Rcu, Crohn e l’importanza della assunzione giornaliera di vitamina D

L’incidenza di malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD) – Crohn e RettoColite Ulcerosa – è aumentata negli ultimi decenni nei paesi sviluppati.

LE CAUSE.

Una mix micidiale e complicato tra fattori genetici (che coinvolgono primariamente la funzione immunitaria e difensiva), alimentari, batterici (DISBIOSI intestinale) e… “fattori ambientali”.

Il fattore scatenante?

La compromissione della mucosa intestinale e la conseguente eccessiva permeabilità (LEAKY GUT SINDROME) che fa passare in circolo antigeni e materiale batterico che dovrebbe invece rimanere confinato alla “cacca”.

La permeabilità è alla base di malattie Autoimmuni, Neurologiche, Psichiatriche e di parecchi altri disturbi Gastrointestinali: dal “colon irritabile” ai Diverticoli alle malattie tumorali.

Il ruolo della genetica? Sembra dominante
E i “fattori ambientali”?
Cosa attiva il DNA (genetica) e fa esprimere (epigenetica) quei “difetti” ?

EPIDEMIOLOGIA

Curiosamente, i dati epidemiologici mostrano una distribuzione mondiale con “gradiente nord-sud”… e una “frequenza stagionale” in parallelo all’esposizione alla luce solare…

Le popolazioni più vicine all’equatore sono a rischio relativamente basso, quelle residenti nelle aree estremamente settentrionali e meridionali – come in Nord America e Nord Europa (Finlandia e Canada) hanno elevate incidenze di IBD.

Sono state inoltre osservate variazioni nell’insorgenza – e nelle riacutizzazioni – delle IBD, con alta incidenza sopratutto in inverno…

Al di là del coinvolgimento dei microrganismi intestinali (disbiosi) e l’esposizione a SOSTANZE INQUINANTI o DIETE SBAGLIATE, quale ALTRO “fattore AMBIENTALE” potrebbe spiegare lo schema geografico?

È l’esposizione alla luce solare e la (MANCATA?) produzione di vitamina D.

Non è sorprendente e non è una novità.
Precedenti studi avevano suggerito un legame tra deficit di vitamina D e rischio di IBD già negli anni ’80, e studi più recenti riportano un’alta frequenza di deficit di vitamina D nei pazienti con IBD.

Agli inizi degli anni 2000, alcuni studi si focalizzarono sul ruolo immunomodulante del “recettore della vitamina D” (o VDR) nello sviluppo delle IBD.
E le alterazioni del recettore della VITAmina D (VDR) sono “fattori genetici” noti …

Ovviamente, SIA la carenza nutrizionale che l’assenza-malfunzionamento del recettore VDR provoca manifestazioni simili alla carente esposizione al sole (a quelle latitudini a cui risulta efficace).
Cosi da spiegare in parte le variazioni epidemiologiche (geografiche e stagionali).

Ma l’integrazione di ALMENO 4000 ui al giorno ha dimostrato un importante ruolo protettivo e migliora sintomi e infiammazione nelle IBD. Anche se vi sono lavori scientifici anche con dosi giornaliere maggiori…

ALTRI FATTORI DI “CARENZA” della Vitamina D

Ci esponiamo al sole una tantum – sempre chiusi a casa/in ufficio/in palestra/in macchina – e non abbiamo la giusta inclinazione del sole
Non tutto l’anno… A volte nemmeno d’estate.

I più, alcuni dei farmaci che si assumono (gastroprotettore e antiinfiammatori) possono limitarne l’assorbimento.
Peggiorando la carenza di questa VITAmina.

