Dipendenza dai farmaci: il gastroprotettore

Negli ultimi 3 decenni, la terapia con gastroprotettori (PPI, o inibitori della pompa protonica) è diventato la cura standard per i pazienti con malattia da gastrite e/o reflusso gastroesofageo (GERD). Dall’introduzione del primo prototipo di PPI (l’omeprazolo) i ricercatori medici hanno visto che il “blocco delle pompe protoniche” aumenta il pH intragastrico (diminuendo l’acidità, il pH aumenta), ma allo stesso tempo, alcuni meccanismi compensatori  portano lo stomaco ad una maggiore capacità di produrre acido gastrico.

Infatti, la capacità delle cellule dello stomaco di produrre acido è il risultato di una complessa interazione tra diversi mediatori – stimolanti alcuni, e inibitori altri. Tra tutti i mediatori, il più importante è la GASTRINA, ormone che stimola indirettamente le  “cellule enterocromaffini” (ECL) al rilascio di ISTAMINA, da qui stimola la secrezione acida dello stomaco.  La terapia con gastroprotettori (PPI), diminuendo il pH, stimola alcuni mediatori a iper-produrre gastrina, che iper-stimola le cellula ECL, con conseguente iperplasia della mucosa e aumento del numero di ECL.

Tutto questo si traduce in un aumento della capacità dello stomaco di produrre acido gastrico, che si manifesta alla sospensione della terapia. Ed è il motivo per cui i pazienti sentono di non poter vivere senza il gastroprotettore(PPI). Questo effetto è noto in medicina e farmacologia come “effetto rebound (effetto di rimbalzo o effetto boomerang).

I risultati dei numerosi studi scientifici sull’ipersecrezione acida di rimbalzo (“effetto rebound”) in seguito alla sospensione della terapia con PPI sono contrastanti. Perchè nella letteratura scientifica inglese o americana, si trovano numerose differenze nella progettazione degli studi, della metodologia, della popolazione esaminata e sopratutto … risultati contraddittori.

Quindi, nessuno studio si può permettere di mettere una parola definitiva sull’argomento. E’ interessante, invece, che alcuni studi randomizzati condotti su “volontari sani” hanno dimostrato che l’interruzione della terapia dopo 4 o 8 settimane di PPI sembra indurre sintomi correlati all’aumento di acidità gastric(articolo qui).

Questi autori hanno ipotizzato che i PPI possano aggravare i sintomi nei pazienti quando la terapia viene interrotta e che questo “rimbalzo” dei sintomi (“effetto rebound”) può portare alla convinzione che non si può vivere senza questo farmaco. Portano, cioè,  alla dipendenza da PPI. Infatti, l’iper-secrezione di acido gastrico da rimbalzo (effetto rebound) dopo terapia con PPI, induce sintomi simili al reflusso nei volontari asintomatici. Cioè in volontari senza gastrite e senza reflusso!

Vari studi hanno quantificato l’ipersecrezione acida dopo la cessazione della terapia con antagonisti H2 (ranitidina) e inibitori della pompa protonica (PPI). I risultati generalmente dimostrano che la l’iper-secrezione di acido gastrico da rimbalzo (effetto rebound) dopo terapia con antagonisti H2 (ranitidina è di bassa magnitudo, di breve durata e ha un significato clinico discutibile. Al contrario, l’ipersecrezione acida dopo terapia con PPI è più pronunciata, dura più a lungo e potrebbe essere la causa dei sintomi correlati all’acido.

Ecco che torniamo ad un argomento che discuto spesso. Ovvero: ci deve essere un razionale nell’uso del gastroprotettore, va usato per brevi periodi e solo se c’è un motivo, va ridotto gradatamente, e se i sintomi persistono, allora o è stata sbagliata la diagnosi oppure ci sono altre cose da considerare. Come la dieta che facciamo e il nostro stile di vita. E’ troppo facile mangiare male e vivere male perché tanto hai la pillolina che protegge lo stomaco.

Perché quella pillolina a lungo andare causa anemia, osteoporosi, polmoniti, infezioni intestinali e tante altre brutte cose. Noi medici dobbiamo ritornare la ruolo di educatori, insegnare ai loro pazienti come possono mettere in pratica ciò che serve per guarire dalla “gastrite” o dal reflusso. Basta sapersi gestire nel mangiare (sopratutto la sera) e imparare certi comportamenti, per abbandonare per sempre le famose “pilloline”.

Il tuo medico curante o lo specialista ti fanno le domande giuste? Ti ascoltano? Indagano le tue abitudini alimentari e sociali? Credono alle allergie alimentari o ti trattano come un ritardato (capita anche a me.) E rivalutano mai la tua terapia sulla base ai sintomi? O anche tu hai uno specialista da “9 minuti”??
Se non sei soddisfatto del tuo medico o del tuo specialista, afFidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. 
Anche una sola consulenza è un investimento. Perché la tua salute vale!