I gastroprotettori sono pericolosi per gli infartuati?

Hanno rivoluzionato il trattamento dell’ulcera peptica e della malattia da reflusso, ma adesso se ne sta francamente abusando (in Italia ben tre PPI sono nella top ten dei farmaci più venduti). Assumere a lungo e magari ad elevati dosaggi i PPI comporta uno spreco di risorse ma anche 3 categorie di concreti pericoli per la salute.

Nel nostro Paese pantoprazolo, lansoprazolo e omeprazolo (PPI) figurano nella top ten dei farmaci più prescritti ma gli inibitori di pompa protonica (PPI) dovrebbero essere prescritti al dosaggio inferiore e per il minor lasso di tempo possibile, e non certo all’infinito e senza rivalutazione, come purtroppo spesso capita.

A fare il punto sugli effetti collaterali provvede una review pubblicata su CMAJ (Canadian Medical Association Journal). “La somministrazione di PPI si può associare ad numerosi effetti avversi rari, ma potenzialmente molto seri, rimarca il dottor Todd C. Lee. “Eventi non frequenti, ma se rapportati ai milioni di pazienti in trattamento con questi farmaci, il loro impatto è rilevante”.

Molti pazienti, come gli adulti in trattamento con FANS, cortisonici o anti-aggreganti, richiedono un trattamento a lungo termine con i PPI per ridurre il rischio di emorragie gastrointestinali. Ma questi farmaci vengono sempre più spesso prescritti solo per i sintomi gastrointestinali più banali; chi li assume per un motivo valido, invece, andrebbe rivalutato periodicamente dal proprio medico.

L’assunzione prolungata può essere infatti gravata da effetti collaterali. Al punto che sia la FDA che Health Canada hanno lanciato degli allarmi per quanto riguarda il rischio di infezioni da Clostridium difficile, di aumento di fratture e di grave ipomagnesemia o iposideremia o anemia. Gli autori descrivono tre categorie di effetti indesiderati:

1) Interazioni farmacologiche.

La più famosa e discussa è relativa al clopidogrel, farmaco antiaggregante usato largamente per i pazienti infartuati o a rischio infarto. Uno studio su 13.636 pazienti in trattamento con clopidogrel dopo un infarto ha evidenziato che l’uso di omeprazolo si associava ad un aumento del rischio di recidiva di infarto. Questa associazione non veniva osservata con il pantoprazolo.

Alla luce di questo allarme, è stata effettuata una revisione e metanalisi su 159.138 pazienti che confermava come l’uso concomitante di PPI e di clopidogrel si associava ad un aumento  di eventi cardiovascolari maggiori  del 29%, ad un aumentato rischio di infarto del 31%, senza impatto sulla mortalità. Di risultato opposto, il COGENT (Clopidogrel with or without Omeprazole in Coronary Artery Disease) che non evidenziava un’associazione con l’aumentato rischio di infarto. Il dibattito insomma è ancora aperto, ma nel frattempo l’FDA consiglia di “evitare l’uso concomitante di esomeprazolo/omeprazolo e clopidogrel”.  Ma non basta!

I livelli terapeutici di diversi farmaci possono risultare alterati dall’assunzione di PPI, in particolare di omeprazolo, che presenta un’elevata affinità per il citocromo P450; a rischio l’associazione QUINDI sono l’ass0ciazione di PPI e terapie sostitutive per la tiroide, chemioterapici (es. metotrexate), antimicotici e antiretrovirali. Nonchè gli antiinfiammatori e le terapia con il cortisone!

Insomma ce n’è abbastanza di che riflettere sull’opportunità di prescrivere i gastroprotettori in maniera indiscriminata, a tempo indefinito. Gli autori della review suggeriscono il dosaggio più basso e per il periodo più breve possibile secondo le necessità!
Raccomandano anche la rivalutazione periodica dei pazienti per cogliere eventuali stati carenziali o effetti indesiderati da trattamento prolungato con PPI, per arrivare ad operare scelte efficaci e che assicurino dei trattamenti di elevato livello.

Il tuo Medico Curante o lo Specialista non ti rivaluta? Male, molto male. Affidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. Perché la tua salute vale!

 

P.S.: queste informazioni sono tutt’altro che sostitutive di una visita medica o specialistica: Ogni paziente è un esempio unico, e la terapia va realizzata come un abito sartoriale, su misura! Mai consiglierei ad un paziente di sospendere la sua terapia o di autoprescriversi una modificazione della terapia, se non dietro visita specialistica approfondita, e con tutto messo per iscritto da un medico o specialista.