrivono test diagnostici per escludere altre diagnosi.

La forma e consistenza delle feci (Bristol SCALE) viene utilizzata per differenziare l’IBS in vari sottotipi utilizzati per dirigere il trattamento.

  • IBS con costipazione
  • IBS  con diarrea
  • IBS con sintomi misti di costipazione e diarrea

Quale trattamento ti chiederai?
Il TRATTAMENTO È PREVALENTENTE SINTOMATICO.

SI basa in genere sui sintomi prevalenti: è a base di Antispastici e Antidepressivi per il dolore, è a base di Loperamide e Alosetron per ridurre la frequenza intestinale, è a base di fibre solubili per IBS predominante o costipata.

Ma nonostante il loro uso diffuso, questi trattamenti mancano di efficacia: infatti MENO DEL 25% DEI PAZIENTI RIPORTANO un COMPLETO SOLLIEVO di uno qualsiasi dei sintomi.

Queste terapie hanno, inoltre, EFFETTI COLLATERALI SIGNIFICATIVI, con molti pazienti che cercano assistenza medica o perdono giorni di lavoro o di scuola (ma anche uscite sociali) a causa DEGLI EFFETTI COLLATERALI O DI SINTOMI IATROGENI.
Si zittiscono sintomi e ci si accollano gli effetti collaterali…

Ma tanto chi se ne frega di cercare e curare le cause del tuo problema?

E i probiotici? E l’ansia?

I probiotici hanno mostrato buone prove di efficacia e bassa incidenza di effetti collaterali, come le terapie psicologiche tra cui la riduzione dello stress e il rilassamento sono benefiche e sicure, ma…

Ma Indipendentemente dalla terapia, il tasso di risposta è generalmente basso e non risolve completamente i sintomi globali.

Carenze nella diagnosi e nella terapia derivano dal fatto che l’IBS è una SINDROME, cioè un “ombrello” che raggruppa diverse cause sottostanti che sono IDENTIFICABILI E CURABILI.

La fisiopatologia dell’IBS è eterogenea, con vari meccanismi patologici responsabili delle caratteristiche patologiche centrali, come le alterazioni della motilità gastrointestinale e della funzione sensoriale viscerale, responsabili dei sintomi clinici.

In un contesto clinico, QUESTA VISIONE ETEROGENEA dell’IBS POTREBBE ESSERE AFFRONTATA DALLA MEDICINA FUNZIONALE, che personalizza la cura del paziente, che si focalizza sullo stato unico di un individuo piuttosto che sulle tradizionali definizioni istopatologiche o cliniche della malattia.

Uno studio retrospettivo clinico – per esempio – ha scoperto che il 98% dei 303 pazienti con IBS predominante in diarrea (IBS-D) aveva una spiegazione alternativa per i loro sintomi, tra cui diarrea indotta da acido biliare, intolleranza ai carboidrati, enteropatia da glutine e intolleranza al glutine non celiaca ed ha risposto molto bene ai trattamenti corrispondenti alla loro nuova diagnosi.
Curioso no?

In particolare, questo studio ha supportato l’ipotesi che “l’IBS-D” e la diarrea funzionale non sono vere entità cliniche come si pensava in precedenza, ma una raccolta di condizioni mediche diverse e separate…

Allo stesso modo, un altro gruppo di ricerca ha condotto un’analisi retrospettiva di un test che identifica le cause potenzialmente trattabili di IBS nelle persone che soddisfano i “criteri di Roma III” e ha scoperto che fino al 94% ha risultati che suggeriscono un problema funzionale.

Lo stesso gruppo ha anche dimostrato che tali test hanno ridotto significativamente i costi procedurali medici e gastrointestinali migliorando l’assistenza ai pazienti.
Che fortuna!

Collettivamente, queste nuove e convergenti visioni della fisiopatologia, della valutazione e della gestione dell’IBS rendono meno pertinenti la diagnosi e il trattamento tradizionali.
Infatti, suggeriscono che l’IBS non è di per sé un’entità patologica e sostengono la domanda “esiste l’IBS?”

In effetti, è stato proposto che catalogare i sintomi gastrointestinali funzionali inspiegabili come una malattia distinta “genera un pensiero pigro e impedisce il progresso”.

E permettere la sopravvivenza dei dinosauri ligi ai protocolli farlocchi dell’età della pietra…

L’ IBS ha infatti diagnosi differenziali ben consolidate, in particolare la Celiachia, la Pseudoceliachia, la sensibilità NON CELIACA al glutine (pieno di glifosato e altre schifezze) la malattia Infiammatoria Intestinale, la Colite microscopica e la Giardiasi cronica.

Sebbene, sarebbe carino chiedere l’opinione dei Curanti che prescrivono Ansiolitici o pilloline e goccine per l’ansia, quando il trattamento non funziona su di te… piuttosto che chiedersi : COSA NON HO CONSIDERATO DI QUESTA PERSONA CHE HO DAVANTI?

Ti lascio con questa domanda … Datti una risposta…

Continua a seguire questa pagina e condividi liberamente ogni singolo post che trovi interessante. Perché è di pubblico interesse.

E perché così agisci con ruolo attivo di AMPLIFICATORE umano, divulgando quello che oggi sappiamo dell’uomo, ma che altri, per interessi e/o per motivi economici, vogliono che tu non sappia.

E perché la tua salute vale !

FONTE originale:

Esiste la sindrome dell’intestino irritabile? Cause identificabili e curabili dei sintomi associati suggeriscono che potrebbe non esserlo

Vitamina D – Nessuna tossicità

Tra 5.000 e 50.000 UI al giorno di vitamina D somministrate a 4700 pazienti. Tossicità? Nemmeno l’ombra…

La vitamina D3 è un ormone prodotto nella pelle in quantità stimabili fino a 25.000 unità internazionali (UI) al giorno per l’azione delle radiazioni UVB (in certi periodi dell’anno, in certe regioni) sulla pelle.
I raggi UVB che prendiamo ogni giorno trasformano così giornalmente un derivato del Colesterolo (il 7-deidrocolesterolo) in vitamina D.

La carenza è causata sia della mancanza di adeguata esposizione solare alla pelle (chiusi in casa in ufficio a scuola eccetera), sia perché la vitamina D è presente in pochissime fonti di cibo.

Ma può avere anche cause Iatrogene, nel caso non ti ricordassi che “certi farmaci” (statine, gastroprotettori, procinetici, farmaci per il diabete, solo per citarne alcune) ne riducono l’assorbimento.

La carenza di questa vitamina è strettamente correlata ad un sacco di malattie, molte delle quali è dimostrato da anni che migliorano notevolmente con un’esposizione ai raggi UVB o con l’integrazione orale con vitamina D.

Tra queste: Asma, Psoriasi, Artrite Reumatoide, Rachitismo e Tubercolosi (solo per citarne alcune).

Ma perché il SSN non riconosce la sua utilità e perché terrorizza i curanti per non far loro prescrivere gli esami?
E come motiva queste imposizioni dittatoriali?

Per la paura infondata della tossicità da eccesso di vitamina D, a causa del quale vige nel mondo un enorme e datata incomprensione sui valori “considerati normali”, molti pazienti sono stati programmati a spaventarsi, è stata loro instillata paura nel prenderla.
Così come chi si occupa di terapie ha paura a prescriverla…

Ma è davvero così? È davvero tossica? E dobbiamo per forza “farcela sotto dalla paura” e prenderla ogni giorno a non meno di 5/8.000 UI al giorno?

Una risposta ci arriva da un’esperienza lunga 7 anni in cui i colleghi medici della “Wright State University School of Medicine” hanno sottoposto tutti i pazienti del loro ospedale – al momento del ricovero – a screening per la carenza di vitamina D, impostando la successiva integrazione per correggere il deficit.

In 7 anni, la maggioranza di 4700 pazienti ha integrato la vitamina D nella misura di 5.000-10.000 UI al giorno.

A causa di alcuni specifici problemi di malattia, alcuni pazienti hanno ricevuto dosi maggiori: da 20.000 a 50.000 UI al giorno.

Tra questi, tre pazienti con Psoriasi hanno mostrato un marcato miglioramento nella pelle utilizzando da 20.000 a 50.000 UI al giorno.
Curioso, no?
Eh no… È semplicemente affascinante!

Ma ti domanderai, di questi 4700 quanti ne sono morti? Quanti hanno avuto i calcoli renali? E quanti hanno avuto ipercalcemia? Tutti o nessuno? …. (suspence) … Nessuno!
Nessun caso di ipercalcemia indotta da vitamina D3 o eventi avversi attribuibili alla supplementazione di vitamina D3 in nessuno dei pazienti trattati. Nemmeno in quelli da 50.000 UI al giorno. È stata fortuna?
Oppure hanno corretto la terapia con la Vitamina K2? O con il magnesio???

No no, in questo studio (di quest’anno!) non si fa riferimento a nessuna di queste “supplementazioni”.

Hanno avuto un’idea migliore: semplicemente escludere i pazienti che avevano “altre cause” di Ipercalcemia.

Ed è vero che 100 ng/ml (corrispondenti a 250 mmol/l) è il livello oltre il quale si hanno sicuri effetti tossici? E ipercalcemia? E calcoli renali? … O che si muore di subito ?

Anche lì, i dati dei colleghi smentiscono queste notizie farlocche.
Altrimenti non si spiegherebbe come mai sui pazienti in terapia con vitamina D abbastanza a lungo da superare la dose empatica di 74,4 ng/ml, i colleghi medici hanno misurato:

  1. un livello medio di 25(OH)D pari a 118,9 ng/ml, con un range compreso tra 74,4 e 384,8 ng/ml (!!);
  2. un livello medio di Calcemia tra 9,5 (senza D3) e 9,6 (con D3), con range da 8,4 a 10,7 mg/dl (D3).

La vuoi detta in breve?
In breve:

L’integrazione a lungo termine con vitamina D3 in dosi che vanno da 5.000 a 50.000 UI  al giorno, appare sicura.

Adesso… Chi glielo va a dire a quello/a che ti prescrive una dose inappropriata di vitamina D con una cadenza inappropriata che va da una volta a settimana a “una volta ogni morte di papa” (scusa Francesco) ?

Io te l’ho detto. E l’ho scritto. . Persino nelle nuove note AIFA si parla di somministrazione giornaliera. Cavolo, e io ho anche fatto una dozzina di post sulla vitamina D tutti accompagnati dal link al lavoro originale in inglese.

Eppure molti rifiutano di studiare e adeguarsi, lasciando i pazienti nel dubbio, e magari facendo anche terrorismo psicologico.
Capisco che non si voglia credere a me, magari perché sono siciliano, o pelato, o col pizzetto eccetera, ma come cavolo fai a non credere alla letteratura internazionale?

Cioè, ci sono professionisti medici che ci mettono il tempo, raccolgono dati, li elaborano e sul loro “lavoro scientifico” ci mettono la faccia di fronte a migliaia di colleghi in tutto il mondo.
E qualcuno ancora non ci crede e non si aggiorna?

Allora… Costoro se lo meritano tutto il termine di DINOSAURI

Tu invece – che leggi questa pagina gratuita di informazioni mediche – resta allerta e aggiornati!

Approfondisci l’argomento e usa le informazioni giuste per imparare l’arte della manutenzione ordinaria della salute finché c’è un piccolo esercito di professionisti sanitari Ippocratici (Medici, Nutrizionisti, Osteopati, Fisioterapisti, Psicoterapeuti…) che si deve occupare esclusivamente della Manutenzione Straordinaria.

Resta aggiornata e impara, prima che lo Stato ti imponga dei robot al posto nostro. (ma questo è un post per domattina).

Se è la prima volta che mi leggi, allora benvenuta/o nell’era della Rivoluzione Microbiota.

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E perché la tua salute vale!

Fonte:

Dosaggio orale giornaliero di vitamina D3 utilizzando da 5.000 a 50.000 unità internazionali al giorno in pazienti ospedalizzati a lungo termine: approfondimenti tratti da un’esperienza di sette anni

Adotta ed ama il tuo Microbiota

Sei un’amante di cani e gatti abbandonati ? Allora non puoi non amare i miliardi di “animaluzzi” che vivono dentro e sopra di te. .

Esiste una “creatura” che condivide con te cibo e abitudini, ti segue nei viaggi e si è evoluta con te dalla nascita, fino a sapere esattamente cosa ti piace e cosa no.

Suonerà strano ma è responsabile del tuo umore, comprese ansia, depressione o felicità. E ti dice cosa mangiare e cosa no, agendo sulle tue emozioni e sul circuito inconscio della gratificazione (gluteomorfine e caseomorfine) , fino al punto di spingerti ad aprire il frigo alle tre di notte!
No, non sto parlando del tuo cane o gatto, dei tuoi figli o della suocera, ma del tuo Microbiota.

Una enorme comunità di “esserini” (batteri, lieviti, protozoi, eccetera) milioni di volte più piccoli, invisibili a occhio nudo, e “indifesi”. Forme di vita primitive, i primi abitanti della terra, che abitano “sopra e dentro” di noi dalla nascita dell’uomo, e che fanno lo stesso “sopra e dentro” ogni essere appartenente al genere “animalia”.
Sono piccoli teneri ed indifesi e cercano le tue coccole ? Se pensi che sono così piccoli da non avere influenza sul corpo e sulla salute umana, sappi che non esiste informazione più sbagliata!

Per anni li abbiamo ignorati o sottovalutati, ligi al preistorico dogma che l’unico batterio buono è quello morto, finché non abbiamo scoperto che non possiamo vivere senza di loro. Trasmessi dalla mamma alla prole, senza di loro ci sviluppiamo male e predisposti alle malattie.

Queste informazioni, a cui nessuno può onestamente negare di avere accesso accademico e formale, sono purtroppo sconosciute a parecchi medici e specialisti, che conoscono solo l’antibiotico anche per le ferite ad un dito.
Antibiotici, con cui fanno danni incalcolabili e imprevedibili (ma prevenibili, se non hai il cervello di un brontosauro).

La dieta che fai, gli antibiotici che assumi (anche con il cibo che mangi) e l’ambiente in cui vivi, le emozioni tossiche che vivi, possono influenzarne la qualità e quindi le funzioni.
Anzi, un quarto dei farmaci più comunemente usati li “fa fuori” o ha effetti sulla crescita di – almeno – una specie del Microbioma. I gastroprotettori in testa, ma anche farmaci per l’ipertensione e il diabete e l’ansia.

Quindi i farmaci inutili – frutto di diagnosi frettolose e sbagliate – peggiorano le malattie quando invece non le producono…

Se ti hanno fatto una diagnosi di gastrite 10 o 20 anni fa, e ancora prendi un gastroprotettore – che ci vuole un’eternità per digerirlo – e non riesci a staccarlo, allora devi approfondire negli articoli qui sotto.:

Come l’Helicobacter Pilory sopravvive agli antibiotici

 

Lo stomaco è sterile?

L’allattamento al seno protegge il lattante, la saliva del lattante protegge la mamma

Leggi, approfondisci e condividi liberamente ogni singolo post che trovi interessante perché è di pubblica utilità.
E perché la tua salute vale!

I troppi “vaffa” trattenuti in pancia? Ecco 3 tecniche semplici, gratuite e prive di rischi.

Come restituire – ovvero esternare – i tutti i tuoi “vaffa” trattenuti in pancia e a dosi omeopatiche?

Molti studi dimostrano che scrivere pensieri ed emozioni di getto (scrittura espressiva) o in modo calibrato (scrittura metodica) ha lo stesso effetto che aprire la valvola di sfogo, ed ha quindi un grande potere curativo!

Senza bisogno di psicoterapia (che però sarebbe utile a molti) e senza che la persona a cui stai scrivendo ne sappia nulla.

Secondo i ricercatori della “University of California”, ricorrere a carta e penna nei momenti di disagio emozionale riduce l’attività dell’amigdala (parte del nostro cervello emozionale che si “accende” quando abbiamo paura o siamo arrabbiati) e allo stesso tempo aumenta quella delle regioni cefaliche prefrontali (sede del ragionamento, del “qui-ed-ora”) permettendoci di “gestire” le nostre emozioni, piuttosto che “esserne gestiti”.

Quindi, piuttosto che essere passivi o schiavi ci permette di essere attivi e gestire.

Scrivere (o tenere un diario dei propri momenti più intensi) ha lo stesso effetto che abbassare il fuoco sotto la pentola: aiuta a liberarsi, a chiarirsi le idee, a esplorare i propri lati nascosti e a superare momenti di sofferenza e di depressione.

Ma è anche un potente ed economico stimolo per la mente! Per questo tengo un diario, che a volte leggi su questa pagina.

Riattiva la memoria (eventi passati), permette di ri-elaborare le proprie esperienze e prendere maggiore consapevolezza della natura e delle cause dell’emozione che viviamo.

Scrivere ha il vantaggio di fermare i pensieri che vagano confusi nella nostra mente, favorendo al contempo un distacco dalle emozioni forti.

Gli psicoterapeuti consigliano ai pazienti di scrivere o tenere un diario dei propri momenti emotivamente più intensi.

Ecco tre esempi tra quelle più efficaci.

Tecnica n.1  – La tecnica ABC della psicoterapia cognitivo-comportamentale

Il paziente, nel momento in cui vive un episodio emozionale disturbante, viene invitato ad appuntare

A – le condizioni antecedenti all’episodio (A=Antecedents),

B – le credenze associate (B=Beliefs)

C – le conseguenze (C=Consequences), cioè le reazioni emotive e i comportamenti che mette in atto a seguito di questi pensieri. .

tecnica n.2 – Scrittura Espressiva

Prendi carta e penna (o usa il pc/tablet) e scrivi a “quella persona” significativa della tua vita che si meritava un bel vaffa.

  1. Immagina la persona a cui la vuoi indirizzare e scrivi tutto ciò che emotivamente provi.
  2. Scrivi di te, di cosa provi o cosa hai provato.
  3. Scrivi tutto quello che non gli/le hai mai detto.
  4. scrivi di getto, così è più efficace come “valvola di sfogo”.
  5. Rileggi e prendi consapevolezza di te, di quali bisogni hai, di quali sono le tue fragilità e come sono state ferite o tradite o disattese dall’altra persona.
  6. È una lettera “simbolica”, non verrà mai spedita. Bruciala o cancellala dal pc/tablet; lascia andare quel qualcosa che è dentro di te, simbolicamente, amorevolmente e coraggiosamente bruciando la lettera. Così trasformi un trauma in esperienza e liberi l’altra persona da ogni giudizio.
  7. Inizia a far pratica scrivendo dalle persone più lontane dal tuo nucleo sacro, dalla famiglia .

tecnica n.3

La trovi qui:
Il diario de l'”igenista mentale di quartiere”

Queste tecniche sono pratiche!! Per cui leggerle, rifletterci o pensarci su – senza farle – è insufficiente per raggiungere il tuo risultato.

Se questa pratica all’apparenza può sembrare difficile o complicata, ti invito a fare pratica con i vaffa più piccoli, più insignificanti, più lontani rispetto al nucleo più intimo delle tue relazioni.

Training efficace, rispettoso e gratuito! 😀

Quella persona non saprà mai che gliel’hai scritta e non la leggerà mai.
Così, è priva di “rischi”:

  1. nessun rischio di senso di colpa
  2. nessun rischio di ferire o essere feriti
  3. nessun rischio di perdere o venire persi
  4. nessun rischio di soffrire
  5. nessun rischio di ricorrere alla violenza

Continua a seguire la pagina e condividi liberamente ogni singolo post (e “vaffa”) che ritieni interessante perché è di pubblica utilità.
E Perchè la tua salute vale!

Gli italiani rivogliono i medici che sanno fare diagnosi.

Nella medicina moderna sembra sparita la figura del clinico che aveva uno sguardo d’insieme. I pazienti vengono spediti da mille diversi specialisti – e fanno un miliardo di esami – per capire cosa hanno.

Per poi finire etichettati nelle due classiche diagnosi (“colon irritabile” o “fibromialgia”) in cui lo psicofarmaco diventa chiave di silenziamento dei sintomi e del non-riconoscimento del paziente nella sua sofferenza.

E forse per questo che l’italiano medio ha perso fiducia nel SSN?
O è anche per questo, che si moltiplicano le cure fai-da-te?

Ce lo spiega nei dettagli il servizio di Alessandro Filippo pubblicato già due fa sull’Espresso (quando dico che il SSN è morto da almeno due anni…).

Lo trovi a quest’indirizzo:

http://m.espresso.repubblica.it/attualita/2017/11/29/news/i-medici-che-sanno-fare-diagnosi-sono-estinti-per-il-paziente-e-via-crucis-tra-gli-specialisti-1.315123 .

Ricorda: una visita medica è a tutti gli effetti una consulenza specialistica, e un medico è né più né meno che un consulente.

Se non ti convince o non è all’altezza della sua professione, è tuo diritto e tuo interesse trovarne uno migliore.

Perché nulla ha più valore della tua salute !

Le carenze nutrizionali? Potrebbero essere l’unico indizio di Celiachia

Secondo uno studio pubblicato su Mayo Clinic Proceedings, gli adulti che soffrono di Celiachia, ma non hanno ricevuto una diagnosi spesso presentano carenze nutrizionali come unico segno della malattia.

«le persone hanno idee preconcette su come si presenti la patologia celiaca. Molti medici si aspettano di vedere pazienti magri a causa del malassorbimento e della diarrea. Ma ci sono anche parecchi individui che non perdono peso, e addirittura alcuni in sovrappeso, ma che hanno comunque carenze di micronutrienti» .

«in pratica, anche se non perdono calorie (ma tu ci credi ancora alle chilocalorie?), non assorbono alcuni nutrienti vitali, per cui i medici devono essere alla ricerca di bassi livelli di ferro, vitamina d e zinco, in particolare».

Nel loro studio, i ricercatori hanno studiato 309 adulti con nuova diagnosi di Celiachia tra il 2000 e il 2014. I pazienti sono stati confrontati in base all’età con i partecipanti al National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), un database rappresentativo a livello nazionale e sono emerse grandi differenze nei livelli di nutrienti.

  • lo Zinco è risultato carente nel 59,4% dei celiaci rispetto al 33,2% dei controlli,
  • il Rame è risultato basso nel 6,4% dei pazienti celiaci rispetto al 2,1% dei controlli,
  • i Folati bassi nel 3,6% dei pazienti celiaci rispetto allo 0,3% dei controlli,
  • la Vitamina b12 bassa nel 5,3% dei pazienti celiaci rispetto all’1,8% dei controlli,
  • il Ferro è risultato basso nel 30,8% dei pazienti celiaci, ma non c’erano controlli con cui effettuare un confronto per questo valore.

Quale è il primo segno? È la lingua – grossa e col segno dei denti.

In disaccordo con le tradizionali associazioni tra Celiachia e magrezza, si è osservata una perdita di peso solo nel 25,2% dei pazienti con diagnosi della malattia.

Gli autori sperano che il loro studio servirà a ricordare ai medici di base che solo perché una persona è in sovrappeso non significa che non abbia la Celiachia, se presenta carenze nutrizionali.

«poiché molti pazienti non fanno regolarmente esami del sangue, potrebbe essere inoltre utile tenere presente che la sensazione di stanchezza, di cui spesso le persone si lamentano col curante, può rivelare proprio una carenza di Ferro»
concludono gli esperti.

Dovremmo tutti farci le linguacce al mattino e pretendere da chi si professa esperto ed esercita una professione delicata come la medicina, guardi la pelle, gli occhi, la lingua eccetera… e non solo le ecografie e gli esami del sangue con aria di sufficienza.

Anzi, dovremmo tutti re-imparare l’arte della manutenzione ordinaria della salute.
Perché la tua salute vale! .

Fonte:

Le carenze di micronutrienti sono comuni nella celiachia contemporanea nonostante la mancanza di sintomi di malassorbimento manifesto

 

Come la candida controlla il metabolismo. La storia dell’uomo che autoproduceva alcol

Per la serie “cose incredibili ma vere”, stamattina ti racconto questa.

Un uomo di circa 40 anni viene fermato con l’accusa di guida in stato di ebrezza. Giurava e spergiurava di non avere toccato un goccio di alcol, ma i poliziotti non gli hanno chiaramente creduto.

Sottoposto all’alcol test in ospedale, nemmeno i medici – almeno all’inizio – hanno creduto alla sua versione: sembrava avesse bevuto un sacco di alcol!

Alla fine, i ricercatori dell’università di New York sono arrivati alla verità: nel suo intestino hanno trovato un lievito (muffa o candida) che convertiva i carboidrati, ingeriti come alimenti, in alcol.

Praticamente un lievito che fermentava gli zuccheri in alcol.

Come quando mangi frutta a stomaco vuoto, ma questa volta nell’intestino.

Così, a questo signore, è stata diagnosticata una condizione medica rara nota come “Auto-Brevery Syndrome” o ABS (nulla a che fare coi freni della macchina!) o “Sindrome della Fermentazione Intestinale”.

La cosa è stata pubblicata sul British Medical Journal come condizione rara.

Ma come ci sono arrivati?

I ricercatori del Richmond University Medical Center hanno capito il problema (altro che cattedratici italiani…) Hanno ipotizzato che gli antibiotici assunti anni prima dal paziente per curare un’infezione al pollice, avessero alterato il suo Microbioma Intestinale, permettendo ai funghi di crescere nel suo tratto intestinale.

E allora io mi domando: ma come diavolo fai a prescrivere un antibiotico per bocca a uno che ha una ferita al pollice? Non sai che ci sono antibiotici per uso locale?

Mi riferisco a te, che oggi mi hai scritto un’Email ed hai interrotto una cura probiotica perchè il curante ti ha prescritto una terapia antibiotica per bocca per una ferita ad un dito .

E nel 2019, come fai onestamente a non conoscere gli effetti degli Antibiotici sul Microbiota? Come può onestamente un curante permettersi oggi di non essere aggiornato sul Microbiota ?

Perchè gli Antibiotici fanno scattare la sovrappopolazione di candide e funghi e muffe nell’intestino, mentre gli Antimicotici (dati allegramente alle donne con infezioni vaginali) fanno invece spostare l’equilibrio verso un eccesso di batteri.

In entrambi i casi si ha uno squilibrio.

Ma con i quintali di farmaci che prendono gli italiani come se ne accorgono?

Il segno è la pancia gonfia dopo pochi minuti da un pasto (riduzione di Bifidobatteri, riduzione di Lattobacilli).

Se aggiungi che con ogni antibiotico molti curanti aggiungono il gastroprotettore (inutile se non dannoso in questi casi, così dicono AIGO, AIFA e FIMMG) .

Con le quintalate di gastroprotettori che in Italia i pazienti assumono a comando – senza farsi domande – se ti gonfia la pancia quando mangi pasta pane pizza o dolci… Chissà, forse non è poi così rara questa sindrome. No?

Siamo nel 2019, chi non conosce il Microbiota necessita di un aggiornamento serio. Aggiornamento culturale. Aggiornamento cerebrale. Abbandona il pleistocene e chi ci vive, per carità! Te lo ripeto in quasi ogni post.

Cerca un vero medico ippocratico se hai bisogno, uno aggiornato, uno serio, che ti ascolta e ti fa domande. Che capisce dov’è il problema e te lo risolve.

Perchè una visita medica è né più né meno che una consulenza. E la consulenza va fatta con professionisti capaci.
Altrimenti la paghi due volte…
Perchè la tua salute vale!

 

Link all’articolo del corriere:

La storia dell’uomo sempre ubriaco che autoproduce birra nel suo corpo

 

Meta’ degli adolescenti carenti di vitamina D? Finalmente se ne sono accorti!

Dopo anni a negare la carenza di vitamina D nella popolazione generale – sopratutto nelle fasce d’età più deboli – finalmente in Italia qualcuno sembra essersi svegliato, tanto da lanciare un allarme.

Non lo dice il dott. Prinzi, ma lo dice – in occasione del congresso scientifico in corso a paestum – il prof. Paolo Biasci, presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP).

I pediatri si dicono preoccupati perchè – stando sempre chiusi a casa davanti a cellulari, tablet, smart tv e computer – oltre alla quantita’ inumana di radiazioni elettromagnetiche e luminose, ai nostri figli e nipoti viene a mancare l’esposizione al sole necessaria alla produzione di questa vitamina.

Il professore CONFERMA, che la dose giornaliera adeguata di vitamina D è fondamentale per lo sviluppo corretto di ossa e muscoli, nonché per rafforzare il sistema immunitario che ci deve difendere (malgrado le quintalate di antibiotici che ci fanno assumere) l’organismo dalle infezioni. .

“Come pediatri di famiglia” – afferma – “siamo preoccupati dal grande numero di giovanissimi italiani che soffrono di ipovitaminosi D”.
Bene, dico io. Finalmente !!

Dall’altro lato preoccuparsi, in assenza di una campagna mediatica che svegli la gente, o degli atti formali ministeriali che impongano ai curanti di prescrivere gli esami e la successiva terapia giornaliera, non serve a granché…
la sola preoccupazione fa poco, no?

Perchè poi, è nella mia pagina o nei messaggi privati, che le persone si lamentano (a volte piagnucolando) che sono state prese a male parole, o che la prescrizione degli esami e della vitamina D vengono negati per “ordini superiori”.

Beh, sai quali sono gli ordini superiori? Chè se i curanti “prescrivono troppo”, ricevono sanzioni pecuniarie…

E anche se il tono polemico (è una mia caratteristica), è bello sapere che finalmente in Italia qualcuno si è svegliato e si è accorto che siamo carenti della vitamina più luminosa che ci sia.

Nei prossimi giorni pubblicherò le raccomandazioni delle varie società scientifiche italiane sulla vitamina D a bambini e adolescenti.

Così, continua a seguire questa pagina, condividi liberamente ciò che pubblico perché è di pubblica utilità.
E perché la tua salute _ e quella dei tuoi figli e dei tuoi nipoti – vale !!

Fonti originali:

https://www.corriere.it/salute/pediatria/19_ottobre_18/meta-adolescenti-italiani-ha-carenza-vitamina-d-65909f48-f19a-11e9-a5eb-7a36b7439a12.Shtml 

https://gds.it/speciali/salute-e-benessere/2019/10/18/la-meta-dei-giovani-italiani-ha-carenza-di-vitamina-d-67e98c66-df1b-4154-97a0-a9ab728fce84/

https://www.corrierenazionale.it/2019/10/18/carenza-vitamina-d-ne-soffre-meta-degli-under-16/

https://www.ilmessaggero.it/salute/prima_infanzia/i_bambini_e_ragazzi_italiani_carenti_di_vitamina_d_troppo_poco_tempo_all_aria_aperta-4806152.Html

Come l’Helicobacter Pilory sopravvive agli antibiotici

Amoxicillina, Claritromicina e Pilera
eradicano l’Helicobacter
da mane a sera,
ma è davvero cosi’?

Sembra che il 50% della popolazione mondiale sia “infettata” da Helicobacter Pylori (HP), solo una delle principali cause di ulcere duodenali e gastriche e causa di cancro gastrico e non l’unica…
Ed è dalla scoperta di questo batterio Gram negativo (nobel agli scopritori) che grande enfasi è stata posta sul fatto che l’unico Helycobacter buono è quello morto. E che tolto il batterio, si guarisce la gastrite…

Peccato che i dati scientifici non siano unanimi nel concordare con queste vecchie affermazioni.

Infatti:

  • solo il 10-20% degli HP sono considerati potenzialmente cancerogeni,
  • la terapia antibiotica non è risolutiva nel 100% dei casi,
  • dopo la sua eradicazione non puoi essere sicuro di avere “guarito” il problema, in quanto sembra che la sua assenza causi l’aumento del 60% del reflusso gastroesofageo e del 40% dell’asma (vedi le pubblicazioni dr. M. Blaser).

Ma andiamo per gradi.
Perché nonostante decenni di sforzi, le infezioni da Helicobacter Pylori rimangono difficili da trattare?

Perché l’HP si localizza dentro lo strato mucoso gastrico, in profondità, nelle “ghiandole” e, nonostante il duro ambiente acido, può persistere per tutta la vita dell’ospite (magari senza mai dare fastidio).

Questa capacità di adattarsi all’ambiente acido, è frutto delle migliaia di anni di co-evoluzione dentro di noi.

Grandi sforzi ha fatto la comunità scientifica internazionale per trovare la migliore strategia per “farlo fuori”, e siccome spessissimo un antibiotico da solo non basta, ecco che si arrivano a prescrivere cicli contemporanei di 2 o 3 antibiotici insieme. Per sicurezza, dicono…

Adesso, sinceramente, quale medico può affermare in piena onestà intellettuale che 2 o 3 antibiotici sono acqua fresca e non hanno alcun effetto collaterale?
Chi può onestamente affermare che quegli antibiotici hanno qualità superselettive e “fanno fuori” solamente l’HP?
E chi in piena onestà intellettuale si è mai domandato chi altro, quale altra comunità viene “fatta fuori” da quei 2-3 antibiotici?

I batteri più utili (Simbionti o Probiotici) che ci ha donato nostra mamma sono estremofili e estremamente sensibili ad ogni antibiotico.
E qualunque sia la comunità batterica “fatta fuori”, la loro scomparsa lascia spazio libero ad altri batteri – magari alle Candide – perché nell’intestino conquistare spazio significa sopravvivere.

E qualunque sia la composizione del nostro Microbiota Intestinale, “loro” sono qui da almeno 3,5 miliardi di anni, hanno imparato a sopravvivere a ben altro, e in 6 mesi realizzano 300 generazioni.
Quello che noi umani facciamo in 10.000 anni.

Quindi, se sono resistenti agli antibiotici e ne hai, diciamo, “fatto fuori” il 99,9%, quelli che restano, in 6 mes,i al massimo, sono di nuovo lì. Più resistenti. più cattivi di prima. Ed il ciclo di antibiotici viene spesso ripetuto.

Ricapitolando:
ti accolli gli effetti collaterali, ti becchi una Disbiosi o una Candida, e dopo tutto il risultato (l’eradicazione) potrebbe non essere stato nemmeno raggiunto…
Bel risultato del cavolo! Dalle mie parti si direbbe “cornuto e mazziato”…

Al di là della “necessità” clinica di “farlo fuori”, spessissimo le cure contro l’HP falliscono perché:

  1. è difficile raggiungerlo,
  2. perchè sono emersi ceppi multiresistenti,
  3. perchè l’hp non è fesso e ha le sue strategie di sopravvivenza.

L’HP non è fesso, né testardo, né presuntuoso (come alcuni…), vuole solo sopravvivere.
Così ha sviluppato la capacità di passare dallo stato di Batterio “singolo” a quello di “comunità” – come in un condominio – fatto da più “famiglie batteriche”. Dove, al posto delle mura, ci sono cellule morte, proteine e DNA (chiamato Biofilm dalla comunità internazionale).

Questo Biofilm è la strategia vincente dell’HP per colonizzare l’apparato gastroenterico evitando di venire colpito dagli antibiotici o dalle cellule del nostro sistema immunitario.

Questa “comunità” contribuisce alle infezioni croniche, soprattutto quelle ricorrenti, perché aiuta i batteri a tollerare i trattamenti antibiotici convenzionali. Che diventano quindi inutili e che magari ti vengono prescritti più e più volte.
Sempre con lo stesso antibiotico in tutta Italia, come se non ne esistessero altri centinaia, curioso, non ti pare?

Così, ti chiederai il perché io mi scaglio contro i trattamenti inutili? E perché sono in disaccordo con i protocolli uguali per tutti?

Perché – piuttosto che fare le cose a pappagallo – mi vado a studiare la letteratura più recente, approfondisco, mi faccio una mia idea, e valuto come grandi medici nazionali e internazionali stanno affrontando l’antibiotico-resistenza.

Infatti, è stato statisticamente dimostrato che l’HP protegge dal Reflusso Gastroesofageo e dal tumore all’Esofago, e a parte pochi ben identificati membri di questa famiglia, sembra che non sia l’HP la causa del tumore, ma che anzi segnali la presenza di “Disbiosi gastrica” e batteri cancerogeni “diversi” dall’HP, magari risaliti dal duodeno o dall’intestino tenue (l’HP 40 anni fa si chiama Campylobacter Digiunii) o magari entrati con l’alimentazione mentre sei in terapia con il gastroprotettore (che spegne la capacità dello stomaco di disinfettare il cibo). .
O peggio, sono la causa diretta della disbiosi (tipo Sibo o Sifo) che la comunità internazionale riconosce essere tra i più precoci effetti collaterali del gastroprotettore.

Quindi … Avere come unico obiettivo “far fuori” l’HP senza guardare al resto, porta a tre problemi:

  1. farlo fuori è spegnere un segnale d’allarme, senza rimuovere la causa,
  2. la causa che porta l’hp ad arrivare nello stomaco va avanti e si cronicizza,
  3. ti becchi gli effetti collaterali degli antibiotici (inutili) e del gastroprotettore, e sono tanti…

Non è proprio la migliore della strategie terapeutiche, no?
Ancora di più se dopo il trattamento stai peggio di prima.