E malgrado i “grandi saggi” dell’AIFA e i “diagnosti di famiglia ” (per tacere di certi specialisti…) permettimi di darti tre consigli:

    1. Valuta periodicamente il valore della tua VITAmina D insieme a calcemia e paratormone (e calcitonina se sei in osteopenia o osteoporosi),
    2. ASSUMI GIORNALMENTE un integratore di Vitamina D3 – MAI MENO di 4000 ui al giorno – in forma SUBLINGUALE (così è assorbita MALGRADO il malassorbimento da alterazioni del recettore VDR),
    3. aggiungi N ACETIL CISTEINA (almeno 600 mg 3 volte al giorno) per sostenere la funzionalità della mucosa intestinale: perchè la aiuta nella riparazione e aumenta la produzione di glutatione.

Sia la vitamina D che la acetil cisteina (come la curcumina…) sono considerati INTEGRATORI quindi non è necessaria la prescrizione del medico… E hanno costi “banali”…

MEMENTO

Ho già scritto sull’importanza della SOMMINISTRAZIONE GIORNALIERA SUBLINGUALE di questa preziosa vitamina.
Considerando che i valori di riferimnto “normali” sono FRUTTO di un ERRORE STATISTICO e di progettazione degli studi più vecchi, se hai “bisogni SPECIALI”, non dovresti MAI SCENDERE al di SOTTO delle 4.000 UI/die.

Se sei in cerca di risposte e sei deluso della TIRANNIA DEI BUROCRATI DI STATO, che si sono subdolamente inseriti nel rapporto tra medico e paziente – continua a seguire QUESTA PAGINA DI INFORMAZIONE GRATUITA, che informa e RISVEGLIA LE COSCIENZE !!!😎

Non sono il Solo a dirlo.

Sono parte di un esercito di professionisti sanitari – medici, farmacisti, nutrizionisti, dietisti, psicoterapeuti, fisioterapisti osteopati – che studia “L’UNIVERSO UOMO” alla luce del progresso scientifico e medico ma guardando sempre indietro al Padre Ippocrate.

Se sei sulla pagina per la prima volta, benvenuto/a nella Rivoluzione Microbiota:

Dott. Giulio Maria Ranalli – Biologo Nutrizionista – Dott.ssa Greta Venturini – Biologa Nutrizionista – Scuola Microbioma – Dott.ssa Livia Emma – dietistaStudio Medico Orlandini – Nutrizionista Dott.ssa Novella Gerini – Riccardo Cecchetti Osteopata e Fisioterapista – Centro Trabucco Fisioterapia e Benessere – AMIE-Associazione Medici Italiani Evoluzionisti – Medicina di Segnale – Luca Speciani – DietaGIFT


LINK AI LAVORI ORIGINALI:

  1. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24755435
  2. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30181757
  3. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17962355

Dott. Gabriele Prinzi
Spec. in Chirurgia d’urgenza
Iscritto Or. Me. Palermo 13262

 

Lo zucchero raffinato induce la Colite e crea la Disbiosi

Uno studio su modelli animali.

Consumare molti zuccheri raffinati – anche solo per DUE GIORNI – modifica il Microbiota Intestinale, favorendo (a quanto sembra) lo sviluppo di coliti e aumentando la permeabilità intestinale.

È quanto è stato recentissimamente pubblicato dalla University of Alberta (Canada) sulla rivista Scientific Reports.

Numerosi sono gli studi recenti – anche epidemiologici – che correlano la nostra dieta “occidentale” (la finta dieta mediterranea) con l’aumento di parecchie malattie intestinali croniche (IBD) come la Rettocolite Ulcerosa, il morbo di Crohn, la Microcolite ecc.

A tal proposito, i ricercatori canadesi hanno confrontato svariati parametri clinici e di laboratorio relativi al microbiota intestinale nelle cavie.

Così, in alcuni topi hanno prima indotto qualcosa di “simile alla colite” con danno agli enterociti (cellule intestinali) e un’invasione sistemica dei batteri del lume intestinale a cui è seguito un marcato infiltrato di globuli bianchi (volgarmente: infiammazione).

Poi i topi sono stati alimentati PER DUE GIORNI APPENA con una dieta ricca in zuccheri.

I risultati?
Peggioramento dell’infiammazione e Disbiosi severa.

