Helicobacter Pylori – Una spia accesa, non la causa

Il tumore allo stomaco è davvero esclusivamente colpa dell’Helicobacter Pylori?

Mi rendo conto che quando traduco dal medichese la letteratura più moderna, ciò che scrivo genera più domande che risposte e spinge gli utenti ad approfondire.
Vi aiuterò a comprendere.

È il caso del più noto batterio gram negativo al mondo, l’Helicobacter Pylori – che ho iniziato a “difendere” negli ultimi 9 anni rispetto agli attacchi indiscriminati (privi di discriminazione) da parte dei famigerati protocolli medici.
Perché il mantra medico, e quindi mediatico, dagli anni ’80 è:
«l’unico Helicobacter buono è quello morto». 
Ma è davvero così?

Da quando la medicina ci ha donato gli “inibitori di pompa protonica” (a cui i maghi del marketing hanno donato l’aggettivo coccoloso di “gastroprotettori”), “sembra” che la malattia gastrica sia scomparsa. Ovvero che abbia trovato il FARMACON (veleno, in greco) perfetto a debellarla.
E con essa il Cancro allo Stomaco, che ERA CONSIDERATO la conseguenza delle Gastriti non curate. .

Peccato però, che le “Gastriti” sono enormemente aumentate di numero, e nel 2017, i gastroprotettori sono stati IL SINGOLO FARMACO più venduto in Italia, il 10% delle confezioni totali vendute.
E su 30 MILIARDI di spesa per i farmaci, 1.1 miliardi di euro sono andati in gastroprotettori.
Alla faccia del farmaco perfetto!

C’è qualcosa che non torna…
Se la gastrite è sconfitta, perché in così tanti ne soffrono? E perché c’è stato un aumento dei tumori dell’esofago e sta nuovamente aumentando il numero di tumori allo stomaco?
E, sei sicuro che si tratti di “GASTRITE” piuttosto che di “Reflusso Gastroesofageo”?
Ma andiamo per ordine.

L’Helicobacter è un “vecchio amico”, ce lo Portiamo addosso da almeno 100.000 anni e se da un lato sembra essere implicato nel tumore dello stomaco (solo specifici ceppi, e solo nel 10-20% dei pazienti) dall’altro ci proteggere dal tumore all’esofago.

E ucciderlo significa aumentare il reflusso gastroesofageo del 60%. Come Si legge in letteratura dal 1995, ad iniziare del dott. Blaser MJ (700 lavori scientifici al suo attivo).

Ma perché guardiamo solo a questo batterio e non guardiamo ad altre cause?

Perchè non avvertiamo la popolazione che ANCHE SE TI HANNO FATTO FUORI L’HELICOBACTER, il Cancro Gastrico puoi comunque beccartelo se mangi troppa PIZZA O PIADINA (sopratutto le parti bruciacchiate) le patatine fritte e la carne eccessivamente cotta (bruciature anche li)?

Perchè nessuno ti mette in guardia dalle schifezze che mangiamo, lo stile di vita pessimo che facciamo e gli effetti DEI FARMACI CHE ASSUMIAMO senza una reale necessità?
Come i gastroprotettori, l’eccesso di antibiotici e di altri farmaci che mandano in pappa il Microbiota Intestinale?

Gli inibitori della pompa protonica (PPI) sono da sempre utilizzati per il trattamento delle Gastriti, ma sembra essere diventato COMODO usarli per IL REFLUSSO GASTROESOFAGEO (che con la gastrite non c’entra nulla) e con qualsiasi altro disturbo gastroduodenale.
E usarli per anni non fa assolutamente bene…

Non lo dice il Dr. Prinzi… Non lo dice il Prof. Gasbarrini… Ma lo dicono le linee guida italiane (AIFA, SIF, AIGO, FIMMG) da 4 anni, ormai.
Alla faccia di quelli che si spaventano della NOTA AIFA 96…

I gastroprotettori sono persino inclusi nelle terapie antibiotiche triplici raccomandate per eradicare l’ Helicobacter Pylori dallo stomaco umano. Non uno, non due, ma tre antibiotici.
E senza avere la certezza della sua eradicazione.

Perché nessuno ti dice che l’ N-ACETILCISTEINA potrebbe aiutarti?
E trovami almeno un medico che IN TUTTA ONESTÁ INTELLETTUALE ti assicuri che quei tre antibiotici saranno SUPERSELETTIVI contro L’HELICOBACTER e che non causano né peggiorano la tua Disbiosi intestinale…

Quindi, che cosa dicevano della letteratura internazionale?
Che l’Helicobacter Pylori è causa di gastrite e cancro allo stomaco?
E se la letteratura internazionale non fosse totalmente ed univocamente d’accordo?

A dispetto di quello che dicono i media e il vicino di casa, non è ancora chiaro se la presenza di H. Pylori influenzi la composizione della comunità microbica gastrica (batteri presenti nello stomaco) quando invece si sa CON CERTEZZA che la somministrazione di GASTROPROTETTORE causa ALTERAZIONE del MICROBIOTA Gastrico in direzione di una comunità di microbi più cancerogeno (cioè, dominato da batteri che predispongono a infiammazione e cancro).

