Colon irritabile? diagnosi inventata a tavolino!

Quello che per molte persone è un lieve disturbo funzionale è stato spacciato come una malattia grave che merita un’etichetta semantica e un farmaco, con tutti i danni e i costi associati. Si possono fare un mucchio di soldi quando fai credere alle persone sane che sono malate.

Le aziende farmaceutiche sponsorizzano le malattie e le promuovono a medici e consumatori. Ray Moynihan, Iona Heath e David Henry forniscono esempi di “trafficanti di malattie” (disease mongering).

All’interno di molte categorie di malattie sono emerse “alleanze” tra il personale di un’azienda farmaceutica, medici e gruppi di consumatori. Queste alleanze tendono a promuovere una visione di una particolare condizione come “un malattia diffusa, seria e curabile”.

Queste campagne di “sensibilizzazione alla malattia” sono comunemente collegate alle strategie di marketing delle Aziende Farmaceutiche per espandere prodotti farmaceutici in nuovi mercati. Prendiamo il caso della sindrome del colon irritabile: il fenomeno è collegato ad una quantità di sintomi che ognuno di noi ha avvertito almeno una volta nella vita: dolori addominali, gorgoglii intestinali, diarrea, flatulenza, eccetera.

E’ stato a lungo considerato un disturbo funzionale comune e una “diagnosi di esclusione” che copriva una gamma di sintomi, ma che alla fine degli anni ’90 ha iniziato a vivere una “seconda vita, un “rifacimento globale”. Molte persone affette da questa condizione morbosa sono disabilitate a causa dei sintomi, e l’arrivo di nuovi farmaci ha visto i produttori farmaceutici cercare di cambiare il modo in cui il mondo pensava alla sindrome del colon irritabile.

Un documento confidenziale trapelato da una società di comunicazioni mediche – la “In Vivo Communications” – descriveva un “programma di educazione medica” di tre anni per creare una nuova percezione della sindrome del colon irritabile come una “malattia credibile, comune e concreta”.  

La proposta faceva parte della strategia di marketing per il farmaco Lotronex (alosetron cloridrato) di GlaxoSmithKline. La In Vivo – una delle poche società specializzate in “educazione medica” – fornisce in questo document una rara visione del mondo altamente segreto della promozione dei farmaci, con enfasi sulla “formazione” dell’opinione pubblica e medica sulle ultime malattie.

LA STRATEGIA

FASE 1: istituire un “Advisory Board” composto da un KOL [opinion leader chiave] di ogni stato dell’Australia, col “ruolo di fornire consulenza agli sponsor aziendali sull’opinione corrente in gastroenterologia e sulle opportunità per la formazione.”

FASE 2: sviluppo di “linee guida sulle migliori pratiche” per diagnosticare e gestire la sindrome dell’intestino irritabile e partecipare a riunioni all’estero. Un’altra strategia era produrre una newsletter nel periodo pre-lancio per “stabilire il mercato” e convincere il “mercato specialistico” che la condizione è una “malattia grave e credibile”.

FASE 3: per i medici di base, la In Vivo raccomanda una serie di annunci nelle principali riviste mediche, con interviste ai membri del comitato consultivo dell’azienda, perché “l’imprimatur dei membri [del board] è inestimabile per rassicurare [i medici generici] che il materiale che ricevono è clinicamente valido.” Altri gruppi da destinare a materiale promozionale includono farmacisti, infermieri, pazienti e una fondazione medica descritta come già in “rapporto stretto” con la In Vivo. Per il 2002-3 era previsto anche un “programma di supporto al paziente.”

Senza minimizzare questo disturbo, questo documento mostra come le organizzazioni sponsorizzate da una compagnia farmaceutica possono contribuire a formare l’opinione pubblica e medica.
Sebbene GlaxoSmithKline abbia sostenuto che la sua sponsorizzazione era finalizzata a migliorare le prescrizione dei medici (comunicazione del 7 marzo 2002), il conflitto di interessi è ovvio e potenzialmente pericoloso. Evidentemente, l’interesse principale della compagnia farmaceutica era generare un’opinione sulla sindrome del colon irritabile per massimizzare le vendite dei suoi farmaci.

Gli addetti ai lavori dell’industria farmaceutica confermano che le strategie proposte per la promozione della sindrome del colon irritabile della “In Vivo” non erano assolutamente eccezionali.

Una “guida pratica” (pubblicata dalla rivista britannica Britain’s Pharmaceutical Marketing nel 2002) sottolineava che gli obiettivi chiave nel periodo pre-lancio erano “stabilire un bisogno” per un nuovo farmaco e “creare il desiderio” tra i prescrittori per  “avviare una revisione del modo in cui viene gestita una particolare malattia” (Cook J. Practical guide to medical education. Pharmaceutical Marketing. 2001;6:14–22).

Indicato come piano di educazione medica?  Il documento – parte della strategia di marketing Lotronex – stabiliva esplicitamente che tutte le pubblicazioni e i manoscritti dovevano essere approvati dai dipartimenti marketing, medico e legale dell’azienda farmaceutica.
Il documento chiarisce anche il ruolo dei media nel cambiare la percezione pubblica della sindrome del colon irritabile, affermando che “le relazioni pubbliche e le attività dei media sono cruciali per una campagna a tutto tondo, per consapevolezza dei consumatori”.

Per gli onori della cronaca, la campagna è stata interrotta a causa del ritiro di Lotronex dal mercato nel 2000, dopo segnalazioni alla FDA (Food and Drug Administration) di reazioni avverse gravi e talvolta fatali. E’ purtroppo di nuovo in commercio.

Noi medici dobbiamo ritornare la ruolo di educatori, insegnare ai loro pazienti come loro stessi possono mettere in pratica ciò che serve per guarire dalla “gastrite”, o dall’intestino irritabile. Basta sapersi gestire nel mangiare, imparare certi comportamenti, e abbandonare per sempre le famose “pilloline” e le colonscopie inutili!

Il tuo medico curante o lo specialista ti fanno le domande giuste? Indagano le tue abitudini alimentari e sociali? Credono alle allergie alimentari o ti trattano come un ritardato (capita anche a me)?
E rivalutano mai la tua terapia sulla base sei sintomi? O anche tu hai uno specialista da “9 minuti”? Se non sei soddisfatto del tuo medico o del tuo specialista, Affidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. Anche una sola consulenza è un investimento. Perché la tua salute vale!