Tre miei consigli utili per voi:

  1. prima di prendere 2, 3 o 4 antibiotici chiediti se la tua “gastrite” o il tuo “reflusso” non siano causati dalle schifezze che mangi, dalla vita stressata che fai o dai farmaci (gastroprotettore…) che prendi. Fatti assistere da validi professionisti (si chiama “Second Opinion”) perché in italia il dissenso sta crescendo e oggi siamo in tanti.
  2. se è opportuno “farlo fuori” aggiungi sempre a qualunque terapia per l’HP la molecola N-Acetil-Cisteina 600 mg (quella che si usa per sciogliere il muco nei bronchi) a partire da una settimana prima gli antibiotici. E aggiungi sempre a qualunque terapia antibiotica dosi generose di Probiotici con dentro il Saccaromyces Boulardi (altri probiotici vengono “fatti fuori” dagli antibiotici, sono soldi spesi inutilmente) fino ad almeno 5-7 giorni dopo l’antibiotico. E valuta di ripopolarti di Bifidi subito dopo.
  3. per il reflusso gastroesofageo – sia acido che biliare – il gastroprotettore ha solo effetti sui sintomi, ma “fotte” le tue funzioni metaboliche e digestive, fondamentali per vivere in salute. Quindi, fossi in te, troverei una cura meno aggressiva, ad esempio la riabilitazione del Cardias o dell’Ernia Iatale fatta dalla dott.ssa Imma Trabucco (metodo Trabucco).

Si, lo so che scrivo cose strane, mai sentite e che nessun gastroenterologo ti ha mai detto, ma io sono un Chirurgo Addominale ed Il colon e lo stomaco li ho toccati, sezionati, ricuciti.

So che disturbo “alcuni” che vogliono vivere in pace nella loro “tossicodipendenza” da gastroprotettori, ed a loro va il mio rispetto, anche se preferiscono zittire i sintomi e mangiare ciò che vogliono senza che la loro coscienza venga risvegliata, ma per quelli che entrano in questa pagina di gratuita divulgazione medica e scientifica, perché cercano risposte e soluzioni ai loro problemi, sappiano che sono i benvenuti e che c’è un esercito di figure sanitarie – Medici, Psicologi, Fisioterapisti, Nutrizionisti, Osteopati, Farmacisti – che in Italia la pensa come me e porta avanti la Rivoluzione Microbiota.

Non me ne vogliate se pubblico i link ai lavori originali (sono solo alcuni, tra quelli letti), dalle mie parti si dice che è sempre meglio mettersi un ferro dietro la porta.

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Fonti:

Il marketing e l’arte di Tradire il giuramento di Ippocrate

Siamo stati educati a pensare che la medicina è al servizio della comunità e della salute dei popoli, che i medici siano uno strumento di “somministrazione della salute” e che saranno fedeli al giuramento fatto ad Ippocrate il giorno della laurea.
Poi arrivano certe notizie di cronaca, ormai quasi ogni settimana, che fanno scaturire nel pubblico dei dubbi sui singoli professionisti della salute, sulla “sicurezza” dei farmaci e sui “sistemi di marketing” che alimentano la “fabbrica dei malati” (cito Marcello Pamio) e per noi, Medici Ippocratici, è difficile comprendere.
Così come è sempre piú difficile per noi Medici recuperare quel rapporto di fiducia con i pazienti, già in crisi da molto tempo.

Qualche dubbio sull’etica dei comportamenti, su cosa è etico o no, su cosa è lecito o no, è normale ed umano averlo.

È il caso del cambiamento dei valori di normalità di Colesterolo e Glicemia, decise a tavolino da un ristretto gruppo di luminari, ricercatori e professionisti di livello mondiale, che non puoi non ritenere “super partes” finché non vieni a sapere che, di questi, 8 su 10 sono in conflitto di interesse. Cioè pagati dalle stesse aziende farmaceutiche che commercializzano il farmacon spacciato come l’unica cura ed a nessuno importa di spiegarti che lo si cura con l’alimentazione e le sane abitudini.

La notizia che leggo oggi e che mi fa scrivere indignato è di quella multinazionale farmaceutica svizzera, che è accusata di aver “corrotto” decine di migliaia di medici pur di fare prescrivere i propri prodotti, magari inutilmente e senza ragione.

E, come dico sempre, ogni terapia inutile è anche dannosa.

Ma non pensiamo che siano solo i Medici i colpevoli, perché è dal 2016 che la FBI indaga Ministri e alti funzionari di alcuni stati, con l’accusa di essere stati al libro paga di una multinazionale per omologare (come succede in Grecia) nuovi farmaci a prezzi proibitivi.
E così pazienti inconsapevoli e perfettamente sani sarebbero stati sottoposti a cure del tutto inutili e costose. Pagate dai pazienti, o dai sistemi sanitari di quegli stati che poi, quando spendono troppo, tagliano posti letto e posti di lavoro.
E come al solito a sostenere il peso di questi disservizi è il cittadino medio che paga con balzelli sulle tasse, per avere, infine, qualche cosa che nuoce pure alla salute. Oltre al danno, la beffa…

E qui in Italia? Abbiamo mai avuto ministri della sanità corrotti negli ultimi 30-40 anni? Ce ne sono stati di recente? E non è che – come nel caso delle accise sulla benzina – paghiamo ancora oggi?
Ma noi italiani, gli scandali in sanità, ce li scordiamo velocemente, giusto?

Sono troppo indignato per la notizia apparsa sul Fatto Quotidiano, che fa riferimento ad una indagine svizzera (ma non in Italia ) in cui tre ex manager si autoaccusano di corruzione nei confronti di medici e funzionari di stato.
Questi tre hanno affidato ai giornalisti della TV pubblica svizzera il racconto dettagliato delle pratiche illecite messe in atto per conquistare nuove fette di mercato in Grecia.

Condividi più che puoi queste informazioni perché l’indignazione (magari!) raggiunga e metta insieme più persone possibili.

Perché, che la tua salute vale, alcuni lo sanno benissimo, e lo sfruttano per motivi meramente commerciali a tuo discapito e danno.

Riferimenti:

L’allattamento al seno protegge il lattante, la saliva del lattante protegge la mamma

Tanti sono i professionisti della salute che in equipe si prendono cura del cosidetto “evento nascita” (evento naturale e lieto, trasformato in “problema di salute” da gestire in ospedale).

Ma di questi, pochi sono coloro che sostengono l’allattamento al seno e ne spiegano le mille sfaccettature.

 

Nell’allattamento al seno, infatti, si crea una simbiosi tra puerpera e lattante a molteplici livelli, anche immunitari. Il latte umano della mamma è insostituibile come alimento per il lattante per tutta una serie di motivi :

  •  il latte materno è vivo!
  • Contiene cellule immunitarie e cellule staminali – essenziali per lo sviluppo del sistema immunitario e del sistema nervoso del lattante.
  • Il latte materno contiene batteri probiotici (sopratutto bifidobatteri) e sostanze prebiotiche e bifidogene, come i 131 zuccheri HMO.
  • Gli HMO (zuccheri del latte umano) hanno dimostrato di proteggere il lattante da infezioni batteriche, fungine, parassitarie e virali.

Così, una volta dimostrato che il latte materno è fondamentale per lo sviluppo fisiologico del lattante, dall’altro lato il sistema immunitario della madre che allatta sente le esigenze del neonato e vi si adatta.

Infatti:

  • con l’allattamento il diametro del capezzolo aumenta e si crea un vuoto con una pressione negativa che facilita il trasporto dei liquidi dalla cavità orale del bambino – un cocktail di latte e saliva verso il capezzolo (flusso di latte retrogrado)?
  • a seconda della malattia, i bambini rilasciano agenti patogeni dalle mucose nasali o delle vie respiratorie superiori (leggi “moccio”) che si mescolano con la saliva queste secrezioni naso-orali risucchiate nel capezzolo, portano i patogeni con sé;
  • tramite il flusso retrogrado, il sistema immunitario della mamma percepisce quando il suo lattante è ammalato, ed aumenta così la concentrazione di alcuni fattori immunitari nel latte materno;
  • quando il latte materno si mescola con la saliva del bambino, si verifica una reazione chimica che produce “acqua ossigenata” una reazione abbastanza forte da “inibire la crescita dei patogeni opportunistici staphylococcus aureus e salmonella spp” (causa di mastite), promuovendo allo stesso tempo la crescita di batteri benefici.

Da anni la scienza dimostra che il latte materno è pieno zeppo di molecole immunitarie. La selezione naturale potrebbe aver favorito un aumento delle molecole immunitarie nelle ghiandole mammaria e nel latte perché hanno la duplice funzione di proteggere tanto la ghiandola mammaria che il lattante.

I lattanti si affidano all’ombrello immunologico del latte materno perché il sistema immunitario del bambino è “privo di esperienza” ed è in via di sviluppo. Questo rende il latte non solo cibo, ma medicina!

E non esiste specie animale su questo pianeta dove la madre non trasmetta i suoi batteri alla progenie.

Qual’è la lezione da portarsi a casa? 

  1. ogni volta che si può scegliere, preferite l’allattamento al seno (anche se i professionisti della salute non concordano): nessun latte in formula lo eguaglia
  2. mai svezzare un neonato troppo presto, gli mancano gli enzimi digestivi (anche per le proteine del latte vaccino e del biscotto)  
  3. quando lo svezzate con cibi diversi dal latte, fate sempre una rotazione a tre giorni (esempio: lunedì riso, martedì tapioca, mercoledì mais, e poi ripetete) se “qualcuno” ci ha progettato così, se ci siamo “evoluti” così, un motivo ci sarà, no?

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Alcuni “carboidrati ” arricchiscono il Microbiota Intestinale

 

I benefici delle fibre alimentari sono stati a lungo sottovalutati e incompresi nelle classiche diete che si basano sulla favoletta delle chilocalorie.

Assunzioni elevate di alcuni tipi di fibre alimentari sono connesse alla:

  • Riduzione dell’incidenza di malattie cardiovascolari e cura dell’ipertensione;
  • Riduzione del peso corporeo;
  • Riduzione e risoluzione della stitichezza;
  • Prevenzione primaria o secondaria di diverticoli o emorroidi
  • E altre ancora

Ma quali fibre esattamente?

Quelle fibre che consideriamo a “caloria zero”, fibre che non siamo capaci di assorbire . Sono i polisaccaridi (zuccheri non digeribili) e gli oligosaccaridi.
Questa famiglia “emulsiona” zuccheri e grassi e ne riduce “meccanimente” l’assorbimento.
Questa famiglia di sostanze non digeribili, è capace allo stesso tempo di stimolare la crescita e/o l’attività delle “famiglie di batteri buoni” presenti nel colon. E per tale motivo vengono chiamate prebiotici.

In pratica, mangiandole, aiuti e ti prendi cura del tuo microbiota, così poi il tuo microbiota si prende cura di te. Interessante no?

Quali sono complessivamente gli effetti positivi?

  • INIBIRE la progressione del CANCRO INTESTINALE ed Esofageo
  • influenzare l’assorbimento dei minerali
  • effetti sul metabolismo dei grassi
  • regolazione del sistema immunitario
  • stimolare la sintesi di alcune vitamine – ad es Vitamina B
  • RIDURRE il COLESTEROLO

Dove troviamo queste fibre? E come inserirle nell’alimentazione per averne benefici?

  1. In tutti i tipi di lattuga (se sei allergica al nichel scegli quella con meno “costa” possibile, come lattughino, rucola eccetera)
  2. Nel cacao extrafondente (almeno 40 gr al giorno, dal 72% a salire)
  3. In patate, pasta e riso, cucinati e raffreddati da almeno un giorno (in estate ottime per le insalate fredde)
  4. Nel pane raffermo
  5. Nella cicoria (anche caffè di cicoria, o come inulina da aggiungere ad acqua e cibi)
  6. Nelle banane verdi (cioé non troppo mature)

Perché “amidacei” raffreddati?

Per la presenza di “amido resistente“, così chiamato perché resiste alla digestione.

Cucinando un certo cibo amidaceo (pseudocereali, cereali, riso, patate) toglilo dal fuoco “al dente”, lavalo sotto l’acqua (toglie amido in eccesso), poi raffreddalo per almeno un giorno e “ricotto” (ovvero la cottura viene ripetuta o completata).
Terminato il processo di raffreddamento, riscaldare il cibo.
Ricuocerlo o anche “ripassarlo” rende l’amido ancora più resistente per poterlo veicolare meglio nel colon.

Amido e carboidrati raffinati sono di solito privi di fibre, alimentano quindi, solo la parte numericamente più piccola di batteri del microbiota intestinale e possono facilitare SIBO (sovracrescita batterica del piccolo intestino) o SIFO lasciando “a digiuno” i batteri buoni del colon, ghiotti di fibre insolubili, cioè fibre e zuccheri che non possiamo digerire.

Facendo mangiare bene i batteri del colon, si rende acido l’ambiente intestinale e si rende difficile la crescita dei batteri cattivi, quelli che influiscono sul tono dell’umore rendendoci  tristi.

Se posso permettermi di consigliarti:

  1. Quando ti siedi a tavola, ricorda che non mangi da sola/o, non ci sei solo tu ma trilioni di batteri che “pendono” letteralmente dalle tue labbra
  2. Se proprio non riesci ad eliminare la farina di grano, allenati a sostituirla gradualmente e definitivamente con pseudocereali integrali
  3. Re-Impara a cucinare in funzione dell’amido-resistenza e rispettosa delle tue “fragilità individuali” (allergia al nichel solfato, allergie al cibo, ipersensibilità a certi cibi, sensibilità al glutine, diabete eccetera)

Perché la tua salute vale!

Nel 1800 era definita “Isteria”. Oggi è “Colon Irritabile”. Lezione dimenticata della psichiatria?

Nel 1807, il padre della moderna psichiatria – il francese Philipe Pinel (1745-1828) – dopo aver lavorato a lungo con pazienti affetti da svariati disturbi mentali concluse che: “la principale sede da cui provengono i disturbi mentali era il tratto gastrointestinale”.  Ma questa lezione, i moderni psichiatri se la sono dimenticata…
Non è sorprendente apprendere che il tratto gastrointestinale umano ospiti 1.000.000.000.000.000 di batteri (e chissà quanti virus, muffe e parassiti) in un “fisiologico” equlibrio? (Eubiosi)
Un numero ben superiore a quello di tutte le nostre cellule messe insieme!

Questi batteri arrivano quando siamo dentro la pancia della mamma – in gravidanza – poi col parto vaginale, e poi col latte materno, questo per chi ancora nasce naturalmente e viene allattato al seno.
Lì, se il ginecologo, il neonatologo o il pediatra non hanno avuto motivo di intromettersi,  nasce un’associazione simbiotica cruciale, necessaria e fisiologica per la vita da esseri umani: il core microbiota.
(A patto che non ci riempiano di antibiotici e di cibo sterile…)

L’equilibrio che si instaura è essenziale per “difenderci” dalla flora patogena esterna e gli immunologi ne sono a conoscenza da molto tempo.

Il Microbiota svolge anche un ruolo importante nell’assorbimento e nel metabolismo di tutti i nutrienti.
La flora commensale facilita l’assorbimento e il metabolismo dei nutrienti, fornisce sostanze nutritive e vitamine altrimenti inaccessibili, è essenziale per il corretto sviluppo del sistema immunitario mucoso e sistemico, ma anche per lo sviluppo e la funzione del sistema nervoso centrale.

La ricerca in ambito gastrointestinale ha evidenziato per molti anni l’importanza dell’ “Asse Intestino-Cervello”, soprattutto in relazione ai disturbi intestinali funzionali come la sindrome dell’intestino irritabile (IBS) e le sindromi disfunzionali dispeptiche o gastro-esofagee (scambiate per gastrite e reflusso).

Inoltre, nella lunga storia della medicina, oltre agli psichiatri, anche i gastroenterologi e gli internisti si sono più volte imbattuti negli effetti collaterali di certi farmaci e di come cambiano l’assetto psichico .
È questo il caso degli antibiotici.
I farmaci antibiotici sono selezionati sulla base della loro “tossicità selettiva” nei confronti di certi batteri. Tuttavia, mostrano effetti avversi multipli, noti da anni! Una moltitudine di questi effetti collaterali coinvolge il sistema nervoso centrale, giacchè gli antibiotici, a concentrazioni clinicamente rilevanti, interagiscono con molte delle stesse molecole usate nella farmacologia psichiatrica.

Quando tali eventi sono dimenticati o sottovalutati dal medico (art. 13 del codice deontologico) si può arrivare alla diagnosi errata di un disturbo psichiatrico o neurologico. .
Purtroppo, nel 2019 accade ancora troppo spesso ed è una sconfitta sia per il paziente, colpito da una errata diagnosi, che per i familiari che devono sostenerne le spese. Una ulteriore sconfitta, infine, per i costi sociali che gravano sul morente sistema sanitario nazionale. .

Gli effetti neuropsichiatrici dei farmaci antimicrobici sono ampiamente documentati in letteratura.

Numerosi sono i “farmaci antimicrobici” col potenziale di esercitare effetti sul sistema nervoso centrale.
Ad esempio:

  • effetti sul sistema gabaergico (beta-lattamici, chinoloni e claritromicina),
  • effetto sul sistema nmda (d-cicloserina, aminoglicosidi e forse chinoloni),
  • effetti sulla inibizione delle mao (linezolid, metronidazolo e isoniazide )
  • meccanismi non meglio precisati (trimetoprim, isoniazide, Etambutolo, rifampicina e tetracicline).

Non sarebbe per nulla strano vedere pazienti psichiatrici che migliorano (senza farmaci!) quando gli dai la giusta alimentazione, e gli fornisci un supporto batterico specifico per i loro disequilibri microbiotici. .

Ma l’azione più veloce la vedi togliendo la farina raffinata e i latticini ed inserendo fibre prebiotiche nella dieta. .

Approfondisci l’argomento leggendo dal link in fondo alla pagina perché ti servirà quando il tuo diagnosta o curante ti proporrà un farmaco psichiatrico o ansiolitico o un antibiotico per curare i tuoi disturbi intestinali.
P
robabilmente ansia e depressione non sono dovuti ad un difetto dentro il cervello, ma ad uno squilibrio di quei batteri che digeriscono per te e che se trattati bene producono quei neurotrasmettitori che ti permettono di vivere una vita umana di buona qualita’.

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E perché la tua salute vale ! 

Fonti:

  •  www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/pmc4879184/
  •  www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28197902

 

Carenze vitaminiche – la lezione “dimenticata” dai medici – Parte 3

Vitamina D – Consigli per pazienti/utenti della pagina.

Amiche ed amici della pagina, come spesso capita, quando pubblico sulla vitamina D,  genero parecchie domande, soprattutto da parte chi si vede negata sia la “prescrizione degli esami” che il corretto dosaggio terapeutico della vitamina D .

Quindi mi permetto di fare un minimo di chiarezza, a cui seguono suggerimenti pratici. .

1) Insufficienza – carenza di vitamina D a livello mondiale.

Non facendo più movimento fisico all’aria aperta, stando sempre chiusi a casa in ufficio in macchina senza esporci al sole, l’eccesso di uso di creme solari, il cambiamento delle abitudini alimentari con cibi sterili e privi di nutrienti e l’uso eccessivo di farmaci (soprattutto i temibili gastroprotettori e le statine) e la   Disbiosi intestinale, sono la causa di questa carenza mondiale.

2) C’è un dibattito internazionale sui livelli normali di vitamina D.

Alcuni suppongono che questa carenza mondiale sia dovuta a un errore del cosiddetto “valore normale”, altri ancora pensano che la supplementazione di vitamina D sia una moda.
Le linee guida italiane (SIOMMS) esprimono questi valori:

Interpretazione ng/ml Nmol/l
Grave carenza <10 <25
Carenza 10-20 25-50
Insufficienza 20-30 50-75
Range ideale 30-50 75-125
Possibili effetti indesiderati? 50-150 125-375
Intossicazione >150 >375

3) La vitamina D è un ormone e interviene su centinaia di processi, soprattutto a livello muscolare, osseo, del sistema immunitario.

Attiva il DNA e per questo è considerato un fattore Epigenetico. La sua funzione la sua utilità nelle malattie “Autoimmuni” è conosciuta da tantissimi anni, compresa la Rettocolite Ulcerosa e il Morbo di Crohn.
Ci sono centinaia di lavori scientifici che dimostrano l’utilità della vitamina d nella maggioranza delle malattie Autoimmuni (cerca Protocollo Coimbra) nell’Osteoporosi (ma devi togliere calcio e latticini), nell’Artrite Reumatodie e nella Psoriasi.

4) perché c’è tanta paura tra chi la assume e chi la prescrive?

La paura è legata a casi di intossicazione da Ipercalcemia che si sono registrati a partire dagli anni ’40. Una parte della comunità scientifica riconosce quindi che non è la vitamina D ad essere tossica ma l’eccesso di calcio.
Ecco che molti se la fanno sotto a prescriverla correttamente (cioè ogni giorno!)

Dopo queste premesse rispondo alle vostre domande :

1)Gli Esami del sangue necessari per valutare la vitamina D e gli ormoni, che da essa sono regolati, sono quattro:
Calcemia, Vitamina D 25(OH), Paratormone, Calcitonina.

Aggiungendo Omocisteina, Vit. B12 e Folati vedi altri effetti della D e vedi indirettamente malassorbimento instestinale e la possibile mutazione del gene MTHFR.
Se non hai fatto almeno i primi quattro, qualunque valutazione sul tuo livello di vitamina D è incompleta, parziale, e rischia di fallire nel suo progetto terapeutico. Quindi, per favore, non farmi domande sulla tua vitamina D se manca uno di questi. .

2)La vitamina D va presa giornalmente.

Questa splendida vitamina ha una emivita in circolo di 24 ore. Cioè si dimezza ogni 24 ore. Le Megadosi prese una volta alla settimana, una volta ogni due settimane, una volta al mese, o “una volta ogni morte di Papa” (scusa Francesco…), sono inappropriate.
Ciò spiega perché a distanza di un anno di somministrazione fatta a “casaccio”, i tuoi valori sono stabili, e non si sono mossi di una virgola.

3)La quantità di vitamina D da integrare dipende da tantissimi fattori.

Da qual è il valore di partenza, dal valore degli “altri esami”, dalle malattie che hai, dai problemi di malassorbimento, dai farmaci che prendi, dal fatto se sei normopeso o obeso eccetera.
Il che vuol dire, che in un post o via email – in assenza di questi dati – non potrò dare una risposta.
L’assunzione di qualunque “farmaco terapia” va cucita addosso al paziente, un abito va fatto su misura, e quante volte te lo devo dire, che io non sono d’accordo con i protocolli uguali per tutti?

4)Una sola forma di vitamina D?

In commercio ne esistono almeno 5, due delle quali vengono date specificatamente a pazienti che hanno problemi epatici e problemi renali (Didrogil e Rocaltrol) e necessitano di prescrizione medica.
Nuovamente, torniamo all’abito che va cucito su misura…

5) Si può comprare la vitamina D3 in Farmacia, Parafarmacia, Erboristeria e su Internet.

Se il farmacista non vuole vendertela o il medico non vuole prescrivertela, la spesa è di pochi euro al mese (quella che prescrivo io sublinguale, in olea d’oliva , ha un costo di 24.90 euro per 4 mesi di terapia).
Quindi per favore non piangetemi nei commenti che il vostro curante non vuole prescrivertela.

Un ultima cosa, per i detrattori.

Quelli che non sono d’accordo che io dica queste cose, quelli che scientificamente pensano che sto sbagliando, quelli che pensano che sono matto, o quelli a cui hanno fatto terrorismo psicologico (peccato che non lo facciano con statine, gastroprotettori e antibiotici)…

…Mi rendo conto che una pagina di divulgazione medica gratuita come questa qui può dare fastidio a molti, perché risveglia le coscienze e ci riporta al sacrosanto diritto di occuparci della nostra salute.

A costoro dico che mai il dottor Prinzi scriverà qualcosa che non sia confermata dalla scienza e dai lavori scientifici e che non sia indicata dalle società scientifiche Internazionali o Nazionali. Con tanto di bibliografia. 😉

A “quei” signori ricordo, che il sottoscritto ha giurato su Ippocrate, che avrebbe curato e seguito i pazienti in scienza e coscienza e che risponde alle leggi dello Stato, le quali  impongono responsabilità civile e penale – etica e morale – di tutto quello che faccio.

Perché sennò a che cacchio servono i lavori scientifici?

Per questo io invito tutti, te compreso, ad informarti e ad approfondire quello che scrivo.

Quindi, rimani collegato/a alla pagina, approfondisci, informati, e condividi liberamente ogni singolo post che trovi interessante perché è di pubblica utilità.
E perché la tua salute vale!

Il colesterolo troppo basso fa piu’ male di quello troppo alto?

Ti sei mai domandato se mettere in giro notizie false sia fonte di guadagno per qualcuno? Me lo domando da quando scrivo informazioni mediche e scientifiche su questa pagina ed ho scritto spesso di quanto sia stupido ascrivere tutte le malattie dell’uomo e della donna ad un singolo fattore – il colesterolo – senza andarsi a studiare a cosa serve davvero e senza cercare altri fattori, come dieta, fumo, sedentarietà, diabete o polifarmacia. .

Il Colesterolo, a parte produrre tutti gli ormoni del corpo (compreso quelli sessuali) ed essere un fattore di stabilizzazione delle membrane cellulari è tra i piú potenti antiossidanti esistenti nel corpo. Ma continuo a sentir dire da chiunque (medici compresi!) che l’unica forma di colesterolo buono è quello basso. Come se fosse scritto nella pietra!

Peccato che nessun lavoro scientifico ad oggi dimostri, oltre ogni ragionevole dubbio, che il colesterolo basso sia benefico per la salute di chiunque.

E leggendo i lavori scientifici più recenti c’è da avere il ragionevole dubbio che chi ti fa terrorismo psicologico per un colesterolo all’ 1% oltre la norma, forse ci guadagna dalla prescrizione perché ti liquida in 3 minuti e nemmeno ti degna di attenzione o di spiegazioni.

Ma tu dirai: il dott. Prinzi è impazzito?
Non lo sa che il colesterolo basso serve a proteggersi da infarti e ictus? Non lo sa che la statina (santa e unica!) è prescritta da protocollo a tutti, e che salva miliardi di vite?

Ebbene, il dott. Prinzi legge articoli scientifici e si pone delle domande.
Quali articoli legge?

Per esempio, quello pubblicato dalla dott.ssa Pamela Rist (maggio 2019) che ha tenuto sotto controllo 28.000 donne dai 45 anni in su per 19 anni dimostrando che quando il colesterolo “cattivo” e’ troppo basso, raddoppia il rischio di ictus (2,2 volte in più).

O quello pubblicato a luglio 2019 dal dott. Xiang Gao (Harvard Medical School di Boston) che ha coinvolto 96.000 individui con misurazioni annuali del colesterolo per 9 anni, e ha dimostrato è il colesterolo cattivo “troppo basso” è legato a maggior rischio di ictus emorragico. .

Possiamo ritenere che 28.000 + 96.000 è un numero piu’ che sufficiente di persone per fare statistiche.

Meno consistente come numeri, ma più recente (quest’anno) un lavoro italiano in cui il colesterolo troppo basso viene descritto come fattore di rischio per la salute mentale ed è associato ad incremento del rischio suicidario.

I risultati dello studio pubblicato su “Frontiers in Psychiatry”, e condotto su 632 persone – di cui 432 avevano tentato il suicidio – rivelano che in certi soggetti, i livelli di colesterolo minori di 200 mg/dl sono associati a maggior rischio suicidario. In particolare se tutto il quadro lipidico di Colesterolo e Trigliceridi è sbilanciato verso valori bassi. Curioso no?
Ictus  e Rischio Suicidario, tutto collegato al cervello. Curioso o prevedibile? Sono certamente fatti prevedibili, se si sa che la statina, usata per abbassare il colesterolo,  passa la barriera ematoencefalica – la barriera che protegge il cervello dalle sostanze dannose – e una volta nel cervello blocca la sintesi del colesterolo (di cui è fatto circa il 50% del cervello, e il 97% del cristallino).

Se devi prendere la statina a vita, perché è un salvavita, devi aver pazienza e aspettarti il peggio. Ma se la stai prendendo per un motivo sbagliato che ora sai, potresti per favore chiedere al tuo curante di metterti per iscritto che sei obbligato a prenderlo, quali rischi ci sono e come evitarli?

Ci sono tre modi semplici per abbassare il Colesterolo:

  1. assumere grassi buoni come frutta secca, olio d’oliva evo, e pesce azzurro (non affumicato, per carità!) in generose quantità, ma anche togliendo le farine raffinate e lo zucchero.
  2. fare moderata attività fisica (negli anziani va anche bene 30-40 minuti di tapis roulant a bassa velocità, tre volte la settimana), .
  3. affidarsi a chi vuole il tuo bene e non ci guadagna dalla vendita di “certi” veleni (farmacon in greco vuol dire veleno) che, se serve, ti prescrive statina vegetale, vitamina D, Curcuma, Axastantina, Coenzima Q10, eccetera…

Condividi liberamente a chiunque sia interessato.
Perché, come sai già, se mi segui…

La tua salute vale!

Fonti:

dott.Ssa Pamela Rist

dott. Xiang Gao

Rischio Suicidario

Carenza Vitaminica, la lezione “dimenticata” dai medici – Parte 1

Parte 1

Gastrite Atrofica, ferro basso, Anemia Perniciosa, e gastroprotettore

Hai presente quando il livello di ferro del sangue è talmente basso da averlo sotto i piedi? Il tuo medico ti fa assumere ferro in fiale e compresse come se non ci fosse un domani e dopo mesi di terapia il ferro nel sangue è ancora basso?

Molti temono un brutto male (e vanno dall’ematologo o dall’oncologo), altri vedono una anemia e sentono una grande stanchezza che non sparisce nemmeno con quintalate di ferro.

Ma nessuno guarda più allo stomaco o alle carenze vitaminiche nel sangue.

Io non ricordo se ero fisicamente presente alla lezione in cui ne hanno parlato, o se i miei docenti me lo domandarono agli esami ma – come qualunque studente di medicina – so che il ferro non viene assorbito per virtù dello spirito santo, ma necessita di tre cose:

  1. la giusta acidità nello stomaco (e le cellule che producono il fattore di castle),
  2. la vitamina B12 (o Cianocobalamina) che viene “agganciata” dal fattore di Castle per essere assorbita nella parte distale dell’intestino tenue,
  3. i Bifidobatteri (ma questa è storia x un altro post).

Quindi, a che serve farti bere litri di ferro se poi hai una Anemia Perniciosa da acloridria e quel ferro non puoi assorbirlo?
Ok, so che sto correndo, come il mio solito.
Andiamo per gradi.

Permettimi di presentarti la Acloridria, la Gastrite Atrofica e l’Anemia Perniciosa. .

La Gastrite Atrofica (GA) si verifica in circa il 2% della popolazione con prevalenza elevata nelle donne anziane. In questa malattia autoimmune cronica, il sistema immunitario produce “auto-anticorpi” contro le cellule della parete gastrica, responsabili sia della produzione di acido gastrico che di fattore intrinseco (o Fattore di Castle) – quello che citavo poco fa.

Nelle fasi più avanzate, questi cambiamenti causano acloridria, cioè assenza di acido (cloridrico) gastrico. Sarebbe quindi inutile o controproducente prescrivere un gastroprotettore perchè la acloridria la mantiene o la peggiora. . La conferma? in quei pazienti che “si fanno” di gastroprotettore da anni (o che se ne fanno 80 mg al giorno) la acloridria compare comunque.

La riduzione dei livelli di fattore intrinseco provoca malassorbimento di vitamina B12. Più recentemente, sono stati riportati casi di carenza di ferro e Anemia Sideropenica (da carenza di ferro) insieme alla GA, anche nei pazienti più giovani.

Inoltre, la carenza di diverse vitamine e micronutrienti come Vitamina C, vitamina D, Acido folico e Calcio è spesso descritta in pazienti con la GA ma anche nella Acloridria di lunga data dovuta a lunghe terapie con Inibitori della pompa protonica (gastroprotettori o IPP) oppure a causa di un intervento di asportazione dello stomaco (per tumore, per ulcere perforate ma anche per non necessari interventi di dimagrimento).

Il meccanismo alla base di questi cambiamenti sembra essere la combinazione di uno o più di questi quattro:

  1. l’aumento della distruzione dei nutrienti (come per la vitamina c),
  2. la riduzione dell’assorbimento dei nutrienti nella mucosa gastrica (o interruzioni nell’assorbimento intestinale),
  3. l’elevato ph (poca acidità, alcalinità o acloridria) dello stomaco,
  4. eccessiva crescita batterica (disbiosi gastrica e/o concomitante sovracrescita batterica e fungina del piccolo intestino).

L’Anemia Perniciosa (AP) è la causa più comune di “Anemia Megaloblastica” nei paesi occidentali, e risulta da un ridotto assorbimento di Cobalamina (Vitamina B12) per la mancanza di produzione del fattore intrinseco di Castle a sua volta causata dalla distruzione delle cellule parietali dello stomaco.

La B12 è importante in numerosi processi biologici, come la sintesi e la regolazione del DNA, la produzione di energia e la produzione di Globuli Rossi. Non può essere sintetizzata nel corpo umano, ma dovrebbe essere introdotta con il cibo (con le proteine). Risulta infatti carente (e andrebbe integrata!) in chi fa una scelta di vita vegana o vegetariana.

La carenza di vitamina B12 può causare:

Anemia Macrocitica, Iper-Omocisteinemia (che aumenta il rischio di aterosclerosi e trombosi), manifestazioni neuropsichiatriche (come parestesie, debolezza, anomalie dell’andatura) cambiamenti cognitivi o comportamentali. . Suona simile a sintomi tipici del colon irritabile, della sensibilità al glutine e alla fibromialgia. Curioso, no? .
Certo, ci sono anche rare alterazioni genetiche che bloccano l’assorbimento della B12, ma in letteratura la prevalenza della carenza di vitamina B12 tra le persone anziane può variare tra il 5% e il 40% a seconda del valore ematico analizzato della vitamina B12.

La gastrite autoimmune (Anemia Perniciosa) è la causa più comune di grave carenza di vitamina B12 a causa del malassorbimento di Cobalamina dal cibo soprattutto negli anziani.
Tuttavia l’uso di alcuni farmaci – come inibitori della pompa protonica (gastroprotettori), inibitori del recettore H2 (cimetidina, ranitidina), metformina o colesteramina – interferiscono con l’assortimento della B12.

Sembra che la GA e la AP siano sotto-diagnosticate nei nostro civilizzato mondo e che vengano “curate” con prescrizioni croniche di ferro, a volte anche con B12 e Folati, senza che nessuno si vada a chiedere il perché e senza che ci si sforzi di fare diagnosi.

Amo le vitamine, svolgono funzioni vitali e mai dovrebbero sottovalutate quando si presenta una malattia, anche perché la terapia è abbastanza economica e non necessitano di prescrizione medica (non la C, non la D, non la B12 o i Folati) .

Per questo ti lascio con tre consigli:

  1. Assumi più che puoi alimenti ricchi di vitamine (zuccheri e farina 00 ne sono assolutamente privi).
  2. Nel caso di Ferro basso, nelle tue analisi del sangue pretendi di aggiungere Omocisteina, vit. B12, vit. D 25 (OH), Folati, Calcitonia e Paratormone.
  3. Sospetta sempre che una Anemia Perniciosa possa essere l’effetto collaterale di uno dei farmaci (utile o inutile) che stai assumendo.

Perchè la tua salute vale, e se stai assumendo farmaci x il motivo sbagliato stai pesando inutilmente su un sistema sanitario morente.

Colon Irritabile, una patologia incompresa. Soprattutto dai diagnosti

Nella mia attività ambulatoriale in giro per l’Italia, vedo molti pazienti “etichettati” come affetti da due strane patologie dai contorni misteriosi, che sembrano venir fuori dai trattati medici dell”800:
la “gastrite nervosa” e la “colite nervosa

Si usa, forse, l’aggettivo “nervosa” per scostarsi dal precedente – famoso grazie al lavoro di Freud – e meno politicamente corretto di “isteria”?
Ma cosa le caratterizza?

Sintomi sfumati intestinali ed extraintestinali comuni, che spesso si sovrappongono. Quasi come se fossero parte di una “sindrome”.

A conferma, la loro presentazione “classica” è una combinazione di sintomi simili o sovrapponibili alla “sindrome dell’intestino irritabile” (non colon irritabile!).
Tra questi :

  • dolore addominale (definito “colite” o “colica” o “intestino infiammato”)
  • gonfiore addominale
  • gastrite e reflusso,
  • digestione lentissima
  • anomalie della popò (diarrea o stitichezza)

Manifestazioni sistemiche o extra-intestinali come

  • “mente annebbiata”,
  • mal di testa,
  • astenia,
  • dolori articolari e muscolari,
  • intorpidimento alle gambe o alle braccia,
  • dermatite (eczema o eruzione cutanea),
  • depressione e anemia

Oggi, nel 2019, che siamo capaci di estrarre l’RNA batterico presente della cacca per ricostruire il Microbioma Intestinale, che siamo capaci di far crescere un seme di lino sulla luna, oggi, per alcuni medici, siamo ancora nel 1800, periodo famoso per la nascita del termine “isteria” (e l’invenzione del vibratore, dopo che Freud vi identificò la migliore cura).

