Lo stomaco è sterile?

Assolutamente no !

Ecco cio’ che alcuni “diagnosti” nascondono, e la scienza dimostra da anni che lo stomaco non è un ambiente sterile, ma abitato da batteri.

C’è in giro in Italia una ignoranza talmente spessa che si potrebbe tagliare con il coltello. Come la nebbia che ieri mattina incorniciava Urbino.

L’ignoranza potrebbe essere accettabile se non si trattasse di “professionisti” che l’ignoranza non se la possono permettere.

Per questo il ministero della sanità e la FNOMCeO obbligano alla educazione continua in medicina (Ecm).
E’ infatti, è giunto il momento, per chi ancora crede che ci siano nicchie anatomiche sterili nel corpo umano, di fare un aggiornamento del “sistema operativo” del proprio cervello, che potrebbe essere fermo alla vecchia versione (aggiornata al pleistocene).

Peccato che negli Ecm non si contempli l’obbligo all’aggiornamento del “sistema operativo” proprio. Lo dico indignato per ciò che mi ha riferito una utente di questa pagina (venuta a sentirmi parlare di gastrite e reflusso). Infatti, per il suo “curante” (gastroenterologo) non esiste un microbiota gastrico nè una disbiosi gastrica.
Secondo questo “tizio” lo stomaco è sterile!
Purtroppo per lui, quello che noi chirurghi conosciamo benissimo, la scienza lo ha definitivamente dimostrato: nessuna zona del nostro corpo e’ sterile (tranne forse il cervello di quelli che hanno smesso di studiare).

Che lo stomaco non fosse un ambiente sterile lo avevamo già capito 36 anni fà (nel 1983) con la scoperta dell’Helicobcter Pylori (HP).
In anni recenti è stata poi identificata una comunita’ microbica gastrica che costituisce il cosiddetto Microbiota Gastrico.

È il Microbiota Intestinale che colonizza tutto il tratto gastrointestinale (da bocca ad ano), stomaco compreso.
E anche se l’ambiente gastrico è particolarmente difficile da colonizzare (l’acido serve a qualcosa, no?) e la quantità di microbi è ridotta rispetto al resto dell’intestino, le specie batteriche maggiormente presenti – in condizioni di perfetta salute sono:

Clostridium sp, Lactobacillus sp e Veillonella sp

Ma se c’è un Microbiota Gastrico in Eubiosi, quando questo equilibrio viene disturbato o squilibrato da farmaci ed alimenti, allora abbiamo una Disbiosi Gastrica.
E come direbbe il buon Lino Banfi, sono “volatili per diabetici”.
Perchè?
Tre sono i motivi:

  1. Da anni è in atto una campagna mediatica e medica a favore dei “gastroprotettori”, nome coccoloso creato dai “maghi del marketing” per farti digerire il nome vero:”inibitori di pompa protonica” (IPP). Pompa protonica che oltre ad essere nello stomaco si trova anche nel duodeno, nel pancreas, nell’intestino tenue, nel colon e nel cervello (il bugiardino di questi farmaci riporta chiaramente gli effetti collaterali a livello cerebrale).
  2. Questa campagna pubblicitaria ha creato la falsa idea che il gastroprotettore cura tutto, che non crea alcun danno a lungo termine, e che se questo farmacon (in greco = “veleno”) non funziona su di te, allora la colpa è tua oppure sei stressato/a.
  3. L’uso del gastroprotettore crea una Disbiosi Gastrica e Duodenale se lo prendi anche solo per pochi mesi. E se ti hanno trovato positivo all’HP e ti hanno prescritto 2, 3 o 4 antibiotici non puoi onestamente credere che la Disbiosi Gastroduodenale non peggiori.
    E più gastroprotettore prendi, maggiore sarà il livello di “disbiosi”.

La Disbiosi si muove dal basso verso l’alto.

Come in un vaso che si va riempiendo, essa parte dal colon e raggiunge l’intestino tenue. Da qui, raggiunge il duodeno e dal duodeno risale allo stomaco. E dallo stomaco all’esofago e alla cavità orale il passo è breve (hai presente le afte e il sapore di bile?).

So che queste informazioni possono suonare stonate, strane o rivoluzionarie e che nessuno te l’ha mai detto così chiaramente come me, ma purtroppo, essendo chirurgo, vengo criticato da un “gruppo fb” di farmaco-dipendenti da gastroprotettore (so che siete li a leggermi, vi “compatisco” ma vi voglio anche bene!) perché per loro non essendo un Gastroenterologo non avrei diritto di parlare.
A favore di costoro (e a confermare che vi voglio bene e vi “compatisco”), alla fine di questo post troverete link a due lavori originali del prof. Gasbarrini, gastroenterologo italiano, docente universitario e primario a Roma, nonchè rinomato e rispettato conferenziere nel mondo.
Lascio alle sue parole e ai suoi lavori scientifici la validazione di ciò che ho appena scritto.

Lo sentirete parlare in video qui: https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2543837042530189&id=1586526338261269 .

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Fonti :

  • https://www.pharmastar.it/news/gastro/microbiota-gastrico-e-cancro-dello-stomaco-qual-e-il-collegamento-19836
  • https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26372828
  • https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/pmc5086557/

Ma è davvero tutta colpa dell’Helicobacter o ci nascondono qualcosa?

Caro diario, oggi scrivo amareggiato per tutta una serie di domande ricevute negli ultimi giorni, tutte accomunate dal sintomo “reflusso” – che gli italiani scambiano per “gastrite”.
Permettimi questo sfogo.
Da quando la pubblicità ci ha donato i “gastroprotettori”, questo il nome accattivante che i maghi del marketing hanno sostituito al meno compresibile “Inibitore della Pompa Protonica”(IPP), la malattia gastrica avrebbe dovuto essere scomparsa. E invece non è così…

Gli inibitori della pompa protonica (PPI) sono da sempre utilizzati per il trattamento delle gastriti con ulcere peptiche (cioè da acido gastrico) e hanno dimostrato altissime percentuali di efficacia nella cura delle ulcere anche in meno di due mesi!
Anche quando somministrati per un breve periodo a protezione dello stomaco durante terapie di un certo tipo, hanno dato un grande sostegno.