Suggerendo così che H. Pylori potrebbe essere solo un indicatore MA NON LA CAUSA di queste alterazioni.

Quindi se lo ammazzi non togli il problema, stai solo zittendo un indicatore di qualcos’altro. Come se stacchi la spia della benzina della macchina: quella spia non ti da più fastidio, ma tu rimarrai fermo in mezzo la strada con la macchina che non riparte.
E non saprai perché…

Infatti, indipendentemente dai meccanismi con cui i gastroprotettori influenzano i microbi, spegnere il meccanismo che produce acido gastrico, oltre che rendere più lunga e difficoltosa la digestione, aumenta il numero di batteri DIVERSI dall’H. Pylori sia nella mucosa gastrica che nel lume dello stomaco.

In pratica fa danni sulla composizione dei batteri.
Danni che cronicizzano il problema, ma ti permette di mangiare ciò che vuoi senza avvertire il bruciore…
Bello no?
È quello che vuoi?
Se si, allora continua a prendere il tuo gastroprotettore. Altrimenti, devi impegnarti a capire CHE EFFETTI HA SU DI TE QUELLO CHE MANGI e capire cosa il tuo corpo sta tentando di dirti

I miei tre consigli per oggi:

  1. Chi ha problemi di Gastrite o Reflusso ha anche problemi ascrivibili al “Colon Irritabile” (Intestino, per favore…), quindi, chiediti COSA IRRITA IL TUO COLON e prova a togliere quei cibi anche solo per un periodo breve.
  2. I sintomi da Gluten Sensitivity Non Celiaca (NCGS) si sovrappongono spessissimo ai sintomi del Colon Irritabile. È possibile che togliendo i cereali anche solo per breve periodo senti che STAI MOLTO MEGLIO?
  3. SE assumi gastroprotettori da anni, è altamente probabile che hai uno squilibrio dei batteri dell’intestino, e molto probabilmente un problemi di Candida o coi Lieviti. Hai mai valutato di fare un esame che definisce con esattezza qual è lo squilibrio e come curarlo?

Se segui questa pagina di GRATUITA DIVULGAZIONE MEDICA E SCIENTIFICA, sai anche che risveglia le coscienze di chi ha detto BASTA alla “medicina superficiale” – che guarda ai sintomi senza curare le cause.

In questa avventura non sono solo, ma rappresento l’avanguardia di un piccolo esercito di esercenti un’arte liberale dimenticata (l’Ars Medica). Medici, Dietisti Nutrizionisti, Fisioterapisti, Osteopati, Naturopati, Coach che guardano alla PERSONA con il rispetto dovuto ad un “essere irripetibile” su cui la terapia va cucita addosso come un abito.

Se sei qui per la prima volta, condividi liberaMente ogni singolo post che trovi interessante perché è di pubblica.
E perché la tua salute vale!

FONTE:

Effetti Degli Inibitori Della Pompa Di Protoni Sul Microbiota Gastrico Associato Alla Mucosa Nei Pazienti Dispeptici
(articolo del 2016) .

Nel l’immagine : libro scritto dal Prof. Blaser)

 

Colon, Cervello, Disbiosi… ma la Sindrome dell’Intestino Irritabile esiste?

La Sindrome dell’Intestino Irritabile è uno dei DISTURBI DIGESTIVI FUNZIONALI più diffusi, con una prevalenza globale dell’11%.

I sintomi sono frequenti e cronici – e un ampio sondaggio dimostra che il 50% delle persone con IBS (sindrome dell’intestino irritabile) ha sintomi da più di dieci anni e il 57% li ha ogni giorno.

Le limitazioni dei metodi diagnostici e le scarse opzioni terapeutiche rappresentano le sfide nella gestione dell’IBS.
Le attuali raccomandazioni degli esperti per la diagnosi di IBS incoraggiano la diagnosi basandosi sui sintomi clinici RICONOSCIUTI dai “criteri di Roma IV” (Quarta conferenza internazionale dei Gastroenterologi, che si svolge ogni 4 anni a Roma).

Tuttavia, nella pratica clinica, LE LINEE GUIDA DIAGNOSTICHE SPESSO NON VENGONO ADOTTATE.
Perchè?
Perché i medici ritengono che la diagnosi di IBS vada fatta per esclusione, e spesso prescrivono test diagnostici per escludere altre diagnosi.

La forma e consistenza delle feci (Bristol SCALE) viene utilizzata per differenziare l’IBS in vari sottotipi utilizzati per dirigere il trattamento.

  • IBS con costipazione
  • IBS  con diarrea
  • IBS con sintomi misti di costipazione e diarrea

Quale trattamento ti chiederai?
Il TRATTAMENTO È PREVALENTENTE SINTOMATICO.

SI basa in genere sui sintomi prevalenti: è a base di Antispastici e Antidepressivi per il dolore, è a base di Loperamide e Alosetron per ridurre la frequenza intestinale, è a base di fibre solubili per IBS predominante o costipata.

Ma nonostante il loro uso diffuso, questi trattamenti mancano di efficacia: infatti MENO DEL 25% DEI PAZIENTI RIPORTANO un COMPLETO SOLLIEVO di uno qualsiasi dei sintomi.