 Così, non avendo interesse e/o capacità di fare diagnosi (che è il primo compito del medico) o non sapendo perché i “tre classici farmaci” non funzionano, preferiscono credere che il/la paziente abbia depressione, o sia ansiosa e/o matta, con il conseguente risultato che la prescrizione di psicofarmaci è la norma.
Il risultato?
Ovviamente nulla cambia della patologia di base o dei sintomi, ma il paziente che si presenta dall’ennesimo medico con la precedente prescrizione di psicofarmaci verrà subito etichettato come ansioso. Quindi, visto alla luce di una precedente diagnosi, il paziente così etichettato verrà visto con un “preconcetto”, ascoltato a metà, forse sottovalutato.

Per un attimo voglio schierarmi coi medici, forse hanno ragione nel vedere la persona ansiosa, depressa o confusa, ma secondo me queste non sono le cause della malattia, ma le conseguenze di:

  1. bombardamento mediatico finalizzato a produrre terrorismo psicologico nel popolo, per vendere farmaci sintomatici (Farmaco =Veleno , ti dice nulla?) che nulla hanno a che fare con l’atto medico e la salute;
  2. nomadismo diagnostico: con google e facebook speriamo sempre di aver trovato la strada giusta. Inizia così spesso il giro delle 7 chiese, alla ricerca del “medico/mago” che ascolti il paziente, comprenda la causa e imposti la terapia.

Un esempio accaduto nel mio studio

Tre mesi fa una signora dell’entroterra siculo venne nel mio studio a Palermo dicendomi che ero il tredicesimo gastroenterologo con cui faceva una visita. Ma dopo 12 anni di reflusso e una qualità di vita pessima, prendendo il gastroprotettore e  le goccine per l’ansia, con nessun risultato sul suo problema di salute, anche un santo sarebbe ansioso o depresso no?
Così, ho fatto una cosa che nessuno aveva mai fatto. Le ho creduto.
Poi, le ho chiesto se aveva notato peggiorare il reflusso con certi cibi.
Poi le ho chiesto se aveva problemi con la bigiotteria, la lattuga e la buccia della pesca. Le ho anche chiesto se era stata allattata e svezzata correttamente.
Ed è stato lì che l’ho incontrata nel suo dramma e le ho dato una speranza di guarigione.

Perché se sai come funziona il corpo, se sai cosa andare a cercare, quando lo trovi lo puoi gestire, spegnere, educare.

Amiche ed amici della pagina, quando avete un sintomo o una patologia gastrointestinale, ricordate sempre che il tubo digerente é lungo 8 metri. Ricordate che parte dalla bocca e arriva all’ano. E che è ricoperto dal microbiota intestinale. E che i vostri sintomi sono connessi al cibo che entra in contatto (anche piccole quantità) con la mucosa dell’intestino.

Se mi dici che hai il colon irritabile, in automatico ti risponderò: cosa esattamente irrita il tuo colon?
Se il tuo specialista non te lo chiede, o ti prescrive le goccine per l’ansia… Cambia specialista.

Dovremmo tutti farci delle domande come :

  1. la mia dispepsia/gastrite/reflusso/colite da cosa dipende? quale è la diagnosi?
  2. sulla base della mia diagnosi, è il gastroprotettore il farmaco più adatto?
  3. da quando prendo il gastroprotettore sto meglio o noto dei peggioramenti?

Perdonami questo sfogo e questa riflessione, ma è giusto che qualche “medico delle panze” ti ricordi che solo tu hai potere sulla tua salute, solo tu puoi scegliere di stare bene e che tu sei la persona più interessata a farlo. .

Continua a commentare, seguire la pagina e condividere ciò che ritieni di pubblica utilità.

Perché la tua salute vale!

Helicobacter Pylori e gastrite. È vero che si cura con vitamina C ?

10 sett ore 07,07

La vitamina C o Acido Ascorbico è uno dei micronutrienti essenziali per la salute umana, ma a causa di diverse mutazioni genetiche, noi esseri umani – a differenza della maggior parte degli animali – abbiamo perso la capacità di produrla.

In sintesi, sono due le principali funzioni della vitamina C:
come antiossidante e come cofattore è coinvolta nella sintesi di carnitina, collagene e neurotrasmettitori.

Come antiossidante, la vitamina C protegge il corpo da vari effetti deleteri dei radicali liberi. Bassi livelli di vitamina C sono stati associati a molte condizioni, tra cui lo scorbuto, la tendenza al sanguinamento, la guarigione ritardata della ferita, l’anemia, alcuni tumori, infezioni varie, ecc.

Per quanto riguarda l’Ulcera Peptica e le sue complicanze, è noto che la carenza di Acido Ascorbico è correlata all’elevata presenza di gastrite e sanguinamento, da Ulcere Gastriche e Duodenali. Infatti, livelli più bassi di Vitamina C, sia nel succo gastrico che nel siero, sono stati ripetutamente associati a pazienti con Gastrite da Helycobacter Pylori e Ulcere Peptiche. .

Normalmente, le concentrazioni di Ascorbato della ghiandola gastrica sono da tre a sette volte superiori ai livelli plasmatici, indicando che l’Acido Ascorbico viene attivamente trasportato o secreto dal plasma dentro il succo gastrico.

Supplementazioni di Acido Ascorbico hanno invece dimostrato di essere inversamente correlati al Cancro Gastrico (più se ne ha e meno incidenza di tumore gastrico si ha).

Ma che c’entra l’Helicobacter Pylori?

Da quando l’Helicobacter Pylori (HP) è stato identificato nel 1982, la Gastrite e l’Ulcera Gastrica e Duodenale sono state gradualmente viste come conseguenza di una malattia infettiva.
Si calcola che l’HP colpisca più del 50% della popolazione mondiale di cui moltissimi non hanno nessun sintomo. Solo 1 o 2 persone su 10 – non tutti, quindi – potrebbero sviluppare Gastrite Cronica o Ulcerazione Peptica.

Più raramente si possono sviluppare Tumori Linfoidi associati alla mucosa o persino Adenocarcinoma gastrico.
In questi pazienti (10-20% di quelli che hanno l’HP) l’eradicazione del batterio è efficace per la Gastrite, l’Ulcera Peptica e per scongiurare il Linfoma precoce (maltoma). Ha anche il potenziale di ridurre il rischio di sviluppo del Tumore Gastrico, sebbene questo tumore sia certamente associato al consumo di prodotti troppo salati, ai fritti o ai cibi cotti oltre certe temperature.

Numerosi rapporti clinici mostrano che la carenza di Acido Ascorbico (vitamina C) è stata connessa con le Gastrite e questo lo si sapeva già dagli anni ’30.
Mentre l’eradicazione di HP ha dimostrato di aumentare i livelli di vitamina C, i benefici dell’assunzione orale di vitamina C per l’eradicazione di HP è controversa. Cioè: nessuno studio lo dimostra oltre ogni ragionevole dubbio.

L’ eradicazione di H. Pylori può invertire l’effetto negativo e aumentare i livelli di vitamina C nel siero e nel succo gastrico. Ma complici le quantità diverse, il tipo di somministrazione e il tipo di varianti statistiche, gli studi scientifici sull’assunzione orale di Acido Ascorbico ha riportato risultati ambigui (a volte si, a volte no) nella capacità di eradicazione dell’HP.

Mentre continuo ad approfondire questi affascinanti studi sull’uso della vitamina C nelle gastriti e nelle infezioni da HP, mi permetto di proporre tre suggerimenti :

  1. aumenta nella dieta la quantità di cibi contenenti vitamina C (cerca la lista su google),
  2. la vitamina C è (quasi) priva di effetti collaterali: se soffri di Gastrite o Reflusso inserisci dosi di 500/1000 mg ai pasti, a stomaco pieno,
  3. approfondisci l’argomento con i link che trovi qui sotto o tramite il gruppo ufficiale di studio e condivisione di informazioni, gestito da Luigi Garzillo.
    https://www.facebook.com/groups/368217367341597/

Perché la tua salute vale!

Fonti:
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/pmc3798080/ https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/pmc6102328/ https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/pmc3874117/

Colesterolo elevato, farmaci ed effetti collaterali

Ci sono alternative alle statine?
Si, almeno due.

Da quando il dott. Keys ha iniziato la sua battaglia contro gli infarti – vedendo nel colesterolo alto l’unica fonte di pericolo – le aziende farmaceutiche hanno investito tempo e risorse nello studio di farmaci che bloccano l’enzima principale della produzione di colesterolo.

Da allora, i livelli di colesterolo considerati pericolosi si sono via via ridotti con gli anni, facendo aumentare a dismisura i “malati” che hanno “bisogno” di essere sottoposti a terapia. Partiamo subito con due considerazioni preliminari:

  1. Ad oggi nessuno studio scientifico ha dimostrato oltre ogni dubbio che abbassare il Colesterolo LDL abbassi la frequenza degli infarti. Anzi, troppo spesso le prove scientifiche smentiscono questo assunto. E puntano il dito contro Zucchero e Carboidrati raffinati.
  2. Come ogni farmaco (che in greco vuol dire veleno), le statine provocano effetti collaterali devastanti, perché il colesterolo serve in un mucchio di reazioni interne ed è parte integrante di cellule e sistema nervoso (giusto per citarne due). Gli effetti collaterali colpiscono fino al 25% dei pazienti (uno su quattro!!) sotto forma di Miotossicità (tossico per i muscoli) come Miopatie, Mialgie, Miosite o la temibile Rabdomiolisi. Sarà quindi per la presenza di effetti collaterali, o per la paura di averli, che molto spesso i pazienti preferiscono gli “integratori”.

Ma anche perché oggi in rete trovi tutte le informazioni che cerchi, e perché sul territorio italiano si stanno affacciando validi professionisti che si apprestano a sostituire i “dinosauri”.

La Nutraceutica è un’area di farmacologia riguardante integratori alimentari (che integrano la normale dieta), alimenti funzionali (cioè arricchiti con componenti con funzioni terapeutiche o protettive specifiche) e preparazioni a base di erbe medicinali.

La maggior ha origine vegetale, ma esistono anche sostanze di origine animale (ad esempio olio di pesce). Studi recenti hanno mostrato risultati promettenti per questi farmaci in varie patologie come Diiabete, Arteriosclerosi, Malattie Cardiovascolari, Cancro e Disturbi Neurologici.

Pertanto, i Nutraceutici sono considerati fonti di promozione della salute.

Ma non farti trarre in inganno dal “naturale” perché non vuol dire “privo di effetti collaterali”, dal momento che molti farmaci classici derivano dalle piante e, in natura, ci sono anche un certo numero di sostanze tossiche (come quelle derivate dai funghi (per esempio).

Pertanto, tra tutti i Nutraceutici, è necessario vedere quali hanno un’efficacia veramente documentabile.

Un articolo scientifico dell’università di Palermo del 2015 ha analizzato le caratteristiche delle più interessanti molecole con effetto Ipolipemizzante. Tra tutte le sostanze utili (Polifenoli, Aglio, Policosanoli, Steroli vegetali, Guggul eccetera) due hanno una robusta letteratura scientifica: la Berberina e il Riso Rosso Fermentato.

BERBERINA

Tradizionalmente usata per per le sue proprietà antimicrobiche e antisecretive, negli ultimi anni la maggior parte delle attenzioni sono state sulle proprietà metaboliche.

  • Nel 2004, Kong et al. Hanno dimostrato che riduceva il Colesterolo plasmatico del 29% (l’ldl del 25%!) e i Trigliceridi del 35%, senza modificare l’ hdl.
  • Nel 2012 Bertolini nell’uomo dimostrava effetti superiori a quelli delle statine. – altri studi hanno persino evidenziato effetti ipoglicemici della Berberina in pazienti con Diabete Mellito di tipo 2 miglioramendo l’insulino-resistenza. La Berberina ha un meccanismo d’azione diverso da quello delle Statine: la sua capacità di operare su più livelli e l’assenza di significativi effetti collaterali, suggerisce che rappresenti uno dei farmaci Nutraceutici disponibili più interessanti .

RISO ROSSO FERMENTATO

La fermentazione del riso rosso da parte del Monascus Purpureus produce la Monacolina K (anche conosciuta come Lovastatina) che inibisce la sintesi del Colesterolo. Agisce insieme ad altre Monacoline e, rispetto alla Lovastatina, ha una biodisponibilità maggiore allo stesso dosaggio (cioè ne basta meno).

  • Nel 1999 Heber e colleghi hanno trattato 83 soggetti Iperlipidemici con ampie riduzioni del Colesterolo LDL(tra 20 e 60 mg/dl).
  • In una meta-analisi del 2006 (su 93 studi randomizzati!!) Liu e colleghi hanno riportato risultati simili, dimostrando un effetto significativo sui livelli di colesterolo totale e LDL ma non sui Trigliceridi o concentrazioni di colesterolo HDL.
  • In uno studio del 2009, sulla prevenzione secondaria condotta per 5 anni in 5000 soggetti cinesi, Liu e colleghi hanno dimostrato che l’estratto di Riso Rosso Fermentato – oltre a una riduzione del 20% del colesterolo LDL – ha portato a una significativa riduzione di eventi coronarici rispetto al placebo e un’elevata tollerabilità del trattamento.
  • In uno studio del 2009 pazienti con Colesterolo alto con storia di Mialgia da statine è stato trattato per 12 settimane con il Riso Rosso Fermentato mostrando una riduzione del colesterolo sovrapponibile alla Simvastatina da 40 mg ma con buona tollerabilità rispetto al farmaco classico.
  • Nel complesso, il Riso Rosso Fermentato sembra avere un’incidenza più bassa di disturbi muscolari rispetto alle statine. Quindi potrebbe essere una vera alternativa terapeutica nei pazienti intolleranti alle statine (o quelli che hanno subìto effetti collaterali).

Lo studio scientifico palermitano da cui traggo questi dati conclude che:

  • I Nutraceutici rappresentano un valido trattamento ipolipemico alternativo e quindi hanno un ruolo nelle strategie di prevenzione cardiovascolare.
  • I Nutraceutici hanno molteplici vantaggi fisiologici e il loro uso può essere una valida alternativa o una terapia complementare al trattamento convenzionale in molti campi.
  • Un uso corretto e ragionato può aiutare a prevenire le malattie croniche, aumentare l’aspettativa di vita, sostenere la struttura o la funzione del corpo, ritardare il processo di invecchiamento e aiutare a mantenere una buona salute generale. Pur non citando i Probiotici, le considerazioni scientifiche che legano il Microbiota e le placche arteriosclerotiche saranno oggetto di un prossimo articolo.

Approfondisci l’argomento se vuoi. So benissimo che con Google è Facebook tutti sono bravi, ma in medicina e nella nutrizione evita i “dinosauri” che credono ancora alle chilocalorie oppure ti propongono le statine non appena hai il colesterolo a 181 (ai bambini anche a 130). La dieta aiuta molto ed anche lo stile di vita.

Se hai dubbi affidati all’esperto!

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Perchè la tua salute vale!

Fonte: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/pmc4671351/

Il dolce… Veleno.

I bambini amano il gusto dolce…

E la Gran Bretagna si è posta l’obbiettivo di dimezzare entro il 2030 il tasso di obesità infantile e punta il dito contro i “produttori di merendine”. Il rapporto di Public Health England, analizzati oltre 1.100 alimenti per bambini da uno a tre anni, conclude che in molti casi lo zucchero (di varia provenienza) nei prodotti alimentari confezionati, rappresenta due terzi del peso (per esempio in alcuni prodotti alla frutta vi sono 67 grammi di zucchero su 100 di prodotto).

Le etichette?

Non permettono quasi mai di comprendere la verità, la pubblicità è sempre presente (anche se teoricamente dovrebbe essere molto limitata).

L’allarme è giustificato anche dalla crescita del mercato degli snack e delle merende (+11% tra il 2017 e il 2018), che sta attraendo sempre più spesso bambini molto piccoli.

Condanna ferma, quindi, ai cibi consigliati dai quattro mesi di età in su, perché prima dei sei mesi compiuti bisognerebbe limitarsi all’allattamento al seno o – alla peggio – al latte artificiale quando il primo non sia possibile, senza dare zuccheri aggiunti. Fino ai due-tre anni.

Piuttosto, sarebbero sempre da preferire la frutta fresca o il latte o i suoi derivati (non zuccherati).

E in italia? Zero assoluto, mentre il nostro SSN muore e alcuni (Savona, presidente Consob) dichiarano come necessario, che chi può, deve pagarsi sanità e salute.

È evidente che non è così che si pongono le basi per un’infanzia sana, e ora molti specialisti sembrano chiedere misure più drastiche di quelle attuate finora. Prima che sia troppo tardi e un’intera generazione cresca irrimediabilmente in sovrappeso, con molte carie da curare e con uno stato di salute già compromesso.

Per questo, ho tre consigli da darti:

  1. mai zucchero prima dei 2-3 anni di età (meglio mai)
  2. frutta fresca piuttosto che succhi di frutta
  3. impara a farti le merendine a casa e diffida della pubblicità e delle etichette nutrizionali. 

Perché la tua salute vale!

Fonti:

Alimenti per bambini: troppi zuccheri. I pediatri chiedono un intervento radicale al governo

https://www.finanzaonline.com/notizie/savona-non-possiamo-dare-sanita-gratis-a-persone-in-grado-di-procurarsela-con-reddito

Curare il sintomo o la causa?

Rispondo a 2 domande che ricevo spessissimo.

  1. “Quale gastroprotettore posso prendere al posto di quello che prendo già?
  2. “Qual’è il miglior probiotico in commercio?”

Cara amica, caro amico che mi leggi, permettimi una introduzione.
Quando scrivo, non nascondo la mia preoccupazione verso quella medicina che viene definita “sintomatica”.

La “medicina sintomatica” si prende cura dei sintomi, cioè degli effetti di una causa. Per qualcuno, questo significa un approccio superficiale – letteralmente “alla superficie del problema” – piuttosto che in profondità, laddove risiede la “radice del problema”.

Nella scuola di medicina dove sono stato istruito, mi hanno insegnato l’arte della clinica, un processo di deduzione logica volto alla ricerca delle cause. Perché una volta identificate e interrotte – o “spente” – le cause di un certo fenomeno, quel fenomeno sparisce.

Facciamo un esempio con la metafora della barca e della falla.

Se siamo su una barca, e questa barca si è scontrata con uno scoglio che ha aperto una falla nello scafo e imbarchiamo acqua, l’acqua che entra nello scafo è il sintomo, la falla è la causa.

Potremmo passare ore a buttare l’acqua fuoribordo – e ti assicuro che è stancante, ma finché non “ripariamo la falla”, l’acqua continuerà ad entrare nella barca.

Io sono un sostenitore di quella “filosofia taoista pratica” per cui bisogna avere il massimo risultato con il minimo dello sforzo. E buttare l’acqua fuoribordo è sicuramente l’unica cosa sensata da fare per non affondare in quel momento. Ma l’obiettivo non è sfiancarmi (e investire tempo) su un sintomo, ma è portare la barca in secca per le riparazioni.
Perché solamente così risolvi il problema.

Ed ecco che quando ti metto in guardia contro l’uso inappropriato e a lungo termine dei gastroprotettori – come fanno le maggiori società scientifiche mediche italiane (SIF, AIGO, FIMMG) – la domanda che più spesso mi viene posta è (più o meno):

“Quale gastroprotettore posso prendere al posto di quello che prendo già?

“Riprendendo la metafora della barca, è un po’ come se mi si chiedesse: «quale contenitore posso usare – rispetto a quello che sto usando adesso – per buttare l’acqua fuoribordo?» .
La mia risposta? Qualunque contenitore usi, qualunque la capienza, la forma o il colore, stai comunque lavorando su un sintomo, non sulla causa. Stai investendo tempo e risorse senza risolvere la causa del problema. Problema che si trova sicuramente “più in basso”, giacché la maggior parte delle “gastriti” che non rispondono ai gastroprotettori sono Gastriti Biliari da reflusso duodeno – gastrico (effetto di una disbiosi tipo Sibo).

Lo stomaco è la parte alta di un tubo lungo tra i 7 e gli 8 metri. E questo “tubo” ha la più grossa concentrazione di tessuto linfatico del corpo (70%) e la maggiore presenza di tessuto nervoso al di sotto del cervello e del midollo. Non è un caso quindi che chi soffre di “colon irritabile” abbia anche gastrite e reflusso, oltre a manifestazioni neurologiche, psichiatriche e, a volte, autoimmuni.

Siccome siamo stati abituati da pubblicità e “media” che esiste la pillolina magica che cura tutto, piuttosto che investire energie ad ascoltare il nostro corpo, preferiamo assumere (troppi) farmaci e per il motivo sbagliato.
Come la grande quantità di antibiotici, auto-prescritti come fossero acqua fresca! Cosi abbiamo creato antibiotico-resistenza nel mondo – con l’italia al primo posto in europa!

Chiariamoci:
siano benedetti gastroprotettori e antibiotici perché hanno cambiato la storia della medicina. Ma non sono caramelle, sono farmaci! E non esiste “farmacon” (in greco: veleno) senza effetti collaterali.

Il prezzo da pagare per una assunzione di farmaci inappropriata “a vita” è quello di accollarsi tutti gli effetti collaterali, così, se fai una “terapia sintomatica” mantieni attiva la causa del problema.
Una strategia tre volte fallimentare  perché:

  1. spegni il sintomo (un segnale di allarme),
  2. cronicizzi la causa,
  3.  ti condanni agli effetti collaterali.

E qui arriviamo alla seconda domanda che più spesso mi viene posta in privato e come commento ai post:
“Qual’è il miglior probiotico in commercio?”

Ci sono ottimi prodotti italiani, ma che cosa vuol dire “migliore” o “il migliore”? Una domanda non molto diversa da «qual è il miglior contenitore da usare per buttare l’acqua fuoribordo?»
Con 3750 diverse specie (dati vecchi) che hanno un patrimonio genetico di circa 4.000.000 di geni (contro i nostri 28/30.000) e non sapendo chi e quanti causano il tuo problema, cosa dovrei dirti?
Non avendo una diagnosi, cosa consigliare? Dovrei dirti che anche qui stiamo cadendo nella solita trappola pubblicitaria? La trappola fatta per vendere un minestrone con 70 miliardi di batteri (umani? non umani?) messi dentro tutti insieme e magari a stomaco vuoto senza rispetto della fisiologia batterica.
Il miglior farmaco? in assoluto? Te lo dice la diagnosi.

Per la diagnosi suggerisco  un esame delle feci che vada a vedere quant’è grande lo squilibrio e da chi è causato,cosi che si possa proporre una terapia efficace, che dia il massimo dei risultati col minimo costo.
Ma questo presuppone innanzitutto che tu ti riconosca come una “galassia a sé stante” piuttosto che uno dei milioni di “polli da spennare” a cui sono diretti i centinaia di spot che vedi in tv.

Poiché nessuno è uguale a te, la terapia va fatta su misura. Tra l’altro, non vendo né farmaci né integratori. E non vorrei essere confuso con un televenditore o un teleimbonitore.

Così, se credi che esista la “singola pillola” o il “singolo probiotico” valido per tutti, per tutti i malanni o per tutte le stagioni, stai facendo la domanda giusta, ma la stai facendo alla persona sbagliata.

Né avevo già scritto qui:
“La spia della benzina – una metafora su terapia sintomatica e medicina superficiale”.
M.Facebook.Com/story.Php?story_fbid=2150863495160881&id=1586526338261269 .

Questa pagina di gratuita divulgazione medica e scientifica ha lo scopo di smontare “fake news mediche”, “leggende metropolitane” e la logica dei “protocolli” uguali per tutti.

Ti dà informazioni senza usare il linguaggio “medichese”, in modo che tu ritorni a sentirti in grado di usare la logica deduttiva per risolvere il tuo problema.

Ti invita a fare “manutenzione ordinaria” su te stesso. E ti aiuta a comprendere che puoi essere il medico di te stesso.

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E perché la tua salute vale!

Farmaci che creano squilibrio intestinale – I Batteri ne alterano l’efficacia

Un farmaco su quattro genera squilibro dei batteri intestinali. E i batteri “squilibrati” alterano l’efficacia dei farmaci. .

Il corpo umano ospita trilioni di microrganismi. Il maggior numero dei quali risiede nell’intestino: è il Microbiota intestinale.

Come numero, superano quello delle nostre cellule (con proporzioni diverse, a secondo del lavoro scientifico esaminato).
Ma a livello di DNA non vi sono dubbi: possiedono oltre 4.000.000 di geni rispetto ai nostri 28/30.000 (ad essere generosi).
Grazie ai quali digeriscono ciò che noi siamo incapaci di digerire (glutine, caseina, vegetali, per citarne alcuni…) .

Negli ultimi 25 anni, migliaia di studi hanno dimostrato che la comunità Microbiota intestinale ha profondi effetti sulla salute generale:

  •  la sintesi di vitamine,
  •  lo sviluppo e la modulazione del sistema immunitario,
  •  la difesa rispetto ai “batteri cattivi”,
  •  il metabolismo del cibo
    (giusto per citare le più essenziali). .

Un cambiamento nel loro numero o nel numero di specie (inteso come biodiversità) o la loro presenza e/o la concentrazione in “luoghi innaturali” di residenza viene considerata una Disbiosi, uno squilibrio con effetti in tutte le loro funzioni. .

La Disbiosi è riconosciuta come con-causa di:

  • Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI),
  • Malattie Metaboliche (Obesità e Diabete)
  • Malattie Cardiovascolari (Ipertensione e Aterosclerosi)

La lista è lunga, con le malattie peggiori a cui riesci a pensare… .

Il Microbioma intestinale è relativamente stabile nel tempo finché “qualcosa” (fattori come il dieta e i farmaci, ) o qualcuno (dinosauri, ignoranti, sapientoni e chiunque ti dia consigli errati) non influenza la sua composizione e/o funzione. .

Essi hanno una capacità metabolica e detossificante sovrapponibile a quella del fegato. Ed come il sistema digerente che assorbe i farmaci, o il fegato che li modifica è lì trasforma in forma attiva, i microrganismi intestinali partecipano alla biodisponibilità, all’efficacia e agli effetti collaterali di molti dei farmaci che assumi per via orale.

Il che vuol dire che in tutti quei casi in cui sospetti una Disbiosi (e i segni sono tanti, se sai dove guardare) avvengono due fatti: .

  1.  i farmaci che assumi hanno il potere di promuovere, mantenere o peggiorare la Disbiosi;
  2.  la Disbiosi è capace di modificare la biodisponibilità del farmaco che stai prendendo, di disattivarlo o di generarne gli effetti collaterali.

Mentre continuiamo ad espandere la nostra comprensione di come il Microbiota Intestinale contribuisca al metabolismo dei farmaci e degli Xenobiotici (antibiotici, etanolo, pesticidi e additivi alimentari…) noi medici dobbiamo avere bene in mente cos’è il Microbiota e quali sono i segni evidenti di un suo squilibrio e al contempo, mentre passiamo queste competenze ai nostri assistiti, dovremmo sviluppare un approccio personalizzato alla persona e alla manifestazione di squilibrio per definire una terapia altrettanto personalizzata. Perché il rischio di fallire e di tenere una persona nell’ansia con terapie inutili o esami costosi è particolarmente alto .

Nell’attesa che ciò avvenga e diventi pratica quotidiana, ho tre consigli da darti:

  1. limita al minimo indispensabile i farmaci che prendi (soprattutto gastroprotettori, antibiotici e pilloline o goccine per l’ansia).
    Perchè gli effetti collaterali sul Microbiota sono tanti e sono terribili.
  2. fai caso se le tue patologie o i tuoi sintomi sono connessi a ciò che mangi: dopo quale cibo ingerito si manifesta  il tuo Reflusso, la diarrea o la colite?
  3. se incontri un medico che è facile alle prescrizioni di farmaci, che sottovaluta i sintomi, che ti nega gli esami, che dice che il Microbiota o la Sibo non esistono o che la vitamina D è una moda, che non prescrive né consiglia una dieta in qualsivoglia malattia del metabolismo o dell’apparato digerente, cambialo.

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Perchè la tua salute vale!

Un caro saluto mattutino siculo (direzione Marsala) dal tuo affezionato “medico delle panze siculo” e deprescrittore di quartiere. 😉 😀

Fonti (chrome le traduce automaticamente in italiano):

Un farmaco su 4 provoca Disbiosi. Ed 1 su 4 potrebbe essere un “falso” indiano o cinese

Curarsi in africa a volte vuol dire giocare alla roulette russa, perché un farmaco su 10, nei paesi a basso-medio reddito, è alterato, falsificato.

L’Africa è l’area dove le “fake drugs” sono più diffuse: il 42% dei casi rilevati a livello globale. Secondo gli studi della scuola di igiene e medicina tropicale di Londra, 158.000 morti l’anno nei paesi africani sono da attribuire a farmaci fittizi.

Due dati che impressionano? L’operazione “Biyela 1” nel 2013 coinvolse 24 paesi subsahariani col sequestro di 1 miliardo di prodotti contraffatti per un valore di circa 560 milioni di dollari. L’operazione “Pangea xi”, condotta dall’Interpool nel 2018, e portò al sequestro di tonnellate di medicinali potenzialmente pericolosi per (appena) 14 milioni di dollari.

Secondo le stime, i medicinali contraffatti producono affari pari ad almeno 200 miliardi di dollari (il settore più lucroso di falsificazione al mondo) e contribuiscono al crescente e temibile fenomeno della antibiotico-resistenza.

E molti di questi falsi sono quelli acquistati in rete. Perché i maggiori produttori di farmaci sono cinesi o indiani. . Ne sa qualcosa Donald Trump, perché il 40% dei farmaci Made in Usa sono in effetti prodotti in Cina, che prende dall’india l’80% degli ingredienti (primo produttore mondiale).

Nessuno stupore quando in Italia è scoppiato il caso della Curcuma che ha provocato epatiti fulminanti. Ma non ci si ferma mica li…

Infatti, l’agenzia del farmaco inglese (MHRA) nei mesi scorsi ha trovato confezioni di farmaci italiani senza il bollino di identificazione, segnalazione raccolta dall’AIFA che ha diramato un allarme internazionale.

Quali farmaci?

  • Neupro (si utilizza per la malattia di Parkinson)
  • Vimpat (per le crisi epilettiche),
  • Clexane (un anticoagulante),
  • Spiriva (prescritto per la broncopneumopatia cronica ostruttiva).

Al di la di queste notizie (vedi link in fondo al post), tutti dovrebbero essere consapevoli che farmaco deriva greco e vuol dire “veleno”, e che nessun farmaco agisce senza effetti collaterali.

Quindi, ogni terapia inutile o derivante da una diagnosi sbagliata o “miope” ha effetti collaterali prevedibili e evitabili. . Questi i medici lo sanno, perché è scritto nel 13° articolo del Codice Deontologico Medico.
E chi fa finta di dimenticarselo, dovrebbe spiegarlo all’ordine di competenza…

3 consigli oggi:

  1. Togli ogni farmaco inutile o che non funziona.
  2. Inizia a modificare la dieta perché tu lo sai benissimo cosa ti fa male quando lo mangi .
  3. Ricorda che la Costituzione Italiana (finché è valida) ti permette di scegliere da chi farti curare e come farti curare e quando questo non viene rispettato, ci sono gli “strumenti” per porvi rimedio.

Perche’ la tua salute vale !

Fonti:

  • https://www.ilmessaggero.it/salute/medicina/farmaci_falsi_quali_sono_ultime_notizie-4614688.Html
  • https://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2019/08/12/news/africa_farmaci_killer_-233464365
  • https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/07/22/tensione-cina-usa-larma-segreta-in-mano-a-pechino-sono-i-medicinali-controllano-il-40-dei-principi-attivi-dei-farmaci-americani/5337780/

La dieta fa regredire la Tiroidite di Hashimoto in appena 3 settimane? E quali altre malattie autoimmuni?

La Tiroidite è un processo infiammatorio dove il sistema immunitario – malamente stuzzicato da antigeni alimentari – combatte contro una parte di noi, naturalmente presente nelle cellule della tiroide, che il sistema immunitario dovrebbe invece riconoscere e “tollerare”.

Quando questa “tolleranza” manca, il nostro sistema immunitario attacca i nostri organi. Quindi basterebbe togliere quegli alimenti dalla dieta per togliere la causa della produzione di anticorpi anti-tiroidei?

Leggiamo quanto scoperto dai colleghi dell’università di Napoli.

Hanno selezionato 180 pazienti con alto BMI (obesi o francamente sovrappeso) che presentavano Tiroidite e alti livelli di anticorpi diretti contro la tiroide: anti-tireoglobulina (anti-tg), anti-microsomiali e antiperossidasi (anti-tpo).

Li hanno quindi divisi in due gruppi.

  1. 108 di loro hanno iniziato un programma di dieta basato sulle seguenti proporzioni: Carboidrati 12% – 15%, Proteine 50% -60% e Lipidi 25% -30%.
    I pazienti sono stati istruiti a mangiare verdure a foglie grandi e altre verdure – escludendo il cibo gozzigeno! – e solo parti magre di carne rossa e bianca. Sono stati esclusi dalla dieta anche i seguenti prodotti: uova , legumi , latticini , pane , pasta , frutta e riso. .
  2. I rimanenti 72 pazienti (gruppo di controllo) hanno seguito una dieta ipocalorica senza restrizioni per quanto riguarda i tipi di alimenti da consumare.

Dopo 3 settimane sono stati eseguiti test di bioimpedenza, misurazioni del peso corporeo e analisi del sangue (anti-tpo, anti-microsomiale, anti-tg, ormoni tiroidei).

I risultati dello studio

I pazienti del gruppo di controllo che seguivano la dieta ipocalorica hanno mostrato un aumento significativo dei livelli di tutti e tre gli auto-anticorpi: anti-tg ab (+9 %), anti-microsomiale ab (+ 30%) e anti-tpo (+ 16%).

Al contrario, i pazienti che hanno seguito una dieta specifica priva di carboidrati , latticini , uova e verdure gozzigeni, hanno mostrato tutti una significativa diminuzione dei livelli di anticorpi anti-tg (-40%), anti-microsomiale (-57%) e anti-tpo (-44%).
In sole tre settimane!

Se consideri che la maggioranza dei medici afferma che la Tiroidite é una malattia cronica senza ritorno né possibilità di cura, e ti impongono regimi di farmaci a vita, ridurre gli anticorpi anti-tiroide in sole tre settimane è una alternativa eccellente perché :

  1. fa regredire (come per magia) una malattia autoimmune cronica;
  2. ti toglie dalla schiavitù dei farmaci e dei nefasti effetti collaterali;
  3. ti fa dimagrire!

Infatti, nel gruppo sperimentale l’analisi della bioimpedenza ha mostrato una diminuzione non solo del peso corporeo e del BMI (indice di massa corporea) ma anche una riduzione della massa grassa e questo dopo appena tre settimane .

E cosa sarebbe successo se questa dieta fosse stata fatta per due mesi? Forse la tiroidite sarebbe guarita?

I colleghi napoletani hanno forse deciso di limitarne la durata per la paura infondata che hanno i pazienti degli effetti collaterali di una dieta con tante proteine.
I pazienti che ho seguito io personalmente, quelle paure le hanno superate da tempo, avendo esami del sangue e salute ottime.

Da anni ho smesso di credere alle chilocalorie. Sono un modo “rozzo” di calcolare quello che ti serve per vivere e non sono rispettose del sistema immunitario endocrino e del Microbiota. E troppo spesso – per non rinunciare alla droga preferita dagli italiani – viene sacrificato il grasso buono sull’altare degli zuccheri vuoti come i prodotti a base di farina bianca (o la finta farina integrale), i succhi di frutta e l’immancabile fruttosio (che oltre a farti il fegato grasso crea una sindrome da dipendenza).

Inoltre, il concetto di caloria, non prende in considerazione la qualità degli alimenti né le tue intolleranze, perché in questo caso non ha alcun senso diminuire le quantità.
Non è curioso che l’83% di questi pazienti risulta – al breath test – intollerante al lattosio? Proprio le intolleranze che dovrebbero far sospettare una Sibo, la Disbiosi del piccolo intestino?

A te, amica o amico di questa pagina di informazioni mediche gratuite, che è apertamente contro lo zucchero e le chilocalorie, ti dico che ho smesso di crederci 10 anni fa.
Ti invito a fare lo stesso. Smetti anche tu.

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Per chi vuole approfondire, ecco il link al lavoro originale:
“Effetti della terapia dietetica a basso contenuto di carboidrati in soggetti in sovrappeso con Tiroidite Autoimmune: possibile sinergismo con ChREBP”.
www.dovepress.com/effects-of-low-carbohydrate-diet-therapy-in-overweight-subject-with-au-peer-reviewed-fulltext-article-dddt

(se lo apri con chrome, te lo traduce automaticamente in italiano)

Ogni farmaco modifica i batteri intestinali. E i batteri intestinali modificano l’efficacia del farmaco

Il corpo umano ospita centinaia trilioni di microrganismi tanto che ci si domanda chi è ospite di chi, se consideri il loro numero di molto maggiore rispetto a quello delle cellule umane.