Sembra quindi che NEI TOPI una dieta ricca in zuccheri, anche se seguita per un breve periodo, altera la composizione del Microbiota fecale e influisce sulla permeabilità intestinale e sullo stato infiammatorio, favorendo lo sviluppo di colite.

E negli esseri umani?

Questi risultati sono coerenti con la letteratura scientifica più recente, che presume i rischi di una dieta ricca di zuccheri nell’innesco e nella perpetuazione di malattie infiammatorie intestinali.

È interessante notare che anche alcuni dolcificanti artificiali hanno dimostrato di alterare il Microbiota Intestinale ed influenzare le risposte infiammatorie nell’uomo. Come la Saccarina.

E’ interessante notare che l’assunzione di ACIDI GRASSI A CATENA CORTA (SCFA) ha rimodulato la Colite, migliorando il quadro e i sintomi.

E dove si trovano gli acidi grassi a catena corta?

Nella banana acerba, nella fecola di patate, negli anacardi e nell’avena.
Ma sopratutto si formano come “amido resistente” (resistente alla digestione) se sai come cucinare (e far riposare) i cibi amidacei

C’è un mondo da scoprire studiando le ricerche più attuali, ma non ci vuole uno scienziato per capire che siamo ciò che mangiamo. Da migliaia di anni.

Ed è solo negli ultimi anni che abbiamo ESAGERATO CON LE FARINE E GLI ZUCCHERI RAFFINATI, perché siamo stai PRESI PER I FONDELLI da chi non ha mai capito quale è esattamente la DIETA MEDITERRANEA.

E quando esageriamo il corpo ce lo fa capire molto bene.
Con sintomi come pancia gonfia, diarrea, indigestione eccetera.

E i farmaci sintomatici sono il miglior modo di ZITTIRE (e fregarsene) dei sintomi del corpo continuando a mangiare male.

Non ci vuole uno scienziato canadese per dirti che SIAMO CIO’ CHE MANGIAMO. Così, se mangi di cacca non stupirti se poi …

Ippocrate ci ricorda che il CIBO è la PRIMA MEDICINA.

Così, solo tu puoi scegliere cosa mangiare, e solo tu puoi essere responsabile del tuo stato di salute.

Perché ne guadagni tu, in salute.

E quando stai bene ne guadagna la qualità dei tuoi rapporti sociali.
E ne guadagna il SSN perché se stai bene costi zero.

I miei tre consigli:

  1. FAI del tuo MEGLIO per eliminare ogni forma di zucchero dalla tua alimentazione, fosse anche solo per una o due settimane, fai la prova, e osserva come cambia la tua salute, la tua lucidità mentale, la qualità del tuo sonno.
  2. Aumenta la quota di fibre prebiotiche (amido resistente, FOS, GOS eccetera) nella tua alimentazione partendo da ALIMENTI NATURALMENTE PRESENTI IN NATURA (e evitando più possibile gli integratori).
  3. Prenditi cura del tuo Microbiota e lui si prenderà cura di te, perché se lui soffre … soffrirai anche tu.

Perché la tua (e la “sua”) salute vale !

FONTI:

Zuccheri raffinati alterano il microbiota intestinale e inducono la colite in modelli animali

Una dieta ricca di zuccheri aumenta rapidamente la suscettibilità alla colite attraverso l’esaurimento degli acidi grassi a catena corta luminale nei topi

Rivoluzione Microbiota: Dott. Giulio Maria Ranalli – Biologo Nutrizionista – Dott.ssa Greta Venturini – Biologa Nutrizionista – Scuola Microbioma – Studio Medico Orlandini – Nutrizionista Dott.ssa Novella Gerini – Riccardo Cecchetti Osteopata e Fisioterapista – Centro Trabucco Fisioterapia e Benessere – AMIE-Associazione Medici Italiani Evoluzionisti – Medicina di Segnale – Luca Speciani – DietaGIFT

Ansia e disturbi dell’umore? La causa è nel colon!