Queste terapie hanno, inoltre, EFFETTI COLLATERALI SIGNIFICATIVI, con molti pazienti che cercano assistenza medica o perdono giorni di lavoro o di scuola (ma anche uscite sociali) a causa DEGLI EFFETTI COLLATERALI O DI SINTOMI IATROGENI.
Si zittiscono sintomi e ci si accollano gli effetti collaterali…

Ma tanto chi se ne frega di cercare e curare le cause del tuo problema?

E i probiotici?
E l’ansia?

I probiotici hanno mostrato buone prove di efficacia e bassa incidenza di effetti collaterali, come le terapie psicologiche tra cui la riduzione dello stress e il rilassamento sono benefiche e sicure, ma…

Ma Indipendentemente dalla terapia, il tasso di risposta è generalmente basso e non risolve completamente i sintomi globali.

Carenze nella diagnosi e nella terapia derivano dal fatto che l’IBS è una SINDROME, cioè un “ombrello” che raggruppa diverse cause sottostanti che sono IDENTIFICABILI E CURABILI.

La fisiopatologia dell’IBS è eterogenea, con vari meccanismi patologici responsabili delle caratteristiche patologiche centrali, come le alterazioni della motilità gastrointestinale e della funzione sensoriale viscerale, responsabili dei sintomi clinici.

In un contesto clinico, QUESTA VISIONE ETEROGENEA dell’IBS POTREBBE ESSERE AFFRONTATA DALLA MEDICINA FUNZIONALE, che personalizza la cura del paziente, che si focalizza sullo stato unico di un individuo piuttosto che sulle tradizionali definizioni istopatologiche o cliniche della malattia.

Uno studio retrospettivo clinico – per esempio – ha scoperto che il 98% dei 303 pazienti con IBS predominante in diarrea (IBS-D) aveva una spiegazione alternativa per i loro sintomi, tra cui Diarrea indotta da acido biliare, Intolleranza ai Carboidrati, Enteropatia da Glutine e Intolleranza al Glutine Non Celiaca ed ha risposto molto bene ai trattamenti corrispondenti alla loro nuova diagnosi.
Curioso no?

In particolare, questo studio ha supportato l’ipotesi che “l’IBS-D” e la Diarrea Funzionale non sono vere entità cliniche come si pensava in precedenza, ma una raccolta di condizioni mediche diverse e separate…

Allo stesso modo, un altro gruppo di ricerca ha condotto un’analisi retrospettiva di un test che identifica le cause potenzialmente trattabili di IBS nelle persone che soddisfano i “criteri di Roma III” e ha scoperto che fino al 94% ha risultati che suggeriscono un problema funzionale.

Lo stesso gruppo ha anche dimostrato che tali test hanno ridotto significativamente i costi procedurali medici e gastrointestinali migliorando l’assistenza ai pazienti.
Che fortuna!

Collettivamente, queste nuove e convergenti visioni della fisiopatologia, della valutazione e della gestione dell’IBS rendono meno pertinenti la diagnosi e il trattamento tradizionali.
Infatti, suggeriscono che l’IBS non è di per sé un’entità patologica e sostengono la domanda “esiste l’IBS?”

In effetti, è stato proposto che catalogare i sintomi gastrointestinali funzionali inspiegabili come una malattia distinta “genera un pensiero pigro e impedisce il progresso”.

E permettere la sopravvivenza dei dinosauri ligi ai protocolli farlocchi dell’età della pietra…

L’ IBS ha infatti diagnosi differenziali ben consolidate, in particolare la Celiachia, la Pseudoceliachia, la sensibilità NON CELIACA al glutine (pieno di glifosato e altre schifezze) la Malattia Infiammatoria Cronica Intestinale, la Colite microscopica e la Giardiasi cronica.

Sebbene, sarebbe carino chiedere l’opinione dei Curanti che prescrivono Ansiolitici o pilloline e goccine per l’ansia, quando il trattamento non funziona su di te… piuttosto che chiedersi : COSA NON HO CONSIDERATO DI QUESTA PERSONA CHE HO DAVANTI?

Ti lascio con questa domanda … Datti una risposta…

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Perché è di pubblico interesse.

E perché così agisci con ruolo attivo di AMPLIFICATORE umano, divulgando quello che oggi sappiamo dell’uomo, ma che altri, per interessi e/o per motivi economici, vogliono che tu non sappia.

E perché la tua salute vale !

FONTE originale:

Esiste la sindrome dell’intestino irritabile? Cause identificabili e curabili dei sintomi associati suggeriscono che potrebbe non esserlo

 

Lo zucchero raffinato induce la Colite e crea la Disbiosi

Uno studio su modelli animali.

Consumare molti zuccheri raffinati – anche solo per DUE GIORNI – modifica il Microbiota Intestinale, favorendo (a quanto sembra) lo sviluppo di coliti e aumentando la permeabilità intestinale.

È quanto è stato recentissimamente pubblicato dalla University of Alberta (Canada) sulla rivista Scientific Reports.

Numerosi sono gli studi recenti – anche epidemiologici – che correlano la nostra dieta “occidentale” (la finta dieta mediterranea) con l’aumento di parecchie malattie intestinali croniche (IBD) come la Rettocolite Ulcerosa, il morbo di Crohn, la Microcolite ecc.