Nell’intestino i batteri formano il Microbiota Intestinale – i cui geni (oltre 4.000.000) hanno una notevole capacità metabolica (nota come Microbioma).

Negli ultimi 25 anni, migliaia di studi hanno dimostrato che la comunità Microbiota Intestinale ha profondi effetti sulla salute generale:

  • la sintesi di vitamine B e K
  • lo sviluppo e la modulazione del sistema immunitario ovvero la difesa rispetto ai “batteri cattivi”
  • il metabolismo del cibo (lo digeriscono loro)

E tanto altro…

Un cambiamento nel loro numero o nel numero di specie (inteso come biodiversità) o la loro concentrazione in “luoghi innaturali” di residenza (una Disbiosi) sono associati ad una vasta gamma di stati patologici:

  • malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici)
  • malattie metaboliche (Obesità e Diabete)
  • malattie Cardiovascolari (Ipertensione e Aterosclerosi)
  • malattie Autoimmuni

La lista è lunga ed è connessa con le malattie peggiori a cui riesci a pensare. Quindi è prioritario preservarli in salute per preservare la nostra salute.

Il Microbioma intestinale è relativamente stabile nel tempo finché “qualcosa” (la finta dieta mediterranea o i farmaci) o qualcuno (Dinosauri, ignoranti, sapientoni, vicini, familiari e chiunque ti da consigli errati) non influenza la sua composizione e funzione, direttamente o indirettamente.

Studiandoli bene, si è scoperto come tra il sistema digerente, che assorbe i farmaci, e il fegato, che li modifica e lì trasforma in forma attiva, i microrganismi intestinali partecipano alla biodisponibilità, all’efficacia e agli effetti collaterali di molti dei farmaci che assumi per via orale.
.
Cioè determinano se quel farmaco su di te avrà un effetto maggiore o minore rispetto ad altri.

Lo stesso lavoro lo fanno sugli integratori alimentari, sui Fitocomposti e sugli Xenobiotici (sostanze che entrano in noi ma che noi non produciamo, come antibiotici, etanolo, pesticidi e additivi alimentari).

Ciò vuol dire che in tutti quei casi in cui sospetti una Disbiosi (e i segni sono tanti, se sai dove guardare) avvengono due fatti:

  1. I farmaci che assumi hanno il potere di promuovere, mantenere o peggiorare la Disbiosi;
  2. La Disbiosi è capace di modificare la biodisponibilità del farmaco che stai prendendo, disattivandolo o rinforzandone l’effetto. Questo spiega perché lo stesso farmaco ha effetti diversi su persone diverse.

In uno studio pubblicato su Nature l’anno scorso (vedi sotto) su poco più di 1000 farmaci analizzati, il 24% crea uno squilibrio della flora intestinale. Lo avremmo immaginato degli antibiotici, ma stupisce che lo facciano tutti i gastroprotettori, i farmaci per il diabete, quelli per la depressione e i calcio antagonisti (largamente prescritti dai cardiologi).

Quindi, ecco una proposta per te, una proposta in due tempi

Noi medici (chi ci sta) ci dobbiamo impegnare a sviluppare un approccio personalizzato ed ippocratico per definire l’impatto complessivo di una terapia sul paziente e sul suo Microbiota.

Il paziente dovrebbe:

A) limitare al minimo indispensabile i farmaci che prende (soprattutto gastroprotettori, antibiotici e pilloline o goccine per l’ansia). Perchè gli effetti collaterali sul Microbiota sono tanti e sono terribili. E quel professionista che non lo sa o non te lo dice sta violando il 13° articolo del codice deontologico medico.

B) fare caso se le patologie o i sintomi sono connessi a ciò che si mangia (latticini e farina raffinata sono le prime a cui fare attenzione) .

C) se incontri un medico che è facile alle prescrizioni di farmaci, che sottovaluta i sintomi, che ti nega gli esami di vitamina D o altro e che dice che il Microbiota o la Sibo non esistono, che non prescrive né consiglia una dieta in qualsivoglia malattia del metabolismo o dell’apparato digerente, in quel caso cercatene subito un’altro.

In conclusione, ogni terapia inutile è anche dannosa perché altera i batteri intestinali che riducono l’efficacia del farmaco.

 

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Perché la tua salute vale!

 

Fonti (in inglese)

 

Troppi “vaffa” trattenuti in pancia, come in una pentola a pressione…

O apri la valvola di sfogo, o rischi che… Imploda.

Tutti noi abbiamo ricevuto un’educazione religiosa rispettosa dell’altro. Forse anche troppo rispettosa.

E travisando un’illuminante passo della vangelo (Luca 6,27-42) ci è stato fatto credere che è “porgendo l’altra guancia” che ci sarebbero state aperte le porte del paradiso.

Ma una cosa è porgere l’altra guancia, un’altra è stare male per tutti gli schiaffi ricevuti, no? Perché poi le nostre emozioni generano pensieri. Ed emozioni e pensieri fanno parte di quei fattori epigenetici che hanno un’influenza sulle nostre cellule.

Ed ecco che un’emozione come la rabbia – considerata “fisiologica” se è a piccole dosi “omeopatiche” – rischia di diventare una forza esplosiva se trattenuta troppo a lungo.

Perché, o esplode verso l’esterno o implode verso l’interno.

Ecco quindi che quando vorremmo reagire alla rabbia con un bel (terapeutico e catartico) “vaffa”, spesso agiamo in due modi: uno è l’esternarlo, l’esprimerlo o il portarlo all’attenzione dell’altra persona (senza che sfoci mai in violenza fisica!) mentre l’altro è “inghiottirselo”…

Vaffa “inghiottiti” o “trattenuti in pancia” sono spesso cose che avremmo voluto dire ad un’altra persona (c’è sempre un’altra persona…) ma che per paura di soffrire – o di far soffrire – abbiamo preferito tacere ed inghiottire.

Così, portiamo quella discussione nella nostra testa con dialoghi e monologhi continui in cui rivanghiamo il passato, commentiamo, critichiamo e giudichiamo l’altro, proiettando il tutto nel futuro. Questi monologhi, quando ce li portiamo dentro, generano “pre-occupazioni”. E le pre-occupazioni attivano l’asse dello stress.

Questi monologhi sono come il vapore che si genera dentro una pentola a pressione: per ridurre la pressione o apriamo la valvola di sfogo o abbassiamo la fiamma sotto la pentola. Altrimenti esplode (o, nel caso degli organi interni, implode!) . Il primo e più colpito organo che “esplode implodendo” è lo stomaco. Nella medicina cinese lo stomaco è l’organo che caratterizza lo svezzamento.

Cioè mi rende capace di “digerire” cose diverse dal latte di mia mamma “riducendole” (grazie alla sua funzione di “macina” e alla produzione di acido) ad una “misura” compatibile con chi sono io dentro.

Nella mentalità cinese, lo stomaco mi rende capace di digerire le cose del mondo ovvero di “fare il mondo a mia misura”. Questo modo di vedere, a mio avviso spiega “tutte le cose che non riesco ad inghiottire” ovvero “le cose che mi restano sullo stomaco” quanto piuttosto le cose che “mi fanno vomitare”… O come direbbero i romani, “le cose che mi si ripropongono”…

Perché dietro i detti popolari c’è una cultura antica… . Ci sarebbe da scrivere fiumi di parole, ma stamattina mi limito a darti tre consigli tre che ti permettono di digerire meglio.

  1. Goditi ciò che mangi prima di inghiottirlo.
    Il cervello capisce cosa stai per mangiare se lo vede e lo annusa. In questo modo pre-avvisa gli organi preposti a produrre i succhi digestivi più opportuni. Ed in particolare per i carboidrati, la digestione avviene nella bocca perché superata la bocca non avremo una seconda possibilità di sminuzzare bene il cibo, di impastarlo con la saliva (che contiene amilasi) e non avremo una seconda possibilità di godere il gusto di ciò che stiamo masticando.
  2. Evita le fonti di stress.
    Quando mangi fai del tuo meglio per staccarti da tablet, smartphone e tv. Perché quando il cervello è impegnato a pensare a cose che generano pre-occupazione (o rimuginiamo sui “vaffa”) si riduce la capacità di digerire per attivazione dell’asse dello stress.
  3. Per questi motivi, abituati gradualmente a mangiare in silenzio anche se in ottima compagnia, e allontana le fonti di stress.

Nessuno nasce perfetto (né “imparato) quindi l’unica cose che ti aiuta è la pratica quotidiana.

Impara a concederti il tempo che meriti per goderti ciò che mangi, continua a seguire la pagina e condividi liberamente ogni singolo post.

Perché la tua salute vale!

 

Ansia e disturbi dell’umore? La causa è nel colon!

Hai due cervelli, sono in connessione diretta al punto che la pancia produce importanti neuro-trasmettitori  indispensabili al tuo cervello: la Serotonina e la Dopamina. Ma non basta. La scienza fornisce l’ulteriore conferma, ovvero che importanti regioni del nostro cervello – in particolare quelle legate alle emozioni  – sono sotto il controllo dai batteri intestinali. 

Ma andiamo per gradi.

Il microbiota intestinale è quell’organo “nascosto” che è fatto di 2 chili (più del fegato) di batteri e microrganismi residenti lungo i 7 e passa metri del nostro sistema digerente (dalla bocca fino all’ano).
E non è l’unico “microbiota” che ci portiamo addosso.

Questi batteri non sono cattivi, anzi ci difendono dalle aggressioni esterne; noi gli diamo spazio nell’intestino e loro in cambio ci aiutano nella digestione, nella elaborazione e nell’assorbimento mattoni fondamentali (grassi zuccheri proteine eccetera) che costituiscono il nostro corpo.
Di più: collaborano con il nostro sistema immunitario giacché il 70% del nostro sistema immunitario si trova nel tubo digerente.

Questa visione dell’uomo come ecosistema complesso che interagisce coi batteri cambia completamente la medicina moderna e il modo di fare diagnosi e terapia! 

Infatti, quei pazienti che soffrono di Colon irritabile, Celiachia o altre malattie intestinali come Crohn o Rettocolite Ulcerosa, hanno certamente un problema a livello di composizione e/o equilibrio dei batteri intestinali. Quindi tutte queste malattie – curabili se si sa come fare! – hanno in comune uno squilibrio, e questo spiega diversi sintomi. Anche quelli legati a depressione o a disturbi dell’umore.

Era già stato dimostrato un “dialogo” tra il Cervello Emotivo e il Microbiota, adesso ricercatori irlandesi hanno trovato una connessione tangibile: i batteri presenti nell’intestino – dichiara Gerard Clarke, uno degli autori dello studio – influenzano la produzione di alcune molecole (mRNA) dell’amigdala e della corteccia pre-frontale, regioni del sistema nervoso centrale fortemente implicate nell’ansia e nella depressione (qui il lavoro in inglese)

Mentre un gruppo di ricercatori Chongqing Medical University, in Cina hanno ipotizzato che il microbioma intestinale è in grado di influenzare l’espressione del DNA nell’ippocampo, e di influire sulla funzionalità di questa porzione di cervello. Cosa è rivoluzionario in tutto questo? Che piuttosto che vedere un sintomo e dare ai pazienti le famose “goccine per l’ansia” un’alternativa valida per curare l’ansia o la depressione dovrebbe essere mirata all’equilibrio del Microbiota Intestinale! 

Più semplice, ma sopratutto più efficace, no? 

Il tuo medico curante, lo specialista o il tuo dietologo o nutrizionista vedono o no i tuoi problemi connessi con il cibo e con la salute intestinale? Ti prescrivono esami inutili oppure farmaci per la psiche o il cervello? Rivalutano mai la tua terapia sulla base sei sintomi o guardano solo agli esami del sangue? 

Scegli di affidarti a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire; una consulenza è un investimento. 

Perché la tua salute vale!

Farmaci, carenze vitaminiche e malassorbimento. Leggere la lingua per evitare la frattura del femore.

La lingua è considerata uno specchio della salute in generale. Ma è sopratutto indicatore dello stato della salute del tubo digerente.

Quando la lingua è gonfia e liscia – a volte così gonfia da portare sui lati i segni dei denti – è tipicamente correlata a uno stato di “deficit nutrizionale”.

Anche la presenza di Afte, una patina biancastra o di altri colori, la sensazione di bocca secca o amara.

Qualsiasi variazione può essere indicativa di una “malattia sistemica” e va investigata a fondo!

La bocca e la lingua diventano così un’area diagnostica importante e riconoscere questi segni attraverso un banale esame orale, svolge un ruolo cruciale nel capire cosa ha un paziente (diagnosi) e come curarlo al meglio.

In quali casi si può manifestare?

  • carenze nutrizionali: vitamine B1, B3, B6, B9, B12, Ferro e Zinco;
  • abuso di alcol (la malnutrizione è tipica di un paziente alcolizzato e una carenza di vitamina B12 è di solito un segno di questa malnutrizione);
  • malattie gastrointestinali: Diarrea per esempio, ma anche Celiachia e Gluten Sensitivity, due delle principali cause nel determinare carenze nutrizionali (causa scarso assorbimento dei nutrienti con carenza di vitamina B12, Acido Folico e Ferro).
  • ma anche in tutte le manifestazioni di Disbiosi dell’intestino;
  • ma anche e sopratutto: effetti collaterali dei farmaci.

I farmaci determinano un malassorbimento dei nutrienti e possono interferire nella “metabolizzazione” di specifiche vitamine.

Nella lista dei farmaci spiccano chemioterapici e radioterapia. E siamo tutti d’accordo che non se ne può fare a meno… Perchè sono terapie necessarie.

Nella lista ci sono anche farmaci per il Diabete, Contraccettivi orali, Gastroprotettori e Antiacidi, farmaci per l’Ipertensione, farmaci per la Depressione, per l’Ansia, farmaci neurologici, psichiatrici …E altri.

In aggiunta, alcuni farmaci portano ad una condizione “atrofica” della lingua a causa dello sviluppo di Candidosi.

Quindi, se la diagnosi che ti hanno fatto è corretta e hai bisogno di un farmaco a vita, devi sapere dal tuo medico quali sono gli effetti collaterali.
Perchè sono prevedibili e curabili.

Quando è necessario assumere un farmaco “salva-vita”, quando necessiti di una terapia a vita, se gli effetti collaterali sono conosciuti e studiati a livello internazionale, e se questi effetti collaterali sono prevedibili e curabili con banali integrazioni di Vitamine o con un’alimentazione più accorta, non sarebbe più corretto esserne informati e prevenire?

Non sarebbe più corretto sapere come far fronte a quegli effetti collaterali?

Alcuni diagnosti non hanno tempo per dirtelo, altri pensano sia una perdita di tempo o un aumento di costi per il SSN, ma la verità è che un paziente informato degli effetti collaterali li controlla e li corregge riducendo così il peso assistenziale sul SSN.

Un esempio?
Negli anziani che prendono 10 pillole o più al giorno, l’assunzione contemporanea di farmaci per la pressione, gastroprotettore e farmaci per il Colesterolo portano a dolori articolari e muscolari e instabilità nel movimento e mente annebbiata.

E se cadono e si rompono un femore devono essere portati al pronto soccorso (in macchina o con il 118). E poi essere operati. E dopo l’operazione andare in una lungodegenza o a fare riabilitazione ortopedica.
Tutti costi per il SSN.

Ma se sai di avere una Carenza Vitaminica o di Elettroliti e questa carenza la integri, viene a mancare il dolore, il giramento di testa e quindi anche la caduta. Pertanto, se non si rompe un femore, nessuna necessità di 118, pronto soccorso, sala operatoria, degenza in reparto o lungodegenza. E nemmeno farmaci o riabilitazione.

Ma sai quanto faresti risparmiare al SSN?

Anche perché la maggior parte delle integrazioni sono a carico tuo. E magari AIFA ed SSN smetterebbero di stringere la cinghia sulla corretta integrazione di Vitamina D .

Per me, bisogna sapere queste cose e darti la possibilità di operare una scelta! Agire proattivamente per la salvaguardia della tua salute. E in questo nessuno è più motivato di te.

Se non se ne occupa il tuo medico, le linguacce devi farle tu. Davanti lo specchio del bagno…

Ed è importante seguire una pagina di gratuita divulgazione medica e scientifica per istruirti. Sapere come fare a evitare gli effetti collaterali.

Ho già scritto di questi argomenti in questa pagina perchè ho a cuore la tua istruzione. Perchè so che vai su Google e nei Social a cercare quelle risposte che i medici non hanno tempo di darti (o che tu temi di ricevere).

Questa pagina è parte di un network di professionisti della sanità: Medici, Psicologi, Nutrizionisti, Osteopati eccetera – che studia l’universo uomo alla luce delle antiche tradizioni Ippocratiche e delle nuove scoperte sul Microbiota, con la specifica finalità di riportare alla gente il diritto e la capacità di occuparsi della manutenzione ordinaria della propria salute.

Benvenuta/o nella Rivoluzione Microbiota 🙂

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Perché la tua salute vale! .

Fonti :

  1. www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/pmc5123136/
  2. www.microbioma.it/gastroenterologia/studio-nature-rivela-un-farmaco-su-quattro-altera-il-microbiota-intestinale/ le/

Gastroprotettore, il termine frainteso. Video Conferenza presso Cambiovita Expo – Catania

Per anni abbiamo dato per scontato che la percezione del bruciore alla bocca dello stomaco fosse Gastrite. E forse ci sbagliavamo…

E per anni, guidati dalla pubblicità e dai consigli degli amici, abbiamo dato per scontato che non ci fosse nulla di meglio da fare, che assumere un Gastroprotettore.

Che non ci fosse nulla di male nel farlo. Né effetti collaterali a breve, medio e lungo termine. Che fosse come l’acqua fresca. Anzi, forse ci siamo fatti ingannare proprio dal termine “protezione”.
E su questo per anni ci siamo sicuramente sbagliati.

Certo, questi farmaci hanno cambiato il profilo della medicina e hanno anche avuto un impatto non indifferente sulla riduzione degli interventi chirurgici sullo stomaco.

Ma visto che gli errori di prescrizione in Italia raggiungono anche il 71%, non sorprende che oltre un miliardo di euro di spesa sanitaria (dati 2017) si spendono proprio per i “gastroprotettori”.

Così il Ministero – assieme alle tre più grosse associazioni di categorie mediche – da tre anni lanciano allarmi e richiami sull’uso responsabile. Specialmente negli anziani.

Considerando i noti effetti collaterali, ti aspetteresti che qualunque medico che li prescrive ne sia a conoscenza e sia quindi completamente responsabile rispetto alla terapia nei confronti di un paziente.

L’articolo 13 del codice deontologico medico è quindi la diapositiva d’apertura del mio intervento registrato Sabato 27 aprile, a Catania, in occasione del Cambiovita Expo.

Segui questa ed altre informazioni sulla pagina di gratuita divulgazione medica e scientifica che gestisco su Facebook:
https://www.facebook.com/dottgabrieleprinzi/

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E perché la tua salute vale!

Vai al Video della Conferenza “Gastroprotettore, il termine frainteso”.
Durata totale del video: 46 minuti .

 

 

Tossicità da vitamina D ? Rara, molto rara, anzi rarissima !

Negli ultimi 15 anni, numerosi studi hanno evidenziato una diffusa carenza di vitamina D nella popolazione americana e il conseguente progressivo aumento dell’uso di supplementi di vitamina D per ristabilire i livelli ottimali.

La vitamina D è nota sia per gli effetti sull’osso, sia su dozzine di altri processi. La lista è lunga. Ma…. Molti se la fanno addosso all’idea di prescriverla o di assumerla.
Questo perché si è diffusa una errata percezione della vitamina D come una sostanza potenzialmente tossica.

Fin dagli anni ’40 si pensava che dosi elevate di vitamina D potessero essere di aiuto per la terapia dell’Artrite Reumatoide e i dosaggi utilizzati erano molto elevati, dell’ordine di 200-300 mila UI/die. Tali terapie portarono alla comparsa di ipercalcemia, iperfosfatemia, calcinosi renale e dei tessuti molli.

La pratica fu quindi abbandonata anche se rimase la percezione della vitamina D come sostanza potenzialmente pericolosa perché si accumula nei grassi e può rimane a lungo nell’organismo.
Ma è davvero così? E che dosi sono tossiche?

Per capire qual è il livello di tossicità, ricercatori della Mayo Clinic hanno analizzato i dati – dal 2002 al 2011- di 20.308 persone. Di questi l’8% presentava livelli di vitamina D superiori a 50 ng/ml e meno dell’1% aveva livelli superiori a 100 ng/ml (corrispondente a 250 nmol/l).
Il risultato? Un solo episodio di tossicità (in 10 anni) in una paziente che assumeva 50.000 ui al giorno. Insieme a 3 grammi di calcio al giorno. E dopo tre mesi ecco apparire la ipercalcemia.

In quel caso, i livelli di D3 sono stati superiori a 350 ng/ml (circa 875 nmol/l) ed è stato necessario un intervento mirato per la manifestazione di tossicità. Ma in tutte le altre rilevazione non è stato possibile tracciare alcuna connessione tra concentrazioni crescenti di 25-OH-D e segni di tossicità (cioè, nessun segno di ipercalcemia) .

Ma… Questo unico caso (su 20.000 persone) di ipercalcemia… Era dovuto alla vitamina d (50.000 ui/die) o da eccesso di integrazione di calcio, ti chiederai?

Ti faccio rispondere dal prof. Giancarlo Isaia, direttore di “Geriatria e malattie metaboliche dell’osso” dell’Ospedale Molinette della città della salute e della scienza di Torino e presidente della Società Italiana dell’Osteoporosi del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello scheletro:

«e’ stato dimostrato che la tossicità da somministrazione di eccessive quantità di vitamina D, assunta a dosi inappropriate, è molto rara e non pericolosa per la salute dei pazienti. Questo dato scientificamente ineccepibile (si riferisce al lavoro della Mayo Clinic) conferma pienamente la nostra esperienza a clinica in pazienti che hanno commesso errori nell’assunzione di preparati con vitamina D senza peraltro che abbiano manifestato alcun successivo disturbo».

Le conclusioni sono importanti, perché smentiscono una delle convinzioni più radicate nel mondo medico, ovvero che la vitamina d sia una delle sostanze liposolubili più tossiche sia per i reni che per il cuore.

È vero che l’IOM raccomanda come limite massimo per la supplementazione della vitamina D nelle persone carenti 4000 UI al giorno, ma è anche vero che la tossicità acuta da sovradosaggio di vitamina D è una delle emergenze mediche più rare da riscontrare e di solito avviene soltanto per ingestione di dosi estremamente alte, oltre 50.000 UI/die per mesi o anni.

Del resto vi sono in Italia centinaia se non migliaia di pazienti in trattamento con non meno di 10.000 UI al giorno, e che hanno una Calcemia perfetta e un Paratormone (rientrato…) nella norma.
Quindi, come cavolo puoi temere una intossicazione da calcio?

Se hai un dubbio, puoi anche farti dosare Calcemia, Paratormone e Omocisteinemia, anche ogni tre mesi per vedere i valori della D.
E fatti seguire da uno bravo, per favore!

Queste evidenze dovrebbero aiutare a migliorare l’appropriatezza della gestione clinica di questa importante arma terapeutica e, auspicabilmente, a limitare il ricorso talvolta acritico all’esame di laboratorio.

Io lo avevo detto. L’ho scritto. Adesso tocca a te.
A te che hai iniziato ad aprire gli occhi su un mondo in rapida re-evoluzione, dove vigono ancora notizie infondate e non scientifiche su argomenti che andrebbero relegati alla preistoria, insieme ai dinosauri (tu sai chi…)

A te che leggi questa pagina di informazione gratuita, dove traduco dal medichese – senza supercazzole !! – argomenti medici attuali con la finalità di smontare “fake news” mediche, “leggende metropolitane” e i “si è sempre fatto così”, con tanto di letteratura medica a supporto…

A te dico: rimani allerta e aggiornata/o.
Perchè anche se questa pagina può risultare scomoda a certi individui (laureati in google o facebook) perché risveglia le coscienze, tu occupati della manutenzione ordinaria della tua salute.

A quella straordinaria ci pensano medici – ma anche psicologi, biologi nutrizionisti, fisioterapisti, osteopatia, ostetriche – straordinari.

Siamo un piccolo esercito che sta re-imparando la medicina, alla luce della lezione di Ippocrate e delle scoperte scientifiche più attuali. E siamo tanti!

Benvenuta/o nella Rivoluzione Microbiota.

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E perché la tua salute vale!

Fonti:

  1. Modifica dell’incidenza dei valori sierici di 25-idrossivitamina D oltre 50 ng / mL: uno studio di 10 anni basato sulla popolazione.
  2. Supplementazione di vitamina D, anche per dosi elevate il rischio di tossicità è molto raro

Ci sono due tipi di medicina. Quella degli “schiavi” e quella degli “uomini liberi”

Quella per gli schiavi prevede la rapida rimozione del sintomo. Così che lo schiavo possa tornare al più presto al lavoro.

Quella per gli “uomini liberi” prevede la conoscenza e la comprensione del sintomo, il suo significato per la salute complessiva del corpo, per l’equilibrio della persona e per la sua famiglia. (cito dal fedro di Platone – IV secolo a.C.) .

Una ulteriore distinzione tra il medico degli schiavi e il medico dei liberi – per Platone – è che il primo agisce come un “tiranno”, non parla con il malato, e per rimuovere velocemente i sintomi prescrive farmaci senza neppure spiegargli gli effetti.

Il medico dei liberi, invece cerca la causa del sintomo, interroga il paziente ed i suoi amici/familiari, e non prescrive farmaco senza averne spiegato gli effetti. E oltre ai farmaci prescrive dieta e comportamenti da seguire.

L’ OMS connette le malattie al proporzionale consumo di farmaci: più farmaci si prendono più ci si ammala, perché tutti i farmaci (dal greco “farmacon”, “veleno”) hanno effetti collaterali negativi, dannosi . Sono sopratutto i farmaci prescritti inappropriatamente a produrre malattie, perché eliminano i sintomi ma gli effetti collaterali si accumulano, generando altri sintomi, generando l’assunzione di altri farmaci. In un circolo vizioso.

Così, a volte, è umano avere il sospetto che i farmaci generano più malattie di quante ne curino …

Quindi, amica o amico che leggi, smettiamo di essere superficiali quando stiamo male! Guardiamo oltre il sintomo.

Perchè non ha senso combattere il sintomo lasciando che la causa di una malattia continui inesorabile il suo percorso.

Un medico non è altro che un consulente. Ogni consulenza con un “medico dei liberi” va vista come un investimento,
perché la tua salute vale!

Leggi. Approfondisci. Rifletti.

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L’essere umano e il Microbiota Intestinale

Anche se la notizia è vecchia di più di 100 anni, negli ultimi 20 e passa anni la scienza ha dimostrato che abbiamo un organo in più – un organo nascosto e non visibile all’occhio umano – diffuso un pò in tutto il corpo. E’ il  microbiota intestinale e noi siamo suoi “ospiti”.

Ogni essere umano è la decima parte di un ecosistema complesso con cui nasciamo e con cui conviviamo fino alla morte. Letteralmente! Questo “ecosistema” è fatto di batteri, e sono tantissimi!
Infatti, noi possediamo nel corpo circa diecimila miliardi di cellule (miliardo più miliardo meno) e abbiamo tra cento e mille volte più batteri che cellule nel corpo, la maggior parte dei quali (90-95%) nel tubo digerente, e il restante 5-10% sulla pelle e altri “anfratti” anatomici.
Il microbiota pesa tra 1,5 e 2 kg, più del fegato (1,5 kg) e ha, rispetto a quest’organo nobile, funzioni metaboliche altrettanto complesse e alcune sovrapponibili. 

Infatti, dalla composizione equilibrata di questi batteri dipende l’equilibrio dell’apparato digerente, lo sviluppo e il funzionamento del sistema immunitario, la suscettibilità alle infezioni , la sensibilità agli agenti allergenici e ai batteri assimilati con la dieta e anche la “salute mentale”! 

Non solo non viviamo in un mondo “sterile”, ma siamo circondati (anzi sovrastati) dai batteri. E al contrario di quello che pensavi, i batteri ti proteggono.

Questi batteri ricoprono tutto il nostro corpo e sono una specie di “mantello protettivo” contro gli agenti esterni e contro i “batteri cattivi”. Infatti ricoprono la pelle (Microbiota Cutaneo) ma anche la parte interna del corpo (le mucose) che sono a contatto con l’esterno e con l’aria: le orecchie, il naso, l’albero respiratorio, la vagina (flora di Doderlein) e, sopratutto, ricoprono la superficie del tubo digerente (Microbiota Intestinale) dalla bocca all’ano per un totale di 450-600 metri quadrati di superficie, passando per lo stomaco, che non è sterile come si credeva anni fa!

Noi abbiamo stabilito con questi batteri – milioni di anni fa – una relazione simbiotica: cioè noi aiutiamo loro e loro aiutano noi.

I batteri del MICROBIOTA INTESTINALE contribuiscono a funzioni che non non siamo in grado di fare: digeriscono alimenti che il nostro sistema non è in grado di digerire, producono gruppi di vitamine (o le trasformano in forma attiva) come la vitamina K – che svolge un ruolo essenziale nella coagulazione del sangue – o la vitamina B12, che serve ad assimilare il ferro per il sangue. 

Il microbiota ci detossifica da sostanze che non siamo in grado di “smantellare”, e svolge importantissime funzioni di immuno-modulazione. Infatti tra il 2000 e il 2004 la scienza ha dimostrato che il microbiota intestinale funge da regolatore fondamentale delle risposte immunitarie e permette la maturazione di tutto il sistema immunitario da dentro il tubo digerente.

Infatti, i batteri buoni che ricoprono il tubo digerente svolgono funzioni di protezione dai microrganismi cattivi perché la mucosa intestinale su cui “abitano” è una grossa porta di accesso al nostro corpo, è la principale zone di contatto (per la sua estensione) con i batteri cattivi e gli agenti esterni, ed è quindi la prima barriera che si pone nei confronti dei batteri cattivi.

Il Microbiota riconosce la differenza tra buoni e cattivi, e cura la “alfabetizzazione” del nostro sistema immunitario: in pratica insegna al nostro sistema immunitario a distinguere tra i batteri buoni – che non vanno attaccati – e quelli cattivi, da cui bisogna proteggersi!

Il microbiota si forma al momento della nascita: il neonato passando attraverso la vagina viene “colorato” dalla flora di Doderlein e riceve batteri e immunoglobuline dal latte materno. E fino ai 12 mesi (per alcuni studiosi fino a 3 anni) questo processo alfabetizza il sistema immunitario del neonato (maggiori dettaglio in un prossimo post).

Ma non è tutto: l’aspetto più sorprendente è che possiamo affermare, senza alcun dubbio, che esiste una relazione fondamentale tra intestino e sistema nervoso, e che il MICROBIOTA INTESTINALE ha un ruolo interessantissimo! Infatti tra le sostanze che producono vi sono componenti complesse che hanno il potere di alterare il nostro comportamento.

Un Microbiota Intestinale equilibrato regola la secrezione di Serotonina e Dopamina.  Questi due  ormoni importanti per il tono dell’umore (sopratutto la serotonina) sono prodotti dalla pancia, nell’ordine per il 90% e per il 50%, per cui è logico vedere come  molte malattie gastrointestinali (con squilibrio del MICROBIOTA) sfociano in depressione e ansia.

Sulla base della letteratura scientifica più recente, gli squilibri del Microbiota sono connesse – oltre che alle malattie gastrointestinali – anche alle allergie alimentari, alle malattie autoimmuni (prima fra tutte la Celiachia e le sue varianti) all’obesità e anche alle malattie mentali.

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Perchè il latte fa male? Ecco le evidenze!

Una battaglia scientifica, nutrizionale e commerciale va avanti da anni per capire se il latte (DI VACCA) fa male o no e se sia o meno considerato fondamentale per la nostra dieta di ogni giorno. Da anni alcuni si sforzano di dimostrare la sua utilità, mentre altri scienziati DIMOSTRANO risultati opposti!

Solo per fare un’esempio, da anni una dieta ricca di latte e latticini viene consigliata per ridurre le fratture da osteoporosi (ossa “fragili”). Tre/quattro bicchieri di latte al giorno sono stati suggeriti per “risparmiare il 20% dei costi sanitari” legati all’osteoporosi. Il latte contiene 18 di 22 sostanze nutritive essenziali (calcio, fosforo e vitamina D) ma al di là del NUMERO O QUANTITA’, la domanda DA PORSI è: 

Ma queste sostanze … le assimilo o no?

Permettimi di fare un esempio. Chi prende pillole per il diabete o il gastroprotettore ha la certezza che avrà un’anemia, o bassi livelli di ferro (leggi i due POST1 e POST2). I medici prescrivono compresse o fiale di ferro quando le analisi del sangue indicano questa deficienza.  Ma nessuno si fa la domanda: questa sostanza (il ferro) il mio corpo la assimila? Oppure: tra fiale, compresse o cibo, qual’è la miglior fonte (quella meno dannosa) per assimilare il ferro?  

Il ferro viene assorbito NON per opera dello “spirito santo” ma per l’intervento di molti fattori. Per semplificare, sono la vitamina B12, il fattore di Castle (che dipende dalla corretta acidità dello stomaco), l’acido folico e i batteri intestinali, giocano un ruolo fondamentale (sia a favore, che contro l’assorbimento)

Basta la presenza del ferro NELLA PILLOLA-FIALA per venire assorbito? No!

Lo stesso per il calcio contenuto nel latte: siamo capace di assorbirlo o no? L’assorbimento intestinale del calcio è legato alla capacità di digerire il lattosio (lo zucchero presente del latte) trasformandolo in zuccheri più semplici, tra cui il D-galattosio. Ma … la maggior parte dei mammiferi perde la capacità di digerire lo zucchero del latte (lattosio) dopo lo svezzamento per una riduzione irreversibile dell’enzima intestinale lattasi; alcuni però continuano a esprimere lattasi durante tutta la vita adulta.

Questo avviene solo se si possiede NEL DNA la “mutazione nel gene della lattasi” (“la persistenza della lattasi”) variante genetica comune ad antenati del Nord Europa (MA NON IN QUELLI MERIDIONALI).

La persistenza della lattasi è frutto di una selezione naturale! 

Le analisi genetiche sottolineano che si tratta di un processo di selezione relativamente recente (7.000-6.500 a.C.). L’assenza del gene nei campioni analizzati indica che i primi agricoltori in Europa non erano ancora adattati al consumo di latte non trasformato. Quindi, se puoi digerire il lattosio, puoi assorbire il calcio.

Ma un’elevata assunzione di latte potrebbe avere effetti deleteri, poiché è la fonte principale del D-galattosio, zucchero prodotto anche attraverso meccanismi biochimici endogeni (il “Leloir pathway”) è un NUTRIENTE NON ESSENZIALE. (clicca qui se vuoi approfondire).

Evidenza sperimentali in diverse animali indicano che l’esposizione cronica a D-galattosio induce cambiamenti simili all’invecchiamento naturale 

Riduzione della durata della vita causata da stress ossidativo, neurodegenerazione, infiammazione cronica, diminuzione della risposta immunitaria eccetera. L’aumento dello stress ossidativo (insieme a l’invecchiamento e infiammazione cronica) non è solo un meccanismo patogenetico delle malattie cardiovascolari e del cancro ma anche strumento di perdita ossea e di sarcopenia (riduzione del muscolo). 

Per dare una misura, la dose giornaliera di D-galattosio iniettata nei topi che ha portato a questi danni, equivale, nell’uomo, a circa 1-2 bicchieri di latte al giornoL’elevata quantità di lattosio nel latte – e quindi di D-galattosio – “fanno delle raccomandazioni dell’assunzione di latte per la prevenzione delle fratture una contraddizione inconcepibile!” (Qui trovi il lavoro originale in inglese da cui è presa la citazione).

Questi risultati sono frutto di analisi della popolazione Svedese  e potrebbero non essere applicabili ad altri ceppi etnici origini etniche – come quelle con un’alta prevalenza di intolleranza al lattosio – o ai bambini e agli adolescenti.  

La domanda successiva è: hai antenati Nord Europei o sei invece discendente del ceppo africano?

Perché in questo caso, forse il tuo problema non è tanto il danno da d-galattosio, ma l’intolleranza al lattosio! 

Mi domando se il tuo medico curante, lo specialista o il tuo dietologo/nutrizionista credono o no alle allergie alimentari? Ti informano sui rischi dell’assunzione del latte vaccino? Hanno mai fatto una connessione tra latte e cefalee? Tra latticini e pancia gonfia? Ti informano e rivalutano mai la tua terapia sulla base sei sintomi o guardano solo agli esami del sangue e all’ecografia dell’addome senza trovare il perché ai tuoi problemi?

Fossi in te, la domanda me la farei. Scegli di affidarti a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire; una consulenza è un investimento. 

Perché la tua salute vale!

#latuasalutevale #dottgabrieleprinzi #informareeguarire #eubiosivitale#microbiotaEsalute #affidatiallesperto #umaniNONrobot

I gastroprotettori sono causa di osteoporosi e altri gravi problemi

Assumere a lungo e magari ad elevati dosaggi di gastroprotettori (PPI) comporta uno spreco di risorse E concreti pericoli per la salute che si inquadrano in tre categorie.