Ma l’estensione del loro uso al Reflusso Gastroesofageo, che con la gastrite non c’entra una nulla, e a qualsiasi altro disturbo gastroduodenale legato all’acido, ha messo in allarme i sistemi sanitari di tutto il mondo.

La letteratura è chiara:
gli IPP sono fantastici a bloccare la produzione di acido gastrico, ma usarli a lungo – cronicamente per anni – per dei SINTOMI che cambiano appena si cambia Alimentazione, può rendere gli effetti del FARMACON (in greco: veleno) peggiori della malattia che dovrebbe curare .

Ed usarli per anni non fa assolutamente bene. A peggiorare la cosa, TUTTI temono la presenza dell’Helicobacter Pylori (HP) senza ricordare che SOLAMENTE il 20% dei pazienti si porta addosso “uno di quelli pericolosi” (ureasi positivi) che può dare un tumore allo stomaco. Sono tutti convinti che sia l’HP la causa dei problemi e piuttosto che cambiare alimentazione, accettano di assumere terapie antibiotiche duplici o triplici – raccomandate per l’eradicazione dell’HP dallo stomaco umano – convinti che così si risolveranno i loro problemi.

Ma dopo il malessere tipico da antibiotico-terapia, anche se L’HP lo hai eliminato, spesso i sintomi sono gli stessi. E i farmaci prescritti sono gli stessi. E i pazienti si chiedono angosciati: a che cosa è servito?
Spesso i sintomi addirittura peggiorano ed aumentano del 60% il reflusso e del 40% l’asma. La digestione peggiora, dura secoli. La pancia si gonfia come se fossi incinta nel giro di pochi minuti, anche mangiando pochissimo.
Sintomi curiosamente sovrapponibili al “colon irritabile”.

Con l’aumento esponenziale della prescrizione di IPP e le “eradicazioni” dell’HP assistiamo, a livello mondiale, ad una riduzione del Tumore Gastrico ed è un bene, ma a livello epidemiologico assistiamo ad un aumento del Tumore dell’Esofago ed è molto male!
Perché tutto questo? Come si spiega dal punto di vista clinico ed epidemiologico?

L’Helicobacter Pylori è un vecchio amico, ce lo portiamo addosso da almeno 100.000 anni e se da un lato, sembra essere implicato nel tumore dello stomaco (solo nel 20% dei pazienti affetti da HP), dall’altro ci proteggere dal Tumore all’Esofago, ed ucciderlo, significa aumentare il Reflusso Gastroesofageo del 60%, come si legge in letteratura dal 1995.
(dott. Blaser MJ).

Quindi… Cosa dice la letteratura internazionale?
Che l’Helicobacter Pylori è causa di gastrite e cancro allo stomaco. Ma la letteratura internazionale è totalmente d’accordo, oltre ogni ragionevole dubbio? Purtroppo no…
A dispetto di quello che dicono i media e il vicino di casa, non è universalmente chiaro come la presenza di HP influenzi la composizione della comunità Microbica gastro-duodenale (batteri nello stomaco) quando invece SI SA CON CERTEZZA CHE la somministrazione di GASTROPROTETTORE CAUSA ALTERAZIONE del MICROBIOTA GASTRICO in direzione di una comunità di microbi più cancerogeno (cioè, dominato da batteri che predispongono a infiammazione e cancro).

Suggerendo così, che H. Pylori potrebbe essere solo un indicatore, ma non la causa di queste alterazioni.

Quindi, perché ci ostiniamo a guardare solo a questo batterio ma non guardiamo ad altre cause, come le schifezze che mangiamo (sostanze cancerogene nei cibi bruciati e negli insaccati) o lo stile di vita che facciamo?
E soprattutto perché non guardiamo a tutti gli altri batteri del tubo digerente, senza i quali non vivremmo?
Batteri, che quando sono in Squilibrio (Disbiosi) danno, tra le altre cose, Gastrite, Reflusso, digestione lenta e pancia gonfia.
Nella nostra mentalità riduzionistica e drogata dalla pubblicità, crediamo che i 2-3-4 antibiotici facciano effetti solo sull’HP, come se, per gli altri batteri fossero solo acqua fresca.

Non consideriamo gli effetti a 360 gradi su un tubo lungo 8 metri con 450 metri quadrati di superficie ricoperta da migliaia di specie batteriche che convivono in equilibrio dinamico.
I Bifidobatteri e i Lattobacilli non si trovano in natura ed i cibi confezionati del supermercato sono sterili, per ovvie ragioni.

Indipendentemente dai meccanismi con cui gli IPP influenzano i microbi, spegnere il meccanismo che produce acido gastrico, oltre che RENDERE PIÚ LUNGA E DIFFICOLTOSA LA DIGESTIONE, aumenta il numero di batteri diversi dall’H. Pylori sia nella mucosa gastrica che nel lume dello stomaco.
E spegnere l’acido permette ai batteri cattivi di entrare dentro di noi con il cibo. provocando reflusso biliare (e batterico) duodeno-gastrico e gastro-esofageo. Così i pazienti che sentono amaro in bocca o reflusso non acido non si preoccupano, e si sbagliano…

Sono convinto che, sia nel caso in cui è davvero l’HP la causa del problema, sia nel caso in cui indichi una Disbiosi, il fuoco vada combattuto con il fuoco, ovvero con i Probiotici.

Perchè se antibiotici e gli IPP RISCHIANO DI PEGGIORARE e cronicizzare il tutto – i batteri è meglio farseli alleati ed usarli terapeuticamente.

Quindi, riassumendo, se cerchi di eliminare l’HP, non togli il problema, stai solo zittendo un indicatore di qualcos’altro. Come se staccassi la spia della benzina della macchina: quella spia non ti da più fastidio, ma tu rimarrai fermo in mezzo la strada con la macchina che non riparte. E non saprai perché…
Infatti, indipendentemente dai meccanismi con cui i gastroprotettori influenzano i microbi, spegnere il meccanismo che produce acido gastrico, oltre che rendere piú lunga e difficoltosa la digestione, aumenta il numero di batteri diversi dall’H. Pylori , sia nella mucosa gastrica che nel lume dello stomaco.