A tal proposito, i ricercatori canadesi hanno confrontato svariati parametri clinici e di laboratorio relativi al microbiota intestinale nelle cavie.

Così, in alcuni topi hanno prima indotto qualcosa di “simile alla colite” con danno agli enterociti (cellule intestinali) e un’invasione sistemica dei batteri del lume intestinale a cui è seguito un marcato infiltrato di globuli bianchi (volgarmente: infiammazione).

Poi i topi sono stati alimentati PER DUE GIORNI APPENA con una dieta ricca in zuccheri.

I risultati?
Peggioramento dell’infiammazione e Disbiosi severa.

Sembra quindi che NEI TOPI una dieta ricca in zuccheri, anche se seguita per un breve periodo, altera la composizione del Microbiota fecale e influisce sulla permeabilità intestinale e sullo stato infiammatorio, favorendo lo sviluppo di colite.

E negli esseri umani?

Questi risultati sono coerenti con la letteratura scientifica più recente, che presume i rischi di una dieta ricca di zuccheri nell’innesco e nella perpetuazione di malattie infiammatorie intestinali.

È interessante notare che anche alcuni dolcificanti artificiali hanno dimostrato di alterare il Microbiota Intestinale ed influenzare le risposte infiammatorie nell’uomo. Come la Saccarina.

E’ interessante notare che l’assunzione di ACIDI GRASSI A CATENA CORTA (SCFA) ha rimodulato la Colite, migliorando il quadro e i sintomi.

E dove si trovano gli acidi grassi a catena corta?

Nella banana acerba, nella fecola di patate, negli anacardi e nell’avena.
Ma sopratutto si formano come “amido resistente” (resistente alla digestione) se sai come cucinare (e far riposare) i cibi amidacei

C’è un mondo da scoprire studiando le ricerche più attuali, ma non ci vuole uno scienziato per capire che siamo ciò che mangiamo. Da migliaia di anni.

Ed è solo negli ultimi anni che abbiamo ESAGERATO CON LE FARINE E GLI ZUCCHERI RAFFINATI, perché siamo stai PRESI PER I FONDELLI da chi non ha mai capito quale è esattamente la DIETA MEDITERRANEA.

E quando esageriamo il corpo ce lo fa capire molto bene.
Con sintomi come pancia gonfia, diarrea, indigestione eccetera.

E i farmaci sintomatici sono il miglior modo di ZITTIRE (e fregarsene) dei sintomi del corpo continuando a mangiare male.

Non ci vuole uno scienziato canadese per dirti che SIAMO CIO’ CHE MANGIAMO. Così, se mangi di cacca non stupirti se poi …

Ippocrate ci ricorda che il CIBO è la PRIMA MEDICINA.

Così, solo tu puoi scegliere cosa mangiare, e solo tu puoi essere responsabile del tuo stato di salute.

Perché ne guadagni tu, in salute.

E quando stai bene ne guadagna la qualità dei tuoi rapporti sociali.
E ne guadagna il SSN perché se stai bene costi zero.

I miei tre consigli:

  1. FAI del tuo MEGLIO per eliminare ogni forma di zucchero dalla tua alimentazione, fosse anche solo per una o due settimane, fai la prova, e osserva come cambia la tua salute, la tua lucidità mentale, la qualità del tuo sonno.
  2. Aumenta la quota di fibre prebiotiche (amido resistente, FOS, GOS eccetera) nella tua alimentazione partendo da ALIMENTI NATURALMENTE PRESENTI IN NATURA (e evitando più possibile gli integratori).
  3. Prenditi cura del tuo Microbiota e lui si prenderà cura di te, perché se lui soffre … soffrirai anche tu.

Perché la tua (e la “sua”) salute vale !

FONTI:

Zuccheri raffinati alterano il microbiota intestinale e inducono la colite in modelli animali

Una dieta ricca di zuccheri aumenta rapidamente la suscettibilità alla colite attraverso l’esaurimento degli acidi grassi a catena corta luminale nei topi

Rivoluzione Microbiota: Dott. Giulio Maria Ranalli – Biologo Nutrizionista – Dott.ssa Greta Venturini – Biologa Nutrizionista – Scuola Microbioma – Studio Medico Orlandini – Nutrizionista Dott.ssa Novella Gerini – Riccardo Cecchetti Osteopata e Fisioterapista – Centro Trabucco Fisioterapia e Benessere – AMIE-Associazione Medici Italiani Evoluzionisti – Medicina di Segnale – Luca Speciani – DietaGIFT

Curare il sintomo o la causa?

Rispondo a 2 domande che ricevo spessissimo.

  1. “Quale gastroprotettore posso prendere al posto di quello che prendo già?
  2. “Qual’è il miglior probiotico in commercio?”

Cara amica, caro amico che mi leggi, permettimi una introduzione.
Quando scrivo, non nascondo la mia preoccupazione verso quella medicina che viene definita “sintomatica”.

La “medicina sintomatica” si prende cura dei sintomi, cioè degli effetti di una causa.
Per qualcuno, questo significa un approccio superficiale – letteralmente “alla superficie del problema” – piuttosto che in profondità, laddove risiede la “radice del problema”.