Hai due cervelli, sono in connessione diretta al punto che la pancia produce importanti neuro-trasmettitori  indispensabili al tuo cervello: la Serotonina e la Dopamina. Ma non basta. La scienza fornisce l’ulteriore conferma, ovvero che importanti regioni del nostro cervello – in particolare quelle legate alle emozioni  – sono sotto il controllo dai batteri intestinali. 

Ma andiamo per gradi.

Il microbiota intestinale è quell’organo “nascosto” che è fatto di 2 chili (più del fegato) di batteri e microrganismi residenti lungo i 7 e passa metri del nostro sistema digerente (dalla bocca fino all’ano).
E non è l’unico “microbiota” che ci portiamo addosso.

Questi batteri non sono cattivi, anzi ci difendono dalle aggressioni esterne; noi gli diamo spazio nell’intestino e loro in cambio ci aiutano nella digestione, nella elaborazione e nell’assorbimento mattoni fondamentali (grassi zuccheri proteine eccetera) che costituiscono il nostro corpo.
Di più: collaborano con il nostro sistema immunitario giacché il 70% del nostro sistema immunitario si trova nel tubo digerente.

Questa visione dell’uomo come ecosistema complesso che interagisce coi batteri cambia completamente la medicina moderna e il modo di fare diagnosi e terapia! 

Infatti, quei pazienti che soffrono di Colon irritabile, Celiachia o altre malattie intestinali come Crohn o Rettocolite Ulcerosa, hanno certamente un problema a livello di composizione e/o equilibrio dei batteri intestinali. Quindi tutte queste malattie – curabili se si sa come fare! – hanno in comune uno squilibrio, e questo spiega diversi sintomi. Anche quelli legati a depressione o a disturbi dell’umore.

Era già stato dimostrato un “dialogo” tra il Cervello Emotivo e il Microbiota, adesso ricercatori irlandesi hanno trovato una connessione tangibile: i batteri presenti nell’intestino – dichiara Gerard Clarke, uno degli autori dello studio – influenzano la produzione di alcune molecole (mRNA) dell’amigdala e della corteccia pre-frontale, regioni del sistema nervoso centrale fortemente implicate nell’ansia e nella depressione (qui il lavoro in inglese)

Mentre un gruppo di ricercatori Chongqing Medical University, in Cina hanno ipotizzato che il microbioma intestinale è in grado di influenzare l’espressione del DNA nell’ippocampo, e di influire sulla funzionalità di questa porzione di cervello. Cosa è rivoluzionario in tutto questo? Che piuttosto che vedere un sintomo e dare ai pazienti le famose “goccine per l’ansia” un’alternativa valida per curare l’ansia o la depressione dovrebbe essere mirata all’equilibrio del Microbiota Intestinale! 

Più semplice, ma sopratutto più efficace, no? 

Il tuo medico curante, lo specialista o il tuo dietologo o nutrizionista vedono o no i tuoi problemi connessi con il cibo e con la salute intestinale? Ti prescrivono esami inutili oppure farmaci per la psiche o il cervello? Rivalutano mai la tua terapia sulla base sei sintomi o guardano solo agli esami del sangue? 

Scegli di affidarti a un professionista capace di ascoltare e preparato ad istruire; una consulenza è un investimento. 

Perché la tua salute vale!

Nuova conferma scientifica sull’olio d’oliva – Protegge dai tumori al colon!

  …Ma solo quello italiano al 100% 😉

Diffida di quello tunisino mischiato con la clorofilla.

La scoperta dell’equipe del Prof. Moschetta di BARI – finanziata dalla AIRC – è arrivata dopo uno studio lungo 5 anni su una molecola contenuta nell’olio extravergine di oliva: L’ACIDO OLEICO.

Questo acido – e prodotto anche dal nostro organismo – crea una barriera che blocca l’infiammazione delle cellule intestinali e ha dimostrato di PREVENIRE IL TUMORE INTESTINALE.

Non è una novità assoluta per i camici bianchi.

Sin dai tempi dello studio delle 7 nazioni del Dott. Keys, riconoscevano all’olio una buona parte degli effetti protettivi contro l’infarto.