In pratica, il gastroprotettore fa’ danni sulla composizione dei batteri. Danni che cronicizzano il problema, ma che ti permette di mangiare ciò che vuoi senza avvertire il bruciore. Bello no? È quello che vuoi? Se si, allora continua a prendere il tuo gastroprotettore.
Altrimenti, devi impegnarti a capire cosa fa’ sul tuo organismo quello che mangi , per capire cosa il tuo corpo sta tentando di dirti…

Per questo consiglio sempre di farsi tre domande a chi ha il “colon irritabile” (che sempre si accompagna a gastrite e reflusso):

  1. Chiedersi QUALE CIBO IRRITA IL MIO COLON, identificarlo e provare a toglierlo anche per un periodo breve.
  2. I sintomi da Gluten Sensitivity non celiaca (NCGS) si sovrappongono spessissimo ai sintomi del colon irritabile. Chiedersi se è possibile che togliendo i cereali, anche solo per breve periodo, tu possa sentirti meglio.
  3. A chi assume IPP da anni, giacché è altamente probabile che si sia creato uno squilibrio dei batteri dell’intestino con problemi di candida o coi lieviti chiedersi se non sia il caso di fare un esame che definisce con esattezza qual è lo squilibrio batterico e come curarlo.

Se segui questa pagina di divulgazione e informazione medica gratuita sai anche che risveglia le coscienze di chi ha detto basta al malessere e alla “medicina superficiale” la quale guarda ai sintomi senza curare le cause.

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E perché la tua salute vale!

Fonte:
articolo del Prof. Gasbarrini, un grande Gastroenterologo di fama internazionale, che stimo molto.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/pmc5086557/ (articolo del 2016) .

Carenza Vitaminica, la lezione “dimenticata” dai medici – Parte 1

Parte 1

Gastrite Atrofica, ferro basso, Anemia Perniciosa, e gastroprotettore

Hai presente quando il livello di ferro del sangue è talmente basso da averlo sotto i piedi? Il tuo medico ti fa assumere ferro in fiale e compresse come se non ci fosse un domani e dopo mesi di terapia il ferro nel sangue è ancora basso?

Molti temono un brutto male (e vanno dall’ematologo o dall’oncologo), altri vedono una anemia e sentono una grande stanchezza che non sparisce nemmeno con quintalate di ferro.

Ma nessuno guarda più allo stomaco o alle carenze vitaminiche nel sangue.

Io non ricordo se ero fisicamente presente alla lezione in cui ne hanno parlato, o se i miei docenti me lo domandarono agli esami ma – come qualunque studente di medicina – so che il ferro non viene assorbito per virtù dello spirito santo, ma necessita di tre cose:

  1. la giusta acidità nello stomaco (e le cellule che producono il fattore di castle),
  2. la vitamina B12 (o Cianocobalamina) che viene “agganciata” dal fattore di Castle per essere assorbita nella parte distale dell’intestino tenue,
  3. i Bifidobatteri (ma questa è storia x un altro post).

Quindi, a che serve farti bere litri di ferro se poi hai una Anemia Perniciosa da acloridria e quel ferro non puoi assorbirlo?
Ok, so che sto correndo, come il mio solito.
Andiamo per gradi.

Permettimi di presentarti la Acloridria, la Gastrite Atrofica e l’Anemia Perniciosa. .

La Gastrite Atrofica (GA) si verifica in circa il 2% della popolazione con prevalenza elevata nelle donne anziane. In questa malattia autoimmune cronica, il sistema immunitario produce “auto-anticorpi” contro le cellule della parete gastrica, responsabili sia della produzione di acido gastrico che di fattore intrinseco (o Fattore di Castle) – quello che citavo poco fa.

Nelle fasi più avanzate, questi cambiamenti causano acloridria, cioè assenza di acido (cloridrico) gastrico. Sarebbe quindi inutile o controproducente prescrivere un gastroprotettore perchè la acloridria la mantiene o la peggiora. . La conferma? in quei pazienti che “si fanno” di gastroprotettore da anni (o che se ne fanno 80 mg al giorno) la acloridria compare comunque.

La riduzione dei livelli di fattore intrinseco provoca malassorbimento di vitamina B12. Più recentemente, sono stati riportati casi di carenza di ferro e Anemia Sideropenica (da carenza di ferro) insieme alla GA, anche nei pazienti più giovani.

Inoltre, la carenza di diverse vitamine e micronutrienti come Vitamina C, vitamina D, Acido folico e Calcio è spesso descritta in pazienti con la GA ma anche nella Acloridria di lunga data dovuta a lunghe terapie con Inibitori della pompa protonica (gastroprotettori o IPP) oppure a causa di un intervento di asportazione dello stomaco (per tumore, per ulcere perforate ma anche per non necessari interventi di dimagrimento).

Il meccanismo alla base di questi cambiamenti sembra essere la combinazione di uno o più di questi quattro:

  1. l’aumento della distruzione dei nutrienti (come per la vitamina c),
  2. la riduzione dell’assorbimento dei nutrienti nella mucosa gastrica (o interruzioni nell’assorbimento intestinale),
  3. l’elevato ph (poca acidità, alcalinità o acloridria) dello stomaco,
  4. eccessiva crescita batterica (disbiosi gastrica e/o concomitante sovracrescita batterica e fungina del piccolo intestino).

L’Anemia Perniciosa (AP) è la causa più comune di “Anemia Megaloblastica” nei paesi occidentali, e risulta da un ridotto assorbimento di Cobalamina (Vitamina B12) per la mancanza di produzione del fattore intrinseco di Castle a sua volta causata dalla distruzione delle cellule parietali dello stomaco.

La B12 è importante in numerosi processi biologici, come la sintesi e la regolazione del DNA, la produzione di energia e la produzione di Globuli Rossi. Non può essere sintetizzata nel corpo umano, ma dovrebbe essere introdotta con il cibo (con le proteine). Risulta infatti carente (e andrebbe integrata!) in chi fa una scelta di vita vegana o vegetariana.

La carenza di vitamina B12 può causare:

Anemia Macrocitica, Iper-Omocisteinemia (che aumenta il rischio di aterosclerosi e trombosi), manifestazioni neuropsichiatriche (come parestesie, debolezza, anomalie dell’andatura) cambiamenti cognitivi o comportamentali. . Suona simile a sintomi tipici del colon irritabile, della sensibilità al glutine e alla fibromialgia. Curioso, no? .
Certo, ci sono anche rare alterazioni genetiche che bloccano l’assorbimento della B12, ma in letteratura la prevalenza della carenza di vitamina B12 tra le persone anziane può variare tra il 5% e il 40% a seconda del valore ematico analizzato della vitamina B12.

