Adotta ed ama il tuo Microbiota

Sei un’amante di cani e gatti abbandonati ? Allora non puoi non amare i miliardi di “animaluzzi” che vivono dentro e sopra di te. .

Esiste una “creatura” che condivide con te cibo e abitudini, ti segue nei viaggi e si è evoluta con te dalla nascita, fino a sapere esattamente cosa ti piace e cosa no.

Suonerà strano ma è responsabile del tuo umore, comprese ansia, depressione o felicità. E ti dice cosa mangiare e cosa no, agendo sulle tue emozioni e sul circuito inconscio della gratificazione (gluteomorfine e caseomorfine) , fino al punto di spingerti ad aprire il frigo alle tre di notte!
No, non sto parlando del tuo cane o gatto, dei tuoi figli o della suocera, ma del tuo Microbiota.

Una enorme comunità di “esserini” (batteri, lieviti, protozoi, eccetera) milioni di volte più piccoli, invisibili a occhio nudo, e “indifesi”. Forme di vita primitive, i primi abitanti della terra, che abitano “sopra e dentro” di noi dalla nascita dell’uomo, e che fanno lo stesso “sopra e dentro” ogni essere appartenente al genere “animalia”.
Sono piccoli teneri ed indifesi e cercano le tue coccole ? Se pensi che sono così piccoli da non avere influenza sul corpo e sulla salute umana, sappi che non esiste informazione più sbagliata!

Per anni li abbiamo ignorati o sottovalutati, ligi al preistorico dogma che l’unico batterio buono è quello morto, finché non abbiamo scoperto che non possiamo vivere senza di loro. Trasmessi dalla mamma alla prole, senza di loro ci sviluppiamo male e predisposti alle malattie.

Queste informazioni, a cui nessuno può onestamente negare di avere accesso accademico e formale, sono purtroppo sconosciute a parecchi medici e specialisti, che conoscono solo l’antibiotico anche per le ferite ad un dito.
Antibiotici, con cui fanno danni incalcolabili e imprevedibili (ma prevenibili, se non hai il cervello di un brontosauro).

La dieta che fai, gli antibiotici che assumi (anche con il cibo che mangi) e l’ambiente in cui vivi, le emozioni tossiche che vivi, possono influenzarne la qualità e quindi le funzioni.
Anzi, un quarto dei farmaci più comunemente usati li “fa fuori” o ha effetti sulla crescita di – almeno – una specie del Microbioma. I gastroprotettori in testa, ma anche farmaci per l’ipertensione e il diabete e l’ansia.

Quindi i farmaci inutili – frutto di diagnosi frettolose e sbagliate – peggiorano le malattie quando invece non le producono…

Se ti hanno fatto una diagnosi di gastrite 10 o 20 anni fa, e ancora prendi un gastroprotettore – che ci vuole un’eternità per digerirlo – e non riesci a staccarlo, allora devi approfondire negli articoli qui sotto.:

Come l’Helicobacter Pilory sopravvive agli antibiotici

 

Lo stomaco è sterile?

L’allattamento al seno protegge il lattante, la saliva del lattante protegge la mamma

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Ma è davvero tutta colpa dell’Helicobacter o ci nascondono qualcosa?

Caro diario, oggi scrivo amareggiato per tutta una serie di domande ricevute negli ultimi giorni, tutte accomunate dal sintomo “reflusso” – che gli italiani scambiano per “gastrite”.
Permettimi questo sfogo.
Da quando la pubblicità ci ha donato i “gastroprotettori”, questo il nome accattivante che i maghi del marketing hanno sostituito al meno compresibile “Inibitore della Pompa Protonica”(IPP), la malattia gastrica avrebbe dovuto essere scomparsa. E invece non è così…

Gli inibitori della pompa protonica (PPI) sono da sempre utilizzati per il trattamento delle gastriti con ulcere peptiche (cioè da acido gastrico) e hanno dimostrato altissime percentuali di efficacia nella cura delle ulcere anche in meno di due mesi!
Anche quando somministrati per un breve periodo a protezione dello stomaco durante terapie di un certo tipo, hanno dato un grande sostegno.

Ma l’estensione del loro uso al Reflusso Gastroesofageo, che con la gastrite non c’entra una nulla, e a qualsiasi altro disturbo gastroduodenale legato all’acido, ha messo in allarme i sistemi sanitari di tutto il mondo.