Nella scuola di medicina dove sono stato istruito, mi hanno insegnato l‘arte della clinica, un processo di deduzione logica volto alla ricerca delle cause. Perché una volta identificate e interrotte – o “spente” – le cause di un certo fenomeno, quel fenomeno sparisce.

Facciamo un esempio con la metafora della barca e della falla.

Se siamo su una barca, e questa barca si è scontrata con uno scoglio che ha aperto una falla nello scafo e imbarchiamo acqua, l’acqua che entra nello scafo è il sintomo, la falla è la causa.

Potremmo passare ore a buttare l’acqua fuoribordo – e ti assicuro che è stancante, ma finché non “ripariamo la falla”, l’acqua continuerà ad entrare nella barca.

Io sono un sostenitore di quella “filosofia taoista pratica” per cui bisogna avere il massimo risultato con il minimo dello sforzo.
E buttare l’acqua fuoribordo è sicuramente l’unica cosa sensata da fare per non affondare in quel momento.
Ma l’obiettivo non è sfiancarmi (e investire tempo) su un sintomo, ma è portare la barca in secca per le riparazioni.
Perché solamente così risolvi il problema.

Ed ecco che quando ti metto in guardia contro l’uso inappropriato e a lungo termine dei gastroprotettori – come fanno le maggiori società scientifiche mediche italiane (SIF, AIGO, FIMMG) – la domanda che più spesso mi viene posta è (più o meno):

“Quale gastroprotettore posso prendere al posto di quello che prendo già?”

“Riprendendo la metafora della barca, è un po’ come se mi si chiedesse:
«quale contenitore posso usare – rispetto a quello che sto usando adesso – per buttare l’acqua fuoribordo?» .
La mia risposta?
Qualunque contenitore usi, qualunque la capienza, la forma o il colore, stai comunque lavorando su un sintomo, non sulla causa.
Stai investendo tempo e risorse senza risolvere la causa del problema. Problema che si trova sicuramente “più in basso”, giacché la maggior parte delle “gastriti” che non rispondono ai gastroprotettori sono Gastriti Biliari da reflusso duodeno – gastrico (effetto di una Disbiosi tipo Sibo).

Lo stomaco è la parte alta di un tubo lungo tra i 7 e gli 8 metri.
E questo “tubo” ha la più grossa concentrazione di tessuto linfatico del corpo (70%) e la maggiore presenza di tessuto nervoso al di sotto del cervello e del midollo.
Non è un caso quindi che chi soffre di “colon irritabile” abbia anche gastrite e reflusso, oltre a manifestazioni neurologiche, psichiatriche e, a volte, autoimmuni.

Siccome siamo stati abituati da pubblicità e “media” che esiste la pillolina magica che cura tutto, piuttosto che investire energie ad ascoltare il nostro corpo, preferiamo assumere (troppi) farmaci e per il motivo sbagliato.
Come la grande quantità di antibiotici, auto-prescritti come fossero acqua fresca!
Cosi abbiamo creato antibiotico-resistenza nel mondo – con l’Italia al primo posto in europa!

Chiariamoci:
siano benedetti gastroprotettori e antibiotici perché hanno cambiato la storia della medicina.
Ma non sono caramelle, sono farmaci!
E non esiste “farmacon” (in greco: veleno) senza effetti collaterali.

Il prezzo da pagare per una assunzione da farmaci inappropriata “a vita” è quello di accollarsi tutti gli effetti collaterali, così, se fai una “terapia sintomatica” mantieni attiva la causa del problema.
Una strategia tre volte fallimentare  perché:

  1. spegni il sintomo (un segnale di allarme),
  2. cronicizzi la causa,
  3.  ti condanni agli effetti collaterali.

E qui arriviamo alla seconda domanda che più spesso mi viene posta in privato e come commento ai post:
“Qual’è il miglior probiotico in commercio?”

Ci sono ottimi prodotti italiani, ma che cosa vuol dire “migliore” o “il migliore”? Una domanda non molto diversa da «qual è il miglior contenitore da usare per buttare l’acqua fuoribordo?»
Con 3750 diverse specie (dati vecchi) che hanno un patrimonio genetico di circa 4.000.000 di geni (contro i nostri 28/30.000) e non sapendo chi e quanti causano il tuo problema, cosa dovrei dirti?

Non avendo una diagnosi, cosa consigliare?
Dovrei dirti che anche qui stiamo cadendo nella solita trappola pubblicitaria? La trappola fatta per vendere un minestrone con 70 miliardi di batteri (umani? non umani?) messi dentro tutti insieme e magari a stomaco vuoto senza rispetto della fisiologia batterica.
Il miglior farmaco?
in assoluto?
Te lo dice la diagnosi.

Per la diagnosi suggerisco  un esame delle feci che vada a vedere quant’è grande lo squilibrio e da chi è causato,cosi che si possa proporre una terapia efficace, che dia il massimo dei risultati col minimo costo.
Ma questo presuppone innanzitutto che tu ti riconosca come una “galassia a sé stante” piuttosto che uno dei milioni di “polli da spennare” a cui sono diretti i centinaia di spot che vedi in tv.