La gastrite autoimmune (Anemia Perniciosa) è la causa più comune di grave carenza di vitamina B12 a causa del malassorbimento di Cobalamina dal cibo soprattutto negli anziani.
Tuttavia l’uso di alcuni farmaci – come inibitori della pompa protonica (gastroprotettori), inibitori del recettore H2 (cimetidina, ranitidina), metformina o colesteramina – interferiscono con l’assortimento della B12.

Sembra che la GA e la AP siano sotto-diagnosticate nei nostro civilizzato mondo e che vengano “curate” con prescrizioni croniche di ferro, a volte anche con B12 e Folati, senza che nessuno si vada a chiedere il perché e senza che ci si sforzi di fare diagnosi.

Amo le vitamine, svolgono funzioni vitali e mai dovrebbero sottovalutate quando si presenta una malattia, anche perché la terapia è abbastanza economica e non necessitano di prescrizione medica (non la C, non la D, non la B12 o i Folati) .

Per questo ti lascio con tre consigli:

  1. Assumi più che puoi alimenti ricchi di vitamine (zuccheri e farina 00 ne sono assolutamente privi).
  2. Nel caso di Ferro basso, nelle tue analisi del sangue pretendi di aggiungere Omocisteina, vit. B12, vit. D 25 (OH), Folati, Calcitonia e Paratormone.
  3. Sospetta sempre che una Anemia Perniciosa possa essere l’effetto collaterale di uno dei farmaci (utile o inutile) che stai assumendo.

Perchè la tua salute vale, e se stai assumendo farmaci x il motivo sbagliato stai pesando inutilmente su un sistema sanitario morente.

Colon Irritabile, una patologia incompresa. Soprattutto dai diagnosti

Nella mia attività ambulatoriale in giro per l’Italia, vedo molti pazienti “etichettati” come affetti da due strane patologie dai contorni misteriosi, che sembrano venir fuori dai trattati medici dell”800:
la “gastrite nervosa” e la “colite nervosa

Si usa, forse, l’aggettivo “nervosa” per scostarsi dal precedente – famoso grazie al lavoro di Freud – e meno politicamente corretto di “isteria”?
Ma cosa le caratterizza?

Sintomi sfumati intestinali ed extraintestinali comuni, che spesso si sovrappongono. Quasi come se fossero parte di una “sindrome”.

A conferma, la loro presentazione “classica” è una combinazione di sintomi simili o sovrapponibili alla “sindrome dell’intestino irritabile” (non colon irritabile!).
Tra questi :

  • dolore addominale (definito “colite” o “colica” o “intestino infiammato”)
  • gonfiore addominale
  • gastrite e reflusso,
  • digestione lentissima
  • anomalie della popò (diarrea o stitichezza)

Manifestazioni sistemiche o extra-intestinali come

  • “mente annebbiata”,
  • mal di testa,
  • astenia,
  • dolori articolari e muscolari,
  • intorpidimento alle gambe o alle braccia,
  • dermatite (eczema o eruzione cutanea),
  • depressione e anemia

Oggi, nel 2019, che siamo capaci di estrarre l’RNA batterico presente della cacca per ricostruire il Microbioma Intestinale, che siamo capaci di far crescere un seme di lino sulla luna, oggi, per alcuni medici, siamo ancora nel 1800, periodo famoso per la nascita del termine “isteria” (e l’invenzione del vibratore, dopo che Freud vi identificò la migliore cura).

 Così, non avendo interesse e/o capacità di fare diagnosi (che è il primo compito del medico) o non sapendo perché i “tre classici farmaci” non funzionano, preferiscono credere che il/la paziente abbia depressione, o sia ansiosa e/o matta, con il conseguente risultato che la prescrizione di psicofarmaci è la norma.
Il risultato?
Ovviamente nulla cambia della patologia di base o dei sintomi, ma il paziente che si presenta dall’ennesimo medico con la precedente prescrizione di psicofarmaci verrà subito etichettato come ansioso. Quindi, visto alla luce di una precedente diagnosi, il paziente così etichettato verrà visto con un “preconcetto”, ascoltato a metà, forse sottovalutato.

Per un attimo voglio schierarmi coi medici, forse hanno ragione nel vedere la persona ansiosa, depressa o confusa, ma secondo me queste non sono le cause della malattia, ma le conseguenze di:

  1. bombardamento mediatico finalizzato a produrre terrorismo psicologico nel popolo, per vendere farmaci sintomatici (Farmaco =Veleno , ti dice nulla?) che nulla hanno a che fare con l’atto medico e la salute;
  2. nomadismo diagnostico: con google e facebook speriamo sempre di aver trovato la strada giusta. Inizia così spesso il giro delle 7 chiese, alla ricerca del “medico/mago” che ascolti il paziente, comprenda la causa e imposti la terapia.

Un esempio accaduto nel mio studio

Tre mesi fa una signora dell’entroterra siculo venne nel mio studio a Palermo dicendomi che ero il tredicesimo gastroenterologo con cui faceva una visita. Ma dopo 12 anni di reflusso e una qualità di vita pessima, prendendo il gastroprotettore e  le goccine per l’ansia, con nessun risultato sul suo problema di salute, anche un santo sarebbe ansioso o depresso no?
Così, ho fatto una cosa che nessuno aveva mai fatto. Le ho creduto.
Poi, le ho chiesto se aveva notato peggiorare il reflusso con certi cibi.
Poi le ho chiesto se aveva problemi con la bigiotteria, la lattuga e la buccia della pesca. Le ho anche chiesto se era stata allattata e svezzata correttamente.
Ed è stato lì che l’ho incontrata nel suo dramma e le ho dato una speranza di guarigione.

Perché se sai come funziona il corpo, se sai cosa andare a cercare, quando lo trovi lo puoi gestire, spegnere, educare.

Amiche ed amici della pagina, quando avete un sintomo o una patologia gastrointestinale, ricordate sempre che il tubo digerente é lungo 8 metri. Ricordate che parte dalla bocca e arriva all’ano. E che è ricoperto dal microbiota intestinale. E che i vostri sintomi sono connessi al cibo che entra in contatto (anche piccole quantità) con la mucosa dell’intestino.