La letteratura è chiara:
gli IPP sono fantastici a bloccare la produzione di acido gastrico, ma usarli a lungo – cronicamente per anni – per dei SINTOMI che cambiano appena si cambia Alimentazione, può rendere gli effetti del FARMACON (in greco: veleno) peggiori della malattia che dovrebbe curare .

Ed usarli per anni non fa assolutamente bene. A peggiorare la cosa, TUTTI temono la presenza dell’Helicobacter Pylori (HP) senza ricordare che SOLAMENTE il 20% dei pazienti si porta addosso “uno di quelli pericolosi” (ureasi positivi) che può dare un tumore allo stomaco. Sono tutti convinti che sia l’HP la causa dei problemi e piuttosto che cambiare alimentazione, accettano di assumere terapie antibiotiche duplici o triplici – raccomandate per l’eradicazione dell’HP dallo stomaco umano – convinti che così si risolveranno i loro problemi.

Ma dopo il malessere tipico da antibiotico-terapia, anche se L’HP lo hai eliminato, spesso i sintomi sono gli stessi. E i farmaci prescritti sono gli stessi. E i pazienti si chiedono angosciati: a che cosa è servito?
Spesso i sintomi addirittura peggiorano ed aumentano del 60% il reflusso e del 40% l’asma. La digestione peggiora, dura secoli. La pancia si gonfia come se fossi incinta nel giro di pochi minuti, anche mangiando pochissimo.
Sintomi curiosamente sovrapponibili al “colon irritabile”.

Con l’aumento esponenziale della prescrizione di IPP e le “eradicazioni” dell’HP assistiamo, a livello mondiale, ad una riduzione del Tumore Gastrico ed è un bene, ma a livello epidemiologico assistiamo ad un aumento del Tumore dell’Esofago ed è molto male!
Perché tutto questo? Come si spiega dal punto di vista clinico ed epidemiologico?

L’Helicobacter Pylori è un vecchio amico, ce lo portiamo addosso da almeno 100.000 anni e se da un lato, sembra essere implicato nel tumore dello stomaco (solo nel 20% dei pazienti affetti da HP), dall’altro ci proteggere dal Tumore all’Esofago, ed ucciderlo, significa aumentare il Reflusso Gastroesofageo del 60%, come si legge in letteratura dal 1995.
(dott. Blaser MJ).

Quindi… Cosa dice la letteratura internazionale?
Che l’Helicobacter Pylori è causa di gastrite e cancro allo stomaco. Ma la letteratura internazionale è totalmente d’accordo, oltre ogni ragionevole dubbio? Purtroppo no…
A dispetto di quello che dicono i media e il vicino di casa, non è universalmente chiaro come la presenza di HP influenzi la composizione della comunità Microbica gastro-duodenale (batteri nello stomaco) quando invece SI SA CON CERTEZZA CHE la somministrazione di GASTROPROTETTORE CAUSA ALTERAZIONE del MICROBIOTA GASTRICO in direzione di una comunità di microbi più cancerogeno (cioè, dominato da batteri che predispongono a infiammazione e cancro).

Suggerendo così, che H. Pylori potrebbe essere solo un indicatore, ma non la causa di queste alterazioni.

Quindi, perché ci ostiniamo a guardare solo a questo batterio ma non guardiamo ad altre cause, come le schifezze che mangiamo (sostanze cancerogene nei cibi bruciati e negli insaccati) o lo stile di vita che facciamo?
E soprattutto perché non guardiamo a tutti gli altri batteri del tubo digerente, senza i quali non vivremmo?
Batteri, che quando sono in Squilibrio (Disbiosi) danno, tra le altre cose, Gastrite, Reflusso, digestione lenta e pancia gonfia.
Nella nostra mentalità riduzionistica e drogata dalla pubblicità, crediamo che i 2-3-4 antibiotici facciano effetti solo sull’HP, come se, per gli altri batteri fossero solo acqua fresca.

Non consideriamo gli effetti a 360 gradi su un tubo lungo 8 metri con 450 metri quadrati di superficie ricoperta da migliaia di specie batteriche che convivono in equilibrio dinamico.
I Bifidobatteri e i Lattobacilli non si trovano in natura ed i cibi confezionati del supermercato sono sterili, per ovvie ragioni.

