L’integrazione di vitamina D potrebbe ridurre il rischio di infezione e decesso da Covid-19?

Una recente “recensione scientifica narrativa” suggerisce che…

Il mondo sta vivendo la sua terza maggiore epidemia di infezioni da coronavirus (CoV), iniziata a Wuhan, in Cina, alla fine del 2019 (originariamente chiamata 2019-nCoV).

E tutti sono d’accordo che sono “disperatamente necessarie” misure di sanità pubblica in grado di ridurre il rischio di infezione e morte, oltre alle quarantene.

Un recente lavoro scientifico, pubblicato il 2 aprile 2020, esamina il ruolo che POTREBBE avere la VITAmina D – 25(OH)D – nella RIDUZIONE DEL RISCHIO DI INFEZIONI del tratto respiratorio, e come l’integrazione di vitamina D potrebbe essere una MISURA UTILE PER RIDURRE IL RISCHIO da COVID.

Attraverso diversi meccanismi, la VITAmina D può ridurre il rischio di infezioni. Diversi studi INTERNAZIONALI [altro che NOTA AIFA 96!] hanno riportato che l’integrazione di vitamina D riduceva il rischio di influenza, mentre altri no.

Le prove a sostegno del ruolo della vitamina D nella riduzione del rischio di COVID-19?

1) L’epidemia si è verificata in inverno, un momento in cui le concentrazioni di 25(OH)D sono più basse.

2) la carenza di 25(OH)D contribuisce alla sindrome da distress respiratorio acuto;

3) i tassi di mortalità per caso aumentano con l’età e con la comorbidità delle malattie croniche, entrambe associate a una concentrazione più bassa di 25(OH)D.

La vitamina D ha molti meccanismi attraverso i quali riduce il rischio di infezione microbica e morte.

Una recente revisione del ruolo della vitamina D ha raggruppato questi meccanismi in tre categorie:

barriera fisica (1), immunità naturale cellulare (2), e immunità adattativa (3).

1) VITAMINA D E BARRIERA FISICA

La vitamina D aiuta a mantenere giunzioni strette, giunzioni vuote e giunzioni aderenti (ad es. E-caderina).
Diversi articoli hanno discusso di come i virus disturbino l’integrità della giunzione, aumentando l’infezione da virus e altri microrganismi . La vitamina D migliora l’immunità innata cellulare in parte attraverso l’induzione di peptidi antimicrobici, tra cui la catelicidina umana, LL-37, e defensine . Le catelicidine mostrano attività antimicrobiche dirette contro uno spettro di microbi (Gram positivi e negativi) virus avvolti e non avvolti e miceti.
Quei peptidi uccidono i patogeni invasori perturbando le loro membrane cellulari e possono neutralizzare le attività biologiche delle endotossine.

➡  In un modello murino, LL-37 ha ridotto la replicazione del virus dell’influenza A.
➡  In un altro studio di laboratorio, 1,25 (OH) 2 D ha ridotto la replicazione del Rotavirus sia in vitro che in vivo mediante un altro processo.
➡  Uno studio clinico ha riferito che l’integrazione con 4000 UI / die di vitamina D riduceva l’infezione da virus della Dengue.

2) VITAMINA D E IMMUNITÁ NATURALE CELLULARE

Il sistema immunitario innato genera citochine pro-infiammatorie e anti-infiammatorie in risposta a infezioni virali e batteriche, come osservato nei pazienti COVID-19.
La vitamina D può ridurre la produzione di citochine Th1 pro-infiammatorie, come il fattore di necrosi tumorale α e l’interferone-γ [ 31 ].

La somministrazione di vitamina D riduce l’espressione delle Citochine pro-infiammatorie e aumenta l’espressione delle Citochine anti-infiammatorie da parte dei macrofagi.

3) VITAMINA D E IMMUNITÁ ADATTIVA

La vitamina D è un modulatore dell’immunità adattativa, 1,25 (OH) 2 D 3 sopprime le risposte mediate dalla cellula T helper di tipo 1 (Th1), reprimendo principalmente la produzione di citochine infiammatorie (IL-2 e interferone gamma).

Inoltre, 1,25 (OH) 2 D 3 promuove la produzione di citochine da parte delle cellule di tipo 2 (Th2) che aiuta a migliorare la soppressione indiretta delle cellule Th1 integrandola con azioni mediate da una moltitudine di tipi di cellule.

Inoltre, 1,25 (OH) 2 D 3 promuove l’induzione delle cellule regolatorie T, inibendo così i processi infiammatori.

ALTRO SULLA VITAMINA D ?

La supplementazione di vitamina D migliora anche l’espressione di geni correlati all’antiossidazione (glutatione reduttasi e subunità modificatrice della ligasi glutammato-cisteina) .
L’aumento della produzione di glutatione risparmia l’uso di Acido Ascorbico (vitamina C), che ha attività antimicrobiche, ed è stato proposto di prevenire e trattare COVID-19.
Inoltre, un ex direttore del Center for Disease Control and Prevention, il Dr. Tom Frieden, ha proposto di utilizzare la vitamina D per combattere la pandemia di COVID-19 il 23 marzo 2020 (vedi link sotto) .
Il lavoro conclude (testualmente):

“per ridurre il rischio di infezione , si raccomanda alle persone a rischio di infezione e/o covid-19 di rendere in considerazione l’assunzione di 10.000 ui/die di vitamina D quando le concentrazione di 25-idrossivitamina D (25 -OH-D) sono più basse” .

Non commento altro…

LINK AL LAVORO ORIGINALE:

https://www.mdpi.com/2072-6643/12/4/988/htm

Link a intervista all’ex direttore del Center for Disease Control and Prevention, Dr. Tom Frieden, di Marzo 2020:

https://www.foxnews.com/opinion/former-cdc-chief-tom-frieden-coronavirus-risk-may-be-reduced-with-vitamin-d 

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