Poiché nessuno è uguale a te, la terapia va fatta su misura.
Tra l’altro, non vendo né farmaci né integratori.
E non vorrei essere confuso con un televenditore o un teleimbonitore.

Così, se credi che esista la “singola pillola” o il “singolo probiotico” valido per tutti, per tutti i malanni o per tutte le stagioni, stai facendo la domanda giusta, ma la stai facendo alla persona sbagliata.

Né avevo già scritto qui:
“La spia della benzina – una metafora su terapia sintomatica e medicina superficiale”.

Questa pagina di gratuita divulgazione medica e scientifica ha lo scopo di smontare “fake news mediche”, “leggende metropolitane” e la logica dei “protocolli” uguali per tutti.

Ti dà informazioni senza usare il linguaggio “medichese”, in modo che tu ritorni a sentirti in grado di usare la logica deduttiva per risolvere il tuo problema.

Ti invita a fare “manutenzione ordinaria” su te stesso.
E ti aiuta a comprendere che puoi essere il medico di te stesso.

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Gastroprotettore, il termine frainteso. Video Conferenza presso Cambiovita Expo – Catania

Per anni abbiamo dato per scontato che la percezione del bruciore alla bocca dello stomaco fosse Gastrite. E forse ci sbagliavamo…

E per anni, guidati dalla pubblicità e dai consigli degli amici, abbiamo dato per scontato che non ci fosse nulla di meglio da fare, che assumere un Gastroprotettore.

Che non ci fosse nulla di male nel farlo. Né effetti collaterali a breve, medio e lungo termine. Che fosse come l’acqua fresca. Anzi, forse ci siamo fatti ingannare proprio dal termine “protezione”.
E su questo per anni ci siamo sicuramente sbagliati.

Certo, questi farmaci hanno cambiato il profilo della medicina e hanno anche avuto un impatto non indifferente sulla riduzione degli interventi chirurgici sullo stomaco.

Ma visto che gli errori di prescrizione in Italia raggiungono anche il 71%, non sorprende che oltre un miliardo di euro di spesa sanitaria (dati 2017) si spendono proprio per i “gastroprotettori”.

Così il Ministero – assieme alle tre più grosse associazioni di categorie mediche – da tre anni lanciano allarmi e richiami sull’uso responsabile. Specialmente negli anziani.

Considerando i noti effetti collaterali, ti aspetteresti che qualunque medico che li prescrive ne sia a conoscenza e sia quindi completamente responsabile rispetto alla terapia nei confronti di un paziente.

L’articolo 13 del codice deontologico medico è quindi la diapositiva d’apertura del mio intervento registrato Sabato 27 aprile, a Catania, in occasione del Cambiovita Expo.

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https://www.facebook.com/dottgabrieleprinzi/

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Vai al Video della Conferenza “Gastroprotettore, il termine frainteso”.
Durata totale del video: 46 minuti .

 

 

Una nuova epidemia flagella gli italiani

C’è una nuova epidemia che flagella i popoli, sopratutto quello Italiano. E’ un’epidemia riconosciuta dalla “comunità scientifica internazionale”, ma non dal Ministero della Sanità, dai medici di famiglia o dagli specialisti. E’ l’intolleranza alimentare in tutte le sue manifestazioni.

In altri stati della UE – come la Germania – Governo e Ministero della Salute hanno “misurato” la quantità di allergie della popolazione (in Germania ne è affetto un cittadino su tre). Ma in Italia questi dati sono nella migliore delle ipotesi sconosciuti, nella peggiore sono taciuti. Schiere di pazienti – persone dall’aspetto normali come me e te – di cui non si hanno rilevazioni ufficiali – che soffrono a causa del “cibo” che mangiano e di alcuni cibi in particolare.

Sintomi

Pancia gonfia, gastrite e reflusso, flatulenza e diarrea – quando non stitichezza che dura da anni – eritemi cutanei, nausea, tosse e occhi che lacrimano, prurito,  il cuore che palpita, la gola che si chiude, eccetera.

Lista lunga e varia di segni di “infiammazione generale”, di “intossicazione” generale. In alcuni casi si può arrivare a situazioni che mettono a rischio la vita, specialmente quando si fa la diagnosi sbagliata o quando ci si ferma ad immaginare “la malattia che va di moda” (come la celiachia, per fare un esempio).

E così si generano 4 problemi – ovvero problemi su 4 livelli – che hanno un peso sulla salute E SULLE TASCHE dei cittadini Italiani:

 1) Vengono prescritti esami inutili che ingolfano il sistema sanitario aumentando la spesa sanitaria, e che ritardando la diagnosi vera;

2) Vengono prescritti farmaci per “curare” i sintomi – che sono la manifestazione più superficiale della causa – ma non viene curata la causa; 

3) Si assiste ad un doppio danno SULLA SALUTE: quello della “malattia” di base ( non diagnosticata) che va avanti e quello degli effetti collaterali farmaci prescritti per i sintomi, che portano ad un peggioramento della malattia;

4) Si genera un circolo vizioso che alimenta l’opulento mercato della “sanità” e il Business delle Case Farmaceutiche, perché con il passare degli anni vi è la necessità di prescrivere – o comprare – altri farmaci e integratori per tamponare i numerosi effetti collaterali dei farmaci assunti per i sintomi.

