Perchè il latte fa male? Ecco le evidenze!

Una battaglia scientifica, nutrizionale e commerciale va avanti da anni per capire se il latte (DI VACCA) fa male o no e se sia o meno considerato fondamentale per la nostra dieta di ogni giorno. Da anni alcuni si sforzano di dimostrare la sua utilità, mentre altri scienziati DIMOSTRANO risultati opposti!

Solo per fare un’esempio, da anni una dieta ricca di latte e latticini viene consigliata per ridurre le fratture da osteoporosi (ossa “fragili”). Tre/quattro bicchieri di latte al giorno sono stati suggeriti per “risparmiare il 20% dei costi sanitari” legati all’osteoporosi. Il latte contiene 18 di 22 sostanze nutritive essenziali (calcio, fosforo e vitamina D) ma al di là del NUMERO O QUANTITA’, la domanda DA PORSI è: 

Ma queste sostanze … le assimilo o no?

Permettimi di fare un esempio. Chi prende pillole per il diabete o il gastroprotettore ha la certezza che avrà un’anemia, o bassi livelli di ferro (leggi i due POST1 e POST2). I medici prescrivono compresse o fiale di ferro quando le analisi del sangue indicano questa deficienza.  Ma nessuno si fa la domanda: questa sostanza (il ferro) il mio corpo la assimila? Oppure: tra fiale, compresse o cibo, qual’è la miglior fonte (quella meno dannosa) per assimilare il ferro?  

Il ferro viene assorbito NON per opera dello “spirito santo” ma per l’intervento di molti fattori. Per semplificare, sono la vitamina B12, il fattore di Castle (che dipende dalla corretta acidità dello stomaco), l’acido folico e i batteri intestinali, giocano un ruolo fondamentale (sia a favore, che contro l’assorbimento)

Basta la presenza del ferro NELLA PILLOLA-FIALA per venire assorbito? No!

Lo stesso per il calcio contenuto nel latte: siamo capace di assorbirlo o no? L’assorbimento intestinale del calcio è legato alla capacità di digerire il lattosio (lo zucchero presente del latte) trasformandolo in zuccheri più semplici, tra cui il D-galattosio. Ma … la maggior parte dei mammiferi perde la capacità di digerire lo zucchero del latte (lattosio) dopo lo svezzamento per una riduzione irreversibile dell’enzima intestinale lattasi; alcuni però continuano a esprimere lattasi durante tutta la vita adulta.

Questo avviene solo se si possiede NEL DNA la “mutazione nel gene della lattasi” (“la persistenza della lattasi”) variante genetica comune ad antenati del Nord Europa (MA NON IN QUELLI MERIDIONALI).

La persistenza della lattasi è frutto di una selezione naturale! 

Le analisi genetiche sottolineano che si tratta di un processo di selezione relativamente recente (7.000-6.500 a.C.). L’assenza del gene nei campioni analizzati indica che i primi agricoltori in Europa non erano ancora adattati al consumo di latte non trasformato. Quindi, se puoi digerire il lattosio, puoi assorbire il calcio.

Ma un’elevata assunzione di latte potrebbe avere effetti deleteri, poiché è la fonte principale del D-galattosio, zucchero prodotto anche attraverso meccanismi biochimici endogeni (il “Leloir pathway”) è un NUTRIENTE NON ESSENZIALE. (clicca qui se vuoi approfondire).

Evidenza sperimentali in diverse animali indicano che l’esposizione cronica a D-galattosio induce cambiamenti simili all’invecchiamento naturale 

Riduzione della durata della vita causata da stress ossidativo, neurodegenerazione, infiammazione cronica, diminuzione della risposta immunitaria eccetera. L’aumento dello stress ossidativo (insieme a l’invecchiamento e infiammazione cronica) non è solo un meccanismo patogenetico delle malattie cardiovascolari e del cancro ma anche strumento di perdita ossea e di sarcopenia (riduzione del muscolo). 

Per dare una misura, la dose giornaliera di D-galattosio iniettata nei topi che ha portato a questi danni, equivale, nell’uomo, a circa 1-2 bicchieri di latte al giornoL’elevata quantità di lattosio nel latte – e quindi di D-galattosio – “fanno delle raccomandazioni dell’assunzione di latte per la prevenzione delle fratture una contraddizione inconcepibile!” (Qui trovi il lavoro originale in inglese da cui è presa la citazione).

Questi risultati sono frutto di analisi della popolazione Svedese  e potrebbero non essere applicabili ad altri ceppi etnici origini etniche – come quelle con un’alta prevalenza di intolleranza al lattosio – o ai bambini e agli adolescenti.  

La domanda successiva è: hai antenati Nord Europei o sei invece discendente del ceppo africano?

Perché in questo caso, forse il tuo problema non è tanto il danno da d-galattosio, ma l’intolleranza al lattosio! 

Mi domando se il tuo medico curante, lo specialista o il tuo dietologo/nutrizionista credono o no alle allergie alimentari? Ti informano sui rischi dell’assunzione del latte vaccino? Hanno mai fatto una connessione tra latte e cefalee? Tra latticini e pancia gonfia? Ti informano e rivalutano mai la tua terapia sulla base sei sintomi o guardano solo agli esami del sangue e all’ecografia dell’addome senza trovare il perché ai tuoi problemi?

Fossi in te, la domanda me la farei. Scegli di affidarti a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire; una consulenza è un investimento. 

Perché la tua salute vale!

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