È tra l’altro ARCINOTO a tutti – tranne ai dinosauri fissati con la favoletta delle chilocalorie – che l’olio d’oliva assunto in QUANTITÀ appropriata abbassa Trigliceridi, Colesterolo e Glicemia.

Da qui a suggerire il consumo di olio extravergine di oliva nella popolazione generale il passo è breve per lo scienziato barese.
Ancora di più nel caso di pazienti con predisposizione ereditaria al Tumore del Colon, o per quelli con malattie infiammatorio croniche (M.I.C.I.) come Crohn o Rettocolite Ulcerosa.

Ma l’olio non deve essere uno qualsiasi, ma MADE IN Italy.

E non è né una questione di campanile, né di marketing.
È scienza.

Ma tu cosa compri??
Olio in offerta venduto grazie al PARLAMENTO UE che favorisce le frodi alimentari e i prodotti tunisini o egiziani.
O peggio: olio di semi mischiato con porcherie chimiche ?

Paragonato a quelli prodotti in Nord Africa – per esempio – l’olio DEL SUD ITALIA risulta più ricco in acido oleico e ha un ottimale bilanciamento di acidi grassi.

Non è un caso, secondo Moschetta, che proprio in terra di Bari, come in tutta la Puglia, l’aspettativa di vita media superi gli 84 anni di età.

Aggiungi serenaMente almeno un cucchiaio di olio d’oliva extravergine (siciliano😅😅) ad ogni pasto.
Come io faccio sempre coi pazienti a cui curo il diabete.
Oggi hai un motivo in PIÙ.
Con buona pace di quelli ancora oggi convinti che sia l’olio – E NON LA FARINA E I CARBOIDRATI – a fare ingrassare.

Ti do una chance: approfondisci l’argomento, continua a seguire la pagina e Condividi liberaMente.

Perché la tua salute vale!

Buona giornata TRA CATANIA E PALERMO 😉

4.000 UI di Vitamina D al giorno?

Tolgono la Rettocolite Ulcerosa di torno!

La rettocolite ulcerosa (RU) è una malattia idiopatica, cronica ed infiammatoria che colpisce il tubo gastrointestinale con andamento imprevedibile e recidivante. È causata da una complessa interazione tra fattori genetici, ambientali, immunitari e quelli relativi al Microbiota.

Tra i vari fattori ambientali – quali il fumo di sigaretta, l’uso di contraccettivi orali, la dieta, lo stress, l’uso di FANS, eccetera – la VITAMINA D viene sempre più vista avere un ruolo chiave in quanto influenza molte malattie croniche tra cui Tumori e Malattie Autoimmuni, come la Sclerosi Multipla e le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI), di cui la RU fa parte.

Il ruolo di questa vitamina (D3) come immunomodulatore è noto da quando i ricercatori nel 1983 hanno trovato il suo recettore su varie cellule del sistema immunitario e hanno scoperto che essa interviene a vari livelli sui processi di infiammazione (in senso anti-inflammatorio).

Tra il 45 e 50% dei pazienti con RCU presentano una IPOVITAMINOSI, cioè un deficit di Vitamina D (livelli inferiori a 30 ng/ml). Tra i vari fattori chiamati in causa – oltre la ridotta esposizione alla luce solare – quelli più propriamente legati al “tubo digestivo” sono:

  1. Scarsa assunzione di vitamina D tramite l’alimentazione,
  2. Disturbi nella “circolazione entero-epatica” (tra intestino e fegato),
  3. Aumento della perdita di vitamina D da Enteropatia (diarrea o lesioni della mucosa), per cui non viene assorbita,
  4. Effetti collaterali dei farmaci assunti.

Tuttavia, non è chiaro se la carenza di vitamina D sia il fattore scatenante che genera le MICI o se le MICI siano esse stesse la causa della carenza di vitamina D per malassorbimento.

