Curare il sintomo o la causa?

Rispondo a 2 domande che ricevo spessissimo.

  1. “Quale gastroprotettore posso prendere al posto di quello che prendo già?
  2. “Qual’è il miglior probiotico in commercio?”

Cara amica, caro amico che mi leggi, permettimi una introduzione.
Quando scrivo, non nascondo la mia preoccupazione verso quella medicina che viene definita “sintomatica”.

La “medicina sintomatica” si prende cura dei sintomi, cioè degli effetti di una causa. Per qualcuno, questo significa un approccio superficiale – letteralmente “alla superficie del problema” – piuttosto che in profondità, laddove risiede la “radice del problema”.

Nella scuola di medicina dove sono stato istruito, mi hanno insegnato l’arte della clinica, un processo di deduzione logica volto alla ricerca delle cause. Perché una volta identificate e interrotte – o “spente” – le cause di un certo fenomeno, quel fenomeno sparisce.

Facciamo un esempio con la metafora della barca e della falla.

Se siamo su una barca, e questa barca si è scontrata con uno scoglio che ha aperto una falla nello scafo e imbarchiamo acqua, l’acqua che entra nello scafo è il sintomo, la falla è la causa.

Potremmo passare ore a buttare l’acqua fuoribordo – e ti assicuro che è stancante, ma finché non “ripariamo la falla”, l’acqua continuerà ad entrare nella barca.

Io sono un sostenitore di quella “filosofia taoista pratica” per cui bisogna avere il massimo risultato con il minimo dello sforzo. E buttare l’acqua fuoribordo è sicuramente l’unica cosa sensata da fare per non affondare in quel momento. Ma l’obiettivo non è sfiancarmi (e investire tempo) su un sintomo, ma è portare la barca in secca per le riparazioni.
Perché solamente così risolvi il problema.

Ed ecco che quando ti metto in guardia contro l’uso inappropriato e a lungo termine dei gastroprotettori – come fanno le maggiori società scientifiche mediche italiane (SIF, AIGO, FIMMG) – la domanda che più spesso mi viene posta è (più o meno):

“Quale gastroprotettore posso prendere al posto di quello che prendo già?

“Riprendendo la metafora della barca, è un po’ come se mi si chiedesse: «quale contenitore posso usare – rispetto a quello che sto usando adesso – per buttare l’acqua fuoribordo?» .
La mia risposta? Qualunque contenitore usi, qualunque la capienza, la forma o il colore, stai comunque lavorando su un sintomo, non sulla causa. Stai investendo tempo e risorse senza risolvere la causa del problema. Problema che si trova sicuramente “più in basso”, giacché la maggior parte delle “gastriti” che non rispondono ai gastroprotettori sono Gastriti Biliari da reflusso duodeno – gastrico (effetto di una disbiosi tipo Sibo).

Lo stomaco è la parte alta di un tubo lungo tra i 7 e gli 8 metri. E questo “tubo” ha la più grossa concentrazione di tessuto linfatico del corpo (70%) e la maggiore presenza di tessuto nervoso al di sotto del cervello e del midollo. Non è un caso quindi che chi soffre di “colon irritabile” abbia anche gastrite e reflusso, oltre a manifestazioni neurologiche, psichiatriche e, a volte, autoimmuni.

Siccome siamo stati abituati da pubblicità e “media” che esiste la pillolina magica che cura tutto, piuttosto che investire energie ad ascoltare il nostro corpo, preferiamo assumere (troppi) farmaci e per il motivo sbagliato.
Come la grande quantità di antibiotici, auto-prescritti come fossero acqua fresca! Cosi abbiamo creato antibiotico-resistenza nel mondo – con l’italia al primo posto in europa!

Chiariamoci:
siano benedetti gastroprotettori e antibiotici perché hanno cambiato la storia della medicina. Ma non sono caramelle, sono farmaci! E non esiste “farmacon” (in greco: veleno) senza effetti collaterali.

Il prezzo da pagare per una assunzione di farmaci inappropriata “a vita” è quello di accollarsi tutti gli effetti collaterali, così, se fai una “terapia sintomatica” mantieni attiva la causa del problema.
Una strategia tre volte fallimentare  perché:

  1. spegni il sintomo (un segnale di allarme),
  2. cronicizzi la causa,
  3.  ti condanni agli effetti collaterali.

E qui arriviamo alla seconda domanda che più spesso mi viene posta in privato e come commento ai post:
“Qual’è il miglior probiotico in commercio?”

Ci sono ottimi prodotti italiani, ma che cosa vuol dire “migliore” o “il migliore”? Una domanda non molto diversa da «qual è il miglior contenitore da usare per buttare l’acqua fuoribordo?»
Con 3750 diverse specie (dati vecchi) che hanno un patrimonio genetico di circa 4.000.000 di geni (contro i nostri 28/30.000) e non sapendo chi e quanti causano il tuo problema, cosa dovrei dirti?
Non avendo una diagnosi, cosa consigliare? Dovrei dirti che anche qui stiamo cadendo nella solita trappola pubblicitaria? La trappola fatta per vendere un minestrone con 70 miliardi di batteri (umani? non umani?) messi dentro tutti insieme e magari a stomaco vuoto senza rispetto della fisiologia batterica.
Il miglior farmaco? in assoluto? Te lo dice la diagnosi.

Per la diagnosi suggerisco  un esame delle feci che vada a vedere quant’è grande lo squilibrio e da chi è causato,cosi che si possa proporre una terapia efficace, che dia il massimo dei risultati col minimo costo.
Ma questo presuppone innanzitutto che tu ti riconosca come una “galassia a sé stante” piuttosto che uno dei milioni di “polli da spennare” a cui sono diretti i centinaia di spot che vedi in tv.

Poiché nessuno è uguale a te, la terapia va fatta su misura. Tra l’altro, non vendo né farmaci né integratori. E non vorrei essere confuso con un televenditore o un teleimbonitore.

Così, se credi che esista la “singola pillola” o il “singolo probiotico” valido per tutti, per tutti i malanni o per tutte le stagioni, stai facendo la domanda giusta, ma la stai facendo alla persona sbagliata.

Né avevo già scritto qui:
“La spia della benzina – una metafora su terapia sintomatica e medicina superficiale”.
M.Facebook.Com/story.Php?story_fbid=2150863495160881&id=1586526338261269 .

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