La cosa più brutta è che spesso le persone che soffrono di allergie alimentari, quando si trovano di fronte a un medico, si sentono dire che tutto dipende dalla psiche, che dipende tutto dal cervello, che ogni malanno o sintomo che riferiscono è “tutto nervoso”: gastrite nervosa, colite nervosa, diarrea nervosa, stitichezza nervosa, bronchite ed asma nervosi, eccetera. Ma la mente non c’entra per nulla, se non come ORGANO CHE SUBISCE gli squilibri di stomaco ed intestino!

Perché è nell’intestino che vengono prodotti molti neurotrasmettitori che usa il cervello!  Ed è nei 7 METRI DI INTESTINO che vengono assorbite quelle “sostanze” che formano i neurotrasmettitori che servono al cervello per vivere una vita normale. 

Quindi, in quelle situazioni in cui l’intestino non funziona o assorbe male, o c’è diarrea, o c’è una sovrappopolazione di batteri cattivi, i processi di digestione e di assorbimento delle sostanze necessarie al corpo E ANCHE AL CERVELLO non avvengono correttamente!

E il cervello non riceve – per esempio – due neurotrasmettitori come serotonina e dopamina, ormone della felicità il primo, ormone parte del sistema della gratificazione l’altro, che nell’intestino vengono prodotti.

Ed ecco che sintomi come variazioni del tono dell’umore, depressione, stanchezza cronica che si manifesta al mattino appena alzati, il sonno improvviso dopo pranzo, insonnia o cefalea piuttosto che essere CORRETTAMENTE DIAGNOSTICATI come effetti secondari delle malattie intestinali sul cervello, vengono invece interpretati come malattie del cervello, come “malattie nervose”. 

La cura proposta?

Le “goccine” o le “pilloline” per rilassarsi. E mentre ti rilassi l’intestino marcisce. Ecco un caso esemplare di diagnosi sbagliata e di prescrizione sbagliata e superficiale che “ammazza” i sintomi, perpetua la malattia e aumenta la quantità dei danni. Per fortuna una cura c’è!

E non mi riferisco alla cura dei “sintomi”. C’è una cura quasi per tutto! Fatta la giusta diagnosi con gli esami giusti si può passare alla giusta terapia. Su questo blog, e sulla PAGINA FACEBOOK da tempo seguo l’argomento e metto a disposizione dei lettori i consigli più utili e pratici.

Il tuo medico curante, lo specialista o il tuo dietologo/nutrizionista credono o no alle allergie alimentari? Ti trattano in maniera infastidita frettoloso o superficiale? Ti prescrivono farmaci per la psiche o il cervello? Rivalutano mai la tua terapia sulla base sei sintomi o guardano solo agli esami del sangue?

In questo caso, scegli di affidarti a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire; una consulenza è un investimento. Perché la tua salute vale!

Pensi di essere malato di gastrite?

Milioni di Italiani “credono” di soffrire di gastrite, così i farmaci più venduti in Italia in assoluto (con o senza ricetta medica) sono gli inibitori di pompa protonica o i più classici “antiacidi”. Le case farmaceutiche ringraziano i maghi del marketing pubblicitario.

Platone, grande filosofo greco dell’antichità (427-348 A.C.) scriveva che ci sono due tipi di “medicina”:

“Esistono due tipi di medicina: quella degli schiavi e quella degli uomini liberi. Quella per gli schiavi deve rimuovere velocemente il sintomo perché possano tornare velocemente al lavoro. Quella per gli uomini liberi deve capire il sintomo, il suo significato per la salute complessiva del corpo, per l’equilibrio della persona e per la sua famiglia.”

Quindi, la “medicina per gli schiavi” cura solamente il sintomo? Fa tornare velocemente al lavoro senza occuparsi della causa? Ottimo, così ogni volta che il “sintomo” si ripresenta ecco che prendiamo la pillolina consigliata dall’amico “esperto” di turno.

In una società iperconnessa le informazioni sono a portata di mano di tutti.  Così, quando abbiamo mal di stomaco – ogni volta che facciamo un’indigestione, prendiamo una infezione virale, o alimenti causa di allergie alimentari ci auto-facciamo la diagnosi e ci auto-prescriviamo il trattamento farmacologico.

Fortunatamente, la maggior parte dei problemi addominali non sono gravi e il trattamento è sufficiente per la risoluzione temporanea del sintomo. Ma quando questi sintomi sono presenti da anni (o senti  che aumentano) potresti accorgerti che aumenta anche il numero pilloline che stai prendendo.

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 E qual’è la diagnosi  che viene più spesso alla mente?  Considerato il bombardamento mediatico con spot e pagine pubblicitarie, non c’è da stupirsi che nella mente degli Italiani la spiegazione che primeggia su tutte è “GASTRITE”.  Allora, vediamoli un pò i sintomi della “gastrite”.

SINTOMI DELLA GASTRITE

La maggior parte dei pazienti affetti da gastrite associata a H. pylori (quasi estinta!) sono privi di sintomi, sebbene alcuni accusino dispepsia lieve o altri “sintomi vaghi”. I pazienti con gastrite erosiva lieve sono spesso asintomatici, sebbene alcuni lamentino dispepsia, nausea o vomito.

