Il latte fa male?

C’è una connessione tra latte, sindrome del colon irritabile (IBS) e intolleranza ai carboidrati? Si! Più lavori scientifici gettano luce sulla connessione! Il latte fa male?

Le reazioni avverse al cibo (AFR o Adverse Food Reaction) sono un problema rilevante nella pratica clinica ma sono largamente sconosciute, sia dai medici che dai pazienti, e pertanto gestite peggio. Sono comuni nei paesi industrializzati dove, a seconda dei dati, colpiscono fino al 20% della popolazione.  Il tipo più comune di AFR è l’intolleranza ai carboidrati aumentate negli ultimi decenni per il crescente consumo di zuccheri. Solo negli Stati Unitiil consumo di zuccheri aggiunti è aumentato del 900%.

L’intolleranza ai carboidrati è ampiamente presente nei pazienti con sindrome del colon irritabile (IBS): infatti, fino all’80% dei pazienti con IBS hanno sintomi legati all’alimentazione (di cui 3/4 sono probabilmente correlati all’intolleranza ai carboidrati). Ma quali carboidrati? Parliamo di farina, pasta pane o pizza?

L’intolleranza ai carboidrati è causata dalla carenza o dalla mancanza di “enzimi” (o trasportatori) che si trovano nelle cellule che costituiscono la parete dell’intestino tenue. La mancanza di questi enzimi fa si che i carboidrati non vengono assorbiti; concentrandosi dentro il tubo digerente attirano liquidi causando “diarrea osmotica” e vengono fermentati dal microbiota intestinale, lo squilibrano e producono gas e gonfiore.

Questi eventi, presi tutti insieme, sono i responsabili di segni e sintomi clinici, quali:

– distensione dell’intestino tenue,

– dolore addominale,

– gonfiore e flatulenza,

– nausea,

– aumento della motilità intestinale e diarrea.

– Sintomi extra-intestinali (vertigini, disturbi della memoria, letargia e mal di testa) sono descritti nel 20% dei soggettie potrebbero essere il risultato di quei “metaboliti tossici” da fermentazione dei batteri cattivi che arrivano al cervello.

Due cervelli, ricordate? Si ammala uno, poi si ammala l’altro. Fra le più frequenti intolleranze ai carboidrati, c’è quella al lattosio. La “carenza congenita di lattasi” (rara malattia in cui l’enzima è assente), si manifesta con diarrea acquosa, meteorismo e malnutrizione a partire dai primi giorni dopo la nascita, con l’allattamento, e scompaiono quando i neonati passano a una dieta priva di lattosio. E’ la prima causa di dolore addominale nei lattanti. Ma la maggior parte sono carenze “secondarie” da danni intestinali (per proliferazione batterica dell’intestino tenue) da infezioni, celiachia, morbo di Crohn o enterite.

In circa il 70% della popolazione mondiale, l’attività dell’enzima che “digerisce” il lattosio diminuisce o scompare tra i due e i cinque anni; è la causa più frequente di carenza enzimatica. 

La percentuale di deficit varia tra i gruppi etnici: in Asia dall’80% al 100%, in Africa dal 70% al 95%, negli Stati Uniti e in Europa dal 15% al 70-80%. Diversi sono i fattori che portano a sintomi più o meno evidenti tra cui la distribuzione e la capacità di fermentazione della flora intestinale (microbiota), e fattori psicologici. 

MA NON E’ UNA MALATTIA PSICOSOMATICA! 

E curarla con i farmaci antidepressivi o ansiolitici non guarisce il problema! Un’altra comune intolleranza è quella al fruttosio. Il fruttosio, che sembra uno zucchero natuale, viene prodotto dal mais come sciroppo di glucosio-fruttosio ad alto contenuto di fruttosio (HFCS), e viene utilizzato nell’industria alimentare come dolcificante economico, insapore e facilmente disponibile.  Come direbbe Antonio de Curtis (in atto Totò): “è una fetenzìa!” Ed è la causa della steatosi epatica non alcolica (il fruttosio è 17 volte più dannoso del glucosio sul fegato).

Gli enzimi per tutti i carboidrati si trovano nelle cellule della parete dell’intestino, così se le cellule vengono “distrutte” da malattie infiammatorie (gastroenteriti) o dai batteri cattivi, ecco che questi enzimi scompaiono perché le cellule sono state distrutte! Il malassorbimento di lattosio e fruttosio può infatti essere collegato ai danni intestinali da diverse malattie (colite, IBS, celiachia). Ed ecco perché persone un tempo in salute, quando si ammala l’intestino, sentono nascere questi sintomi:

– difficoltà digestiva

– pancia gonfia e flatulenza

– gastrite e reflusso

– mal di testa, vertigini, cefalea

– asma, difficoltà respiratorie, tachicardia

Quindi, una delle prime cose da provare è togliere latte e latticini per una settimana. Fai la prova! La maggior parte dei mammiferi perde la capacità di digerire lo zucchero del latte (lattosio) dopo lo svezzamento, e nella popolazione Italiana di origini africane va sospettata intolleranza al lattosio (70 – 95% della popolazione).

Ma se anche il latte lo digerisci bene, resta comunque la principale fonte alimentare di D-galattosio, zucchero definito nutriente non essenziale, (clicca qui se vuoi approfondire) che induce cambiamenti simili all’invecchiamento naturale:

– riduzione della durata della vita causata da stress ossidativo,

– neurodegenerazione,

– infiammazione cronica,

– diminuzione della risposta immunitaria, eccetera.

L’aumento dello stress ossidativo è un meccanismo patogenetico delle malattie cardiovascolari (e del cancro) della perdita ossea e di sarcopenia (riduzione del muscolo). Come ho già scritto, l’intolleranza al lattosio presenta sintomi sovrapponibili alla celiachia e alla pseudo-celiachia.

Anche al colon irritabileche come abbiamo scritto è una diagnosi inventata a tavolino. Per poter fare diagnosi di colon irritabile, le linee guida nazionali prescrivono di fare il test per l’intolleranza al lattosio. In tutti i casi di colon irritabile è prescritta la dieta FODMAP per 30 giorni, in cui vengono tolti i latticini.

HAI BISOGNO DI ALTRE EVIDENZE???

Mi domando se il tuo medico curante, lo specialista o il tuo dietologo o il nutrizionista credono o meno alle allergie alimentari? Ti informano sui rischi dell’assunzione del latte vaccino? Hanno mai fatto una connessione tra latte e cefalee? Tra latticini e pancia gonfia? Ti informano e rivalutano mai la tua terapia sulla base dei sintomi o guardano solo agli esami del sangue e all’ecografia dell’addome senza trovare il perché ai tuoi problemi?
Fossi in te, la domanda me la farei.

In questo caso, scegli di affidarti a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire; una consulenza è un investimento. Perché la tua salute vale!

 

P.S.: queste informazioni sono tutt’altro che sostitutive di una visita medica o specialistica: Ogni paziente è un esempio unico, e la terapia va realizzata come un abito sartoriale, su misura! Mai consiglierei ad un paziente di sospendere la sua terapia o di autoprescriversi una modificazione della terapia, se non dietro visita specialistica approfondita, e con tutto messo per iscritto da un medico o specialista.