Indipendentemente dai meccanismi con cui gli IPP influenzano i microbi, spegnere il meccanismo che produce acido gastrico, oltre che RENDERE PIÚ LUNGA E DIFFICOLTOSA LA DIGESTIONE, aumenta il numero di batteri diversi dall’H. Pylori sia nella mucosa gastrica che nel lume dello stomaco.
E spegnere l’acido permette ai batteri cattivi di entrare dentro di noi con il cibo. provocando reflusso biliare (e batterico) duodeno-gastrico e gastro-esofageo. Così i pazienti che sentono amaro in bocca o reflusso non acido non si preoccupano, e si sbagliano…

Sono convinto che, sia nel caso in cui è davvero l’HP la causa del problema, sia nel caso in cui indichi una Disbiosi, il fuoco vada combattuto con il fuoco, ovvero con i Probiotici.

Perchè se antibiotici e gli IPP RISCHIANO DI PEGGIORARE e cronicizzare il tutto – i batteri è meglio farseli alleati ed usarli terapeuticamente.

Quindi, riassumendo, se cerchi di eliminare l’HP, non togli il problema, stai solo zittendo un indicatore di qualcos’altro. Come se staccassi la spia della benzina della macchina: quella spia non ti da più fastidio, ma tu rimarrai fermo in mezzo la strada con la macchina che non riparte. E non saprai perché…
Infatti, indipendentemente dai meccanismi con cui i gastroprotettori influenzano i microbi, spegnere il meccanismo che produce acido gastrico, oltre che rendere piú lunga e difficoltosa la digestione, aumenta il numero di batteri diversi dall’H. Pylori , sia nella mucosa gastrica che nel lume dello stomaco.

In pratica, il gastroprotettore fa’ danni sulla composizione dei batteri. Danni che cronicizzano il problema, ma che ti permette di mangiare ciò che vuoi senza avvertire il bruciore. Bello no? È quello che vuoi? Se si, allora continua a prendere il tuo gastroprotettore.
Altrimenti, devi impegnarti a capire cosa fa’ sul tuo organismo quello che mangi , per capire cosa il tuo corpo sta tentando di dirti…

Per questo consiglio sempre di farsi tre domande a chi ha il “colon irritabile” (che sempre si accompagna a gastrite e reflusso):

  1. Chiedersi QUALE CIBO IRRITA IL MIO COLON, identificarlo e provare a toglierlo anche per un periodo breve.
  2. I sintomi da Gluten Sensitivity non celiaca (NCGS) si sovrappongono spessissimo ai sintomi del colon irritabile. Chiedersi se è possibile che togliendo i cereali, anche solo per breve periodo, tu possa sentirti meglio.
  3. A chi assume IPP da anni, giacché è altamente probabile che si sia creato uno squilibrio dei batteri dell’intestino con problemi di candida o coi lieviti chiedersi se non sia il caso di fare un esame che definisce con esattezza qual è lo squilibrio batterico e come curarlo.

Se segui questa pagina di divulgazione e informazione medica gratuita sai anche che risveglia le coscienze di chi ha detto basta al malessere e alla “medicina superficiale” la quale guarda ai sintomi senza curare le cause.

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Fonte:
articolo del Prof. Gasbarrini, un grande Gastroenterologo di fama internazionale, che stimo molto.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/pmc5086557/ (articolo del 2016) .

L’essere umano e il Microbiota Intestinale

Anche se la notizia è vecchia di più di 100 anni, negli ultimi 20 e passa anni la scienza ha dimostrato che abbiamo un organo in più – un organo nascosto e non visibile all’occhio umano – diffuso un pò in tutto il corpo. E’ il  microbiota intestinale e noi siamo suoi “ospiti”.

Ogni essere umano è la decima parte di un ecosistema complesso con cui nasciamo e con cui conviviamo fino alla morte. Letteralmente! Questo “ecosistema” è fatto di batteri, e sono tantissimi!
Infatti, noi possediamo nel corpo circa diecimila miliardi di cellule (miliardo più miliardo meno) e abbiamo tra cento e mille volte più batteri che cellule nel corpo, la maggior parte dei quali (90-95%) nel tubo digerente, e il restante 5-10% sulla pelle e altri “anfratti” anatomici.
Il microbiota pesa tra 1,5 e 2 kg, più del fegato (1,5 kg) e ha, rispetto a quest’organo nobile, funzioni metaboliche altrettanto complesse e alcune sovrapponibili. 