Se mi dici che hai il colon irritabile, in automatico ti risponderò: cosa esattamente irrita il tuo colon?
Se il tuo specialista non te lo chiede, o ti prescrive le goccine per l’ansia… Cambia specialista.

Dovremmo tutti farci delle domande come :

  1. la mia dispepsia/gastrite/reflusso/colite da cosa dipende? quale è la diagnosi?
  2. sulla base della mia diagnosi, è il gastroprotettore il farmaco più adatto?
  3. da quando prendo il gastroprotettore sto meglio o noto dei peggioramenti?

Perdonami questo sfogo e questa riflessione, ma è giusto che qualche “medico delle panze” ti ricordi che solo tu hai potere sulla tua salute, solo tu puoi scegliere di stare bene e che tu sei la persona più interessata a farlo. .

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Perché la tua salute vale!

Curare il sintomo o la causa?

Rispondo a 2 domande che ricevo spessissimo.

  1. “Quale gastroprotettore posso prendere al posto di quello che prendo già?
  2. “Qual’è il miglior probiotico in commercio?”

Cara amica, caro amico che mi leggi, permettimi una introduzione.
Quando scrivo, non nascondo la mia preoccupazione verso quella medicina che viene definita “sintomatica”.

La “medicina sintomatica” si prende cura dei sintomi, cioè degli effetti di una causa. Per qualcuno, questo significa un approccio superficiale – letteralmente “alla superficie del problema” – piuttosto che in profondità, laddove risiede la “radice del problema”.

Nella scuola di medicina dove sono stato istruito, mi hanno insegnato l’arte della clinica, un processo di deduzione logica volto alla ricerca delle cause. Perché una volta identificate e interrotte – o “spente” – le cause di un certo fenomeno, quel fenomeno sparisce.

Facciamo un esempio con la metafora della barca e della falla.

Se siamo su una barca, e questa barca si è scontrata con uno scoglio che ha aperto una falla nello scafo e imbarchiamo acqua, l’acqua che entra nello scafo è il sintomo, la falla è la causa.

Potremmo passare ore a buttare l’acqua fuoribordo – e ti assicuro che è stancante, ma finché non “ripariamo la falla”, l’acqua continuerà ad entrare nella barca.

Io sono un sostenitore di quella “filosofia taoista pratica” per cui bisogna avere il massimo risultato con il minimo dello sforzo. E buttare l’acqua fuoribordo è sicuramente l’unica cosa sensata da fare per non affondare in quel momento. Ma l’obiettivo non è sfiancarmi (e investire tempo) su un sintomo, ma è portare la barca in secca per le riparazioni.
Perché solamente così risolvi il problema.

Ed ecco che quando ti metto in guardia contro l’uso inappropriato e a lungo termine dei gastroprotettori – come fanno le maggiori società scientifiche mediche italiane (SIF, AIGO, FIMMG) – la domanda che più spesso mi viene posta è (più o meno):

“Quale gastroprotettore posso prendere al posto di quello che prendo già?

“Riprendendo la metafora della barca, è un po’ come se mi si chiedesse: «quale contenitore posso usare – rispetto a quello che sto usando adesso – per buttare l’acqua fuoribordo?» .
La mia risposta? Qualunque contenitore usi, qualunque la capienza, la forma o il colore, stai comunque lavorando su un sintomo, non sulla causa. Stai investendo tempo e risorse senza risolvere la causa del problema. Problema che si trova sicuramente “più in basso”, giacché la maggior parte delle “gastriti” che non rispondono ai gastroprotettori sono Gastriti Biliari da reflusso duodeno – gastrico (effetto di una disbiosi tipo Sibo).

Lo stomaco è la parte alta di un tubo lungo tra i 7 e gli 8 metri. E questo “tubo” ha la più grossa concentrazione di tessuto linfatico del corpo (70%) e la maggiore presenza di tessuto nervoso al di sotto del cervello e del midollo. Non è un caso quindi che chi soffre di “colon irritabile” abbia anche gastrite e reflusso, oltre a manifestazioni neurologiche, psichiatriche e, a volte, autoimmuni.

Siccome siamo stati abituati da pubblicità e “media” che esiste la pillolina magica che cura tutto, piuttosto che investire energie ad ascoltare il nostro corpo, preferiamo assumere (troppi) farmaci e per il motivo sbagliato.
Come la grande quantità di antibiotici, auto-prescritti come fossero acqua fresca! Cosi abbiamo creato antibiotico-resistenza nel mondo – con l’italia al primo posto in europa!

Chiariamoci:
siano benedetti gastroprotettori e antibiotici perché hanno cambiato la storia della medicina. Ma non sono caramelle, sono farmaci! E non esiste “farmacon” (in greco: veleno) senza effetti collaterali.

Il prezzo da pagare per una assunzione di farmaci inappropriata “a vita” è quello di accollarsi tutti gli effetti collaterali, così, se fai una “terapia sintomatica” mantieni attiva la causa del problema.
Una strategia tre volte fallimentare  perché:

  1. spegni il sintomo (un segnale di allarme),
  2. cronicizzi la causa,
  3.  ti condanni agli effetti collaterali.

E qui arriviamo alla seconda domanda che più spesso mi viene posta in privato e come commento ai post:
“Qual’è il miglior probiotico in commercio?”

Ci sono ottimi prodotti italiani, ma che cosa vuol dire “migliore” o “il migliore”? Una domanda non molto diversa da «qual è il miglior contenitore da usare per buttare l’acqua fuoribordo?»
Con 3750 diverse specie (dati vecchi) che hanno un patrimonio genetico di circa 4.000.000 di geni (contro i nostri 28/30.000) e non sapendo chi e quanti causano il tuo problema, cosa dovrei dirti?
Non avendo una diagnosi, cosa consigliare? Dovrei dirti che anche qui stiamo cadendo nella solita trappola pubblicitaria? La trappola fatta per vendere un minestrone con 70 miliardi di batteri (umani? non umani?) messi dentro tutti insieme e magari a stomaco vuoto senza rispetto della fisiologia batterica.
Il miglior farmaco? in assoluto? Te lo dice la diagnosi.

