I gastroprotettori sono causa di osteoporosi e altri gravi problemi

Assumere a lungo e magari ad elevati dosaggi di gastroprotettori (PPI) comporta uno spreco di risorse E concreti pericoli per la salute che si inquadrano in tre categorie.

A fare il punto sugli effetti collaterali provvede una review pubblicata su CMAJ (Canadian Medical Association Journal). L’assunzione prolungata può essere infatti gravata da effetti collaterali. Al punto che sia la FDA che Health Canada hanno lanciato degli allarmi per quanto riguarda il rischio di aumento di fratture e di grave ipomagnesemia o iposideremia o anemia.

Gli autori distinguono tre categorie di  eventi indesiderati: interazioni farmacologiche, complicanze non infettive e complicanze infettive.

Eventi indesiderati non infettivi

Due trial randomizzati su volontari sani che avevano assunto per 4-8 settimane dei PPI, hanno dimostrato nel 20-44% la comparsa di dispepsia alla sospensione del farmaco, dovuta a ipersecrezione acida di ‘rimbalzo’ nei soggetti sottoposti a trattamenti prolungati.

L’alterazione dei livelli di pH gastrici, riduce l’assorbimento della vitamina B12 e del ferro. L’uso dei PPI a lungo termine (oltre 2 anni) si associa ad un rischio aumentato dell’83% di deficit di vitamina B12. Uno studio ha dimostrato che l’assorbimento di ferro risulta ridotto già dopo due mesi di terapia con PPI, mentre un altro trial ha dimostrato che i soggetti in terapia cronica con PPI presentano un ridotto valore di emoglobina e un volume corpuscolare medio inferiore.

Quindi i gastroprotettori sono causa di anemia.

A rischio, con il trattamento prolungato con PPI (soprattutto in chi li assume da oltre 5 anni), anche l’assorbimento di magnesio. L’ipomagnesemia grave può causare una serie di problemi, dalla tetania, alle convulsioni, alle aritmie. Per questo l’FDA raccomanda a tutti i cardiopatici ad alto rischio, che richiedano un trattamento prolungato con PPI, di controllare periodicamente la magnesemia.

Diverse revisioni sistematiche hanno dimostrato un’associazione tra impiego di PPI e il rischio di fratture, sia negli uomini che nelle donne. Un’associazione questa mai osservata con la ranitidina. Alla base di questo effetto potrebbe esserci la ridotta biodisponibilità orale di calcio indotta dai PPI; ipergastrinemia e lieve ipomagnesemia inoltre stimolano la produzione di PTH che induce un maggior riassorbimento dell’osso. Un’altra ipotesi vuole che i PPI inibiscano le pompe protoniche degli osteoclasti, portando così ad un’aumentata attività degli osteoclasti e ad un’alterazione diretta del metabolismo osseo.

Uno studio osservazionale su dati provenienti dal German Study on Aging, Cognition and Dementia in Primary Care Patients, ha dimostrato che

L’uso di gastroprotettore si associa ad un’aumentata incidenza di tutte le forme di demenza  (+ 38%) e soprattutto di Alzheimer (+ 44%). 

Il lansoprazolo aumenterebbe la produzione di proteina beta amiloide, implicata nella patogenesi dell’Alzheimer. Il gastrin releasing peptide, che risulta elevato negli utilizzatori di PPI, è implicato nella modulazione delle funzioni cerebrali correlate allo stress e all’ansia.

Insomma ce n’è abbastanza di che riflettere sull’opportunità di prescrivere i gastroprotettori in maniera indiscriminata, senza una corretta indicazione o a tempo indefinito. Gli autori della review suggeriscono

il dosaggio più basso e per il periodo più breve possibile secondo le necessità!

Raccomandano anche la rivalutazione periodica dei pazienti per cogliere eventuali stati carenziali o effetti indesiderati da trattamento prolungato con PPI, per arrivare ad operare scelte efficaci e che assicurino dei trattamenti di elevato livello.

Il tuo medico curante o lo specialista non ti rivaluta?

Male, molto male. Affidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. Perché la tua salute vale!

#latuasalutevale #dottgabrieleprinzi #informareeguarire #eubiosivitale#microbiotaEsalute #affidatiallesperto #umaniNONrobot