Infatti, dalla composizione equilibrata di questi batteri dipende l’equilibrio dell’apparato digerente, lo sviluppo e il funzionamento del sistema immunitario, la suscettibilità alle infezioni , la sensibilità agli agenti allergenici e ai batteri assimilati con la dieta e anche la “salute mentale”! 

Non solo non viviamo in un mondo “sterile”, ma siamo circondati (anzi sovrastati) dai batteri. E al contrario di quello che pensavi, i batteri ti proteggono.

Questi batteri ricoprono tutto il nostro corpo e sono una specie di “mantello protettivo” contro gli agenti esterni e contro i “batteri cattivi”. Infatti ricoprono la pelle (Microbiota Cutaneo) ma anche la parte interna del corpo (le mucose) che sono a contatto con l’esterno e con l’aria: le orecchie, il naso, l’albero respiratorio, la vagina (flora di Doderlein) e, sopratutto, ricoprono la superficie del tubo digerente (Microbiota Intestinale) dalla bocca all’ano per un totale di 450-600 metri quadrati di superficie, passando per lo stomaco, che non è sterile come si credeva anni fa!

Noi abbiamo stabilito con questi batteri – milioni di anni fa – una relazione simbiotica: cioè noi aiutiamo loro e loro aiutano noi.

I batteri del MICROBIOTA INTESTINALE contribuiscono a funzioni che non non siamo in grado di fare: digeriscono alimenti che il nostro sistema non è in grado di digerire, producono gruppi di vitamine (o le trasformano in forma attiva) come la vitamina K – che svolge un ruolo essenziale nella coagulazione del sangue – o la vitamina B12, che serve ad assimilare il ferro per il sangue. 

Il microbiota ci detossifica da sostanze che non siamo in grado di “smantellare”, e svolge importantissime funzioni di immuno-modulazione. Infatti tra il 2000 e il 2004 la scienza ha dimostrato che il microbiota intestinale funge da regolatore fondamentale delle risposte immunitarie e permette la maturazione di tutto il sistema immunitario da dentro il tubo digerente.

Infatti, i batteri buoni che ricoprono il tubo digerente svolgono funzioni di protezione dai microrganismi cattivi perché la mucosa intestinale su cui “abitano” è una grossa porta di accesso al nostro corpo, è la principale zone di contatto (per la sua estensione) con i batteri cattivi e gli agenti esterni, ed è quindi la prima barriera che si pone nei confronti dei batteri cattivi.

Il Microbiota riconosce la differenza tra buoni e cattivi, e cura la “alfabetizzazione” del nostro sistema immunitario: in pratica insegna al nostro sistema immunitario a distinguere tra i batteri buoni – che non vanno attaccati – e quelli cattivi, da cui bisogna proteggersi!

Il microbiota si forma al momento della nascita: il neonato passando attraverso la vagina viene “colorato” dalla flora di Doderlein e riceve batteri e immunoglobuline dal latte materno. E fino ai 12 mesi (per alcuni studiosi fino a 3 anni) questo processo alfabetizza il sistema immunitario del neonato (maggiori dettaglio in un prossimo post).

Ma non è tutto: l’aspetto più sorprendente è che possiamo affermare, senza alcun dubbio, che esiste una relazione fondamentale tra intestino e sistema nervoso, e che il MICROBIOTA INTESTINALE ha un ruolo interessantissimo! Infatti tra le sostanze che producono vi sono componenti complesse che hanno il potere di alterare il nostro comportamento.

Un Microbiota Intestinale equilibrato regola la secrezione di Serotonina e Dopamina.  Questi due  ormoni importanti per il tono dell’umore (sopratutto la serotonina) sono prodotti dalla pancia, nell’ordine per il 90% e per il 50%, per cui è logico vedere come  molte malattie gastrointestinali (con squilibrio del MICROBIOTA) sfociano in depressione e ansia.

Sulla base della letteratura scientifica più recente, gli squilibri del Microbiota sono connesse – oltre che alle malattie gastrointestinali – anche alle allergie alimentari, alle malattie autoimmuni (prima fra tutte la Celiachia e le sue varianti) all’obesità e anche alle malattie mentali.