Per la diagnosi suggerisco  un esame delle feci che vada a vedere quant’è grande lo squilibrio e da chi è causato,cosi che si possa proporre una terapia efficace, che dia il massimo dei risultati col minimo costo.
Ma questo presuppone innanzitutto che tu ti riconosca come una “galassia a sé stante” piuttosto che uno dei milioni di “polli da spennare” a cui sono diretti i centinaia di spot che vedi in tv.

Poiché nessuno è uguale a te, la terapia va fatta su misura. Tra l’altro, non vendo né farmaci né integratori. E non vorrei essere confuso con un televenditore o un teleimbonitore.

Così, se credi che esista la “singola pillola” o il “singolo probiotico” valido per tutti, per tutti i malanni o per tutte le stagioni, stai facendo la domanda giusta, ma la stai facendo alla persona sbagliata.

Né avevo già scritto qui:
“La spia della benzina – una metafora su terapia sintomatica e medicina superficiale”.
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Gastroprotettore, il termine frainteso. Video Conferenza presso Cambiovita Expo – Catania

Per anni abbiamo dato per scontato che la percezione del bruciore alla bocca dello stomaco fosse Gastrite. E forse ci sbagliavamo…

E per anni, guidati dalla pubblicità e dai consigli degli amici, abbiamo dato per scontato che non ci fosse nulla di meglio da fare, che assumere un Gastroprotettore.

Che non ci fosse nulla di male nel farlo. Né effetti collaterali a breve, medio e lungo termine. Che fosse come l’acqua fresca. Anzi, forse ci siamo fatti ingannare proprio dal termine “protezione”.
E su questo per anni ci siamo sicuramente sbagliati.

Certo, questi farmaci hanno cambiato il profilo della medicina e hanno anche avuto un impatto non indifferente sulla riduzione degli interventi chirurgici sullo stomaco.

Ma visto che gli errori di prescrizione in Italia raggiungono anche il 71%, non sorprende che oltre un miliardo di euro di spesa sanitaria (dati 2017) si spendono proprio per i “gastroprotettori”.

Così il Ministero – assieme alle tre più grosse associazioni di categorie mediche – da tre anni lanciano allarmi e richiami sull’uso responsabile. Specialmente negli anziani.

Considerando i noti effetti collaterali, ti aspetteresti che qualunque medico che li prescrive ne sia a conoscenza e sia quindi completamente responsabile rispetto alla terapia nei confronti di un paziente.

L’articolo 13 del codice deontologico medico è quindi la diapositiva d’apertura del mio intervento registrato Sabato 27 aprile, a Catania, in occasione del Cambiovita Expo.

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Vai al Video della Conferenza “Gastroprotettore, il termine frainteso”.
Durata totale del video: 46 minuti .

 

 

I gastroprotettori sono causa di osteoporosi e altri gravi problemi

Assumere a lungo e magari ad elevati dosaggi di gastroprotettori (PPI) comporta uno spreco di risorse E concreti pericoli per la salute che si inquadrano in tre categorie.

A fare il punto sugli effetti collaterali provvede una review pubblicata su CMAJ (Canadian Medical Association Journal). L’assunzione prolungata può essere infatti gravata da effetti collaterali. Al punto che sia la FDA che Health Canada hanno lanciato degli allarmi per quanto riguarda il rischio di aumento di fratture e di grave ipomagnesemia o iposideremia o anemia.

Gli autori distinguono tre categorie di  eventi indesiderati: interazioni farmacologiche, complicanze non infettive e complicanze infettive.

Eventi indesiderati non infettivi

Due trial randomizzati su volontari sani che avevano assunto per 4-8 settimane dei PPI, hanno dimostrato nel 20-44% la comparsa di dispepsia alla sospensione del farmaco, dovuta a ipersecrezione acida di ‘rimbalzo’ nei soggetti sottoposti a trattamenti prolungati.

L’alterazione dei livelli di pH gastrici, riduce l’assorbimento della vitamina B12 e del ferro. L’uso dei PPI a lungo termine (oltre 2 anni) si associa ad un rischio aumentato dell’83% di deficit di vitamina B12. Uno studio ha dimostrato che l’assorbimento di ferro risulta ridotto già dopo due mesi di terapia con PPI, mentre un altro trial ha dimostrato che i soggetti in terapia cronica con PPI presentano un ridotto valore di emoglobina e un volume corpuscolare medio inferiore.

Quindi i gastroprotettori sono causa di anemia.

A rischio, con il trattamento prolungato con PPI (soprattutto in chi li assume da oltre 5 anni), anche l’assorbimento di magnesio. L’ipomagnesemia grave può causare una serie di problemi, dalla tetania, alle convulsioni, alle aritmie. Per questo l’FDA raccomanda a tutti i cardiopatici ad alto rischio, che richiedano un trattamento prolungato con PPI, di controllare periodicamente la magnesemia.

Diverse revisioni sistematiche hanno dimostrato un’associazione tra impiego di PPI e il rischio di fratture, sia negli uomini che nelle donne. Un’associazione questa mai osservata con la ranitidina. Alla base di questo effetto potrebbe esserci la ridotta biodisponibilità orale di calcio indotta dai PPI; ipergastrinemia e lieve ipomagnesemia inoltre stimolano la produzione di PTH che induce un maggior riassorbimento dell’osso. Un’altra ipotesi vuole che i PPI inibiscano le pompe protoniche degli osteoclasti, portando così ad un’aumentata attività degli osteoclasti e ad un’alterazione diretta del metabolismo osseo.

Uno studio osservazionale su dati provenienti dal German Study on Aging, Cognition and Dementia in Primary Care Patients, ha dimostrato che

L’uso di gastroprotettore si associa ad un’aumentata incidenza di tutte le forme di demenza  (+ 38%) e soprattutto di Alzheimer (+ 44%). 

Il lansoprazolo aumenterebbe la produzione di proteina beta amiloide, implicata nella patogenesi dell’Alzheimer. Il gastrin releasing peptide, che risulta elevato negli utilizzatori di PPI, è implicato nella modulazione delle funzioni cerebrali correlate allo stress e all’ansia.