Spesso, il primo segno di qualcosa di grave è l’ematemesi (sangue vomitato), o la melena (diarrea di colore nero) che si manifesta entro 2–5 giorni dall’evento scatenante. Ma anche la sarcofobia (fobia per la carne) e l’anemia sono sintomi da non trascurare.

Ovvio che in casi gravi (vomito, ematemesi, melena) bisogna sempre cercare un medico, uno specialista o, in caso di necessità (nel caso di forte dolore al petto) andare al pronto soccorso più vicino. I sintomi, presi globalmente, variano in base alla causa o alla gravità, ma spesso sono scambiati per una semplice indigestione (dispepsia). Ma è anche vero il contrario: non è che spesso scambiamo i sintomi di indigestione per gastrite? Allora, vediamoli un pò i sintomi della indigestione!

SINTOMI DELLA INDIGESTIONE

Pancia gonfia, digestione difficile,  flatulenza e stitichezza o diarrea, bruciore alla bocca dello stomaco (addominale o toracica) con il sapore di acido che sale in gola o che impesta la bocca al mattino, eccetera. Se consideri il sistema digerente come un tubo (dalla bocca all’ano), l’indigestione è causata o da un eccesso di cibo nello stomaco o nell’intestino o da un “blocco” a valle dello stomaco.

Nell’uno come nell’altro caso, la sensazione di bruciore alla bocca dello stomaco (pirosi retrosternale) è causata dal reflusso di acido gastrico verso l’esofago (il tubo che collega la bocca allo stomaco) che è privo di qualunque protezione contro l’acido.

Se non è la gastrite, cosa causa questo reflusso acido?

– Alcuni cibi come gli agrumi, i pomodori, la salsa di pomodoro, il cioccolato, l’alcol (sopratutto superalcolici), le bevande gassate e quelle contenenti caffeina;

– Lo stress e la rabbia repressa;

– La contrattura del diaframma (è il muscolo principale della respirazione, quindi anche i problemi polmonari e bronchiali possono influire); 

– Intolleranza al lattosio (almeno una persona su quattro ha difficoltà a digerire il lattosio, zucchero presente naturalmente nei prodotti in latte, gelati e formaggi);

– Mal assorbimento del fruttosio (uno studio dell’università del Kansas Medical Center rileva che quasi la metà dei pazienti lamentano la presenza di gas e gonfiore nello stomaco dopo aver mangiato 25 grammi di fruttosio perché non in grado di digerire correttamente il fruttosio);

– Gomme da masticare contenenti sorbitolo (uno studio su Gastroenterology dimostra che 10 grammi di sorbitolo  – l’equivalente di alcune caramelle senza zucchero – causano gonfiore di stomaco, 20 grammi provocano crampi e diarrea);

–  Farmaci antiinfiammatori, cortisonici, antidepressivi (SSRI): tra questi ci sono l’aspirina, l’ibuprofene (brufen), i cortisonici (come il prednisone) e l’alcol. Altri farmaci possono causare crampi, diarrea e costipazione (antidiarroici, lassativi, antibiotici e integratori di ferro).

La lista è esemplicativa ma non esaustiva, ed è possibile che ci sia una spiegazione più utile rispetto a “gastrite”, perché chi ha un reflusso acido non sempre trova beneficio nell’uso dei gastroprotettori. Quindi li prendi per il motivo sbagliato? E ti becchi solamente gli effetti collaterali?

I protettori gastrici come omeprazolo, pantoprazolo, lansoprazolo, esomeprazolo, o rabeprazolo, sono accusati di aumentare il rischio di demenza (qui l’originale articolo in inglese), riducono l’assorbimento di vitamina B12, di calcio, di magnesio e modificano in maniera profonda la capacità di digestione ed assorbimento di microelementi fondamentali per la salute.

Inoltre per “salvare lo stomaco” riducono l’assorbimento dei nutrienti che servono all’organismo. In più, quando “digeriamo male” compaiono delle “macromolecole antigenicamente attive” che stimolano il nostro sistema immunitario alla reazione. E producono molecole infiammatorie. E portano allo sviluppo allo sviluppo di allergie e intolleranze alimentari. Così si alimenta un circolo vizioso.

Noi medici dobbiamo ri-tornare la ruolo di educatori, insegnare ai loro pazienti come loro stessi possono mettere in pratica ciò che serve per guarire dalla “gastrite” o dal reflusso. Basta sapersi gestire nel mangiare (sopratutto la sera) e imparare certi comportamenti, per abbandonare per sempre le famose “pilloline”.

Il tuo medico curante o lo specialista ti fanno le domande giuste? Ti ascoltano? Indagano le tue abitudini alimentari e sociali? Credono alle allergie alimentari o ti trattano come un ritardato (capita anche a me)? E rivalutano mai la tua terapia sulla base sei sintomi? O anche tu hai uno specialista da “9 minuti”??

Se non sei soddisfatto del tuo medico o del tuo specialista, affidati a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire, ha un valore incalcolabile. Anche una sola consulenza è un investimento. Perché la tua salute vale!