Sfiducia nelle istituzioni sanitarie?

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Sarebbe innaturale non interrogarsi sui motivi di un’ansia promozionale dai contenuti iperbolici come, tra i tanti, quello dei 470 bambini morti di morbillo in Inghilterra nel 2013-2014 secondo l’allora ministro Lorenzin (mentre in quel biennio morì di morbillo una sola persona, ed era un adulto), o la negazione di effetti iatrogeni gravi anche quando riconosciuti e risarciti dallo Stato.

Ma soprattutto, il dichiarato intento di tutelare la salute pubblica, anche con la forza, non si concilia con l’ostinato definanziamento di una «sanità pubblica che, trascurata dalla politica, cade a pezzi» (Cimbe, 4° rapporto), con le chiusure dei reparti, le 7.000 morti evitabili ogni anno per infezioni nosocomiali (fonte: ISS) e la riduzione degli infermieri pediatrici che secondo una stima di settore, farebbe aumentare del 25% la mortalità dei piccoli pazienti (fonte: Fnopi).

Né del resto ci si preoccupa che le scuole interdette ai bambini sani per timore di ipotetiche epidemie siano per il 40% prive del certificato di collaudo statico e per il 50% di quello di agibilità e prevenzione incendi (fonte: Associazione presidi), con una media di tre crolli al giorno (fonte: Save the children), mentre la presenza di amianto in numerose strutture mette a rischio la salute di più di 350.000 studenti (fonte: Osservatorio nazionale amianto).

Senza poi dire che per altri determinanti patologici molto più gravi – fumo, alcool, inquinamento, cibo-spazzatura eccetera – vige il più serafico laissez-faire….

L’incongruenza macroscopica di mettere queste e altre emergenze in coda al recupero di poche vaccinazioni non può non avere creato confusione e irrigidimento nel pubblico.

II problema è che la crescente diffidenza verso le politiche vaccinali fa da traino a una più grave diffidenza verso le istituzioni che le promuovono: non solo governative, ma purtroppo anche medico-scientifiche.

È forte il rischio che queste ultime appaiano ai cittadini come i disciplinati esecutori di istanze politiche o industriali dai moventi opachi, dando cosi la stura alla dietrologia.

LA POSTA IN GIOCO, come ha spesso denunciato Ivan Cavicchi, docente di politiche sanitarie all’Università di Tor Vergata, non sono perciò le immunizzazioni verso il morbillo o altre malattie, ma L’ALLEANZA TERAPEUTICA TRA MEDICO E PAZIENTE su cui si fonda la possibilità stessa di fare sanità in ogni campo.

L’obbligo sanitario, a fronte di progressi epidemiologici finora non tangibili e con i suoi corollari di discriminazione per i cittadini e di intimidazione per i medici, sta contribuendo ad aggravare un CLIMA DI SOSPETTO CHE PROMETTE DI ESTENDERSI dalle vaccinazioni A QUALSIASI ALTRO TRATTAMENTO, con danni incalcolabili e duraturi.

Ai politici che oggi si apprestano a «superarlo» spetta il compito difficile ma cruciale di RIMETTERE ORDINE NELLE PRIORITÀ DELLA SALUTE affinché essa torni a essere un DIRITTO, non un’imposizione o un pretesto per togliere altri diritti, e il salvataggio di un suo minuscolo mattone – i pochi punti percentuali di copertura in più – non reclami il crollo di tutto l’edificio.

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