A fare il punto sugli effetti collaterali provvede una review pubblicata su CMAJ (Canadian Medical Association Journal). L’assunzione prolungata può essere infatti gravata da effetti collaterali. Al punto che sia la FDA che Health Canada hanno lanciato degli allarmi per quanto riguarda il rischio di aumento di fratture e di grave ipomagnesemia o iposideremia o anemia.

Gli autori distinguono tre categorie di  eventi indesiderati: interazioni farmacologiche, complicanze non infettive e complicanze infettive.

Eventi indesiderati non infettivi

Due trial randomizzati su volontari sani che avevano assunto per 4-8 settimane dei PPI, hanno dimostrato nel 20-44% la comparsa di dispepsia alla sospensione del farmaco, dovuta a ipersecrezione acida di ‘rimbalzo’ nei soggetti sottoposti a trattamenti prolungati.

L’alterazione dei livelli di pH gastrici, riduce l’assorbimento della vitamina B12 e del ferro. L’uso dei PPI a lungo termine (oltre 2 anni) si associa ad un rischio aumentato dell’83% di deficit di vitamina B12. Uno studio ha dimostrato che l’assorbimento di ferro risulta ridotto già dopo due mesi di terapia con PPI, mentre un altro trial ha dimostrato che i soggetti in terapia cronica con PPI presentano un ridotto valore di emoglobina e un volume corpuscolare medio inferiore.

Quindi i gastroprotettori sono causa di anemia.

A rischio, con il trattamento prolungato con PPI (soprattutto in chi li assume da oltre 5 anni), anche l’assorbimento di magnesio. L’ipomagnesemia grave può causare una serie di problemi, dalla tetania, alle convulsioni, alle aritmie. Per questo l’FDA raccomanda a tutti i cardiopatici ad alto rischio, che richiedano un trattamento prolungato con PPI, di controllare periodicamente la magnesemia.

Diverse revisioni sistematiche hanno dimostrato un’associazione tra impiego di PPI e il rischio di fratture, sia negli uomini che nelle donne. Un’associazione questa mai osservata con la ranitidina. Alla base di questo effetto potrebbe esserci la ridotta biodisponibilità orale di calcio indotta dai PPI; ipergastrinemia e lieve ipomagnesemia inoltre stimolano la produzione di PTH che induce un maggior riassorbimento dell’osso. Un’altra ipotesi vuole che i PPI inibiscano le pompe protoniche degli osteoclasti, portando così ad un’aumentata attività degli osteoclasti e ad un’alterazione diretta del metabolismo osseo.

Uno studio osservazionale su dati provenienti dal German Study on Aging, Cognition and Dementia in Primary Care Patients, ha dimostrato che

L’uso di gastroprotettore si associa ad un’aumentata incidenza di tutte le forme di demenza  (+ 38%) e soprattutto di Alzheimer (+ 44%). 

Il lansoprazolo aumenterebbe la produzione di proteina beta amiloide, implicata nella patogenesi dell’Alzheimer. Il gastrin releasing peptide, che risulta elevato negli utilizzatori di PPI, è implicato nella modulazione delle funzioni cerebrali correlate allo stress e all’ansia.

Insomma ce n’è abbastanza di che riflettere sull’opportunità di prescrivere i gastroprotettori in maniera indiscriminata, senza una corretta indicazione o a tempo indefinito. Gli autori della review suggeriscono

il dosaggio più basso e per il periodo più breve possibile secondo le necessità!

Raccomandano anche la rivalutazione periodica dei pazienti per cogliere eventuali stati carenziali o effetti indesiderati da trattamento prolungato con PPI, per arrivare ad operare scelte efficaci e che assicurino dei trattamenti di elevato livello.

Il tuo medico curante o lo specialista non ti rivaluta?

Male, molto male. Affidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. Perché la tua salute vale!

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La scienza si domanda se la depressione causa disbiosi

È la depressione a causare disbiosi intestinale o l’alterazione del microbioma a favorire lo sviluppo e/o l’aggravamento di patologie legate ad alterazioni dell’umore e del comportamento? Entrambe le alternative risultano valide.

La depressione colpisce circa 300 milioni di persone al mondo! E comporta non solo disagi – a volte gravi – a livello individuale, ma anche a livello lavorativo a causa delle frequenti assenze che la persona è portata a compiere. E ha un peso sul sistema sanitario nazionale per il costo delle terapie necessarie e nel mondo del lavoro!

La connessione tra cervello e intestino (chiamato “secondo cervello”) è bi-direzionale: da un lato infatti il cervello comunica con il resto del corpo, intestino incluso, attraverso fibre efferenti (nervo vago in primis) dall’altro raccoglie informazioni dalle molecole (metaboliti e neurotrasmettitori) che transitano dal tubo digerente e quelle prodotte in loco.

Il gruppo di ricercatori australiani ha perciò collezionato la letteratura disponibile dal 2014 ad aprile 2017 che supporti una delle due ipotesi di causalità precedentemente descritte.

Ipotesi 1: lo stato depressivo modula il microbiota intestinale

Lo stato depressivo è stato indotto su alcuni modelli murini; complessivamente dimostrano come a un cambiamento della condizione psicologica ed emotiva indotta da, stress corrisponda un’alterazione in termini di composizione batterica.

È comunque importante considerare come in nessun caso si sia verificata l’introduzione ex novo o la deplezione completa di una specie in presenza di patologia depressiva, ma di come sia solamente variato il loro grado di espressione.

Ipotesi 2:  il microbiota intestinale influisce sullo stato di depressione

Zheng et al. (2016) e Kelly et al. (2016) hanno infatti dimostrato come, in seguito a “trapianto fecale” da donatore depresso, ratti inizialmente sani e germ-free abbiano mostrato comportamenti tipici dello stato depressivo-ansioso oltre che un incremento metaboliti sovrapponibili ai donatori malati; una quota di questi metaboliti, attraverso adatti trasportatori, possono raggiungere il sistema nervoso centrale dando effetti simil-depressivi.

Entrambe le ipotesi sembrerebbero perciò valide e verificate; rimane ancora molto da scoprire sui meccanismi che stanno alla base del dialogo tra intestino e cervello nonostante è confermato il fatto che dialogano costantemente. Per fortuna una cura c’è. 

E non mi riferisco alla cura dei “sintomi” (la classica crema al cortisone), scriverò presto su sintomi e cura nei prossimi giorni.

E mi domando se il tuo medico curante, lo specialista o il tuo dietologo/nutrizionista ti ascoltano e comprendono che i tuoi problemi sono legati alla salute dell’intestino? E rivalutano mai la tua terapia sulla base sei sintomi o guardano solo agli esami del sangue? Si? No? In questo caso, scegli di affidarti a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire; una consulenza è un investimento. Perché la tua salute vale!

Parto cesareo, allattamento artificiale, antibiotici e disbiosi intestinale del neonato

La composizione e il grado di maturazione del microbiota intestinale dei neonati al primo anno di vita sono significativamente influenzati dal tipo di parto, dal tipo di nutrizione e dall’esposizione agli antibiotici nei primi tre mesi di vita.

Questa importante correlazione è stata dimostrata  da un team di ricerca canadese attraverso uno studio condotto su 166 neonati, tutti nati a termine del periodo fisiologico di gestazione.
Infatti il microbiota intestinale cambia dopo la nascita registrando un aumento di bifidobacteria e di generi Firmicutes e Bacteroidetes. Mentre vanno a diminuire quelle del genere Enterobacteria, primo colonizzatore intestinale.

È stato anche osservato che parto cesareo, esposizione intrauterina ad antibiotici e uso di latte in formula possono comportare un ritardo nel processo di maturazione fisiologica. Un mancato sviluppo del microbiota in questo periodo di vita è stato inoltre più volte correlato a un maggior rischio di sviluppare disturbi metabolici e/o immunitari quali intolleranze o allergie alimentari oltre che all’aumento di obesità infantile.

I bambini coinvolti nello studio sono stati suddivisi in sette sottogruppi a seconda del tipo di parto (naturale o cesareo), di nutrizione (allattamento al seno o in formula) e all’esposizione o meno ad antibiotici durante la gestazione o entro i tre mesi di vita. Gli autori hanno raccolto i campioni fecali a 3 mesi e un anno d’età. I risultati ottenuti da un’idea di come sia diversificato e facilmente condizionabile lo sviluppo del microbiota intestinale dei neonati e di come questo determini conseguenze anche a lungo termine influenzando.

Ad esempio, l’instaurarsi di disordini metabolici o di patologie infiammatorie croniche soprattutto a carico dell’intestino del neonato. Da cui si può facilmente sviluppare la dermatite atopica. Lo studio ha ovviamente alcune limitazioni, come il ridotto numero di soggetti in alcuni sottogruppi e la provenienza dei bambini da una ristretta area geografica. Ma si può affermare come durante il primo anno di vita il cambiamento e la maturazione del microbiota intestinale dei neonati siano fortemente influenzati da fattori esterni: il tipo di parto, la nutrizione e l’esposizione ad antibiotici i quali riducono la biodiversità. E possono essere la causa di antibiotico-resistenza.

Questo lavoro scientifico – che conferma ricerche precedenti – può  essere un valido supporto per ricerche più approfondite con l’obiettivo di prevenire le patologie che potranno instaurarsi nel corso della vita dell’individuo.

Ansia, depressione e disturbi dell’umore: la causa è nel colon?

E’ finita l’era in cui i pazienti affetti da colon irritabile (IBS) erano bollati come “ansiosi”, “nevrotici”, “auto-assorbiti” o semplicemente “bisognosi di una buona chiacchierata”. Non vengonoOK(o non dovrebbero) essere più bollati come malati “psicosomatici o ansiosi”.

La “sindrome del colon irritabile” (IBS) – che ha ricevuto riconoscimento e dignità clinica a livello mondiale – non è una nuova malattia ma una sindrome che si presenta sopratutto nelle donne con una varietà di sintomi. Mancando uno specifico “marcatore” umorale o fecale, l’IBS è definita dai suoi sintomi dominanti e l’impatto clinico è variabile: per alcuni è una seccatura, per altri distrugge ogni aspetto della loro vita quotidiana: lavoro, scuola, relazioni personali e sociali. Perché è un disordine “reale” e invalidante – con un impatto personale e sociale – che merita un serio studio clinico.

E’ un reperto di comune in questi pazienti trovare una alta frequenza di depressione e ansia, disturbi che possono anche avere un impatto sulla funzione intestinale. Ma la domanda vera è: ansia e depressione sono causati dalla malattia del colon – e sono quindi sintomi – o sono essi stessi la causa principale degli squilibri intestinali?

Il concetto di asse intestino-cervello (gut-brain axis) – canale bidirezionale di comunicazione tra il “grande cervello” (SNC) e il “piccolo cervello” (ENS o sistema nervoso enterico) nella pancia – era stato già introdotto negli anni ’80 (lavori scientifici in inglese qui e qui).  Ma la capacità del “cervello stressato” di disturbare la funzione del colon era già stata elegantemente descritta da Almy e i suoi colleghi 70 anni fa (lavoro scientifico in inglese qui).  

Da allora, praticamente tutti gli organi gastrointestinali e ogni funzione intestinale hanno dimostrato di essere vulnerabili agli effetti dello stress. Giacché la “morfologia e la funzione” dell’ENS sono state completamente descritte, è chiaro come ENS e SNC condividono molte caratteristiche. Più di recente, le connessioni tra l’intestino (ENS) e cervello (SNC) sono state estese per includere il microbiota, che porta al concetto dell’asse microbiota-intestino-cervello.

Prove sono emerse da modelli animali per suggerire che i batteri dell’intestino potrebbero avere un impatto sul “grande cervello” e persino contribuire alla malattia neurologica e neuropsichiatrica.  Di conseguenza i batteri dell’intestino sono potenziali bersagli terapeutici anche nel morbo di Parkinson e nella depressione, mentre molti altri disturbi neuropsichiatrici, (Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica, autismo) sono stati collegati, in un modo o nell’altro, a squilibri del microbiota.

La descrizione dell’asse intestino-cervello e la sua adozione per comprendere le varie manifestazioni dell’IBS è servito come modello prezioso, non solo per l’investigatore clinico ma anche per il malato, a cui fornisce una spiegazione accessibile e personalmente significativa dei suoi sintomi. Studi clinici hanno continuato a dimostrare la particolare sensibilità dei soggetti con IBS agli effetti gastrointestinali motori, sensoriali e secretori di fonti di stress acute e croniche.

Quindi agire separatamente soltanto sui sintomi gastrointestinali, o soltanto sui sintomi ansiogeni o psicogeni con goccine e pilloline per l’ansia e l’insonnia senza guardare alla connessione e allo squilibrio dei batteri intestinali è la premessa di un’alta probabilità di fallimento di qualunque processo di cura.

Il tuo medico curante, lo specialista o il tuo dietologo/nutrizionista vedono o no i tuoi problemi connessi con il cibo e con la salute intestinale? Ti prescrivono esami inutili oppure farmaci per la psiche o il cervello? Rivalutano mai la tua terapia sulla base sei sintomi o guardano solo agli esami del sangue?

Scegli di affidarti a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire; una consulenza è un investimento. Perché la tua salute vale!

Una donna su tre è allergica a queste cose

Ci sono ancora tantissimi medici che – quando gli parli di “allergie o intolleranze alimentari” – sorridono come se stessero parlando con un ritardato. Altre volte dissentono o ti sgridano: poco  importa che tu sia un paziente o un collega. Io ne conosco tanti. Tu ne conosci almeno uno?

Magari è il tuo gastroenterologo – quello che per il “colon spastico” o per la “gastrite nervosa” prescrive un calmante o una benzodiazepina – oppure il tuo medico di famiglia. Esploravo – ad una platea di colleghi – la storia della medicina, fino ad approdare al funzionamento dello stomaco e ai rischi (scientificamente provati!) della terapia prolungata con i gastroprotettori. Ne parlavo già 6 anni fa.

 Integravo già queste informazioni “scomode” alle “intolleranze alimentari”, spiegando come i medici possono curare ANCHE da educatori, e non solo da “prescrittori” ciechi che ubbidiscono alle case farmaceutiche e ai loro “protocolli terapeutici”.

Quello che dicevo 6 anni fa sui gastroprotettori – sui rischi cardiovascolari oppure sui rischi di osteoporosi, anemia e infezioni – oggi sono una conferma globale e sono davvero pochi i medici che prescrivono a cuor leggero un gastroprotettore.

 Le patologie allergiche in Italia sono  in continua e costante crescita, con una  stima complessiva di circa 12 milioni di persone solo in Italia. È fondamentale fare chiarezza e fornire informazioni corrette e comprensibili per tutti!

 Le allergie alimentari – più frequenti in Italia di quanto si pensi – sono un reazione all’esposizione a un determinato alimento che attiva la risposta del sistema immunitario contro una proteina o una classe di proteine (fattore allergogeno).

Oppure, a volte contro singoli componenti presenti nei cibi. Come il nichel, che (la diagnosi si fa con il patch-test) è la principale causa di DAC (dermatite allergica da contatto) da allergia ai metalli. E’ responsabile di un numero di casi maggiore rispetto a quelli causati da tutti gli altri metalli considerati globalmente. 

Secondo dati pubblicati dal sistema europeo di vigilanza sulle allergie da contatto (ESSCA) nel 2004, la prevalenza della patch positività nella popolazione generale, in Europa, è di circa il 20%; in l’Italia (primo Paese in Europa) il 32,1% (cioè un italiano su 3). Ma il nichel è un’allergia da contatto? Direbbe Totò: ma che c’azzecca con le allergie alimentari? Ebbene, gli alimenti rappresentano la principale fonte di nichel.

I prodotti vegetali hanno un contenuto di nichel decisamente superiore rispetto ai prodotti alimentari di derivazione animale e tra gli alimenti di derivazione animale l’uovo è quello a più alto contenuto.  

Quali sono i sintomi?

Pancia gonfia, digestione difficile, gastrite con reflusso, flatulenza e stitichezza, diuresi contratta e cistiti, dermatiti, ritenzione idrica e aumento di peso.  E, ovviamente, la “intolleranza cutanea” alla bigiotteria. Sono sintomi familiari?

Perchè tra i tanti “sintomi” di allergie alimentari ricadono quelli connessi alle patologie gastriche (digestione lenta, pancia gonfia, gastrite, reflusso gastroesofageo, diarrea, stitichezza, ragadi anali ed emorroidi, eccetera) come anche le cefalee (qui spiego quali sono i cibi che la causano, invece qui spiego come autogestire le crisi di cefalea).

Io, su questo blog, seguo l’argomento e metto a disposizione dei lettori i consigli più utili e pratici. Per fortuna una cura c’è.  E non mi riferisco alla cura dei “sintomi” (la classica crema al cortisone) scriverò presto su sintomi e cura nei prossimi giorni.

Puoi trovare altre informazioni sul sito della AAITO (Associazione Allergologi Immunologi Territoriale e Ospedalieri), una società scientifica di specialisti medici che promuove “Allergicamente: piano d’azione per una allergologia sociale”.
Perchè ci sono ancora persone (peggio, MEDICI E SPECIALISTI) che vanno dicendo in giro che le allergie alimentari non esistono: incredibile che la realtà scientifica venga negata dalle “convinzioni” di alcuni, no?

E mi domando se il tuo medico curante, lo specialista o il tuo dietologo/nutrizionista credono o no alle allergie alimentari? Ti trattano come un ritardato (capita anche a me)? Ti informano? E rivalutano mai la tua terapia sulla base sei sintomi o guardano solo agli esami del sangue? Si? No?

In questo caso, scegli di affidarti a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire; una consulenza è un investimento. Perché la tua salute vale!

Una nuova epidemia flagella gli italiani

C’è una nuova epidemia che flagella i popoli, sopratutto quello Italiano. E’ un’epidemia riconosciuta dalla “comunità scientifica internazionale”, ma non dal Ministero della Sanità, dai medici di famiglia o dagli specialisti. E’ l’intolleranza alimentare in tutte le sue manifestazioni.

In altri stati della UE – come la Germania – Governo e Ministero della Salute hanno “misurato” la quantità di allergie della popolazione (in Germania ne è affetto un cittadino su tre). Ma in Italia questi dati sono nella migliore delle ipotesi sconosciuti, nella peggiore sono taciuti. Schiere di pazienti – persone dall’aspetto normali come me e te – di cui non si hanno rilevazioni ufficiali – che soffrono a causa del “cibo” che mangiano e di alcuni cibi in particolare.

Sintomi

Pancia gonfia, gastrite e reflusso, flatulenza e diarrea – quando non stitichezza che dura da anni – eritemi cutanei, nausea, tosse e occhi che lacrimano, prurito,  il cuore che palpita, la gola che si chiude, eccetera.

Lista lunga e varia di segni di “infiammazione generale”, di “intossicazione” generale. In alcuni casi si può arrivare a situazioni che mettono a rischio la vita, specialmente quando si fa la diagnosi sbagliata o quando ci si ferma ad immaginare “la malattia che va di moda” (come la celiachia, per fare un esempio).

E così si generano 4 problemi – ovvero problemi su 4 livelli – che hanno un peso sulla salute E SULLE TASCHE dei cittadini Italiani:

 1) Vengono prescritti esami inutili che ingolfano il sistema sanitario aumentando la spesa sanitaria, e che ritardando la diagnosi vera;

2) Vengono prescritti farmaci per “curare” i sintomi – che sono la manifestazione più superficiale della causa – ma non viene curata la causa; 

3) Si assiste ad un doppio danno SULLA SALUTE: quello della “malattia” di base ( non diagnosticata) che va avanti e quello degli effetti collaterali farmaci prescritti per i sintomi, che portano ad un peggioramento della malattia;

4) Si genera un circolo vizioso che alimenta l’opulento mercato della “sanità” e il Business delle Case Farmaceutiche, perché con il passare degli anni vi è la necessità di prescrivere – o comprare – altri farmaci e integratori per tamponare i numerosi effetti collaterali dei farmaci assunti per i sintomi.

La cosa più brutta è che spesso le persone che soffrono di allergie alimentari, quando si trovano di fronte a un medico, si sentono dire che tutto dipende dalla psiche, che dipende tutto dal cervello, che ogni malanno o sintomo che riferiscono è “tutto nervoso”: gastrite nervosa, colite nervosa, diarrea nervosa, stitichezza nervosa, bronchite ed asma nervosi, eccetera. Ma la mente non c’entra per nulla, se non come ORGANO CHE SUBISCE gli squilibri di stomaco ed intestino!

Perché è nell’intestino che vengono prodotti molti neurotrasmettitori che usa il cervello!  Ed è nei 7 METRI DI INTESTINO che vengono assorbite quelle “sostanze” che formano i neurotrasmettitori che servono al cervello per vivere una vita normale. 

Quindi, in quelle situazioni in cui l’intestino non funziona o assorbe male, o c’è diarrea, o c’è una sovrappopolazione di batteri cattivi, i processi di digestione e di assorbimento delle sostanze necessarie al corpo E ANCHE AL CERVELLO non avvengono correttamente!

E il cervello non riceve – per esempio – due neurotrasmettitori come serotonina e dopamina, ormone della felicità il primo, ormone parte del sistema della gratificazione l’altro, che nell’intestino vengono prodotti.

Ed ecco che sintomi come variazioni del tono dell’umore, depressione, stanchezza cronica che si manifesta al mattino appena alzati, il sonno improvviso dopo pranzo, insonnia o cefalea piuttosto che essere CORRETTAMENTE DIAGNOSTICATI come effetti secondari delle malattie intestinali sul cervello, vengono invece interpretati come malattie del cervello, come “malattie nervose”. 

La cura proposta?

Le “goccine” o le “pilloline” per rilassarsi. E mentre ti rilassi l’intestino marcisce. Ecco un caso esemplare di diagnosi sbagliata e di prescrizione sbagliata e superficiale che “ammazza” i sintomi, perpetua la malattia e aumenta la quantità dei danni. Per fortuna una cura c’è!

E non mi riferisco alla cura dei “sintomi”. C’è una cura quasi per tutto! Fatta la giusta diagnosi con gli esami giusti si può passare alla giusta terapia. Su questo blog, e sulla PAGINA FACEBOOK da tempo seguo l’argomento e metto a disposizione dei lettori i consigli più utili e pratici.

Il tuo medico curante, lo specialista o il tuo dietologo/nutrizionista credono o no alle allergie alimentari? Ti trattano in maniera infastidita frettoloso o superficiale? Ti prescrivono farmaci per la psiche o il cervello? Rivalutano mai la tua terapia sulla base sei sintomi o guardano solo agli esami del sangue?

In questo caso, scegli di affidarti a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire; una consulenza è un investimento. Perché la tua salute vale!

Prevenire la cistite attraverso l’igiene delle mani

Prurito, bruciore, perdite vaginali quasi il 50% delle donne, almeno una volta, ha dovuto affrontare questi fastidiosissimi disturbi causati dalla cistite femminile. La cistite è un’infiammazione della vescica causata da una infezione urinaria o da una malattia della vescica.

La necessità di urinare spesso, talvolta con bruciore, è il sintomo più  evidente.

Talvolta bruciore, minzione frequente o perdite ginecologiche sono espressione di questa contaminazione. Segni inequivocabili sono il cattivo odore o tracce di liquido o materiale sporco negli slip:

  1. perdite giallastre maleodoranti o perdite bianche dense con grumi;
  2. prurito parti intime;
  3. sensazione di non aver svuotato completamente la vescica o sangue o pus nelle urine.

Le donne sono ovviamente quelle colpite più frequentemente poiché la l’uretra femminile (il tubicino che collega la vescica all’esterno) nella donna é breve e si apre in un ambiente colonizzato e protetto dalla Flora di Doderlein, perché molto vicino all’ano (zona tutt’altro che “pulita”). La vicinanza con l’ano (appena 3 cm) rende più facile per i batteri entrare nel tratto urinario, sopratutto batteri intestinale (E . Coli).

Tra le cause, quindi, il fattore più importante in assoluto è la conformazione anatomica dell’uretra. E le principali concause possono essere gli indumenti intimi sintetici o stretti, il sudore eccessivo o le urine concentrate, l’eccesso di zuccheri o spezie, l’abuso di antibiotici, l’attività lavorativa che costringe a stare sedute per molte ore, ma anche manovre erotiche e l’attività ludica in coppia. Ma la causa principale é la carenza di igiene, sia dentro casa che fuori. Perché tutto su cui poggiate le mani è una fonte potenziale di contaminazione batterica!!

Le donne sanno bene che è importante lavarsi le mani prima e dopo aver usato un bagno pubblico per fare pipì, usando un sapone o salviettine intime (a pH acido, per cortesia!) per cui le donne vanno in bagno in gruppo. Ma quante donne conoscono il pericolo insito dentro casa? Dentro la loro stessa borsetta? Quante usano un sapone o salviettine intime dopo aver tenuto in mano lo smartphone? E quante dopo aver lavato i piatti?

Sapete che una spugna dei piatti usata contiene tanti batteri quanti ce ne sono nella cacca??? 

Permettetemi un esempio che vale più di mille parole: una professoressa 60enne americana, ha deciso di spiegare la diffusione dei germi ai suoi studenti di scuola media per convincerli a lavarsi sempre le mani.  Il risultato è diventato virale in rete e moltissimi genitori le hanno scritto su Facebook per ringraziarla.

Ha preso tre fette di pane: ha messo la prima in una busta di plastica sigillata toccandola solo coi guanti, ha messo la seconda fetta toccandola con mani appena lavate e, ha fatto toccare una terza fetta di pane da tutta la classe prima di sigillarlo. Dopo qualche giorno gli effetti erano visibili a tutti, disgustando gli studenti che vedevano muffe e funghi cresciuti sulla terza fetta di pane. Fate la prova anche voi!

Come evitare la cistite? 

Disinfettate lo smartphone, cambiate spesso la spugna per lavare i piatti, fate caso se avete allergie alimentari che possono causare i sintomi. 

Per il resto, quando avete il sospetto di un’infezione, c’è un medico o uno specialista che vi ha prescritto degli esami? O vi ha fatto la diagnosi? Il tuo medico curante o lo specialista ti propongono esclusivaMente sempre lo stesso antibiotico? O gli ovuli e le candele vaginali? Loro sanno cos’è la flora di Doderlein? E rivalutano mai la persistenza dei sintomi o la terapia?

Lo sai che a lungo andare gli antibiotici che prendi inutilmente fanno dei danni considerevoli al tuo intestino e creano antibiotico-resistenza?? E che troppi ovuli in vagina squilibrano la flora di Doderlein?? No? Non lo sai? Male, molto male. Affidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. Ogni consulto è un investimento, perché la tua salute vale!

Il latte fa male?

C’è una connessione tra latte, sindrome del colon irritabile (IBS) e intolleranza ai carboidrati? Si! Più lavori scientifici gettano luce sulla connessione! Il latte fa male?

Le reazioni avverse al cibo (AFR o Adverse Food Reaction) sono un problema rilevante nella pratica clinica ma sono largamente sconosciute, sia dai medici che dai pazienti, e pertanto gestite peggio. Sono comuni nei paesi industrializzati dove, a seconda dei dati, colpiscono fino al 20% della popolazione.  Il tipo più comune di AFR è l’intolleranza ai carboidrati aumentate negli ultimi decenni per il crescente consumo di zuccheri. Solo negli Stati Unitiil consumo di zuccheri aggiunti è aumentato del 900%.

L’intolleranza ai carboidrati è ampiamente presente nei pazienti con sindrome del colon irritabile (IBS): infatti, fino all’80% dei pazienti con IBS hanno sintomi legati all’alimentazione (di cui 3/4 sono probabilmente correlati all’intolleranza ai carboidrati). Ma quali carboidrati? Parliamo di farina, pasta pane o pizza?

L’intolleranza ai carboidrati è causata dalla carenza o dalla mancanza di “enzimi” (o trasportatori) che si trovano nelle cellule che costituiscono la parete dell’intestino tenue. La mancanza di questi enzimi fa si che i carboidrati non vengono assorbiti; concentrandosi dentro il tubo digerente attirano liquidi causando “diarrea osmotica” e vengono fermentati dal microbiota intestinale, lo squilibrano e producono gas e gonfiore.

Questi eventi, presi tutti insieme, sono i responsabili di segni e sintomi clinici, quali:

– distensione dell’intestino tenue,

– dolore addominale,

– gonfiore e flatulenza,

– nausea,

– aumento della motilità intestinale e diarrea.

– Sintomi extra-intestinali (vertigini, disturbi della memoria, letargia e mal di testa) sono descritti nel 20% dei soggettie potrebbero essere il risultato di quei “metaboliti tossici” da fermentazione dei batteri cattivi che arrivano al cervello.

Due cervelli, ricordate? Si ammala uno, poi si ammala l’altro. Fra le più frequenti intolleranze ai carboidrati, c’è quella al lattosio. La “carenza congenita di lattasi” (rara malattia in cui l’enzima è assente), si manifesta con diarrea acquosa, meteorismo e malnutrizione a partire dai primi giorni dopo la nascita, con l’allattamento, e scompaiono quando i neonati passano a una dieta priva di lattosio. E’ la prima causa di dolore addominale nei lattanti. Ma la maggior parte sono carenze “secondarie” da danni intestinali (per proliferazione batterica dell’intestino tenue) da infezioni, celiachia, morbo di Crohn o enterite.

In circa il 70% della popolazione mondiale, l’attività dell’enzima che “digerisce” il lattosio diminuisce o scompare tra i due e i cinque anni; è la causa più frequente di carenza enzimatica. 

La percentuale di deficit varia tra i gruppi etnici: in Asia dall’80% al 100%, in Africa dal 70% al 95%, negli Stati Uniti e in Europa dal 15% al 70-80%. Diversi sono i fattori che portano a sintomi più o meno evidenti tra cui la distribuzione e la capacità di fermentazione della flora intestinale (microbiota), e fattori psicologici. 

MA NON E’ UNA MALATTIA PSICOSOMATICA! 

E curarla con i farmaci antidepressivi o ansiolitici non guarisce il problema! Un’altra comune intolleranza è quella al fruttosio. Il fruttosio, che sembra uno zucchero natuale, viene prodotto dal mais come sciroppo di glucosio-fruttosio ad alto contenuto di fruttosio (HFCS), e viene utilizzato nell’industria alimentare come dolcificante economico, insapore e facilmente disponibile.  Come direbbe Antonio de Curtis (in atto Totò): “è una fetenzìa!” Ed è la causa della steatosi epatica non alcolica (il fruttosio è 17 volte più dannoso del glucosio sul fegato).

Gli enzimi per tutti i carboidrati si trovano nelle cellule della parete dell’intestino, così se le cellule vengono “distrutte” da malattie infiammatorie (gastroenteriti) o dai batteri cattivi, ecco che questi enzimi scompaiono perché le cellule sono state distrutte! Il malassorbimento di lattosio e fruttosio può infatti essere collegato ai danni intestinali da diverse malattie (colite, IBS, celiachia). Ed ecco perché persone un tempo in salute, quando si ammala l’intestino, sentono nascere questi sintomi:

– difficoltà digestiva

– pancia gonfia e flatulenza

– gastrite e reflusso

– mal di testa, vertigini, cefalea

– asma, difficoltà respiratorie, tachicardia

Quindi, una delle prime cose da provare è togliere latte e latticini per una settimana. Fai la prova! La maggior parte dei mammiferi perde la capacità di digerire lo zucchero del latte (lattosio) dopo lo svezzamento, e nella popolazione Italiana di origini africane va sospettata intolleranza al lattosio (70 – 95% della popolazione).

Ma se anche il latte lo digerisci bene, resta comunque la principale fonte alimentare di D-galattosio, zucchero definito nutriente non essenziale, (clicca qui se vuoi approfondire) che induce cambiamenti simili all’invecchiamento naturale:

– riduzione della durata della vita causata da stress ossidativo,

– neurodegenerazione,

– infiammazione cronica,

– diminuzione della risposta immunitaria, eccetera.

L’aumento dello stress ossidativo è un meccanismo patogenetico delle malattie cardiovascolari (e del cancro) della perdita ossea e di sarcopenia (riduzione del muscolo). Come ho già scritto, l’intolleranza al lattosio presenta sintomi sovrapponibili alla celiachia e alla pseudo-celiachia.

Anche al colon irritabileche come abbiamo scritto è una diagnosi inventata a tavolino. Per poter fare diagnosi di colon irritabile, le linee guida nazionali prescrivono di fare il test per l’intolleranza al lattosio. In tutti i casi di colon irritabile è prescritta la dieta FODMAP per 30 giorni, in cui vengono tolti i latticini.

HAI BISOGNO DI ALTRE EVIDENZE???

Mi domando se il tuo medico curante, lo specialista o il tuo dietologo o il nutrizionista credono o meno alle allergie alimentari? Ti informano sui rischi dell’assunzione del latte vaccino? Hanno mai fatto una connessione tra latte e cefalee? Tra latticini e pancia gonfia? Ti informano e rivalutano mai la tua terapia sulla base dei sintomi o guardano solo agli esami del sangue e all’ecografia dell’addome senza trovare il perché ai tuoi problemi?
Fossi in te, la domanda me la farei.

In questo caso, scegli di affidarti a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire; una consulenza è un investimento. Perché la tua salute vale!

 

P.S.: queste informazioni sono tutt’altro che sostitutive di una visita medica o specialistica: Ogni paziente è un esempio unico, e la terapia va realizzata come un abito sartoriale, su misura! Mai consiglierei ad un paziente di sospendere la sua terapia o di autoprescriversi una modificazione della terapia, se non dietro visita specialistica approfondita, e con tutto messo per iscritto da un medico o specialista.

Microbiota dalla nascita

Veniamo al mondo con un sistema immunitario non-funzionante e non-maturo che “ignora i pericoli del mondo”. E Il latte (E I BATTERI) della mamma possono proteggerci e passarci informazioni utili. Ecco come!

Avrai sicuramente sentito dire la frase “combattere il fuoco con il fuoco”, o anche “se non puoi farteli amici, alleati”.

Ed è cosi che hanno fatto negli ultimi 4 milioni di anni gli ominidi per sopravvivere in un mondo selvaggio e pericoloso, ricco di insidie e popolato dai “batteri cattivi”. Ci siamo integrati con dei batteri buoni con cui abbiamo stabilito dei “protocolli d’intesa” e di reciproca protezione, collaborando con vari “MICROBIOTI” – parola al plurale, in quanto ci sono diverse “comunità fisiologiche” singole presenti in posti distinte del corpo (intestino, albero respiratorio, vagina, pelle, eccetera). 

Immagina il sistema immunitario “competente e maturo” come la polizia di frontiera, che controlla chi transita attraverso un confine nazionale. Per “frontiera” si intende qualunque varco dal quale uno straniero può accedere ad un paese; la polizia pattuglia ogni via di ingresso: dai porti, agli aeroporti alle autostrade.

E si occupa della tenuta in sicurezza della frontiera: controlla i “documenti” di merci e viaggiatori che transitano (il passaporto, o la carta d’identità) alla ricerca di “cattivi criminali” o di traffici illeciti. E quando li identifica, li arresta o, scatena una sparatoria o una guerra!

Il sistema immunitario maturo e competente pattuglia ogni varco (pelle, apparato respiratorio, sistema digerente eccetera) controllando i “documenti” dei batteri. Accetta e permette il transito dei batteri buoni (con cui ha stabilito dei protocolli d’intesa, e con cui c’è collaborazione nel “presidiare i varchi”) e segnala, sequestra o spara ai “cattivi”.

Questa capacità di identificare buoni e cattivi è come il database dell’Interpol e si mette insieme nel corso della vita. La polizia di frontiera riconosce già (a causa dei famosi protocolli d’intesa) i documenti dei batteri del MICROBIOTA, e li inserisce nel database come “buoni”. E mano a mano che incontra altri batteri, confronta i loro documenti con quelli presenti nel database discriminando quelli “conosciuti” (i “Miei”) da quelli sconosciuti” (gli “altri”).

Quelli “sconosciuti” vengono etichettati come “cattivi”, e ad ogni “cattivo” vengono scattate le foto segnaletiche (genera una memoria cellulare) decidendo a chi sparare e a chi no, chi arrestare e chi no sulla base del database, che cosi si arricchisce mentre viviamo questa eterna lotta che è la vita sul nostro pianeta! Dire che questa attività e questa capacità iniziano alla nascita è dire una mezza verità… permettimi di spiegartelo.

Siamo stati bravissimi a “catalogare” i MICROBIOMI umani  – tipo di batteri, numeri, composizione, eccetera – ma abbiamo dei limiti tecnico-morali (legati alla sperimentazione) su come esattamente si stabilisce il microbioma umano nel neonato. Cioè come  e da chi esattamente viene addestrata la polizia di frontiera? Quasi esclusivamente dalla mamma!

La “colonizzazione” del tratto digestivo, respiratorio e uro-genitale (così come della pelle) inizia al momento della nascita, col neonato esposto al microbiota (vaginale e cutaneo) di sua madre​. Studi recenti evidenziano un MICROBIOTA persino all’interno della placenta. La colonizzazione batterica inizia molto prima del parto e non stiamo parlando di infezioni!