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Parto cesareo, allattamento artificiale, antibiotici e disbiosi intestinale del neonato

La composizione e il grado di maturazione del microbiota intestinale dei neonati al primo anno di vita sono significativamente influenzati dal tipo di parto, dal tipo di nutrizione e dall’esposizione agli antibiotici nei primi tre mesi di vita.

Questa importante correlazione è stata dimostrata  da un team di ricerca canadese attraverso uno studio condotto su 166 neonati, tutti nati a termine del periodo fisiologico di gestazione.
Infatti il microbiota intestinale cambia dopo la nascita registrando un aumento di bifidobacteria e di generi Firmicutes e Bacteroidetes. Mentre vanno a diminuire quelle del genere Enterobacteria, primo colonizzatore intestinale.

È stato anche osservato che parto cesareo, esposizione intrauterina ad antibiotici e uso di latte in formula possono comportare un ritardo nel processo di maturazione fisiologica. Un mancato sviluppo del microbiota in questo periodo di vita è stato inoltre più volte correlato a un maggior rischio di sviluppare disturbi metabolici e/o immunitari quali intolleranze o allergie alimentari oltre che all’aumento di obesità infantile.

I bambini coinvolti nello studio sono stati suddivisi in sette sottogruppi a seconda del tipo di parto (naturale o cesareo), di nutrizione (allattamento al seno o in formula) e all’esposizione o meno ad antibiotici durante la gestazione o entro i tre mesi di vita. Gli autori hanno raccolto i campioni fecali a 3 mesi e un anno d’età. I risultati ottenuti da un’idea di come sia diversificato e facilmente condizionabile lo sviluppo del microbiota intestinale dei neonati e di come questo determini conseguenze anche a lungo termine influenzando.

Ad esempio, l’instaurarsi di disordini metabolici o di patologie infiammatorie croniche soprattutto a carico dell’intestino del neonato. Da cui si può facilmente sviluppare la dermatite atopica. Lo studio ha ovviamente alcune limitazioni, come il ridotto numero di soggetti in alcuni sottogruppi e la provenienza dei bambini da una ristretta area geografica. Ma si può affermare come durante il primo anno di vita il cambiamento e la maturazione del microbiota intestinale dei neonati siano fortemente influenzati da fattori esterni: il tipo di parto, la nutrizione e l’esposizione ad antibiotici i quali riducono la biodiversità. E possono essere la causa di antibiotico-resistenza.

Questo lavoro scientifico – che conferma ricerche precedenti – può  essere un valido supporto per ricerche più approfondite con l’obiettivo di prevenire le patologie che potranno instaurarsi nel corso della vita dell’individuo.

Microbiota dalla nascita

Veniamo al mondo con un sistema immunitario non-funzionante e non-maturo che “ignora i pericoli del mondo”. E Il latte (E I BATTERI) della mamma possono proteggerci e passarci informazioni utili. Ecco come!

Avrai sicuramente sentito dire la frase “combattere il fuoco con il fuoco”, o anche “se non puoi farteli amici, alleati”.

Ed è cosi che hanno fatto negli ultimi 4 milioni di anni gli ominidi per sopravvivere in un mondo selvaggio e pericoloso, ricco di insidie e popolato dai “batteri cattivi”. Ci siamo integrati con dei batteri buoni con cui abbiamo stabilito dei “protocolli d’intesa” e di reciproca protezione, collaborando con vari “MICROBIOTI” – parola al plurale, in quanto ci sono diverse “comunità fisiologiche” singole presenti in posti distinte del corpo (intestino, albero respiratorio, vagina, pelle, eccetera). 

Immagina il sistema immunitario “competente e maturo” come la polizia di frontiera, che controlla chi transita attraverso un confine nazionale. Per “frontiera” si intende qualunque varco dal quale uno straniero può accedere ad un paese; la polizia pattuglia ogni via di ingresso: dai porti, agli aeroporti alle autostrade.

E si occupa della tenuta in sicurezza della frontiera: controlla i “documenti” di merci e viaggiatori che transitano (il passaporto, o la carta d’identità) alla ricerca di “cattivi criminali” o di traffici illeciti. E quando li identifica, li arresta o, scatena una sparatoria o una guerra!

Il sistema immunitario maturo e competente pattuglia ogni varco (pelle, apparato respiratorio, sistema digerente eccetera) controllando i “documenti” dei batteri. Accetta e permette il transito dei batteri buoni (con cui ha stabilito dei protocolli d’intesa, e con cui c’è collaborazione nel “presidiare i varchi”) e segnala, sequestra o spara ai “cattivi”.