Ciò che è chiaro, è che esperimenti sugli animali e gli studi epidemiologici genetici e sulla popolazione umana, hanno dimostrato che l’assunzione delle giuste dosi di vitamina D si associa a ridotta incidenza di Morbo di Chron e RU.

Ma qual é la dose appropriata di vitamina D3 da assumere?

Se lo sono chiesti un gruppo di ricercatori americani, che hanno valutato su pazienti con Rettocolite Ulcerosa e Ipovitaminosi D, gli effetti di NOVANTA GIORNI di somministrazione orale.

I risultati mostrano che chi ha assunto 4.000 UI AL GIORNO aveva valori significativamente più alti di “qualità di vita” (o QOL, calcolato sulla base di 2 schede di valutazione) rispetto ad un altro gruppo che ne prendeva appena 2.000 UI al giorno.
E tu. “Quanta” ed “ogni quanto”la assumi?

I ricercatori concludono scrivendo che:

” […] potrebbero essere NECESSARIE DOSI PIÙ ELEVATE di vitamina D3 per via orale per ottenere benèfici livelli di vitamina D e QOL più elevati nei pazienti con RU.”

Ho già scritto sull’importanza della somministrazione giornaliera sublinguale di questa preziosa vitamina, perché così si supera qualunque meccanismo di malassorbimento.
E mai meno di 4.000 UI AL GIORNO.

Considerando che i valori di riferimento considerati “normali” sono frutto di un Errore Statistico e di progettazione degli studi più vecchi, se hai “bisogni speciali”, non dovresti mai scendere al di sotto delle 4.000 UI al giorno.

Se qualche dinosauro ti ha fatto terrorismo psicologico sul pericolo dei calcoli renali, ecco lo studio che riporta appena 13 casi di calcolosi su 2000 pazienti trattati:

Soffri di osteoporosi o hai livelli di “vitamina D” sotto le scarpe?
Allora dovresti assumerla ogni giorno.

E a proposito di calcoli renali, fossi in te smetterei subito gli integratori di calcio, ridurrei drasticamente i latticini e…mi cercherei un buon alcalinizzante per sciogliere i calcoli se ne hai.

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Buon weekend da Treviso 😉

La stitichezza connessa a Parkison, Chron e Disbiosi Intestinale.

Il Microbiota – organo formato dai miliardi di miliardi di batteri nel corpo umano – suscita un grande interesse tra i ricercatori che si occupano di Parkinson.
Ed è li che si cerca la causa (E LA SOLUZIONE) a questa malattia.

I pazienti affetti da questa patologia hanno una composizione peculiare dei microbi intestinali e trapiantandoli in topi di laboratorio “predisposti al Parkinson” peggiora i sintomi motori della malattia e aumenta il numero dei “Corpi di Levy” nel loro cervello.

Sarkis Mazmanian, microbiologo del California Institute of Technology, ritiene che questi batteri agiscano tramite le molecole che producono.
Come gli acidi grassi a catena corta (SFCA).
Che nei topi da laboratorio attivano (sarebbe giusto dire INFIAMMANO) le “cellule immunitarie” del cervello attraverso il nervo Vago o il Sangue.

Che connessione con le patologie infiammatorie???
Il Prof. Inga – epidemiologo della School of Medicine del Mount Sinai – ha studiato 144.018 persone con malattia di Crohn o RettoColite Ulcerosa e ha rivelato che la presenza del Parkinson era MAGGIORE rispetto a soggetti sani.
Questo studio conferma ulteriormente la teoria secondo cui la INFIAMMAZIONE INTESTINALE potrebbe influenzare la genesi del Parkinson (e non solo).

Ne avevo scritto qui:

Il morbo di Parkinson? Nasce nell’intestino con la stitichezza

Un intestino cronicamente infiammato può essere punto di partenza di un’infiammazione in tutto il corpo, e potrebbe aumentare la permeabilità dell’intestino (Intestino Permeabile).

Ma cos’è questa DANNATA INFIAMMAZIONE ??
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FONTE:

https://www.scientificamerican.com/article/does-parkinsons-begin-in-the-gut/