Il tipo di parto e l’allattamento al seno sono fondamentali per la composizione dei MICROBIOTI e per la competenza del sistema immunitario del neonato (incompetente almeno fino ai 12 mesi, se non fino ai 3 anni). La madre rifornisce il neonato di batteri cutanei e vaginali, anche attraverso il latte materno. Nel 2012 è stato scoperto che nel “colostro” sono presenti più di 700 specie di microrganismi: questi “batteri del latte”  sono tra i primi ad entrare nel corpo umano. Si stima che in 800 ml. di latte materno possa passare tra i 100.000 e 10 milioni di batteri.

Con il latte, la madre passa al neonato anche le “immunoglobuline”, proteine specializzate che sono “armi” del sistema immunitario. Metaforicamente sono una fotocopia delle foto segnaletiche e dei documenti presenti nel “database materno”.
Quindi, la madre sostiene la polizia di frontiera passando i batteri buoni e le loro carte d’identità, e le foto segnaletiche dei “cattivi”. Ecco dove stà l’importanza dell’allattamento al seno!

Ma molti fattori possono alterare significativamente la composizione del latte, del MICROBIOTA cutaneo e di quello vaginale.  La dieta, il parto cesareo, l’esposizione intrauterina ad antibiotici e uso di latte in formula hanno dimostrato di ritardare il processo di maturazione fisiologica del microbiota, quindi del sistema immunitario, quindi del neonato.

Per esempio, nello studio del 2012 si vede che neonati da parto vaginale hanno una “colonizzazione” che riflette la flora vaginale materna (come il Lactobacillus), ma quelli nati da parto cesareo (o prematuri) sono colonizzati da batteri di provenienza epidermica (dalla pelle) piuttosto che vaginali (come Clostridium, Staphylococcus, Propionobacterium e Corynebacterium eccetera). In più, il latte delle madri obese tende a contenere una comunità batterica diversa, meno diversificata, rispetto al latte delle madri di peso normale. (puoi scarica il lavoro scientifico QUI)

Qualunque importante cambiamento nello sviluppo equilibrato del MICROBIOTA in questo periodo di vita è stato correlato a un maggior rischio di sviluppare disturbi metabolici e/o immunitari quali intolleranze o allergie alimentari oltre che all’aumento di obesità infantile (puoi leggere il POST QUI)

Per il momento stendiamo un velo pietoso sull’uso indiscriminato e non-utile degli antibiotici. Ne parlerò più diffusamente nei prossimi post!

Colon irritabile? diagnosi inventata a tavolino!

Quello che per molte persone è un lieve disturbo funzionale è stato spacciato come una malattia grave che merita un’etichetta semantica e un farmaco, con tutti i danni e i costi associati. Si possono fare un mucchio di soldi quando fai credere alle persone sane che sono malate.

Le aziende farmaceutiche sponsorizzano le malattie e le promuovono a medici e consumatori. Ray Moynihan, Iona Heath e David Henry forniscono esempi di “trafficanti di malattie” (disease mongering).

All’interno di molte categorie di malattie sono emerse “alleanze” tra il personale di un’azienda farmaceutica, medici e gruppi di consumatori. Queste alleanze tendono a promuovere una visione di una particolare condizione come “un malattia diffusa, seria e curabile”.

Queste campagne di “sensibilizzazione alla malattia” sono comunemente collegate alle strategie di marketing delle Aziende Farmaceutiche per espandere prodotti farmaceutici in nuovi mercati. Prendiamo il caso della sindrome del colon irritabile: il fenomeno è collegato ad una quantità di sintomi che ognuno di noi ha avvertito almeno una volta nella vita: dolori addominali, gorgoglii intestinali, diarrea, flatulenza, eccetera.

E’ stato a lungo considerato un disturbo funzionale comune e una “diagnosi di esclusione” che copriva una gamma di sintomi, ma che alla fine degli anni ’90 ha iniziato a vivere una “seconda vita, un “rifacimento globale”. Molte persone affette da questa condizione morbosa sono disabilitate a causa dei sintomi, e l’arrivo di nuovi farmaci ha visto i produttori farmaceutici cercare di cambiare il modo in cui il mondo pensava alla sindrome del colon irritabile.

Un documento confidenziale trapelato da una società di comunicazioni mediche – la “In Vivo Communications” – descriveva un “programma di educazione medica” di tre anni per creare una nuova percezione della sindrome del colon irritabile come una “malattia credibile, comune e concreta”.  

La proposta faceva parte della strategia di marketing per il farmaco Lotronex (alosetron cloridrato) di GlaxoSmithKline. La In Vivo – una delle poche società specializzate in “educazione medica” – fornisce in questo document una rara visione del mondo altamente segreto della promozione dei farmaci, con enfasi sulla “formazione” dell’opinione pubblica e medica sulle ultime malattie.

LA STRATEGIA

FASE 1: istituire un “Advisory Board” composto da un KOL [opinion leader chiave] di ogni stato dell’Australia, col “ruolo di fornire consulenza agli sponsor aziendali sull’opinione corrente in gastroenterologia e sulle opportunità per la formazione.”

FASE 2: sviluppo di “linee guida sulle migliori pratiche” per diagnosticare e gestire la sindrome dell’intestino irritabile e partecipare a riunioni all’estero. Un’altra strategia era produrre una newsletter nel periodo pre-lancio per “stabilire il mercato” e convincere il “mercato specialistico” che la condizione è una “malattia grave e credibile”.

FASE 3: per i medici di base, la In Vivo raccomanda una serie di annunci nelle principali riviste mediche, con interviste ai membri del comitato consultivo dell’azienda, perché “l’imprimatur dei membri [del board] è inestimabile per rassicurare [i medici generici] che il materiale che ricevono è clinicamente valido.” Altri gruppi da destinare a materiale promozionale includono farmacisti, infermieri, pazienti e una fondazione medica descritta come già in “rapporto stretto” con la In Vivo. Per il 2002-3 era previsto anche un “programma di supporto al paziente.”

Senza minimizzare questo disturbo, questo documento mostra come le organizzazioni sponsorizzate da una compagnia farmaceutica possono contribuire a formare l’opinione pubblica e medica.
Sebbene GlaxoSmithKline abbia sostenuto che la sua sponsorizzazione era finalizzata a migliorare le prescrizione dei medici (comunicazione del 7 marzo 2002), il conflitto di interessi è ovvio e potenzialmente pericoloso. Evidentemente, l’interesse principale della compagnia farmaceutica era generare un’opinione sulla sindrome del colon irritabile per massimizzare le vendite dei suoi farmaci.

Gli addetti ai lavori dell’industria farmaceutica confermano che le strategie proposte per la promozione della sindrome del colon irritabile della “In Vivo” non erano assolutamente eccezionali.

Una “guida pratica” (pubblicata dalla rivista britannica Britain’s Pharmaceutical Marketing nel 2002) sottolineava che gli obiettivi chiave nel periodo pre-lancio erano “stabilire un bisogno” per un nuovo farmaco e “creare il desiderio” tra i prescrittori per  “avviare una revisione del modo in cui viene gestita una particolare malattia” (Cook J. Practical guide to medical education. Pharmaceutical Marketing. 2001;6:14–22).

Indicato come piano di educazione medica?  Il documento – parte della strategia di marketing Lotronex – stabiliva esplicitamente che tutte le pubblicazioni e i manoscritti dovevano essere approvati dai dipartimenti marketing, medico e legale dell’azienda farmaceutica.
Il documento chiarisce anche il ruolo dei media nel cambiare la percezione pubblica della sindrome del colon irritabile, affermando che “le relazioni pubbliche e le attività dei media sono cruciali per una campagna a tutto tondo, per consapevolezza dei consumatori”.

Per gli onori della cronaca, la campagna è stata interrotta a causa del ritiro di Lotronex dal mercato nel 2000, dopo segnalazioni alla FDA (Food and Drug Administration) di reazioni avverse gravi e talvolta fatali. E’ purtroppo di nuovo in commercio.

Noi medici dobbiamo ritornare la ruolo di educatori, insegnare ai loro pazienti come loro stessi possono mettere in pratica ciò che serve per guarire dalla “gastrite”, o dall’intestino irritabile. Basta sapersi gestire nel mangiare, imparare certi comportamenti, e abbandonare per sempre le famose “pilloline” e le colonscopie inutili!

Il tuo medico curante o lo specialista ti fanno le domande giuste? Indagano le tue abitudini alimentari e sociali? Credono alle allergie alimentari o ti trattano come un ritardato (capita anche a me)?
E rivalutano mai la tua terapia sulla base sei sintomi? O anche tu hai uno specialista da “9 minuti”? Se non sei soddisfatto del tuo medico o del tuo specialista, Affidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. Anche una sola consulenza è un investimento. Perché la tua salute vale!

Celiachia o allergia alle graminacee?

Troppi soffrono di problemi gastro-intestinali dopo pasta, pane, pizza o prodotti da forno. Molti sospettano Celiachia (malattia auto-immune!) o pseudoceliachia, spendono soldi in esami del sangue e consulenze mediche, o in prodotti senza glutine.

E spesso la diagnosi è incerta, o dubbia o peggio: NON CORRETTA!

Sempre più frequentemente si rivolgono al medico pazienti che lamentano disturbi addominali post-prandiali come la tensione addominale, gonfiore e meteorismo, stanchezza e malessere generale associati ad alvo irregolare. Si tratta di sintomi anche di forte intensità, che pesano in maniera significativa sulla qualità di vita.

In questi casi, il primo sospetto è la Celiachia, malattia infiammatoria cronica dell’intestino  su base autoimmune, provocata dal glutine in soggetti “geneticamente predisposti”. Anche se, è vero che  nessuno può digerire il glutine!
La Celiachia è la più frequente intolleranza alimentare e colpisce circa l’1% della popolazione mondiale. 
In Italia nel 2015 siamo a quota 182.858 pazienti diagnosticati! Si fa diagnosi ricercando anticorpi specifici nel sangue (anti-endomisio, anti-transglutaminasi) e lesioni della mucosa duodenale (celiachia potenziale in assenza di queste lesioni).

Esclusa la Celiachia, bisogna sospettare una intolleranza al lattosio o una sindrome glutine-correlata non celiaca (pseudo-celiachia o “gluten sensitivity”), dovuta ad un’intolleranza al glutine  ma con caratteristiche diverse (nessun danno ai villi intestinali).

I sintomi insorgono in seguito all’assunzione di glutine,  con disturbi gastrointestinali (meteorismo, dolori addominali, diarrea o stipsi o alvo alterno) ed extraintestinali (sonnolenza, difficoltà di concentrazione, annebbiamento mentale, cefalea, artromialgie, parestesie degli arti, rash cutanei tipo eczema, depressione, anemia, stanchezza cronica).

I sintomi sono molto simili a quelli dell’intolleranza al lattosio, ma nel caso della gluten sensitivity la diagnosi può avvenire solo per esclusione: si sottopone il paziente ad una dieta con l’eliminazione del glutine per 2 –3 settimane, e i sintomi regrediscono completamente nel giro di pochi giorni.

Ma cosa sospettare se anche con una dieta “gluten free” i sintomi persistono? 

L’allergia ai pollini delle graminacee. La famiglia delle Graminacee è in assoluto la più diffusa nel mondo. Essa comprende più di 8000 specie diverse di piante; tra le forme coltivate (i cereali…) molte rivestono un ruolo di primo piano nell’alimentazione umana ed animale (vedi tabella: fonte wikipedia).

Alluminio: storia di una neurotossina (I parte)

L’alluminio è estremamente abbondante sulla terra: dopo l’ossigeno e il silicio è il terzo elemento più abbondante nella crosta terrestre ed è il metallo più abbondante in assoluto! E’ anche il metallo non ferroso più utilizzato al mondo, e la sua estrazione e purificazione dai depositi geologici supera quella di qualsiasi altro metallo, eccetto il ferro.

La bauxite – costituita da minerali di ossido di alluminio idrato gibbsite, boehmite e diaspore – è la principale fonte mondiale di materia prima per la produzione di alluminio, quest’ultimo fu prodotto per la prima volta sperimentalmente nel 1825 dal chimico danese Hans Christian Oersted, e in seguito dai chimici Wöhler, Sainte-Claire Deville e Carl Joseph Bayer – da non confondere con il fondatore della Bayer.

Successive modifiche e aggiornamenti di tecnologia industriale, hanno reso l’estrazione, e la purificazione dell’alluminio un business multimiliardario internazionale. Nel 2013, la produzione mondiale di alluminio primario è stata di circa 52 milioni di tonnellate (circa 7 chili per ogni essere umano sulla terra) (documento qui). 

Ma la domanda globale di questo elemento da parte dei paesi in via di sviluppo sono in rapido aumento, tanto più che la più grande “macchina” costruita dall’umanità – le reti per la trasmissione di energia elettrica –  oggi è fatta in alluminio, che è solo leggermente meno conduttivo del rame, ma è più leggero, più duttile e meno costoso! Così, è stato stimato che entro i prossimi 10 anni la produzione di alluminio supererà quella dei precedenti 150 anni, garantendo l’alluminio una presenza permanente nella nostra biosfera per il prossimo futuro.

La chimica dell’alluminio è semplice quando si presenta in natura, ma diventa molto più complessa quando entra nella nostra biosfera, e nella biologia degli organismi viventi.

La valenza 3+ (è uno ione positivo, un “catione”) dell’alluminio e il piccolo raggio ionico, le danno una densità di carica insolitamente elevata, così da creare un fortissimo legame chimico con l’ossigeno. Questo spiega la resistenza elevata dell’alluminio metallico agli agenti atmosferici e alla decomposizione attraverso il contatto con la biosfera terrestre (non si corrode come il ferro). Tuttavia, questa condizione cambia quando l’alluminio è esposto alle condizioni fisiologiche normalmente presenti negli organismi viventi.

Alla fine degli anni ’70, si cominciò ad intuire un ruolo dell’alluminio in alcune specifiche malattie; così furono pubblicati diversi lavori scientifici tra il 1982 e il 1985 che vedevano l’elemento come agente causale nell’encefalopatia dialitica, nell’osteodistrofia e nell’anemia renale cronica in pazienti con insufficienza renale sottoposti a emodialisi a lungo termine. L’encefalopatia è stata anche segnalata nei bambini che avevano assunto Al(OH)3 come legante fosfato per i disturbi renali.

Alluminio è stato anche implicato nella neurotossicità associata alla sclerosi laterale amiotrofica (una forma di parkinsonismo con grave demenza) della popolazione indigena di Guam (dove i suoli sono ricchi in in alluminio e scarsi in calcio e magnesio), e nella malattia di Alzheimer.

Il numero crescente di ruoli dell’elemento chimico nei processi fisiologici ha richiesto studi ulteriori, fino a comprendere che l’alluminio interagisce specificamente con composti fosforici, particolarmente presenti nel DNA di ogni cellula. L’alluminio è capace di compattare il DNA e renderlo inattivo, oppure di “falsare” la traduzione dei geni del DNA in proteine, portando danni enormi a tutte le cellule. 

È stata studiata la reattività dell’alluminio e di numerosi altri cationi metallici bivalenti e trivalenti verso la cromatina (il DNA) del cervello e del fegato di ratto, e tra tutti l’alluminio è stato il più reattivo!  La capacità dell’alluminio di alterare la struttura della cromatina la fa precipitare e la rende non raggiungibile da nessuna delle proteine di trascrizione (da DNA a RNA) e nemmeno alle proteine che riparano il DNA (il lavoro scientifico lo trovi qui). 

Inoltre, la cromatina dalle aree corticali del cervello era molto più sensibile all’alluminio rispetto alla cromatina dal fegato. I risultati, discussi alla luce della tossicità nota di questi cationi, hanno posto già dagli anni ’80, l’accento sul al ruolo dell’elemento chimico nella malattia di Alzheimer, considerata una forma da intossicazione cronica da alluminio.

Alluminio: storia di una neurotossina (II parte)

L’alluminio (Al) è chiaramente una potente neurotossina: è dannoso per il sistema nervoso centrale (SNC), agendo in una serie di modi deleteri a più livelli. Le preoccupazioni sulla tossicità di ingestione sono state espresse già oltre 100 anni fa. Esistono prove considerevoli del fatto che l’alluminio possa svolgere un ruolo nell’eziologia o nella patogenesi della malattia di Alzheimer (AD), ma il “nesso causale” è ancora aperto al dibattito scientifico.

Esiste infatti una “ricerca scientifica” che ha una “visione alternativa” sui rischi dell’elemento chimico, dove le asserzioni sulla sua sicurezza sono basate su studi epidemiologici con disegni deboli; cioè progettati “male”.  Tali studi – che sembrano non rilevare esiti negativi significativi – non supportano rigorosi scrutamenti né superano le ricerche meglio progettate all’interno di una letteratura ampia e in crescita, che invece mostra una significativa “associazione epidemiologica” tra l’alluminio e svariate malattie, tra cui l’Alzheimer.

Perché mi riferisco a “studi epidemiologici”? Perché l’alluminio – che in quella “visione alternativa” della scienza risulta “sicuro” – per la sua NATURA NOTORIAMENTE TOSSICA, non può essere autorizzato in studi clinici randomizzati controllati (RCT) e prospettici su soggetti umani! Sembra una battuta ironica, ma non lo é. Ecco spiegato perché – con lavori epidemiologici “disegnati male” – uno può dire e dimostrare ciò che vuole. Anche negare l’evidenza. Tranne che poi la tossicità sugli esseri umani ne vieta la sperimentazione.

Per fortuna, prove inconfutabili di altre ricerche scientifiche mostrano che l’esposizione ad alluminio è dannosa! Un lavoro scientifico del 2001 ha analizzato 13 studi epidemiologici che valutavano l’associazione tra l’alluminio nell’acqua potabile e l’Alzheimer. E 9 di questi lavori mostravano una relazione statisticamente significativa!

Infatti, l’allume di potassio è comunemente usato negli impianti di trattamento delle acque (come anche nei deodoranti e nel trattamento delle pelli). E le persone che vivono in paesi industriali e in distretti con un carico di alluminio più elevato nell’acqua potabile, hanno più probabilità di avere diagnosticato il morbo di Alzheimer. Per quanto difficile produrre dati di alta qualità sull’associazione tra Alzheimer e esposizione all’alluminio (con gli inevitabili errori di classificazione) questi studi sono apparsi notevolmente coerenti!

Infatti la prevalenza e l’incidenza dell’Alzheimer sono aumentate nelle popolazioni esposte a concentrazioni elevate di alluminio e che consumano abitualmente acqua contenente ≥0,1 mg/l di alluminio. Ma il principale problema di “interpretazione” dei dati, è che l’acqua potabile – anche a concentrazioni elevate di alluminio – contribuisce solo a una frazione dell’apporto alimentare giornaliero totale di alluminio!

Anche le piante di tè contengono una concentrazione elevata di alluminio legato a grandi molecole organiche (polifenoli o citrato) e varia da 2 a 6 mg/L, in quantità superiore rispetto a molte altre piante!

Il tè contiene più alluminio rispetto all’acqua, e quindi il tè diventa una fonte significativa di alluminio per i forti bevitori di tè. In un esperimento condotto sui topi, la somministrazione di foglie di te hanno mostrato – dopo l’infusione – livelli sierici di picco di alluminio fino a 1500 volte superiori ai valori medi pre-trattamento. Ma questo elemento non è presente solamente nelle foglie da te!

E’ ampiamente utilizzato nella trasformazione alimentare, come nei coloranti per alimentari, come agente emulsionante e come “agente lievitante”, per addensare i sughi e nel packaging (tetrapack eccetera). E’ anche largamente usato dall’industria farmaceutica: come antiacido e lassativo, come rivestimento lucido per le pillole (i blister), dentro le pillole stesse come eccipiente e come “coadiuvante” del vaccino (dove dovrebbe “scuotere” le difese immunitarie del ricevente per migliorare l’immunogenicità dei patogeni presenti nei vaccini)

I sali di alluminio si trovano anche nei cosmetici, negli antitraspiranti, nei filtri solari e in migliaia di prodotti materiali tra cui fogli, contenitori per alimenti e altri utensili da cucina. I consumatori abituali di “antiacidi” ingeriscono quantità di grammi di questo elemento al giorno, migliaia di volte le quantità assorbite attraverso l’acqua. Solamente che gli studi epidemiologici sull’esposizione ai farmaci antiacidi e la correlazione con l’Alzheimer sono stati in gran parte negativi. Curioso no?

Molti ricercatori hanno dimostrato che l’esposizione della neurotossina interferisce con l’apprendimento e l’elaborazione della memoria in una serie di condizioni sperimentali. Ma sono sopratutto i modelli sperimentali sui topi a dimostrare che la tossicità dell’alluminio sui mammiferi si manifesta in modo terribilmente simile all’Alzheimer. In una revisione sostanziale e recente, il dr. Walton conclude che la malattia di Alzheimer è una manifestazione della neurotossicità cronica di alluminio negli esseri umani.

Poiché l’alluminio è “simile” al ferro, ha accesso alle cellule dipendenti dal ferro coinvolte nella memoria.

Man mano che si accumula in tali cellule, causa deplezione dei microtubuli e disabilita le connessioni neuronali della corteccia entorinale e le cellule dell’ippocampo. La disconnessione ippocampale crea i primi cambiamenti di memoria che si verificano nell’Alzheimer, manifestandosi come confusione e incapacità di ricordare episodi nuovi o episodi mutevoli.
L’alluminio determinano l’atrofia multiregionale e gli ammassi neurofibrillari caratteristici della patologia dell’Alzheimer.

Uno studio scientifico ha esaminato i livelli di RNA in cellule neuronali umane esposte a 100 nanomoli di solfato di alluminio. L’espressione genica si presentava alterata, sopratutto per geni che codificano “messaggeri” pro-infiammatori o pro-apoptotici (apoptosi è la morte programmata della cellula), tra cui una proteina precursore della beta-amiloide, mostrando modelli di espressione simili a quelli osservati nell’Alzheimer.

Sebbene l’effetto della neurotossina sull’espressione genica legati allo stress nelle cellule cerebrali umane merita ulteriori indagini, una cosa è certa: l’alluminio fa precipitare e condensare il materiale genetico delle cellule (il DNA) rendendolo poi inaccessibile alla trascrizione e alla riparazione.

Dipendenza dai farmaci: il gastroprotettore

Negli ultimi 3 decenni, la terapia con gastroprotettori (PPI, o inibitori della pompa protonica) è diventato la cura standard per i pazienti con malattia da gastrite e/o reflusso gastroesofageo (GERD). Dall’introduzione del primo prototipo di PPI (l’omeprazolo) i ricercatori medici hanno visto che il “blocco delle pompe protoniche” aumenta il pH intragastrico (diminuendo l’acidità, il pH aumenta), ma allo stesso tempo, alcuni meccanismi compensatori  portano lo stomaco ad una maggiore capacità di produrre acido gastrico.

Infatti, la capacità delle cellule dello stomaco di produrre acido è il risultato di una complessa interazione tra diversi mediatori – stimolanti alcuni, e inibitori altri. Tra tutti i mediatori, il più importante è la GASTRINA, ormone che stimola indirettamente le  “cellule enterocromaffini” (ECL) al rilascio di ISTAMINA, da qui stimola la secrezione acida dello stomaco.  La terapia con gastroprotettori (PPI), diminuendo il pH, stimola alcuni mediatori a iper-produrre gastrina, che iper-stimola le cellula ECL, con conseguente iperplasia della mucosa e aumento del numero di ECL.

Tutto questo si traduce in un aumento della capacità dello stomaco di produrre acido gastrico, che si manifesta alla sospensione della terapia. Ed è il motivo per cui i pazienti sentono di non poter vivere senza il gastroprotettore(PPI). Questo effetto è noto in medicina e farmacologia come “effetto rebound (effetto di rimbalzo o effetto boomerang).

I risultati dei numerosi studi scientifici sull’ipersecrezione acida di rimbalzo (“effetto rebound”) in seguito alla sospensione della terapia con PPI sono contrastanti. Perchè nella letteratura scientifica inglese o americana, si trovano numerose differenze nella progettazione degli studi, della metodologia, della popolazione esaminata e sopratutto … risultati contraddittori.

Quindi, nessuno studio si può permettere di mettere una parola definitiva sull’argomento. E’ interessante, invece, che alcuni studi randomizzati condotti su “volontari sani” hanno dimostrato che l’interruzione della terapia dopo 4 o 8 settimane di PPI sembra indurre sintomi correlati all’aumento di acidità gastric(articolo qui).

Questi autori hanno ipotizzato che i PPI possano aggravare i sintomi nei pazienti quando la terapia viene interrotta e che questo “rimbalzo” dei sintomi (“effetto rebound”) può portare alla convinzione che non si può vivere senza questo farmaco. Portano, cioè,  alla dipendenza da PPI. Infatti, l’iper-secrezione di acido gastrico da rimbalzo (effetto rebound) dopo terapia con PPI, induce sintomi simili al reflusso nei volontari asintomatici. Cioè in volontari senza gastrite e senza reflusso!

Vari studi hanno quantificato l’ipersecrezione acida dopo la cessazione della terapia con antagonisti H2 (ranitidina) e inibitori della pompa protonica (PPI). I risultati generalmente dimostrano che la l’iper-secrezione di acido gastrico da rimbalzo (effetto rebound) dopo terapia con antagonisti H2 (ranitidina è di bassa magnitudo, di breve durata e ha un significato clinico discutibile. Al contrario, l’ipersecrezione acida dopo terapia con PPI è più pronunciata, dura più a lungo e potrebbe essere la causa dei sintomi correlati all’acido.

Ecco che torniamo ad un argomento che discuto spesso. Ovvero: ci deve essere un razionale nell’uso del gastroprotettore, va usato per brevi periodi e solo se c’è un motivo, va ridotto gradatamente, e se i sintomi persistono, allora o è stata sbagliata la diagnosi oppure ci sono altre cose da considerare. Come la dieta che facciamo e il nostro stile di vita. E’ troppo facile mangiare male e vivere male perché tanto hai la pillolina che protegge lo stomaco.

Perché quella pillolina a lungo andare causa anemia, osteoporosi, polmoniti, infezioni intestinali e tante altre brutte cose. Noi medici dobbiamo ritornare la ruolo di educatori, insegnare ai loro pazienti come possono mettere in pratica ciò che serve per guarire dalla “gastrite” o dal reflusso. Basta sapersi gestire nel mangiare (sopratutto la sera) e imparare certi comportamenti, per abbandonare per sempre le famose “pilloline”.

Il tuo medico curante o lo specialista ti fanno le domande giuste? Ti ascoltano? Indagano le tue abitudini alimentari e sociali? Credono alle allergie alimentari o ti trattano come un ritardato (capita anche a me.) E rivalutano mai la tua terapia sulla base ai sintomi? O anche tu hai uno specialista da “9 minuti”??
Se non sei soddisfatto del tuo medico o del tuo specialista, afFidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. 
Anche una sola consulenza è un investimento. Perché la tua salute vale!

I gastroprotettori modificano la flora batterica

Gli inibitori di pompa protonica (PPI), tra i farmaci più usati nel trattamento di patologie e disturbi legati al reflusso gastroesofageo, alterano il microbiota orale e quello intestinale! Queste sono le conclusioni di un team di ricercatori giapponesi condotto su volontari sani ai quali sono stati somministrati PPI per 4 settimane (per gli “amanti delle fonti”, il lavoro è scaricabile qui).

Un numero sempre crescente di evidenze dimostrano che anche il microbioma orale è coinvolto in una vasta serie di patologie tra le quali, diabete mellito o polmonite batterica. Ed è  un segno di disbiosi dell’intestino tenue (la temibile SIBO).

Denti, gengive e lingua, oltre che la saliva, hanno infatti una peculiare composizione batterica. Nonostante le prescrizioni di PPI continuino ad aumentare negli ultimi anni si stanno registrando un certo numero di eventi collaterali più o meno gravi che coinvolgono anche il microbioma orale.

In seguito al trattamento del reflusso gastroesofageo con questi farmaci infatti si è registrato un aumento del pH salivare che può generare uno squilibrio dell’omeostasi batterica. A livello intestinale inoltre si è osservato un aumento di infezioni da Clostridium difficile. 

La somministrazione inappropriata di antibiotici fa il resto è porta all’alterazione del microbiota intestinale a causa degli stessi antibiotici. I sintomi più comuni?

  1. Pancia gonfia appena mangi

  2. Eruttazione e flatulenze 

  3. Diarrea o stitichezza

Ma cosa cambia nel microbioma orale durante il trattamento del reflusso gastroesofageo? I risultati mostrano una significativa differenza in termini di biodiversità nel microbiota salivare, ridotta dopo la somministrazione di PPI; l’incremento maggiore lo si sia registrato nei campioni fecali con una crescita di oltre quattro volte rispetto alla sua concentrazione nel pre-trattamento!

Nel microbioma salivare, maggiormente espresso dopo 4 settimane è risultato anche il Fusobacterium e, nel fluido gengivale, Leptotrichia. Questi dati preliminari sembrerebbero correlazione l’uso a lungo termine sei comuni PPI e le alterazioni microbiota orale e intestinale.

Ulteriori studi sarebbero necessari su un campione più ampio di soggetti, ai fini di determinare l’effettivo meccanismo con cui  farmaci così ampiamente utilizzati per disturbi gastrointestinali in modo da prevenire ulteriori patologie legate alla alterazioni dei microbioti.

Anche il tuo specialista dopo un minuto di conversazione ti prescrive gastroprotettori come fossero acqua fresca? O ti dice che il problema è  tutto nell’ansia? E intanto il tuo problema continua ? Affidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. Perché la tua salute vale!

La gastrite tra le cause principali dell’aumento delle tasse?

Mal di pancia? Digestione difficile? L’acido brucia la bocca dello stomaco e sale in gola? Ti capita spesso? E non ci pensi più perché tanto tanto hai la “magica pillolina”?

Houston, abbiamo un problema!  E’ la gran quantità di farmaci gastroprotettori prescritti in Italia (4 sono nella top ten dei farmaci più venduti); dai dati Europei ed Italiani del 2012, si stima che tra il 25 e l’80% dei pazienti ricevano prescrizioni con gastroprotettori senza un’indicazione terapeutica appropriata (scarica il documento qui). Pensiamo che tanto queste pilloline ce le passa lo Stato? Ci sembrano gratuite e innocue? Eh no, sembrano innocue ma sopratutto sembrano gratuite! Ma in effetti le paghiamo due volte! 

Le medicine che ti passa lo Stato te lo ritrovi poi nel conto delle tasse!  Quindi lo paghi tu, lo pago io, lo pagano i nostri figli. In più, considerando la lunga e nota sfilza di effetti collaterali pericolosi e gravi (più di quanto si possa immaginare!), considerando che spesso questi farmaci sono frutto di una prescrizione non appropriato o frettolosa (o una visita di appena 9 minuti), ecco spuntare l’altro “costo”.

Cioè: prendi farmaci per il motivo sbagliato, non risolvono il tuo problema, e a lungo andare ti costringono a comprare altri farmaci per risolvere gli effetti collaterali di un farmaco inappropriato.

Tutto questo non può non avere un peso sul Sistema Sanitario Nazionale (esami, farmaci, ricoveri, accertamenti, eccetera) e di nuovo il “costo” viene scaricato sulle tasse!  Non fraintendermi: la storia della medicina è cambiata radicalmente con i nuovi gastroprotettori (inibitori di pompa protonica o PPI), e in certe patologie la gastroprotezione è necessaria: è il caso della gastrite acuta o dell’ulcera gastrica o duodenale acuta. 

La gastroprotezione serve per la guarigione ma poi va sospesa, perché gli effetti collaterali si hanno anche per somministrazioni di 1-2 mesi. Quindi, l’assunzione a vita di un gastroprotettore non risolve il problema, non lo fa sparire. 

Piuttosto, lo cronicizza perchè poi diventi schiavo/a del gastro-protettore e “credi” di non poterne fare a meno; oppure diventi schiavo/a di altri farmaci, che servono a tamponare gli effetti collaterali dei gastroprotettori. Infatti, ti servono gli integratori vitaminici del gruppo B, gli antibiotici contro la colite e la polmonite, i farmaci contro la diarrea, gli integratori di calcio eccetera. 

 E se dalle statistiche si evince che tra il 25 e l’80% dei pazienti riceve una terapia inappropriata,  nel 30% dei pazienti la terapia è assolutamente inefficace.  Bello eh? Ti sei già guadagnato la gratitudine delle case farmaceutiche a vita.

La domanda quindi è: quello che “credi” sia gastrite … è una malattia dello stomaco oppure è il sintomo dello stile di vita sregolato?

E come sarebbe se, cambiando alcune cose del tuo stile di vita, la gastrite va via? Non ne saresti felice? Conoscendo gli effetti collaterali, quanto saresti disposto/a a fare piccoli aggiustamenti delle tue abitudini ed evitare di diventare schiavo delle pillole e delle case farmaceutiche che li vendono allo Stato?

E non sarebbe bello sapere che hai un ruolo attivo nella gestione della tua salute? Che hai un ruolo attivo e puoi scegliere? In questo ragionamento, noi medici abbiamo un ruolo importante, perché tornando al ruolo di educatori, possiamo istruire i pazienti su cosa mettere in pratica per guarire da ciò che “credi” sia “gastrite” o dal reflusso. Partire dal gestirsi nel mangiare (sopratutto la sera), imparare certi comportamenti, abbandonare per sempre le famose “pilloline” quando sono frutto di prescrizioni inappropriate o dannose.

Il tuo medico curante o lo specialista fa visite che durano 9 minuti? Considera costi e benefici, effetti terapeutici ed effetti collaterali. Ti avvisa dei rischi? Si informa del tuo stato di salute e dei tuoi miglioramenti? Non rivaluta la tua terapia? non lo fa? Male, molto male. Affidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. Perché la tua salute vale!

Durata media di una visita specialistica in Italia come una sveltina

Quanto dura in media una visita dallo specialista? Secondo una revisione dell’Università di Cambridge, le misurazioni in 18 nazioni che coprono la popolazione mondiale, la durata della visita medica non arrivi a 5 minuti. Il record? I 48 secondi del Bangladesh (tenendo anche conto dell’entrata e uscita dalla porta dello studio). E in Italia? 9 minuti (dati del 2015).

La classifica stilata dal British Medical Journal Open evidenzia come quasi metà della popolazione mondiale (analisi svolte in 18 Paesi) entra ed esce dal medico in cinque minuti.  Gli studi evidenziano come la breve lunghezza del consulto è la causa di una eccessiva prescrizione di farmaci, di eccessivo uso di antibiotici e di scarsa comunicazione con i pazienti perché un tempo così breve influisce negativamente sulla cura del paziente e sulla quantità di informazioni che servono ad un medico mediamente preparato per capire la causa e proporre una cura.

I dati del 2015, rivelano che in Italia una visita dura in media 9 minuti.  Dati quantomeno allarmanti visto che mostrano come Aziende Sanitarie, Asl, Ospedali e Ambulatori costringono medici e specialisti a RITMI INUMANI DA ROBOT, aumentando il carico di lavoro del medico. Per cui l’Italia è già stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

E quando aumenta lo stress appare il rischio di una SINDROME DA BURNOUT –  caratterizzata da deterioramento dell’impegno nei confronti del lavoro, deterioramento delle emozioni associate al lavoro e disadattamento tra la persona ed il lavoro.

Da qui la campagna “Cura di coppia”, presentata dalla Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) per ricordare i diritti e doveri nel rapporto medico-paziente.

Ma tornando a noi, esiste un limite pratico a quello che può essere raggiunto in meno di 9 minuti. La mancanza di tempo è un limite terribile per fornire assistenza specialistica. E i pazienti con esigenze complesse e poli-morbilità non è detto siano gestiti efficacemente. Già dopo 20 secondi il paziente viene interrotto dalle domande del dottore che, per due terzi del colloquio, tiene gli occhi incollati al computer, facendo crollare l’empatia tra medico e assistito.

Eppure nell’economia globale un maggiore ascolto porta benefici a non finire, perché il rapporto medico-paziente è già una forma di terapia: non solo riduce di quattro volte il rischio di ricoveri ma aumenta di oltre il 30% le probabilità di tenere sotto controllo ipercolesterolemia, diabete e rischio cardiovascolare riducendo il pericolo di complicanze. 

Di contro a visite sempre più corte si associano prescrizioni sempre maggiori di farmaci e un uso eccessivo di antibiotici. E l’alto rischio di prescrizioni diagnostiche inutili o errori diagnostici. Indipendentemente dalla durata della visita è il tempo dedicato all’ascolto a fare la differenza. A Basilea, in Svizzera, i dottori affrontano un percorso di formazione con un’attenzione particolare all’aspetto dell’ascolto attivo. 

I risultati hanno indicato che i medici, in realtà, non rischiano di essere sommersi di parole dai loro pazienti. Per l’80% degli assistiti due minuti di racconto e di ascolto attivo da parte del professionista sono sufficienti per uscire soddisfatti dalla visita. Noi medici siamo investigatori e non prescrittori, e dobbiamo ritornare la ruolo di educare e insegnare ai pazienti come loro stessi possono mettere in pratica ciò che serve per guarire o mantenersi in salute. Restituire ai malati un ruolo attivo e la loro parte di responsabilità!