Questa capacità di identificare buoni e cattivi è come il database dell’Interpol e si mette insieme nel corso della vita. La polizia di frontiera riconosce già (a causa dei famosi protocolli d’intesa) i documenti dei batteri del MICROBIOTA, e li inserisce nel database come “buoni”. E mano a mano che incontra altri batteri, confronta i loro documenti con quelli presenti nel database discriminando quelli “conosciuti” (i “Miei”) da quelli sconosciuti” (gli “altri”).

Quelli “sconosciuti” vengono etichettati come “cattivi”, e ad ogni “cattivo” vengono scattate le foto segnaletiche (genera una memoria cellulare) decidendo a chi sparare e a chi no, chi arrestare e chi no sulla base del database, che cosi si arricchisce mentre viviamo questa eterna lotta che è la vita sul nostro pianeta! Dire che questa attività e questa capacità iniziano alla nascita è dire una mezza verità… permettimi di spiegartelo.

Siamo stati bravissimi a “catalogare” i MICROBIOMI umani  – tipo di batteri, numeri, composizione, eccetera – ma abbiamo dei limiti tecnico-morali (legati alla sperimentazione) su come esattamente si stabilisce il microbioma umano nel neonato. Cioè come  e da chi esattamente viene addestrata la polizia di frontiera? Quasi esclusivamente dalla mamma!

La “colonizzazione” del tratto digestivo, respiratorio e uro-genitale (così come della pelle) inizia al momento della nascita, col neonato esposto al microbiota (vaginale e cutaneo) di sua madre​. Studi recenti evidenziano un MICROBIOTA persino all’interno della placenta. La colonizzazione batterica inizia molto prima del parto e non stiamo parlando di infezioni!

Il tipo di parto e l’allattamento al seno sono fondamentali per la composizione dei MICROBIOTI e per la competenza del sistema immunitario del neonato (incompetente almeno fino ai 12 mesi, se non fino ai 3 anni). La madre rifornisce il neonato di batteri cutanei e vaginali, anche attraverso il latte materno. Nel 2012 è stato scoperto che nel “colostro” sono presenti più di 700 specie di microrganismi: questi “batteri del latte”  sono tra i primi ad entrare nel corpo umano. Si stima che in 800 ml. di latte materno possa passare tra i 100.000 e 10 milioni di batteri.

Con il latte, la madre passa al neonato anche le “immunoglobuline”, proteine specializzate che sono “armi” del sistema immunitario. Metaforicamente sono una fotocopia delle foto segnaletiche e dei documenti presenti nel “database materno”.
Quindi, la madre sostiene la polizia di frontiera passando i batteri buoni e le loro carte d’identità, e le foto segnaletiche dei “cattivi”. Ecco dove stà l’importanza dell’allattamento al seno!

Ma molti fattori possono alterare significativamente la composizione del latte, del MICROBIOTA cutaneo e di quello vaginale.  La dieta, il parto cesareo, l’esposizione intrauterina ad antibiotici e uso di latte in formula hanno dimostrato di ritardare il processo di maturazione fisiologica del microbiota, quindi del sistema immunitario, quindi del neonato.

Per esempio, nello studio del 2012 si vede che neonati da parto vaginale hanno una “colonizzazione” che riflette la flora vaginale materna (come il Lactobacillus), ma quelli nati da parto cesareo (o prematuri) sono colonizzati da batteri di provenienza epidermica (dalla pelle) piuttosto che vaginali (come Clostridium, Staphylococcus, Propionobacterium e Corynebacterium eccetera). In più, il latte delle madri obese tende a contenere una comunità batterica diversa, meno diversificata, rispetto al latte delle madri di peso normale. (puoi scarica il lavoro scientifico QUI)

Qualunque importante cambiamento nello sviluppo equilibrato del MICROBIOTA in questo periodo di vita è stato correlato a un maggior rischio di sviluppare disturbi metabolici e/o immunitari quali intolleranze o allergie alimentari oltre che all’aumento di obesità infantile (puoi leggere il POST QUI)

Per il momento stendiamo un velo pietoso sull’uso indiscriminato e non-utile degli antibiotici. Ne parlerò più diffusamente nei prossimi post!