Insomma ce n’è abbastanza di che riflettere sull’opportunità di prescrivere i gastroprotettori in maniera indiscriminata, senza una corretta indicazione o a tempo indefinito. Gli autori della review suggeriscono

il dosaggio più basso e per il periodo più breve possibile secondo le necessità!

Raccomandano anche la rivalutazione periodica dei pazienti per cogliere eventuali stati carenziali o effetti indesiderati da trattamento prolungato con PPI, per arrivare ad operare scelte efficaci e che assicurino dei trattamenti di elevato livello.

Il tuo medico curante o lo specialista non ti rivaluta?

Male, molto male. Affidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. Perché la tua salute vale!

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Dipendenza dai farmaci: il gastroprotettore

Negli ultimi 3 decenni, la terapia con gastroprotettori (PPI, o inibitori della pompa protonica) è diventato la cura standard per i pazienti con malattia da gastrite e/o reflusso gastroesofageo (GERD). Dall’introduzione del primo prototipo di PPI (l’omeprazolo) i ricercatori medici hanno visto che il “blocco delle pompe protoniche” aumenta il pH intragastrico (diminuendo l’acidità, il pH aumenta), ma allo stesso tempo, alcuni meccanismi compensatori  portano lo stomaco ad una maggiore capacità di produrre acido gastrico.

Infatti, la capacità delle cellule dello stomaco di produrre acido è il risultato di una complessa interazione tra diversi mediatori – stimolanti alcuni, e inibitori altri. Tra tutti i mediatori, il più importante è la GASTRINA, ormone che stimola indirettamente le  “cellule enterocromaffini” (ECL) al rilascio di ISTAMINA, da qui stimola la secrezione acida dello stomaco.  La terapia con gastroprotettori (PPI), diminuendo il pH, stimola alcuni mediatori a iper-produrre gastrina, che iper-stimola le cellula ECL, con conseguente iperplasia della mucosa e aumento del numero di ECL.

Tutto questo si traduce in un aumento della capacità dello stomaco di produrre acido gastrico, che si manifesta alla sospensione della terapia. Ed è il motivo per cui i pazienti sentono di non poter vivere senza il gastroprotettore(PPI). Questo effetto è noto in medicina e farmacologia come “effetto rebound (effetto di rimbalzo o effetto boomerang).

I risultati dei numerosi studi scientifici sull’ipersecrezione acida di rimbalzo (“effetto rebound”) in seguito alla sospensione della terapia con PPI sono contrastanti. Perchè nella letteratura scientifica inglese o americana, si trovano numerose differenze nella progettazione degli studi, della metodologia, della popolazione esaminata e sopratutto … risultati contraddittori.

Quindi, nessuno studio si può permettere di mettere una parola definitiva sull’argomento. E’ interessante, invece, che alcuni studi randomizzati condotti su “volontari sani” hanno dimostrato che l’interruzione della terapia dopo 4 o 8 settimane di PPI sembra indurre sintomi correlati all’aumento di acidità gastric(articolo qui).

Questi autori hanno ipotizzato che i PPI possano aggravare i sintomi nei pazienti quando la terapia viene interrotta e che questo “rimbalzo” dei sintomi (“effetto rebound”) può portare alla convinzione che non si può vivere senza questo farmaco. Portano, cioè,  alla dipendenza da PPI. Infatti, l’iper-secrezione di acido gastrico da rimbalzo (effetto rebound) dopo terapia con PPI, induce sintomi simili al reflusso nei volontari asintomatici. Cioè in volontari senza gastrite e senza reflusso!

Vari studi hanno quantificato l’ipersecrezione acida dopo la cessazione della terapia con antagonisti H2 (ranitidina) e inibitori della pompa protonica (PPI). I risultati generalmente dimostrano che la l’iper-secrezione di acido gastrico da rimbalzo (effetto rebound) dopo terapia con antagonisti H2 (ranitidina è di bassa magnitudo, di breve durata e ha un significato clinico discutibile. Al contrario, l’ipersecrezione acida dopo terapia con PPI è più pronunciata, dura più a lungo e potrebbe essere la causa dei sintomi correlati all’acido.

Ecco che torniamo ad un argomento che discuto spesso. Ovvero: ci deve essere un razionale nell’uso del gastroprotettore, va usato per brevi periodi e solo se c’è un motivo, va ridotto gradatamente, e se i sintomi persistono, allora o è stata sbagliata la diagnosi oppure ci sono altre cose da considerare. Come la dieta che facciamo e il nostro stile di vita. E’ troppo facile mangiare male e vivere male perché tanto hai la pillolina che protegge lo stomaco.

Perché quella pillolina a lungo andare causa anemia, osteoporosi, polmoniti, infezioni intestinali e tante altre brutte cose. Noi medici dobbiamo ritornare la ruolo di educatori, insegnare ai loro pazienti come possono mettere in pratica ciò che serve per guarire dalla “gastrite” o dal reflusso. Basta sapersi gestire nel mangiare (sopratutto la sera) e imparare certi comportamenti, per abbandonare per sempre le famose “pilloline”.

Il tuo medico curante o lo specialista ti fanno le domande giuste? Ti ascoltano? Indagano le tue abitudini alimentari e sociali? Credono alle allergie alimentari o ti trattano come un ritardato (capita anche a me.) E rivalutano mai la tua terapia sulla base ai sintomi? O anche tu hai uno specialista da “9 minuti”??
Se non sei soddisfatto del tuo medico o del tuo specialista, afFidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. 
Anche una sola consulenza è un investimento. Perché la tua salute vale!

I gastroprotettori modificano la flora batterica

Gli inibitori di pompa protonica (PPI), tra i farmaci più usati nel trattamento di patologie e disturbi legati al reflusso gastroesofageo, alterano il microbiota orale e quello intestinale! Queste sono le conclusioni di un team di ricercatori giapponesi condotto su volontari sani ai quali sono stati somministrati PPI per 4 settimane (per gli “amanti delle fonti”, il lavoro è scaricabile qui).

Un numero sempre crescente di evidenze dimostrano che anche il microbioma orale è coinvolto in una vasta serie di patologie tra le quali, diabete mellito o polmonite batterica. Ed è  un segno di disbiosi dell’intestino tenue (la temibile SIBO).

Denti, gengive e lingua, oltre che la saliva, hanno infatti una peculiare composizione batterica. Nonostante le prescrizioni di PPI continuino ad aumentare negli ultimi anni si stanno registrando un certo numero di eventi collaterali più o meno gravi che coinvolgono anche il microbioma orale.