Il tuo medico curante o lo specialista ti fanno le domande giuste? Ti ascoltano o la loro visita la passano al PC? Indagano le tue abitudini alimentari e sociali? Credono alle allergie alimentari o ti trattano come un ritardato (capita anche a me)? E rivalutano mai la tua terapia sulla base sei sintomi? O anche tu hai uno specialista da “9 minuti”? Se non sei soddisfatto del tuo medico o del tuo specialista, affidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. Anche una sola consulenza è un investimento.  Perché la tua salute vale!

Il bruciore di stomaco, sintomo di qualcosa di più profondo

I farmaci che inibiscono la pompa protonica (PPI) sono tra i protettori gastrici maggiormente prescritti in Italia. Secondo diverse ricerche scientifiche, questi farmaci hanno effetti collaterali più gravi di quanto si possa pensare.

Protettori gastrici come omeprazolo, pantoprazolo, lansoprazolo, esomeprazolo, o rabeprazolo, sono accusati di aumentare il rischio di demenza. L’avvertimento arriva da uno studio, pubblicato su JAMA Neurology ad aprile del 2016, effettuato dai ricercatori dell’Università di Bonn e di Rostock (qui l’originale articolo in inglese). La correlazione tra questa classe di medicinali e la demenza era già emersa negli anni passati.

Questo lavoro scientifico ha coinvolto un totale di 73.679 partecipanti di 75 anni di età o più anziani e privi di segni di demenza. É stata così condotta un’analisi retrospettiva, relativa agli anni 2004- 2011 e fornisce un’importante conferma che chi utilizza protettori gastrici corre un rischio una volta e mezza in più di sviluppare una demenza.

La ricerca fa riferimento anche ad altri studi che hanno visto l’uso degli Inibitori di Pompa Protonica associato all’incremento della sostanza Beta-amiloide (responsabile dell’Alzheimer) nel cervello dei topi trattati. Un conclusione decisamente allarmante, se considerate che gli gastroprotettori (omeprazolo, pantoprazolo eccetera) sono tra i farmaci più prescritti nel nostro Paese.

Non è chiaro ancora quale sia lo specifico meccanismo, perché questi farmaci fanno danni a vari livelli. I gastroprotettori riducono l’assorbimento di vitamina B12, di calcio, di magnesio e modificano in maniera profonda la capacità di digestione ed assorbimento di microelementi fondamentali per la salute. Inoltre intervengono nel funzionamento di determinati enzimi peggiorando ancora di più l’assorbimento dei nutrienti da parte dell’organismo.

A voler peggiorare il quadro, i gastroprotettori sono causa della comparsa di macromolecole “antigenicamente attive”, che  stimolano cioè il nostro sistema immunitario alla produzione di molecole infiammatorie e allo sviluppo di allergie e intolleranze alimentari.  Alle preoccupazioni va ad aggiungersi il dato che spesso questi medicinali sono “auto-prescritti” dai pazienti stessi per terapie anche lunghe come se fosse acqua fresca, oppure da medici che non sono consapevoli dei rischi a lungo termine.  Spesso, vengono addirittura prescritti per trattare problemi di sospetto “reflusso gastrico”, quando invece basterebbe mettere in pratica il decalogo comportamentale che è riconosciuto – a livello internazionale – ridurre o far scomparire il reflusso. 

Da una parte la gastrite, dall’altra il reflusso, nel mezzo alzheimer, demenza e allergie alimentari, che a lungo andare portano ad assumere altri farmaci o costosi integratori. Ma qual è la soluzione meno rischiosa? 

Noi medici dobbiamo ritornare la ruolo di educatori, insegnare ai loro pazienti come loro stessi possono mettere in pratica ciò che serve per guarire dalla “gastrite” o dal reflusso. Basta sapersi gestire nel mangiare (sopratutto la sera) e imparare certi comportamenti, per abbandonare per sempre le famose “pilloline”. 

Il tuo medico curante o lo specialista non ti rivaluta? Male, molto male. Affidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. Perché la tua salute vale!

Il latte fa bene?

Ma il latte fa bene o fa male? Stando alle parole di Ippocrate, il padre della medicina, il latte non andrebbe dato ai malati di un certo tipo. 

“Somministrare latte ai sofferenti di cefalea è male. È male anche somministrarlo ai febbricitanti e a coloro che hanno gli ipocondri gonfi e con borborigmi, e a coloro che hanno sete. Il latte è anche cattivo per i malati acuti febbricitanti che hanno le feci biliose, e per coloro le cui deiezioni sono molto sanguinolente. Conviene darlo invece nei casi di consunzione, quando non vi è febbre alta.”

Ma andiamo per gradi.

Il latte umano è un alimento completo che è perfetto per lo sviluppo del neonato umano. Il latte trasmette al bambino i nutrienti di cui ha bisogno ma anche proteine (immunoglobuline) che sono fondamentali per sostenere e sviluppare il sistema immunitario. Infatti, nel neonato, il sistema immunitario ci mette tra 6 e 24 mesi per svilupparsi completamente, giacché nasce “sterile”, cioè senza batteri (ne buoni ne cattivi). I batteri buoni e utili che “popolano” la pelle, l’intestino e tutti gli altri distretti del corpo vengono passati al bambino dalla madre in due momenti:

1) Al momento del parto vaginale dove i batteri vaginali della madre (flora di Doderlein) colonizzano una prima volta il neonato.

2) Attraverso il latte: anche da li passano batteri buoni, oltre che immunoglobuline che completano la competenza immunitaria che nel neonato è scarsa o assente.

In particolare, con le immunoglobuline la madre passa al neonato informazioni su quali sono i batteri buoni (che non vanno attaccati) e quali invece sono quelli “cattivi”, contro cui viene protetto. Così avviene la programmazione del sistema immunitario del neonato. Il latte contiene inoltre altre proteine, che funzionano nel neonato come ormoni o come fattori di crescita e stimolano l’omeostasi che nel neonato è fragile.

Nulla può sostituire il latte materno, perché è perfetto per noi e per il nostro rapporto con il mondo (epigenetica). Se consideri che ogni latte è specificatamente equilibrato per l’organismo che va a nutrire (tipi di zuccheri, qualità e quantità di proteine, ormoni e immunoglobluine), il latte di un (animale) erbivoro non va bene per un (animale) carnivoro e nemmeno per un (animale) frugivoro o onnivoro com’è l’uomo.

CONCLUSIONE

Il latte di vacca è perfetto e va benissimo per i vitellini, che sono erbivori e arrivano a pesare parecchi quintali.

Il latte di pecora è perfetto e va benissimo per i caprettini, che sono erbivori ma sono più piccoli e agili dei vitellini.

Il latte di madre è perfetto e va benissimo per i neonati umani. E per tuo figlio anche fino ai due anni.

Ma nessuno va bene per gli altri, nessuno va bene per esseri di altre specie. Non è di poca rilevanza andare a vedere quanti dati scientifici dimostra l’intolleranza umana al latte vaccino o che il latte sia uno dei cibi che provocano cefalee ricorrenti… o peggio, alimenta le allergie alimentari che sono la causa della pancia costantemente gonfia, di coliti e gastriti, di riniti e sinusiti.

E mi domando se il tuo medico curante, lo specialista o il tuo dietologo/nutrizionista credono o no alle allergie alimentari? Ti informano sui rischi dell’assunzione del latte vaccino? Hanno mai fatto una connessione tra latte e cefalee? Ti informano e rivalutano mai la tua terapia sulla base sei sintomi o guardano solo agli esami del sangue e all’ecografia dell’addome senza trovare il perché ai tuoi problemi???

Fossi in te, la domanda me la farei. In questo caso, scegli di affidarti a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire; una consulenza è un investimento. Perché la tua salute vale!

Pensi di essere malato di gastrite?

Milioni di Italiani “credono” di soffrire di gastrite, così i farmaci più venduti in Italia in assoluto (con o senza ricetta medica) sono gli inibitori di pompa protonica o i più classici “antiacidi”. Le case farmaceutiche ringraziano i maghi del marketing pubblicitario.

Platone, grande filosofo greco dell’antichità (427-348 A.C.) scriveva che ci sono due tipi di “medicina”:

“Esistono due tipi di medicina: quella degli schiavi e quella degli uomini liberi. Quella per gli schiavi deve rimuovere velocemente il sintomo perché possano tornare velocemente al lavoro. Quella per gli uomini liberi deve capire il sintomo, il suo significato per la salute complessiva del corpo, per l’equilibrio della persona e per la sua famiglia.”

Quindi, la “medicina per gli schiavi” cura solamente il sintomo? Fa tornare velocemente al lavoro senza occuparsi della causa? Ottimo, così ogni volta che il “sintomo” si ripresenta ecco che prendiamo la pillolina consigliata dall’amico “esperto” di turno.

In una società iperconnessa le informazioni sono a portata di mano di tutti.  Così, quando abbiamo mal di stomaco – ogni volta che facciamo un’indigestione, prendiamo una infezione virale, o alimenti causa di allergie alimentari ci auto-facciamo la diagnosi e ci auto-prescriviamo il trattamento farmacologico.

Fortunatamente, la maggior parte dei problemi addominali non sono gravi e il trattamento è sufficiente per la risoluzione temporanea del sintomo. Ma quando questi sintomi sono presenti da anni (o senti  che aumentano) potresti accorgerti che aumenta anche il numero pilloline che stai prendendo.

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 E qual’è la diagnosi  che viene più spesso alla mente?  Considerato il bombardamento mediatico con spot e pagine pubblicitarie, non c’è da stupirsi che nella mente degli Italiani la spiegazione che primeggia su tutte è “GASTRITE”.  Allora, vediamoli un pò i sintomi della “gastrite”.

SINTOMI DELLA GASTRITE

La maggior parte dei pazienti affetti da gastrite associata a H. pylori (quasi estinta!) sono privi di sintomi, sebbene alcuni accusino dispepsia lieve o altri “sintomi vaghi”. I pazienti con gastrite erosiva lieve sono spesso asintomatici, sebbene alcuni lamentino dispepsia, nausea o vomito.

Spesso, il primo segno di qualcosa di grave è l’ematemesi (sangue vomitato), o la melena (diarrea di colore nero) che si manifesta entro 2–5 giorni dall’evento scatenante. Ma anche la sarcofobia (fobia per la carne) e l’anemia sono sintomi da non trascurare.

Ovvio che in casi gravi (vomito, ematemesi, melena) bisogna sempre cercare un medico, uno specialista o, in caso di necessità (nel caso di forte dolore al petto) andare al pronto soccorso più vicino. I sintomi, presi globalmente, variano in base alla causa o alla gravità, ma spesso sono scambiati per una semplice indigestione (dispepsia). Ma è anche vero il contrario: non è che spesso scambiamo i sintomi di indigestione per gastrite? Allora, vediamoli un pò i sintomi della indigestione!

SINTOMI DELLA INDIGESTIONE

Pancia gonfia, digestione difficile,  flatulenza e stitichezza o diarrea, bruciore alla bocca dello stomaco (addominale o toracica) con il sapore di acido che sale in gola o che impesta la bocca al mattino, eccetera. Se consideri il sistema digerente come un tubo (dalla bocca all’ano), l’indigestione è causata o da un eccesso di cibo nello stomaco o nell’intestino o da un “blocco” a valle dello stomaco.

Nell’uno come nell’altro caso, la sensazione di bruciore alla bocca dello stomaco (pirosi retrosternale) è causata dal reflusso di acido gastrico verso l’esofago (il tubo che collega la bocca allo stomaco) che è privo di qualunque protezione contro l’acido.

Se non è la gastrite, cosa causa questo reflusso acido?

– Alcuni cibi come gli agrumi, i pomodori, la salsa di pomodoro, il cioccolato, l’alcol (sopratutto superalcolici), le bevande gassate e quelle contenenti caffeina;

– Lo stress e la rabbia repressa;

– La contrattura del diaframma (è il muscolo principale della respirazione, quindi anche i problemi polmonari e bronchiali possono influire); 

– Intolleranza al lattosio (almeno una persona su quattro ha difficoltà a digerire il lattosio, zucchero presente naturalmente nei prodotti in latte, gelati e formaggi);

– Mal assorbimento del fruttosio (uno studio dell’università del Kansas Medical Center rileva che quasi la metà dei pazienti lamentano la presenza di gas e gonfiore nello stomaco dopo aver mangiato 25 grammi di fruttosio perché non in grado di digerire correttamente il fruttosio);

– Gomme da masticare contenenti sorbitolo (uno studio su Gastroenterology dimostra che 10 grammi di sorbitolo  – l’equivalente di alcune caramelle senza zucchero – causano gonfiore di stomaco, 20 grammi provocano crampi e diarrea);

–  Farmaci antiinfiammatori, cortisonici, antidepressivi (SSRI): tra questi ci sono l’aspirina, l’ibuprofene (brufen), i cortisonici (come il prednisone) e l’alcol. Altri farmaci possono causare crampi, diarrea e costipazione (antidiarroici, lassativi, antibiotici e integratori di ferro).

La lista è esemplicativa ma non esaustiva, ed è possibile che ci sia una spiegazione più utile rispetto a “gastrite”, perché chi ha un reflusso acido non sempre trova beneficio nell’uso dei gastroprotettori. Quindi li prendi per il motivo sbagliato? E ti becchi solamente gli effetti collaterali?

I protettori gastrici come omeprazolo, pantoprazolo, lansoprazolo, esomeprazolo, o rabeprazolo, sono accusati di aumentare il rischio di demenza (qui l’originale articolo in inglese), riducono l’assorbimento di vitamina B12, di calcio, di magnesio e modificano in maniera profonda la capacità di digestione ed assorbimento di microelementi fondamentali per la salute.

Inoltre per “salvare lo stomaco” riducono l’assorbimento dei nutrienti che servono all’organismo. In più, quando “digeriamo male” compaiono delle “macromolecole antigenicamente attive” che stimolano il nostro sistema immunitario alla reazione. E producono molecole infiammatorie. E portano allo sviluppo allo sviluppo di allergie e intolleranze alimentari. Così si alimenta un circolo vizioso.

Noi medici dobbiamo ri-tornare la ruolo di educatori, insegnare ai loro pazienti come loro stessi possono mettere in pratica ciò che serve per guarire dalla “gastrite” o dal reflusso. Basta sapersi gestire nel mangiare (sopratutto la sera) e imparare certi comportamenti, per abbandonare per sempre le famose “pilloline”.

Il tuo medico curante o lo specialista ti fanno le domande giuste? Ti ascoltano? Indagano le tue abitudini alimentari e sociali? Credono alle allergie alimentari o ti trattano come un ritardato (capita anche a me)? E rivalutano mai la tua terapia sulla base sei sintomi? O anche tu hai uno specialista da “9 minuti”??

Se non sei soddisfatto del tuo medico o del tuo specialista, affidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. Anche una sola consulenza è un investimento. Perché la tua salute vale!

Il rapporto medico-paziente in crisi profonda

I diritti dei pazienti? Negati quasi sempre, con ripercussioni sulla salute pubblica e sulla società. Quelli dei medici? Schiacciati dalla burocrazia, dalle logiche economistiche, e dalla presenza dei protocolli terapeutici.

La FNOMCEO riconosce al medico il diritto di esercitare la propria professionalità senza essere “manipolato da logiche economicistiche” (utopia!) e nelle migliori condizioni organizzative, senza turni di lavoro stressanti e senza quelle “regole burocratiche” che contrastano con l’appropriatezza clinica e con le esigenze di cure personalizzate del singolo paziente.

Ma riconosce anche che è diritto del paziente avere il giusto tempo di ascolto, ricevere informazioni comprensibili e complete (per poter esprimere consapevolmente il proprio consenso o dissenso) condividere insieme al medico i percorsi di cura, ricevere cure “in sicurezza”, evitare la sofferenza inutile.

Questa necessita di riconoscere i diritti e i doveri nel rapporto tra medico e paziente nasce da un’iniziativa di Citadinanzattiva, che segnala come i cittadini riferiscono che i dottori hanno «poca sensibilità nell’ascolto e poca empatia» (otto malati su dieci), «linguaggio troppo tecnico e poco comprensibile» (un malato su quattro), scarsa attenzione al dolore (un malato su cinque). Dall’altro, un medico su tre ritiene insufficiente o inadeguato il tempo a disposizione per la cura e riscontra difficoltà per mancanza di personale, uno su cinque per cattiva organizzazione dei servizi.

Da qui il tentativo di restituire centralità alla relazione e alla fiducia reciproca, a partire dai diritti e doveri di ciascuno, con la campagna “Cura di coppia”, presentata a Roma presso la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO).

L’obiettivo generale del progetto è dunque quello di creare consapevolezza relativa ai diritti e doveri che il medico ha nei confronti del paziente, nel pieno esercizio della propria missione di cura. Parallelamente anche sui diritti e doveri del paziente affinché diventi sempre più cosciente del fatto che la propria partecipazione attiva e informata, oltre alla piena adesione al percorso di cura proposto, sono  fattori determinanti per il ripristino dei livelli di salute.

«Il rapporto medico paziente è basato su fiducia e rispetto, per entrambi, sottolinea Roberta Chersevani, presidente FNOMCeO. Il decalogo rimarca l’importanza, nella relazione di cura, dell’accoglienza, dell’ascolto, della condivisione, dell’informazione e della comunicazione».

«Ritorniamo a fidarci l’uno dell’altro – aggiunge Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale dei diritti del malato-Cittadinanzattiva. L’alleanza terapeutica è necessaria per migliorare concretamente l’esigibilità del diritto alla salute dei cittadini, per dare risposte alle loro aspettative e bisogni di salute e, allo stesso tempo, rimettere al centro la dimensione intellettuale della professione medica che comporta scelte e responsabilità, senza dover sottostare a logiche che sacrificano l’appropriatezza clinica e non tengono conto della persona»

Hai notato difficoltà a comunicare col tuo medico di famiglia o con il tuo specialista? Usa con te un linguaggio troppo tecnico o poco comprensibile? Il tuo medico curante o lo specialista hanno dimostrato sensibilità all’ascolto? Hanno prestato attenzione al tuo dolore (fisico, psichico o emozionale)? 

Ti sei sentito spinto a trovare online suggerimenti e consigli o prescrizioni negate dal tuo medico?

No? Male, molto male. Cerca ed af-fidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. Ogni consulto è un investimento, perché la tua salute vale!

Boom di vendite di antidepressivi e ansiolitici on-line

Quando soffriamo, andiamo su internet, sui social o cerchiamo rifugio in una chat. È vero o no? Ma la rete non serve solo a distrarci, offre anche “pilloline” per tirarci su e cancellare la noia e il dolore emozionale. Lo strapotere del Viagra e dei suoi fratelli nelle vendite di farmaci illegali sul web è consolidato, e ha fatto scuola. Così alle loro spalle si affacciano gli antidepressivi, gli ansiolitici. Che si limitano a cancellare per breve periodo quella patina di disagio che senti a volte insinuarsi nella tua vita.

Oltre allo Xanax (ansiolitico), in rete va forte anche il Diazepam contro l’insonnia. Ma anche gli antidolorifici sono molto ricercati online, sopratutto da chi soffre di cefalea e non sa che una buona parte delle cefalee ha origine alimentare e che ci sono delle alternative valide agli antiinfiammatori.

Questi farmaci dovrebbero essere prescritti o dallo Specialista o dal Medico di Famiglia, ma per vergogna (o per abitudine?) vengono ordinate online. «Un tempo vedevamo circolare su internet pasticche per i culturisti, per le disfunzioni erettili e per le diete. Poi è iniziato il boom di ansiolitici e antidepressivi », conferma Luca Pani, psichiatra, neurofarmacologo ed ex Direttore dell’Aifa.

Che offre alcune ipotesi sul fenomeno: «Può darsi che il medico di famiglia non voglia prescrivere ansiolitici o antidepressivi.  O che il paziente si vergogni a chiederli, forse ordinare tutto con un clic è più facile ed è ormai diventato un’abitudine.» E permette di mantenere l’anonimato, aggiungerei.

Ma a differenza degli anabolizzanti per i body builder (o di anfetamine e altre droghe) ordinare antidepressivi sul web è piuttosto semplice. Si va su un motore di ricerca e si sceglie una delle migliaia di farmacie online. Per il tenente colonnello Andrea Zapparoli (alla guida del reparto operativo dei Nas a Roma): « … più che a un fenomeno criminale, con antidepressivi e ansiolitici siamo di fronte a un fenomeno sociale. C’è soprattutto bisogno di sfuggire dalla realtà. La vita così com’è non ci piace e allora cerchiamo una “pillola” per indorarla».

Auto-prescriversi ansiolitici può mettere a repentaglio la vita. E anche gli antidepressivi possono avere effetti molto gravi, se presi in eccesso: la loro soglia di tossicità è bassa (superare di poco le dosi consigliate mette a rischio la vita!) e facilmente si diventa dipendenti dalla pillola. A peggiorare le cose, l’utente medio cerca consigli sui social o, troppo spesso, sui forum.

Il perché ciò succede non è solo legato ai vantaggi dell’anonimato o alla comodità dell’acquisto con un click ma si basa su un  sistema sanitario in cui il rapporto tra medico e paziente è in crisi. Da una statistica di Cittadinanzattiva, i dottori hanno «poca sensibilità nell’ascolto e poca empatia» (otto malati su dieci), «linguaggio troppo tecnico e poco comprensibile» (un malato su quattro), «scarsa attenzione al dolore» (in un caso su cinque), tanto che anche il FNOMCeO (Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri) ha deciso di correre ai ripari con la campagna “Cura di coppia” e con un decalogo per i diritti del malato (che vale tanto i medici che per i pazienti).

Hai notato difficoltà a comunicare col tuo medico di famiglia o con il tuo specialista? Usa con te un linguaggio troppo tecnico o poco comprensibile? Il tuo medico curante o lo specialista hanno dimostrato sensibilità all’ascolto? Hanno prestato attenzione al tuo dolore (fisico, psichico emozionale)? No? Male, molto male.

Cerca ed af-fidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. Ogni consulto è un investimento, perché la tua salute vale!

 

P.S.: queste informazioni sono tutt’altro che sostitutive di una visita medica o specialistica: Ogni paziente è un esempio unico, e la terapia va realizzata come un abito sartoriale, su misura! Mai consiglierei ad un paziente di sospendere la sua terapia o di autoprescriversi una modificazione della terapia, se non dietro visita specialistica approfondita, e con tutto messo per iscritto da un medico o specialista.

Antibiotico resistenza? Battaglia su tre fronti!

“Per contenere l’antibiotico-resistenza dobbiamo combattere contemporaneamente su tre fronti: l’uomo, l’animale e l’ambiente”. Questo è quanto affermato da Vytenis Andriukaitis, Commissario Europeo per la salute e la sicurezza alimentare, commentando il rapporto della Joint Interagency Antimicrobial Consumption and Resistance Analysis (JIACRA) del Luglio di quest’anno (qui il report in inglese).

“Questo rapporto conferma il legame tra consumo di antibiotici e resistenza agli antibiotici negli esseri umani e negli animali destinati alla produzione alimentare”.

Infatti, l’uso degli antibiotici è più frequente negli animali da produzione alimentare che nell’uomo, benché la situazione vari a seconda dei Paesi e del tipo di antibiotico.  Per esempio, rileva che la resistenza dei batteri ai quinoloni (antibiotici contro la salmonellosi e la campilobatteriosi nell’uomo) è direttamente connessa all’uso di antibiotici negli animali da allevamento.

Dal 2005 l’OMS produce un elenco regolarmente aggiornato di tutti gli antimicrobici (e antibiotici) utilizzati nell’uomo (e in veterinaria) consigliando che tutti gli antibiotici/antimicrobici vengano utilizzati il più prudentemente possibile sia nella medicina umana che veterinaria (vedi tabella qui).

Il rapporto – frutto dell’intensa collaborazione tra tre agenzie dell’UE – consiglia di sensibilizzare cittadini e pazienti all’uso razionale degli antibiotici, da usare solo quando c’è una diagnosi precisa ovvero quando serve veramente. Perché viviamo in un mondo in cui i farmaci sono venduti liberamente; ed essendo “iperconnessi” alla rete è facile che con una ricerca su google farsi da soli una diagnosi (SBAGLIATA) e darsi da soli una prescrizione terapeutica (DANNOSA).

Infatti, quanti cittadini e pazienti prendono un antibiotico nel sospetto di una influenza (causata da un virus) o di un banale raffreddore (causato da un virus)? E quanti sanno che gli antibiotici sono efficaci solo sui batteri ma sono INUTILI contro i virus? Ma abbiamo miliardi di miliardi di “batteri buoni” nell’intestino, necessari alla nostra salute: digeriscono per noi, ci proteggono dalle infezioni.

Ci troviamo già parecchi antibiotici nella carne e nel pollo (anche nei pesci di allevamento); se aggiungiamo l’uso indiscriminato degli antibiotici, facciamo un danno doppio. Se consideri anche l‘uso indiscriminato e sbagliato dei “farmaci per la gastrite” (inibitori di pompa protonica e altri…) hai la ricetta perfetta per rovinare la salute dell’intestino in una cronica e lenta progressione verso le malattie della digestione (gastrite, colite) e quelle infettive.

Ricorda: l’acido dello stomaco serve a sterilizzare il cibo e ad assorbire certe sostanze fondamentali (sali minerali e vitamine), quindi l’uso indiscriminato dei “farmaci della gastrite” non risolve il problema (anzi, lo cronicizza) ma in compenso facilita il passaggio dei batteri cattivi nell’intestino; l’eccesso o l’abuso di antibiotici fanno fuori i batteri buoni e lasciano vivi quelli cattivi, o peggio quelli resistenti agli antibiotici.

Il tuo medico curante o lo specialista non ti avvisano dei pericoli? Non to informano? Non fanno diagnosi di infezione oppure non rivalutano se la terapia è giusta oppure no? Male, molto male.

Affidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. Perché la tua salute vale!

Mangiato in fretta o troppo?

Mangiato in fretta o mangiato troppo? Questa la domanda amletica della pubblicità di una nota pillola digestiva che si presentava su Carosello negli anni ’70. Così, a volte, nonostante gli “sforzi”, proprio non ce la fai a trattenerti a tavola, sopratutto la sera. Hai notato che la bilancia, dopo l’ennesima abbuffata, segna un chilo in più rispetto al “normale”? E hai notato che lo specchio riflette un’immagine appesantita, la pelle è opaca o scura o con delle macchie, che in bocca hai un sapore amaro e che la pancia è ancora gonfia l’indomani mattina? Anzi, è sempre gonfia ma non è che si tratta di una gravidanza? No, non lo hai notato?

Forse non ti pesi più, non ti guardi più, e non lo noti più, perchè “la persona più facile da ingannare la vedi riflessa nello specchio”. Vivendo stressati in un mondo “iperconnesso”, stiamo perdendo d’occhio l’importanza della salute. Smartphone, facebook e google ci coinvolgono così tanto che ci lasciamo rincoglionire dalle pubblicità delle “pilloline” miracolose, o dai consigli terapeutici e farmacologici dei nostri amici più cari.

I nostri amici più cari ci consigliano bene: così, dietro suggerimento, usiamo i gastroprotettori per non vedere che l’acido che sale in gola è il sintomo di abbuffata. Chi sono questi “amici”? I medici, gli specialisti? Eh no! Sono il vicino di casa, il parrucchiere, la cassiera del supermercato, la nuora, eccetera, quelli che, su base culturale, ti dicono “la panza è tutta salute”, o peggio: “uomo di panza uomo di sostanza”. Adesso, mio caro lettore o cara lettrice, consigli alimentari e farmacologici da persone che hanno una panza che sta esplodendo, fossi in te non li accetterei. Perchè?

Perchè i gastroprotettori modificano l’acidità dello stomaco, aumentano le infezioni intestinali e quelle polmonari e a lungo andare ti fanno sentire stanco/a per la mancanza di vitamine del gruppo B e di ferro (anemia compresa). E quando ti senti stanco/a, incontri un “amico” che ci vede i sintomi dell’influenza (magari ad agosto!) e ti consiglia il famoso “antibiotico più venduto in Italia”, ma tanto cosa vuoi che faccia? E’ solo una penicillina ad ampio spettro! Ammazza quei pochi batteri ancora sani che hai in corpo, nell’intestino, e lascia spazio a quelli cattivi e antibiotico-resistenti.

Così, quando hai la diarrea, come fai a distinguere  una “gastroenterite da abbuffata” (perchè lo stomaco e l’intestino dicono BASTA!), da cibo conservato male o cucinato maledagli effetti degli antibiotici nella carne/pollo, da una vera infezione?

E’ da li che vengono fuori le allergie alimentari, la pancia gonfia, la difficoltà a digerire e fatalmente il problema della “gastrite” peggiora. Allora aumenti i farmaci che prendi, sempre consigliati dagli amici. E siccome sei “iperconnesso” e magari ti senti “furbo”, ci aggiungi anche gli integratori perchè non sono farmaci. E ti ritrovi a prendere una dozzina di pillole al giorno senza sapere che effetti farmacologici hanno tutte insieme.

E’ un circolo vizioso! E come gli struzzi, mettiamo la testa sotto la sabbia per la paura, ma il culo resta a disposizione di chiunque passi. Ti ci sei riconosciuto in questa descrizione?  O ci hai visto qualcuno che conosci, vero?

Chi cade in questo tipo di errore, ripete sempre gli stessi atteggiamenti perché convinti di essere sulla strada giusta, siamo sicuri che prima o poi riusciremo nell’intento. Quale intento? L’intento di mangiare immondizia senza ingrassare e senza avere problemi; l’intento di prendere gratis tutte le pilloline del mondo convinti che siano acqua fresca e non ci facciano malissimo. Ma è ovviamente una convizione, non è nè vero nè reale. E chi non lo comprende non può lamentarsi di pagarne le conseguenze (sulla salute.)

Insistere in questo atteggiamento ha come unico risultato quello di renderci più sfiduciati rispetto alle capacità di gestire il problema. In questo modo ognuno di noi costruisce da solo la propria prigione mentale e comportamentale, ed ecco che siamo sempre più attenti a Smartphone, facebook e google e ai consigli terapeutici e farmacologici dei nostri amici più cari.

Fossi in te una ri-flessione la farei. Perché la tua salute vale!

 

P.S.: queste informazioni sono tutt’altro che sostitutive di una visita medica o specialistica: Ogni paziente è un esempio unico, e la terapia va realizzata come un abito sartoriale, su misura! Mai consiglierei ad un paziente di sospendere la sua terapia o di autoprescriversi una modificazione della terapia, se non dietro visita specialistica approfondita, e con tutto messo per iscritto da un medico o specialista.

Quello che si trova sulle mani di un bambino

Il problema della resistenza di alcuni batteri patogeni rappresenta una emergenza sanitaria a livello mondiale. A causarlo sono la scarsa conoscenza degli effetti collaterali, l’errata somministrazione di questi medicinali e la scarsa attenzione all’igiene.

 Il 12 aprile 2014, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un allarmante report globale sullo stato attuale della resistenza batterica agli antibiotici (qui in inglese), divenuto un problema di sanità pubblica a livello mondiale. Ciò che è parso sconcertante è come l’abuso di antibiotici abbia creato ceppi di batteri resistenti al trattamento, portando così infezioni comuni, curate efficacemente da decenni, a essere nuovamente letali.

Questi batteri antibiotico-resistenti possono velocemente diffondersi in contesti sociali ravvicinati (tra membri della famiglia, compagni di scuola, colleghi di lavoro), minacciando la comunità con vecchie o nuove malattie infettive difficili da curare, e costose per la sanità pubblica! Oltre all’uso consapevole di questi antibiotici (post di prossima pubblicazione), cosa è importante sapere e cos’altro possiamo fare noi, nel nostro piccolo, per evitare o diminuire le infezioni ?

Suona banale, ma si inizia con il lavare le mani, sempre, prima di mangiare e quando si prende in mano il cellulare. Prima di fargli lavare le mani, Tasha Sturm, questo il nome della mamma (microbiologa) ha chiesto al figlio di otto anni di appoggiarle su uno strato di gel, che ha raccolto tutti i microbi presenti. Il gel è stato poi messo su un vetrino e passato al microscopio. E a quel punto si è scoperto che sulla mano c’era un intero mondo (leggi articolo qui)La mamma scienziata ritiene che le colonie bianche siano una forma di stafilococco, che vive in modo innocuo sul 30% delle persone e può causare malattie serie, quando si sviluppano resistenze agli antibiotici.

Intanto, da più di un anno, l’Ospedale d Avezzano, per evitare che diventi veicolo di infezione ospedaliera, ha dichiarato guerra al cellulare. Perché sugli smartphone che usiamo ogni giorno, ci sono “microrganismi che, per quantità e tipologia, sono analoghi a quelli attivi sulla tavoletta del water di un bagno pubblico”. In un anno, è stato creato uno specifico servizio contro le infezioni ospedaliere, che in Italia colpiscono circa 500mila pazienti su 9 milioni e mezzo di ricoverati perchè “ tra il 5 e il 17% dei pazienti ospedalizzati si ammala ogni anno di un’infezione e il 3% ne muore, soprattutto di polmoniti, setticemie e infezioni da catetere.” Un fenomeno che provoca 500 milioni di euro di costi sanitari l’anno” (leggi larticolo qui)

Non è solo l’Ospedale di Avezzano a combattere infezioni e “resistenze al cambiamento” da parte di medici ed infermieri. Nella civilissima Detroit (USA) un ospedale ha trovato un modo per invertire la tendenza: mostrando al personale ospedaliero le immagini dei milioni di batteri che si trovano sulle attrezzature ospedaliere o sulle loro stesse mani: dalle muffe sui mouse, ai batteri sulle attrezzature medicali o le maniglie delle porte. Allo staff medico dell’Henry Ford Hospital sono state mostrate le immagini dei batteri isolati sulle diverse superfici, osservando con disgusto ed immaginando le conseguenze sui pazienti, il lavaggio delle mani è diventata pratica diffusa e consapevole»  ha detto Ashley Gregory, specialista della prevenzione e co-autore del progetto. (articolo qui)

Ecco che un primo modo per combattere la antibiotico-resistenza consiste nell’uso consapevole del lavaggio delle mani. I germi che si annidano sulla nostra pelle possono essere responsabili di molte malattie, dalle più frequenti e meno gravi, come l’influenza e il raffreddore, a quelle più severe come le infezioni correlate all’assistenza (ICA). L’igiene delle mani è un elemento fondamentale per prevenire le infezioni. Secondo il Center for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta rappresenta la misura più importante per prevenire la diffusione delle infezioni, tanto a casa quanto soprattutto negli ambienti ospedalieri e di cura (trovate qui le informazioni del Ministero della Salute)

Quando avete il sospetto di un’infezione, c’è un medico o uno specialista che vi ha prescritto degli esami? O vi ha fatto la diagnosi? Il tuo medico curante o lo specialista ti propongono esclusivamente sempre lo stesso antibiotico? Perchè tanto è prescrivibileo lo puoi comprare in farmacia senza ricetta? 

E rivaluta mai la persistenza dei sintomi o la tua terapia? Lo sai che a lungo andare gli antibiotici che prendi inutilMente fanno dei danni considerevoli al tuo intestino e creano antibiotico-resistenza?? No? Non lo sai? Male, molto male.

Affidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. Perché la tua salute vale!

 

P.S.: queste informazioni sono tutt’altro che sostitutive di una visita medica o specialistica: Ogni paziente è un esempio unico, e la terapia va realizzata come un abito sartoriale, su misura! Mai consiglierei ad un paziente di sospendere la sua terapia o di autoprescriversi una modificazione della terapia, se non dietro visita specialistica approfondita, e con tutto messo per iscritto da un medico o specialista.

Le temibili fonti di infezione in cucina

La resistenza dei batteri patogeni agli antibiotici rappresenta una emergenza sanitaria a livello mondiale. A causarlo sono la scarsa conoscenza degli effetti collaterali, l’errata somministrazione di questi medicinali e la scarsa attenzione all’igiene. Ma anche il modo in cui cuciniamo.

Il dodici aprile 2014, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un allarmante report globale sullo stato attuale della resistenza batterica agli antibiotici (qui in inglese). L‘abuso di antibiotici ha creato ceppi di batteri resistenti al trattamento, portando così infezioni comuni, curate efficacemente da decenni, a essere nuovamente letali.

Questi batteri antibiotico-resistenti possono velocemente diffondersi in contesti sociali ravvicinati (tra membri della famiglia, compagni di scuola, colleghi di lavoro); cosa è importante sapere nel nostro piccolo, per evitare e diminuire le infezioni e l’abuso inutile dello stesso antibiotico (il più venduto in Italia!)? Si inizia con il lavare le mani, prima di mangiare e quando si prende in mano il cellulare.

Quali sono le fonti di infezione in cucina?

1) La spugna dei piattinel lavandino della tua cucina, secondo un nuovo studio contiene miliardi di microbi, parenti stretti dei batteri che causano polmonite e meningite, perché uno dei microbi, la Moraxella osloensis, può causare infezioni nelle persone immuno-depresse o immuno-compromesse.

