Lo zucchero raffinato induce la Colite e crea la Disbiosi

Uno studio su modelli animali.

Consumare molti zuccheri raffinati – anche solo per DUE GIORNI – modifica il Microbiota Intestinale, favorendo (a quanto sembra) lo sviluppo di coliti e aumentando la permeabilità intestinale.

È quanto è stato recentissimamente pubblicato dalla University of Alberta (Canada) sulla rivista Scientific Reports.

Numerosi sono gli studi recenti – anche epidemiologici – che correlano la nostra dieta “occidentale” (la finta dieta mediterranea) con l’aumento di parecchie malattie intestinali croniche (IBD) come la Rettocolite Ulcerosa, il morbo di Crohn, la Microcolite ecc.

A tal proposito, i ricercatori canadesi hanno confrontato svariati parametri clinici e di laboratorio relativi al microbiota intestinale nelle cavie.

Così, in alcuni topi hanno prima indotto qualcosa di “simile alla colite” con danno agli enterociti (cellule intestinali) e un’invasione sistemica dei batteri del lume intestinale a cui è seguito un marcato infiltrato di globuli bianchi (volgarmente: infiammazione).

Poi i topi sono stati alimentati PER DUE GIORNI APPENA con una dieta ricca in zuccheri.

I risultati?
Peggioramento dell’infiammazione e Disbiosi severa.

Sembra quindi che NEI TOPI una dieta ricca in zuccheri, anche se seguita per un breve periodo, altera la composizione del Microbiota fecale e influisce sulla permeabilità intestinale e sullo stato infiammatorio, favorendo lo sviluppo di colite.

E negli esseri umani?

Questi risultati sono coerenti con la letteratura scientifica più recente, che presume i rischi di una dieta ricca di zuccheri nell’innesco e nella perpetuazione di malattie infiammatorie intestinali.

È interessante notare che anche alcuni dolcificanti artificiali hanno dimostrato di alterare il Microbiota Intestinale ed influenzare le risposte infiammatorie nell’uomo. Come la Saccarina.

E’ interessante notare che l’assunzione di ACIDI GRASSI A CATENA CORTA (SCFA) ha rimodulato la Colite, migliorando il quadro e i sintomi.

E dove si trovano gli acidi grassi a catena corta?

Nella banana acerba, nella fecola di patate, negli anacardi e nell’avena.
Ma sopratutto si formano come “amido resistente” (resistente alla digestione) se sai come cucinare (e far riposare) i cibi amidacei

C’è un mondo da scoprire studiando le ricerche più attuali, ma non ci vuole uno scienziato per capire che siamo ciò che mangiamo. Da migliaia di anni.

Ed è solo negli ultimi anni che abbiamo ESAGERATO CON LE FARINE E GLI ZUCCHERI RAFFINATI, perché siamo stai PRESI PER I FONDELLI da chi non ha mai capito quale è esattamente la DIETA MEDITERRANEA.

E quando esageriamo il corpo ce lo fa capire molto bene.
Con sintomi come pancia gonfia, diarrea, indigestione eccetera.

E i farmaci sintomatici sono il miglior modo di ZITTIRE (e fregarsene) dei sintomi del corpo continuando a mangiare male.

Non ci vuole uno scienziato canadese per dirti che SIAMO CIO’ CHE MANGIAMO. Così, se mangi di cacca non stupirti se poi …

Ippocrate ci ricorda che il CIBO è la PRIMA MEDICINA.

Così, solo tu puoi scegliere cosa mangiare, e solo tu puoi essere responsabile del tuo stato di salute.

Perché ne guadagni tu, in salute.

E quando stai bene ne guadagna la qualità dei tuoi rapporti sociali.
E ne guadagna il SSN perché se stai bene costi zero.

I miei tre consigli:

  1. FAI del tuo MEGLIO per eliminare ogni forma di zucchero dalla tua alimentazione, fosse anche solo per una o due settimane, fai la prova, e osserva come cambia la tua salute, la tua lucidità mentale, la qualità del tuo sonno.
  2. Aumenta la quota di fibre prebiotiche (amido resistente, FOS, GOS eccetera) nella tua alimentazione partendo da ALIMENTI NATURALMENTE PRESENTI IN NATURA (e evitando più possibile gli integratori).
  3. Prenditi cura del tuo Microbiota e lui si prenderà cura di te, perché se lui soffre … soffrirai anche tu.

Perché la tua (e la “sua”) salute vale !

FONTI:

Zuccheri raffinati alterano il microbiota intestinale e inducono la colite in modelli animali

Una dieta ricca di zuccheri aumenta rapidamente la suscettibilità alla colite attraverso l’esaurimento degli acidi grassi a catena corta luminale nei topi