In seguito al trattamento del reflusso gastroesofageo con questi farmaci infatti si è registrato un aumento del pH salivare che può generare uno squilibrio dell’omeostasi batterica. A livello intestinale inoltre si è osservato un aumento di infezioni da Clostridium difficile. 

La somministrazione inappropriata di antibiotici fa il resto è porta all’alterazione del microbiota intestinale a causa degli stessi antibiotici. I sintomi più comuni?

  1. Pancia gonfia appena mangi

  2. Eruttazione e flatulenze 

  3. Diarrea o stitichezza

Ma cosa cambia nel microbioma orale durante il trattamento del reflusso gastroesofageo? I risultati mostrano una significativa differenza in termini di biodiversità nel microbiota salivare, ridotta dopo la somministrazione di PPI; l’incremento maggiore lo si sia registrato nei campioni fecali con una crescita di oltre quattro volte rispetto alla sua concentrazione nel pre-trattamento!

Nel microbioma salivare, maggiormente espresso dopo 4 settimane è risultato anche il Fusobacterium e, nel fluido gengivale, Leptotrichia. Questi dati preliminari sembrerebbero correlazione l’uso a lungo termine sei comuni PPI e le alterazioni microbiota orale e intestinale.

Ulteriori studi sarebbero necessari su un campione più ampio di soggetti, ai fini di determinare l’effettivo meccanismo con cui  farmaci così ampiamente utilizzati per disturbi gastrointestinali in modo da prevenire ulteriori patologie legate alla alterazioni dei microbioti.

Anche il tuo specialista dopo un minuto di conversazione ti prescrive gastroprotettori come fossero acqua fresca? O ti dice che il problema è  tutto nell’ansia? E intanto il tuo problema continua ? Affidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. Perché la tua salute vale!

La gastrite tra le cause principali dell’aumento delle tasse?

Mal di pancia? Digestione difficile? L’acido brucia la bocca dello stomaco e sale in gola? Ti capita spesso? E non ci pensi più perché tanto tanto hai la “magica pillolina”?

Houston, abbiamo un problema!  E’ la gran quantità di farmaci gastroprotettori prescritti in Italia (4 sono nella top ten dei farmaci più venduti); dai dati Europei ed Italiani del 2012, si stima che tra il 25 e l’80% dei pazienti ricevano prescrizioni con gastroprotettori senza un’indicazione terapeutica appropriata (scarica il documento qui). Pensiamo che tanto queste pilloline ce le passa lo Stato? Ci sembrano gratuite e innocue? Eh no, sembrano innocue ma sopratutto sembrano gratuite! Ma in effetti le paghiamo due volte! 

Le medicine che ti passa lo Stato te lo ritrovi poi nel conto delle tasse!  Quindi lo paghi tu, lo pago io, lo pagano i nostri figli. In più, considerando la lunga e nota sfilza di effetti collaterali pericolosi e gravi (più di quanto si possa immaginare!), considerando che spesso questi farmaci sono frutto di una prescrizione non appropriato o frettolosa (o una visita di appena 9 minuti), ecco spuntare l’altro “costo”.

Cioè: prendi farmaci per il motivo sbagliato, non risolvono il tuo problema, e a lungo andare ti costringono a comprare altri farmaci per risolvere gli effetti collaterali di un farmaco inappropriato.

Tutto questo non può non avere un peso sul Sistema Sanitario Nazionale (esami, farmaci, ricoveri, accertamenti, eccetera) e di nuovo il “costo” viene scaricato sulle tasse!  Non fraintendermi: la storia della medicina è cambiata radicalmente con i nuovi gastroprotettori (inibitori di pompa protonica o PPI), e in certe patologie la gastroprotezione è necessaria: è il caso della gastrite acuta o dell’ulcera gastrica o duodenale acuta. 

La gastroprotezione serve per la guarigione ma poi va sospesa, perché gli effetti collaterali si hanno anche per somministrazioni di 1-2 mesi. Quindi, l’assunzione a vita di un gastroprotettore non risolve il problema, non lo fa sparire. 

Piuttosto, lo cronicizza perchè poi diventi schiavo/a del gastro-protettore e “credi” di non poterne fare a meno; oppure diventi schiavo/a di altri farmaci, che servono a tamponare gli effetti collaterali dei gastroprotettori. Infatti, ti servono gli integratori vitaminici del gruppo B, gli antibiotici contro la colite e la polmonite, i farmaci contro la diarrea, gli integratori di calcio eccetera. 

 E se dalle statistiche si evince che tra il 25 e l’80% dei pazienti riceve una terapia inappropriata,  nel 30% dei pazienti la terapia è assolutamente inefficace.  Bello eh? Ti sei già guadagnato la gratitudine delle case farmaceutiche a vita.

La domanda quindi è: quello che “credi” sia gastrite … è una malattia dello stomaco oppure è il sintomo dello stile di vita sregolato?

E come sarebbe se, cambiando alcune cose del tuo stile di vita, la gastrite va via? Non ne saresti felice? Conoscendo gli effetti collaterali, quanto saresti disposto/a a fare piccoli aggiustamenti delle tue abitudini ed evitare di diventare schiavo delle pillole e delle case farmaceutiche che li vendono allo Stato?

E non sarebbe bello sapere che hai un ruolo attivo nella gestione della tua salute? Che hai un ruolo attivo e puoi scegliere? In questo ragionamento, noi medici abbiamo un ruolo importante, perché tornando al ruolo di educatori, possiamo istruire i pazienti su cosa mettere in pratica per guarire da ciò che “credi” sia “gastrite” o dal reflusso. Partire dal gestirsi nel mangiare (sopratutto la sera), imparare certi comportamenti, abbandonare per sempre le famose “pilloline” quando sono frutto di prescrizioni inappropriate o dannose.

Il tuo medico curante o lo specialista fa visite che durano 9 minuti? Considera costi e benefici, effetti terapeutici ed effetti collaterali. Ti avvisa dei rischi? Si informa del tuo stato di salute e dei tuoi miglioramenti? Non rivaluta la tua terapia? non lo fa? Male, molto male. Affidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. Perché la tua salute vale!