Le spugne usate per lavare i piatti agiscono sia come serbatoi di microrganismi, sia come ‘disseminatori’ di batteri sulle altre superfici domestiche, con il rischio di contaminare mani e cibo. La scoperta parte dall’analisi del DNA batterico di 14 spugne da cucina usate; sotto il microscopio, ogni singolo centimetro cubico conteneva 7 volte più batteri di quanti abitanti ha la Terra. Sorprendentemente, né la bollitura né il metterli nel microonde hanno ucciso questi microbi: infatti batteri che causano malattie sono più resistenti più rapidi – rispetto ai “fratelli antibiotico-sensibili” – e ricolonizzano le aree abbandonate; la stessa cosa succede nell’intestino dopo un trattamento antibiotico, anche di pochi giorni, anche con “l’antibiotico più venduto in Italia”.

Lo studio fornisce dati importanti per l’igiene domestica; infatti, dicono gli scienziati, tali densità batteriche si ritrovano solamente nelle feci. La soluzione? Semplice:  sostituite la spugna ogni settimana.

2) Il tagliere della cucina. Una ricerca della NSF International ha scoperto che i germi si nascondono davvero ovunque in cucina e in punti molto meno ovvi rispetto a spugne e lavandini, a volte persino più sporchi della tavoletta del wc. Uno ad alta concentrazione di sporcizia è il tagliere o ceppo dei coltelli. 

Il consiglio per il ceppo dei coltelli? Rimuovere tutti i coltelli, capovolgere il ceppo per far uscire briciole ed eventuali residui di cibo e lavarlo con acqua calda saponata. Per un’azione più disinfettante, anche il tagliere può essere immerso per un minuto in una soluzione di acqua tiepida e candeggina per uso domestico, quindi si sciacqua accuratamente e lo si mette ad asciugare a testa in giù.

3) Lo scomparto della carne e il cassetto della verdura del frigorifero; salmonella, listeria e muffe trovano il loro habitat nella cassetta delle verdure, a maggior ragione se questa non viene pulita con regolarità, e che la carne cruda possa ospitare batteri per l’uomo comesalmonella e l’escherichia colinon sorprende di certo, ma lascia esterrefatti la scarsa pulizia che viene riservata al frigorifero.

Il consiglio: allo stesso modo della cassetta della verdura, anche questo scomparto – almeno una volta al mese – va rimosso dal frigo e lavato con acqua calda saponata – meglio se aggiungete aceto di mele – mentre per togliere eventuali odori, si può usare una soluzione di acqua e bicarbonato.

Conclusione

Così, prima di prendere un antibiotico per un banale raffreddore o nel sospetto di influenza (l’antibiotico non agisce sui virus, nemmeno su quello dell’influenza), fate caso alla pancia gonfia, alla flatunleza e alla difficoltà digestiva, perché potrebbe essere un’infezione intestinale e non è detto che non la peggiorate se prendete l’antibiotico sbagliato (vedi l’esempio delle spugne).

Quando avete il sospetto di un’infezione, c’è un medico o uno specialista che vi ha prescritto degli esami? O vi ha fatto la diagnosi? Il tuo Medico Curante o lo Specialista ti propongono esclusivaMente sempre lo stesso antibiotico? Perchè tanto è prescrivibileo lo puoi comprarer in farmacia senza ricetta? 

E rivaluta mai la persistenza dei sintomi o la tua terapia? Lo sai che a lungo andare gli antibiotici che prendi inutilMente fanno dei danni considerevoli al tuo intestino e creano antibiotico-resistenza??

No? Non lo sai? Male, molto male. Affidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile.

Perché la tua salute vale!

 

P.S.: queste informazioni sono tutt’altro che sostitutive di una visita medica o specialistica: Ogni paziente è un esempio unico, e la terapia va realizzata come un abito sartoriale, su misura! Mai consiglierei ad un paziente di sospendere la sua terapia o di autoprescriversi una modificazione della terapia, se non dietro visita specialistica approfondita, e con tutto messo per iscritto da un medico o specialista.

Emicrania: la scienza conferma l’efficacia dell’auto-massaggio

Il mal di testa o cefalea rappresenta uno dei problemi medici di più frequente riscontro nella popolazione generale e tende a colpire maggiormente le donne. Ne soffrono milioni di persone, tanto che la si considera la terza “causa di disabilità” al mondo.

Nell’adulto si contano più di 150 tipi di mal di testa differenti, alcuni sono più frequenti di altri, il che permette ai medici di distinguerli in  cefalee primarie o “primitive” (l’emicrania, la cefalea di tipo tensivo o a grappolo) e “secondarie” (quelle per le quali il sintomo cefalea è la conseguenza di altre patologie come quelle intra o extracraniche di varia natura). Quelle che possono essere auto-gestite sono quelle primarie, ovvero quelle forme nelle quali la ricorrenza delle crisi dolorose – spontanea o provocata – costituisce la malattia.

Autogestione

Ne parlo usando le parole del dott. Giovanni Battista Allais, responsabile del Centro cefalee della donna dell’Università di Torino all’Ospedale Sant’Anna: «finché l’emicrania viene tre volte al mese, devo trovare il giusto triptano (farmaco) per il paziente e fargli passare rapidamente il mal di testa. Dai quattro giorni al mese in su di mal di testa devo dargli una profilassi, cioè qualcosa da prendere perché non gli venga più il mal di testa.

E’ un’azione preventiva che posso fare con le terapie farmacologiche o con le non farmacologiche tipo l’agopuntura o alcuni integratori alimentari […] Però devo sempre fare una profilassi perché si fa in fretta a diventare cronici. Quando un emicranico abusa troppo di farmaci sintomatici poi l’emicrania gli diventa una forma cronica». (l’intera Intervista è disponibile qui)

Agopuntura

Ma com’è che un medico del livello dott. Allais consiglia l’agopuntura? Perché è un’ottima strategia per guarire dagli attacchi? 

L’agopuntura ha una solida base scientifica basata sugli abbondanti studi condotti negli ultimi decenni, e non è da considerare argomento “new age” (altro che “new”, è vecchia di 5000 anni!) ed è stata ufficialmente e scientificamente riconosciuta dall’OMS(Organizzazione Mondiale della Sanità) anni fa, quando nel 2003 ha redatto un report riconoscendone l’efficacia basata sull’evidenza medica (il documento è scaricabile qui).

I modelli scientifici che ne spiegano il meccanismo d’azione saranno probabilmente insufficienti o addirittura si riveleranno errati in futuro, ma tale è la natura della scienza. Si evolve e progredisce.

Allo stesso modo la prova dell’efficacia di molte applicazioni di agopuntura probabilmente cambierà in futuro quando nuovi dati clinici saranno a disposizione. Tale è la natura della medicina basata sulle prove. L’agopuntura non deve essere considerata come una pratica mistica di medicina complementare e alternativa. È in linea di principio e in pratica una modalità di medicina tradizionale. (Citazioni tratta da “Neurobiological Mechanisms of Acupuncture for Some Common Illnesses: A Clinician’s Perspective”)

Se però avete paura degli aghi, o siete allergici ai MEDICI che praticano agopuntura, o non avete tempo. o avete esaurito le vostre “risorse economiche” a forza di assumere cronicamente antiinfiammatori, allora usate l’auto-massaggio di AGOPRESSIONE. Cioè, premete e massaggiate i punti usati in agopuntura.Concedetevi 5 minuti in relax, ed eseguite il massaggio in sequenza di questi punti:

1) Yantang (Vaso Governatore) situato al centro dell’arcata sopracciliare, dove il ponte del naso si unisce alla fronte.

2) Zan Zhu (canale della vescica) sono due punti simmetrici che si trovano alla base interna delle sopracciglia.

3) Yingxiang (canale intestino crasso) punti collocati ai lati delle narici, in linea con il centro degli occhi.

4) Tian Zhu (canale della vescica) situati dietro la testa, nel mezzo tra le orecchie e la colonna vertebrale.

5) Shuai Gu: sono collocati 2-3 cm sopra le orecchie nella zona delle tempie.

Non dimenticate, alla fine del massaggio, si usare anche la digitopressione e il massaggio circolare nel punto HE GU (chiamato affettuosamente “punto aspirina”) appartenente al canale dell’intestino crasso, il quale si localizza sovrapponendo la piega trasversale dell’articolazione interfalangea del pollice del pollice di una mano al margine della membrana posta il pollice e indice dell’altra mano. Il punto di agopuntura si trova sotto la punta del pollice. (Qui troverete un bel video esplicativo)

Il massaggio può essere condotto usando delle essenze di aromaterapia (in un post di prossima pubblicazione) o altre essenze, così come la flrotiterapia (fiori di Bach, o i Bush flower australiani, che prescrivo spesso ai miei pazienti). Se ne avete un’esperienza specifica e personale, e questo funziona per voi, bene, continuate a farlo!

In generale l’emicranico deve cercare di stressarsi di meno e FARSI STRESSARE DI MENO. Dovrebbe di dormire in maniera regolare, e stare attento ad evitare alcuni alimenti se capisce che gli creano problemi. Prima di dedicarvi all’auto-gestione degli attacchi di emicrania, vorrei ricordarvi che le cefalee non sono tutte uguali; quindi la domanda è: un medico o uno specialista vi ha fatto la diagnosi? Vi ha fatto fare tutti gli esami per escludere le cause intra o extracraniche di varia natura?

Ne hai parlato con il tuo medico? Il tuo medico curante o lo specialista ti propongono esclusivamente antiinfiammatori? E rivalutano mai la persistenza dei sintomi o la tua terapia? E sai che a lungo andare gli antiinfiammatori fanno dei danni considerevoli? No? Non lo sai? Male, molto male.

Affidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. Perché la tua salute vale!

Mal di testa? Nasce e si combatte a tavola!

Milioni di persone nel mondo soffrono di cefalea; per molti la causa è sconosciuta, ma il dolore può essere debilitante.  Troppo spesso ci si rifà ai farmaci, i temibili FANS (antinfiammatori in testa!) ma conoscendo alcune delle cause – in particolare i fattori scatenanti a tavola – si può combattere la cefalea anche a tavola!! 

La conferma? Arriva dalla più ampia analisi mai pubblicata su Headache: the Journal of Head and Face Pain: analizzati più di 180 ricerche sulla correlazione fra dieta e cefalea, per capire che cosa ci sia di vero nelle affermazioni secondo cui alcuni alimenti sono causa di cefalea. Vediamo le evidenza scientifiche emerse.

Il caffè

L’astinenza da caffeina è uno dei fattori che più spesso scatena il mal di testa: «Poniamo di essere abituati a prendere due o tre caffè ogni mattina. Se un giorno decidiamo di evitarli, è assai probabile ritrovarci alle prese con una forte cefalea entro poche ore».

Tuttavia, troppo caffè è dannoso, non solo perché favorisce il mal di testa ma anche perché facilita la comparsa di ansia: l’ideale, per chi tende a soffrire di cefalee, è non superare le tre tazzine al giorno.

L’alcool

Si tratta forse dell’elemento che più spesso induce il mal di testa, perfino in chi non soffre di cefalee ed è quindi più a rischio di attacchi. Vodka e vini rossi con un alto contenuto di istamina, stando ai dati raccolti, sarebbero gli alcolici più “pericolosi”.

Glutammato monosodico (dado e cucina cinese)

Diffusissimo esaltatore di sapidità, è presente in molti alimenti pre-confezionati ed è un ingrediente tipico della cucina cinese.  «Per eliminare il glutammato bisogna ridurre il consumo dei cibi industriali e preferire frutta, verdura e prodotti freschi non confezionati».
«Di glutammato sono ricchi snack, condimenti, salse, cibi conservati e soprattutto i dadi da brodo e le zuppe: proprio quando è assunto con alimenti liquidi, fra l’altro, questo composto diventa particolarmente efficace nel provocare il mal di testa».

Nitriti (insaccati e carne)

Sono conservanti per mantenere inalterati colore e sapore soprattutto di carni e salumi. Almeno il 5 per cento dei pazienti con cefalee hanno un attacco nei giorni in cui mangiano cibi che contengono nitriti. Ridurne il consumo è opportuno per diminuire il rischio di crisi.

Glutine (ma solo in chi è celiaco)

Sul glutine come elemento scatenante del mal di testa si è molto discusso, ma i dati  sono chiari: il glutine provoca la comparsa dei sintomi in chi è celiaco. In tutti gli altri casi non serve eliminarlo dalla dieta per non avere attacchi di cefalea.

Qualità dei grassi nella dieta

Ridurre l’introito di acidi grassi omega-6 e aumentare l’apporto di omega-3 diminuisce i sintomi. «E’ bene diminuire il consumo di oli vegetali come quello di mais, girasole o soia e scegliere per esempio l’olio di semi di lino; da limitare noccioline e anacardi mentre bisogna invece puntare su salmone e altri pesci ricchi di omega-3 come il merluzzo. In più, ridurre i grassi saturi riduce il numero e la frequenza di attacchi di mal di testa, aiuta a dimagrire e a diminuire il rischio cardiovascolare: altri buoni motivi per valutarla assieme al medico».

Se hai problemi di emicrania o cefalea frequenti, ne hai parlato con il tuo medico? Il tuo medico curante o lo specialista ti propongono solamente antiinfiammatori? E rivalutano mai la persistenza dei sintomi o la tua terapia? E sai che a lungo andare gli antiinfiammatori fanno dei danni considerevoli? No? Non lo sai? Male, molto male.

Affidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. Perché la tua salute vale!

Metà degli italiani in sovrappeso e obesi

Nuova indagine dell’Istituto Nazionale per la Chirurgia dell’Obesità con GfK Italia. Ricorrere alle diete fai-da-te e sottovalutare lo sport peggiorano il problema.

L’Istituto Nazionale per la Chirurgia dell’Obesità (del Gruppo ospedaliero San Donato) ha presentato i risultati di una ricerca condotta da GfK Italia sul fenomeno dell’obesità nel nostro Paese: l’indagine mostra che i pazienti obesi raggiungono quota 13%, mentre resta invariato il dato della popolazione adulta in sovrappeso, stabile al 35%.

Quindi attualmente la metà circa degli italiani in età adulta è in eccesso ponderale, e ha un’incidenza significativa al Sud e nelle Isole. 

I motivi dell’aumento di peso secondo gli intervistati

I pazienti attribuiscono la loro condizione a due fattori principali: da un lato l’ereditarietà (54% degli intervistati) e dall’altro l’influenza di stimoli e modelli sociali (51% degli intervistati) che favorirebbero stili alimentari scorretti. Solo una minima parte individua nella sedentarietà una delle possibili cause.

Ma sappiamo bene dalle ricerche scientifiche, che dietro la “familiarità”, più che condizioni genetiche si celano predisposizioni metaboliche innescate da “stili di vita familiari” non salutari.

Le diete fallite

Più della metà dei pazienti obesi dichiarano di aver fatto qualcosa per perdere peso, ma confessano altresì di essersi affidati in primo luogo a una dieta fai da te (51% del campione), e solo in un secondo momento a una dieta prescritta dallo specialista. Nonostante i rimedi adottati, i pazienti dichiarano di non aver raggiunto i risultati sperati e quindi di aver mancato l’obiettivo principale (solo l’11 % è soddisfatto dei risultati ottenuti).

La vergogna sociale

Sul fronte della gestione quotidiana della patologia, i pazienti dichiarano che il disagio maggiore è innanzitutto di natura estetica (60% degli intervistati), in particolare per coloro che sono affetti da obesità grave. A seguire segnalano le difficoltà dovute all’inefficienza fisica che limita la libertà e i movimenti più banali e solo al terzo posto citano i problemi di salute, come ipertensione, ipercolesterolemia e diabete.

I medici curanti

L’indagine si è incentrata anche sulla gestione dell’obesità da parte dei medici curanti, in modo da porre l’attenzione su una patologia complessa e dai costi sociali sempre più elevati, troppe volte percepita come un inconveniente estetico e non come una malattia grave.

La ricerca ha evidenziato che su una media di 1390 pazienti seguiti, circa 200 sono pazienti obesi. Per i medici, come per i pazienti, le principali cause dell’obesità severa vanno ricercate innanzitutto nei modelli e negli stimoli sociali che favoriscono stili alimentari scorretti (l’ha dichiarato l’86% dei medici intervistati), poi nell’ereditarietà e in terza battuta nella fragilità psicologica. Purtroppo, nessun medico di famiglia ha la competenza multidisciplinare (né il tempo!) per occuparsi di questi pazienti. La Fragilità psicologica è sicuramente il singolo fattore sociale che i pazienti hanno in comune.

Il tuo Medico Curante o lo Specialista non ti rivaluta? Non sei soddisfatto del nutrizionista o del dietologo? Affidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. Perché la tua salute vale!

 

P.S.: queste informazioni sono tutt’altro che sostitutive di una visita medica o specialistica: Ogni paziente è un esempio unico, e la terapia va realizzata come un abito sartoriale, su misura! Mai consiglierei ad un paziente di sospendere la sua terapia o di autoprescriversi una modificazione della terapia, se non dietro visita specialistica approfondita, e con tutto messo per iscritto da un medico o specialista.

I gastroprotettori sono pericolosi per gli infartuati?

Hanno rivoluzionato il trattamento dell’ulcera peptica e della malattia da reflusso, ma adesso se ne sta francamente abusando (in Italia ben tre PPI sono nella top ten dei farmaci più venduti). Assumere a lungo e magari ad elevati dosaggi i PPI comporta uno spreco di risorse ma anche 3 categorie di concreti pericoli per la salute.

Nel nostro Paese pantoprazolo, lansoprazolo e omeprazolo (PPI) figurano nella top ten dei farmaci più prescritti ma gli inibitori di pompa protonica (PPI) dovrebbero essere prescritti al dosaggio inferiore e per il minor lasso di tempo possibile, e non certo all’infinito e senza rivalutazione, come purtroppo spesso capita.

A fare il punto sugli effetti collaterali provvede una review pubblicata su CMAJ (Canadian Medical Association Journal). “La somministrazione di PPI si può associare ad numerosi effetti avversi rari, ma potenzialmente molto seri, rimarca il dottor Todd C. Lee. “Eventi non frequenti, ma se rapportati ai milioni di pazienti in trattamento con questi farmaci, il loro impatto è rilevante”.

Molti pazienti, come gli adulti in trattamento con FANS, cortisonici o anti-aggreganti, richiedono un trattamento a lungo termine con i PPI per ridurre il rischio di emorragie gastrointestinali. Ma questi farmaci vengono sempre più spesso prescritti solo per i sintomi gastrointestinali più banali; chi li assume per un motivo valido, invece, andrebbe rivalutato periodicamente dal proprio medico.

L’assunzione prolungata può essere infatti gravata da effetti collaterali. Al punto che sia la FDA che Health Canada hanno lanciato degli allarmi per quanto riguarda il rischio di infezioni da Clostridium difficile, di aumento di fratture e di grave ipomagnesemia o iposideremia o anemia. Gli autori descrivono tre categorie di effetti indesiderati:

1) Interazioni farmacologiche.

La più famosa e discussa è relativa al clopidogrel, farmaco antiaggregante usato largamente per i pazienti infartuati o a rischio infarto. Uno studio su 13.636 pazienti in trattamento con clopidogrel dopo un infarto ha evidenziato che l’uso di omeprazolo si associava ad un aumento del rischio di recidiva di infarto. Questa associazione non veniva osservata con il pantoprazolo.

Alla luce di questo allarme, è stata effettuata una revisione e metanalisi su 159.138 pazienti che confermava come l’uso concomitante di PPI e di clopidogrel si associava ad un aumento  di eventi cardiovascolari maggiori  del 29%, ad un aumentato rischio di infarto del 31%, senza impatto sulla mortalità. Di risultato opposto, il COGENT (Clopidogrel with or without Omeprazole in Coronary Artery Disease) che non evidenziava un’associazione con l’aumentato rischio di infarto. Il dibattito insomma è ancora aperto, ma nel frattempo l’FDA consiglia di “evitare l’uso concomitante di esomeprazolo/omeprazolo e clopidogrel”.  Ma non basta!

I livelli terapeutici di diversi farmaci possono risultare alterati dall’assunzione di PPI, in particolare di omeprazolo, che presenta un’elevata affinità per il citocromo P450; a rischio l’associazione QUINDI sono l’ass0ciazione di PPI e terapie sostitutive per la tiroide, chemioterapici (es. metotrexate), antimicotici e antiretrovirali. Nonchè gli antiinfiammatori e le terapia con il cortisone!

Insomma ce n’è abbastanza di che riflettere sull’opportunità di prescrivere i gastroprotettori in maniera indiscriminata, a tempo indefinito. Gli autori della review suggeriscono il dosaggio più basso e per il periodo più breve possibile secondo le necessità!
Raccomandano anche la rivalutazione periodica dei pazienti per cogliere eventuali stati carenziali o effetti indesiderati da trattamento prolungato con PPI, per arrivare ad operare scelte efficaci e che assicurino dei trattamenti di elevato livello.

Il tuo Medico Curante o lo Specialista non ti rivaluta? Male, molto male. Affidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. Perché la tua salute vale!

 

P.S.: queste informazioni sono tutt’altro che sostitutive di una visita medica o specialistica: Ogni paziente è un esempio unico, e la terapia va realizzata come un abito sartoriale, su misura! Mai consiglierei ad un paziente di sospendere la sua terapia o di autoprescriversi una modificazione della terapia, se non dietro visita specialistica approfondita, e con tutto messo per iscritto da un medico o specialista.

Connessione intestino – cervello

Connessione intestino – cervello: la scienza si domanda se la depressione causa disbiosi o è il contrario. È la depressione a causare disbiosi intestinale o l’alterazione del microbioma a favorire lo sviluppo e/o l’aggravamento di patologie legate ad alterazioni dell’umore e del comportamento? Entrambe le alternative risultano valide.

La depressione colpisce circa 300 milioni di persone al mondo! E comporta non solo disagi – a volte gravi – a livello individuale, ma anche a livello lavorativo a causa delle frequenti assenze che la persona è portata a compiere. E ha un peso sul sistema sanitario nazionale per il costo delle terapie necessarie e nel mondo del lavoro!

La connessione tra cervello e intestino (chiamato “secondo cervello”) è bi-direzionale: da un lato infatti il cervello comunica con il resto del corpo, intestino incluso, attraverso fibre efferenti (nervo vago in primis) dall’altro raccoglie informazioni dalle molecole (metaboliti e neurotrasmettitori) che transitano dal tubo digerente e quelle prodotte in loco. Il gruppo di ricercatori australiani ha perciò collezionato la letteratura disponibile dal 2014 ad aprile 2017 che supporti una delle due ipotesi di causalità precedentemente descritte.

Ipotesi 1: lo stato depressivo modula il microbiota intestinale

Lo stato depressivo è stato indotto su alcuni modelli murini; complessivamente dimostrano come a un cambiamento della condizione psicologica ed emotiva indotta da, stress corrisponda un’alterazione in termini di composizione batterica. È comunque importante considerare come in nessun caso si sia verificata l’introduzione ex novo o la deplezione completa di una specie in presenza di patologia depressiva, ma di come sia solamente variato il loro grado di espressione.

Ipotesi 2:  il microbiota intestinale influisce sullo stato di depressione

Zheng et al. (2016) e Kelly et al. (2016) hanno infatti dimostrato come, in seguito a “trapianto fecale” da donatore depresso, ratti inizialmente sani e germ-free abbiano mostrato comportamenti tipici dello stato depressivo-ansioso oltre che un incremento metaboliti sovrapponibili ai donatori malati; una quota di questi metaboliti, attraverso adatti trasportatori, possono raggiungere il sistema nervoso centrale dando effetti simil-depressivi.

Entrambe le ipotesi sembrerebbero perciò valide e verificate; rimane ancora molto da scoprire sui meccanismi che stanno alla base del dialogo tra intestino e cervello nonostante è confermato il fatto che dialogano costantemente. Io continuo a seguire  l’argomento e metto a disposizione dei lettori i consigli più utili e pratici; su questo blog, ne avevo già parlato.

Per fortuna una cura c’è e non mi riferisco alla cura dei “sintomi” (la classica crema al cortisone), scriverò presto su sintomi e cura nei prossimi giorni.

E mi domando se il tuo medico curante, lo specialista o il tuo dietologo/nutrizionista ti ascoltano e comprendono che i tuoi problemi sono legati alla salute dell’intestino? E rivalutano mai la tua terapia sulla base sei sintomi o guardano solo agli esami del sangue? Si? No? In questo caso, scegli di affidarti a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire; una consulenza è un investimento. Perché la tua salute vale!

Il cacao contiene sostanze gradite al batteri buoni dell’intestino

E contrasta anche l’infiammazione sistemica e i Trigliceridi del sangue.

I Flavanoli (o Flavonoidi) sono sostante considerate anti-ossidanti. Si trovano in molti dei cibi che amiamo (vino rosso, te, caffè, cacao).
L’assorbimento dei Flavanoli del cacao nell’intestino tenue è limitato così la maggior parte raggiunge il colon (grande intestino) dove possono essere metabolizzati dal Microbiota residente (i batteri “buoni”).

Uno studio del 2011 ha valutato il potenziale Orebiotico dei Flavanoli di cacao. I Prebiotici rappresentano il “mangime” dei batteri; serve per stimolare la loro crescita e i batteri buoni ne vanno letteralmente ghiotti.

In uno studio randomizzato, in doppio cieco, controllato (cioè, inattaccabile secondo la scienza moderna) è stato valutato l’effetto del consumo giornaliero di una bevanda a base di cacao per 4 settimane.
I risultati? Questa bevanda ha aumentato significativamente le popolazioni di Bifidobatteri, e Lattobacilli e al contempo diminuito significativamente la quantità di Clostridi (batteri cattivissimi che si beccano quelli che assumono gastroprotettori da anni).
Cioè, sono aumentati i batteri buoni e sono diminuiti i batteri cattivi.

Questi cambiamenti del Microbiota sono anche stati accompagnati da significative riduzioni dei Trigliceridi e dalla riduzione della proteina C-Reattiva (PCR), un indicatore epatico dell’infiammazione sistemica e generalizzata. Ed un indicatore per il rischio di infarti.

Inoltre, è stato misurato che i cambiamenti nella proteina C-Reattiva (PCR), erano legati ai cambiamenti dei Lattobacilli: aumentando questi, diminuiva la PCR.
Questo vecchio studio del 2011 mostra, per la prima volta, che il consumo di Flavanoli di cacao può influenzare in modo significativo il crescita della microflora intestinale umana e suggerisce il potenziale beneficio Prebiotico associato all’inclusione alimentare di cibi ricchi di Flavanoli. E che i Lattobacilli riducono il rischio cardiologico.

Ma Il cacao e il cioccolato sono due cose diverse.

FONTE:

Valutazione prebiotica di flavanoli derivati ​​dal cacao in esseri umani sani utilizzando uno studio di intervento randomizzato, controllato, in doppio cieco, crossover

Lo studio è vecchio, ma per la fortuna degli amanti del “cacao vero”, non è l’unico.

Presto pubblicherò altri studi.

Continua a seguire la pagine a condividi liberamente, perché la tua salute vale!

Prevenire la cistite? Scopri come!

Prurito, bruciore, perdite vaginali quasi il 50% delle donne, almeno una volta, ha dovuto affrontare questi fastidiosissimi disturbi causati dalla cistite femminile. La cistite è un’infiammazione della vescica causata da una infezione urinaria o da una malattia della vescica.

La necessità di urinare spesso, talvolta con bruciore, è il sintomo più  evidente.

Talvolta bruciore, minzione frequente o perdite ginecologiche sono espressione di questa contaminazione. Segni inequivocabili sono il cattivo odore o tracce di liquido o materiale sporco negli slip:

  • perdite giallastre maleodoranti o perdite bianche dense con grumi;
  • prurito parti intime;
  • sensazione di non aver svuotato completamente la vescica o sangue o pus nelle urine.

Le donne sono ovviamente quelle colpite più frequentemente poiché la l’uretra femminile (il tubicino che collega la vescica all’esterno) nella donna é breve e si apre in un ambiente colonizzato e protetto dalla Flora di Doderlein, perchè molto vicino all’ano (zona tutt’altro che “pulita”). La vicinanza con l’ano (appena 3 cm) rende più facile per i batteri entrare nel tratto urinario, sopratutto batteri intestinale (E . coli).

Tra le cause, quindi, il fattore più importante in assoluto è la conformazione anatomica dell’uretra. E le principali concause possono essere gli indumenti intimi sintetici o stretti, il sudore eccessivo o le urine concentrate, l’eccesso di zuccheri o spezie, l’abuso di antibiotici, l’attività lavorativa che costringe a stare sedute per molte ore, ma anche manovre erotiche e l’attività ludica in coppia.

Ma la causa principale é la carenza di igiene, sia dentro casa che fuori. Perchè tutto su cui poggiate le mani è una fonte potenziale di contaminazione batterica! Le donne sanno bene che è importante lavarsi le mani prima e dopo aver usato un bagno pubblico per fare pipì, usando un sapone o salviettine intime (a pH acido, per cortesia!) per cui le donne vanno in bagno in gruppo.

Ma quante donne conoscono il pericolo insito dentro casa? Dentro la loro stessa borsetta? Quante usano un sapone o salviettine intime dopo aver tenuto in mano lo smartphone? E quante dopo aver lavato i piatti? Sapete che una spugna dei piatti usata contiene tanti batteri quanti ce ne sono nella cacca??? 

Permettetemi un esempio che vale più di mille parole: una professoressa 60enne americana, ha deciso di spiegare ladiffusione dei germi ai suoi studenti di scuola media per convincerli a lavarsi sempre le mani.  Il risultato è diventato virale in rete e moltissimi genitori le hanno scritto su Facebook per ringraziarla.

Ha preso tre fette di pane: ha messo la prima in una busta di plastica sigillata toccandola solo coi guanti, ha messo la seconda fetta toccandola con mani appena lavate e, ha fatto toccare una terza fetta di pane da tutta la classe prima di sigillarlo. Dopo qualche giorno gli effetti erano visibili a tutti, disgustando gli studenti che vedevano muffe e funghi cresciuti sulla terza fetta di pane. Fate la prova anche voi.

Come evitare la cistite? Disinfettate lo smartphone, cambiate spesso la spugna per lavare i piatti, fate caso se avete allergie alimentari che possono causare i sintomi. 

Per il resto, quando avete il sospetto di un’infezione, c’è un medico o uno specialista che vi ha prescritto degli esami? O vi ha fatto la diagnosi? Il tuo medico curante o lo specialista ti propongono esclusivamente sempre lo stesso antibiotico? O gli ovuli e le candele vaginali? Loro sanno cos’è la flora di Doderlein? rivalutano mai la persistenza dei sintomi o la terapia?

Lo sai che a lungo andare gli antibiotici che prendi inutilmente fanno dei danni considerevoli al tuo intestino e creano antibiotico-resistenza?? E che troppi ovuli in vagina squilibrano la flora di Doderlein?? No? Non lo sai? Male, molto male.

Affidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. Ogni consulto è un investimento, perché la tua salute vale!

 

P.S.: queste informazioni sono tutt’altro che sostitutive di una visita medica o specialistica: Ogni paziente è un esempio unico, e la terapia va realizzata come un abito sartoriale, su misura! Mai consiglierei ad un paziente di sospendere la sua terapia o di autoprescriversi una modificazione della terapia, se non dietro visita specialistica approfondita, e con tutto messo per iscritto da un medico o specialista.

Cefalea: La scienza conferma l’efficacia dell’auto-massaggio

Il mal di testa, o cefalea, rappresenta uno dei problemi medici di più frequente riscontro nella popolazione generale e tende a colpire maggiormente le donne. Ne soffrono milioni di persone, tanto che la si considera la terza “causa di disabilità” al mondo.

Nell’adulto si contano più di 150 tipi di mal di testa differenti, alcuni sono più frequenti di altri, il che permette ai medici di distinguerli in  cefalee primarie o “primitive” (l’emicrania, la cefalea di tipo tensivo o a grappolo) e “secondarie” (quelle per le quali il sintomo cefalea è la conseguenza di altre patologie come quelle intra o extracraniche di varia natura).

Quelle che possono essere auto-gestite sono quelle primarie, ovvero quelle forme nelle quali la ricorrenza delle crisi dolorose – spontanea o provocata – costituisce la malattia.

Perché parlo di “auto-gestione”? Ne parlo usando le parole del dott. Giovanni Battista Allais, responsabile del Centro cefalee della donna dell’Università di Torino all’Ospedale Sant’Anna: «finché l’emicrania viene tre volte al mese, devo trovare il giusto triptano (farmaco) per il paziente e fargli passare rapidamente il mal di testa. Dai quattro giorni al mese in su di mal di testa devo dargli una profilassi, cioè qualcosa da prendere perché non gli venga più il mal di testa.

E’ un’azione preventiva che posso fare con le terapie farmacologiche o con le non farmacologiche tipo l’agopuntura o alcuni integratori alimentari […] Però devo sempre fare una profilassi perché si fa in fretta a diventare cronici. Quando un emicranico abusa troppo di farmaci sintomatici poi l’emicrania gli diventa una forma cronica». 

(l’intera Intervista è disponibile qui)

Ma com’è che un medico del livello Dott. Allais consiglia l’agopuntura? Perchè è un’ottima strategia per guarire dagli attacchi? 

L’agopuntura ha una solida base scientifica basata sugli abbondanti studi condotti negli ultimi decenni, e non è da considerare argomento “new age” (altro che “new”, è vecchia di 5000 anni!) ed è stata ufficialmente e scientificamente riconosciuta dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) anni fa, quando nel 2003 ha redatto un report riconoscendone l’efficacia basata sull’evidenza medica (il documento è scaricabile qui). I modelli scientifici che ne spiegano il meccanismo d’azione saranno probabilmente insufficienti o addirittura si riveleranno errati in futuro, ma tale è la natura della scienza. Si evolve e progredisce.

Allo stesso modo la prova dell’efficacia di molte applicazioni di agopuntura probabilmente cambierà in futuro quando nuovi dati clinici saranno a disposizione. Tale è la natura della medicina basata sulle prove. L’agopuntura non deve essere considerata come una pratica mistica di medicina complementare e alternativa. È in linea di principio e in pratica una modalità di medicina tradizionale. (Citazioni tratta da “Neurobiological Mechanisms of Acupuncture for Some Common Illnesses: A Clinician’s Perspective”)

Se però avete paura degli aghi, o siete allergici ai medici che praticano agopuntura, o non avete tempo o avete esaurito le vostre “risorse economiche” a forza di assumere cronicamente antiinfiammatori, allora usate l’auto-massaggio di agopressione. Cioè, premete e massaggiate i punti usati in agopuntura.Concedetevi 5 minuti in relax, ed eseguite il massaggio in sequenza di questi punti:

1) Yantang (Vaso Governatore) situato al centro dell’arcata sopracciliare, dove il ponte del naso si unisce alla fronte (immagine qui)

2) Zan Zhu (canale della vescica) sono due punti simmetrici che si trovano alla base interna delle sopracciglia (immagine qui)

3) Yingxiang (canale intestino crasso) punti collocati ai lati delle narici, in linea con il centro degli occhi (immagine qui)

4) Tian Zhu (canale della vescica) situati dietro la testa, nel mezzo tra le orecchie e la colonna vertebrale (immagine qui);

5) Shuai Gu: sono collocati 2-3 cm sopra le orecchie nella zona delle tempie (immagine qui);

Non dimenticate, alla fine del massaggio, si usare anche la digitopressione e il massaggio circolare nel punto HE GU (chiamato affettuosamente “punto aspirina”) appartenente al canale dell’intestino crasso, il quale si localizza sovrapponendo la piega trasversale dell’articolazione interfalangea del pollice del pollice di una mano al margine della membrana posta il pollice e indice dell’altra mano. Il punto di agopuntura si trova sotto la punta del pollice (immagine qui);

Il massaggio può essere condotto usando delle essenze di aromaterapia (in un post di prossima pubblicazione) o altre essenze, così come la floriterapia (fiori di Bach, o i Bush flower australiani, che prescrivo spesso ai miei pazienti). Se ne avete un’esperienza specifica e personale, e questo funziona per voi, bene, continuate a farlo!

In generale l’emicranico deve cercare di stressarsi di meno e farsi stressare di meno. Dovrebbe di dormire in maniera regolare, e stare attento ad evitare alcuni alimenti se capisce che gli creano problemi (leggi il post qui)Prima di dedicarvi all’auto-gestione degli attacchi di emicrania, vorrei ricordarvi che le cefalee non sono tutte uguali; quindi la domanda è: un medico o uno specialista vi ha fatto la diagnosi? Vi ha fatto fare tutti gli esami per escludere le cause intra o extracraniche di varia natura?

Ne hai parlato con il tuo medico? Il tuo medico curante o lo specialista ti propongono esclusivamente antiinfiammatori? E rivalutano mai la persistenza dei sintomi o la tua terapia? E sai che a lungo andare gli antiinfiammatori fanno dei danni considerevoli? No? Non lo sai? Male, molto male.

Affidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. Perché la tua salute vale!